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martedì, gennaio 26, 2016

LA RISCOPERTA IN SARDEGNA DI UN TESORO DIMENTICATO: L’OLIO DI LENTISCO. RITENUTO PER SECOLI “L’OLIO DEI POVERI”, MA CON INNUMEREVOLI VIRTÙ NASCOSTE.

Oristano 26 Gennaio 2016
Cari amici,
ho letto con attenzione l’articolo di Lello Caravano, pubblicato Sabato 23 Gennaio sul quotidiano L’Unione Sarda nella pagina ‘Ambiente, Flora e Fauna’, sulle proprietà e le grandi virtù dell’olio di lentischio o lentisco. Il mio interesse derivava dal fatto che, oltre che conoscere bene la pianta che lo produce, avevo già parlato ampiamente nel mio blog di quest’olio, conosciuto e utilizzato dai sardi fin da epoca nuragica (chi è curioso, può andare a leggere il post del 28 Settembre 2010 cliccando su questo link: http://amicomario.blogspot.it/2010/09/lolio-di-lentischio-un-antico-e-moderno.html).
Chi va a leggere quanto da me scritto potrà scoprire (o riscoprire), tornando con la mente indietro nel tempo, quale scarso valore gli fosse attribuito in passato, considerato solo un succedaneo del “vero olio”, quello d’oliva. Era utilizzato dalle famiglie povere, che lo ricavavano andando in campagna a raccogliere, con grande sacrificio, i preziosi fruttini rossi e neri, attraverso una tecnica collaudata: due persone, una delle quali sfregava abilmente (in sardo questo lavoro era chiamato proprio “andai a frigai”) con le mani i numerosi grappoli allocati tra le verdi e profumate foglie della pianta, mentre l’altra con un recipiente raccoglieva il prodotto. L’olio che se ne ricavava era usato nell’alimentazione di quelle famiglie che non potevano permettersi di comprare quello ricavato dalle olive, in quanto risultava troppo costoso; questo succedeva in particolare negli anni del dopoguerra, quando anche alimentarsi per molti era proprio un problema.
Chi l’avrebbe mai detto che l’olio di lentischio (o lentisco), così negletto e trascurato, col passare del tempo si sarebbe presa la sua bella rivincita, surclassando in valore e utilizzo quello dell’olio d’oliva? Eppure è successo, e noi sardi dovremmo esserne davvero orgogliosi! È come se avessimo abbandonato per secoli un brillante, ritenendolo un coccio di vetro. Eppure, i presupposti perché quest’olio non fosse considerato un semplice olio alimentare di scarsa qualità, c’erano tutti: anche in passato, infatti, la medicina popolare lo usava con successo come rimedio per tanti mali. Ripassiamo insieme, allora, le belle virtù del Lentischio, arbusto ancora presente in tutta la nostra Isola, parte integrante della nostra meravigliosa macchia mediterranea, il cui olio è oggi diventato protagonista: insomma una pianta che, da “Cenerentola”, è diventata “Principessa”.
Il lentischio, “Pistacia lentiscus”, è un arbusto sempreverde, appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae; il suo profumo è intenso, resinoso e fortemente aromatico, tipico della macchia mediterranea, praticamente diffusa in Sardegna dalla pianura alle zone montuose. Questo arbusto è considerato anche una pianta miglioratrice del terreno in quanto lo rifornisce di sostanze organiche e ioni minerali che favoriscono la nascita di altre piante. Proprio per questi motivi la specie è considerata importante anche dal punto di vista ecologico, perché facilita il recupero e l'evoluzione di aree degradate. Il lentischio ha foglie minute, di un colore verde scuro intenso, mentre i frutti, riuniti in infiorescenze a pannocchia, sono portati da individui distinti, poiché la specie è dioica.  I frutti sono di piccolo formato (sono delle piccole bacche a sfera), e durante la maturazione passano dal colore bianco, al rosso, al viola scuro, quasi nero a maturazione completa, che avviene in autunno (le bacche del lentischio si colgono nello stesso periodo della raccolta delle olive).
Nell'Isola, cessato il periodo di crisi del dopoguerra, con la grande diffusione degli oliveti anche in Sardegna, il consumo alimentare dell’olio di lentischio prima diminuì, poi subì un drastico calo: praticamente un totale abbandono per uso alimentare, restando confinato in campo medicamentoso, uso che nella cultura sarda non è mai cessato, anche se, col passaggio dalla civiltà contadina a quella moderna, la gran parte delle vecchie pratiche di medicina popolare sono praticamente cadute in disuso per l’utilizzo dei nuovi farmaci sintetici.
Il lentischio per i nostri avi era invece un vero toccasana! Ai tempi della civiltà contadina le foglie erano utilizzate per la concia delle pelli, considerata la loro ricchezza in tannini, mentre i giovani rametti teneri venivano utilizzati come deodoranti e antitraspiranti per la sudorazione eccessiva dei piedi, in quanto l'azione astringente dei tannini frenava la sudorazione ed eliminava gli odori sgradevoli, anche se scuriva leggermente la pelle; un decotto di foglie e rametti teneri, aggiunto all'acqua del bagno, serviva a diminuire l'eccessiva sudorazione di tutto il corpo. E non è tutto, perché sia l’olio che altre parti della pianta erano utilizzate anche per curare gli animali: l’olio era un ottimo rimedio anche per la zoppia degli ovini.
Quest’olio dal profumo e dal gusto forte era considerato particolarmente benefico per la pelle (con ottime proprietà cicatrizzanti): era abitualmente usato come rimedio per i foruncoli, l'herpes e le piccole fissurazioni delle dita; in caso di orticaria e di allergie, si facevano bollire le foglie di Lentischio assieme a quelle di Mirto, ricavandone un impasto utilizzato per fare impacchi lenitivi e decongestionanti. La resina, che si ricava incidendo il fusto e che si rapprende in piccole gocce, risultava anch’essa molto utile; raccolti i granuli (conosciuti come Mastice di Chio, dall'isola che in passato fu la maggiore produttrice ed esportatrice di questa resina), si conservavano in barattoli ben chiusi e venivano utilizzati come antisettico. Oggi sembrerà curioso, ma in passato in caso di infiammazioni della bocca venivano masticati come una sorta di chewing gum, per l'azione antisettica benefica sul cavo orale; il suo uso, infatti, aiutava a calmare e rassodare le gengive infiammate, e a purificare l'alito. Il suo principio attivo è ancora oggi utilizzato: la resina del lentischio è un componente del moderno chewing gum, trova utilizzazione in profumeria, e, in odontotecnica, è usato come ingrediente di paste per otturazioni e mastici per dentiere.
Ebbene, cari amici, questo saggio utilizzo del lentischio, che in passato era solo frutto della saggezza popolare, oggi finalmente, grazie anche all’inventiva dei nostri giovani, è tornato prepotentemente alla ribalta. Si, perché alcune nostre trascurate ‘eccellenze’, grazie ai moderni studi delle nostre Università, stanno tornando in auge. Questo ha fatto sì che molti giovani siano stati invogliati a riscoprire, ovviamente in chiave moderna, l’agricoltura da tempo abbandonata, contribuendo a salvare diversi nostri grandi “tesori”, tra cui l'olio di lentischio. In questo modo questo prezioso olio è tornato prepotentemente alla ribalta, più di prima e meglio di prima, proprio per le sue eccellenti e uniche proprietà! Insomma, una vera riscoperta di antichi saperi e sapori! Come scrive Lello Caravano nel suo apprezzato articolo prima citato, “…una-due gocce per condire insalate e minestre, una-due gocce nell’acqua per l’igiene orale, una-due gocce per lenire dolori muscolari. E dire che una volta lo chiamavano l’olio delle lucerne o il condimento dei poveri…”.
Sono davvero felice (io che da ragazzo, come ho scritto nei miei libri, l’ho gustato appieno) che l’olio di lentischio sia stato valorizzato per quello che merita! Ora, ricco della sua tradizione millenaria, ha ritrovato il suo posto, quello destinato ai grandi: gli è stato riconosciuto quel posto d’onore che gli competeva di diritto, in virtù delle sua eccellenti proprietà nutrizionali e salutistiche, oltre che per le sue capacità di armonizzare il territorio che colonizza, nel pieno rispetto della salvaguardia del nostro ambiente naturale.
È proprio vero, posso affermarlo ancora una volta, che non c'è futuro senza legami con il passato! Il percorso verso il futuro è, senza reticenze, fatto di unione, di abbracci, tra vecchio e nuovo: ll sapiente intreccio tra saggezza popolare, madre natura e i moderni studi scientifici, ne sono la dimostrazione più evidente. Questa la via da seguire! In questo modo anche la nostra Isola potrà cogliere quelle reali opportunità di sviluppo del territorio che i nostri giovani tanto attendono. Ad un'unica condizione, lo ribadisco: quella di andare verso il futuro senza rinnegare il passato! È osservando con orgoglio il nostro passato e attingendo al suo antico sapere, che possiamo proiettarci senza timore verso il futuro. Spero che i giovani sappiano interpretare saggiamente questo consiglio.
Grazie, amici, a domani.
Mario


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