giovedì, settembre 24, 2020

UN ECCELLENTE PIATTO, DELICATO E LEGGERO, PER IL PERIODO CALDO: LE ZUCCHINE RIPIENE VEGETARIANE! UNA RICETTA SEMPLICE E CERTAMENTE GRADITA ANCHE DAI VOSTRI OSPITI.


Oristano 24 settembre 2020

Cari amici,

Siamo ancora nel periodo della stagione calda, e certamente anche il mangiare dovrebbe mantenersi più leggero, rispetto a ciò che consumiamo nei periodi freddi invernali. Ebbene, in questo periodo sulla nostra tavola dovrebbero farla da padrone i piatti semplici e veloci, leggeri e facilmente digeribili. Uno di questi è certamente quello che voglio proporvi oggi: Le zucchine ripiene vegetariane, ideali in questo periodo, visto che si trovano facilmente belle e fresche al supermercato.

Certo, le verdure di stagione dovrebbero essere le prime ad entrare nella nostra borsa della spesa, perché appena colte (possibilmente a chilometro zero), ricche di colori, profumi e sapori caratteristici del periodo caldo dell’anno. Tra i vegetali disponibili troviamo certamente le nostre zucchine, così versatili in cucina e tanto benefiche per il nostro organismo. Povere di calorie, facilmente digeribili e ricche di nutrienti, sono ideali per mantenere la linea; contengono potassio, acido folico, vitamina E, vitamina C e sali minerali.

Amici, le verdure, in particolare se preparate con ripieno vegetale, risultano sempre molto gradite, soprattutto dai ragazzi, e d’estate con le zucchine, ma anche con i peperoni e le melanzane, si possono realizzare dei piatti davvero squisiti, ricchi di ingredienti e di fantasia. I ripieni ovviamente possono spaziare dalla carne macinata al tonno, dal formaggio ai frutti di mare, ma è la fantasia di ciascuno di noi che riesce a dare quel particolare tocco di fantasia che risolve ogni situazione.

Le zucchine, amici, sono una delle verdure più versatili, capaci di legarsi a tanti altri ingredienti; si possono cucinare in mille modi diversi, ma la ricetta che propongo oggi, le zucchine ripiene vegetariane, sono una vera, delicata delizia e, oltretutto, possono essere preparate in anticipo perché la cottura viene ultimata in forno. Le zucchine in questa ricetta sono una pietanza semplice e gustosa, veloce e semplice da preparare: a seconda dei gusti e dell’occasione si possono servire come contorno, antipasto o secondo piatto. Ecco per Voi una delle tante ricette, proposte dai nostri migliori cuochi.

Ricetta: Zucchine ripiene vegetariane.

(Esecuzione facile, tempo impiegato 20 minuti, tempo di cottura 40 minuti, porzioni 4)

Ingredienti: 4 zucchine grandi, 1 cipolla bianca grande, 100 g di pangrattato, 100 g di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaio di polpa di pomodoro, un ciuffo di prezzemolo, olio extravergine di oliva, sale, pepe q.b. A piacere un rametto di basilico.

Preparazione delle zucchine al forno.

Prendete le 4 zucchine, privatele delle due estremità e riducetele a metà tagliandole di lungo. Con uno scavino o un coltello ben affilato eliminate la polpa interna e mettetela da parte in un piatto fondo; ripetete questa operazione per tutte le zucchine, realizzando praticamente delle barchette. Prendete ora la cipolla, pulitela e tritatela finemente, dopo aver messo l’olio extra vergine a scaldare in una padella. Dorate ora nell'olio caldo la cipolla e poi lasciate raffreddare.

Dedicatevi ora alla polpa delle zucchine che avevate tenuto da parte prima. Sminuzzate e versate il tutto nella padella dove avete dorato la cipolla; aggiustate di sale e pepe e amalgamate il tutto per qualche minuto. Appena la polpa delle zucchine inizierà ad appassire, aggiungete la polpa di pomodoro e il pangrattato. Continuate ad amalgamare per bene e a far dorare il composto per qualche minuto, dopodiché spegnete la fiamma.

Tritate ora il prezzemolo molto finemente e aggiungetelo alla preparazione; quando il composto con il pangrattato si sarà freddato potrete aggiungere anche il formaggio. È importante fare questa operazione quando il composto si è raffreddato per non vedere sciogliere il formaggio. Ora il composto è pronto per essere usato come riempimento delle zucchine.

 Riprendete ora le barchette che avete preparato prima e farcitele per bene con il composto. Al termine, adagiate ogni barchetta su una teglia foderata con della carta da forno o in una pirofila unta con dell’olio. Ora preriscaldate il forno, portatelo a 180°C e cuocete le zucchine per circa 30 minuti, sorvegliandone la cottura e irrorando al bisogno con dell’olio extravergine d’oliva.

Una volta cotte le zucchine ripiene vegetariane potranno essere portate calde a tavola, oppure lasciate raffreddare e servite a temperatura ambiente: saranno buonissime comunque! Se gradite il profumo del basilico, potrete mettere nel piatto, come guarnizione, due o tre foglioline di basilico. Se avete ospiti, credo che riceverete i complimenti, e faranno onore alla tavola! Per completare, potete mettere in tavola una bottiglia di vino fresco, come un vermentino o un Nieddera, possibilmente della nostra zona! Buon appetito!

A domani, amici.

Mario


 

mercoledì, settembre 23, 2020

CORONAVIRUS E IMMUNITÀ DI GREGGE: SE NE PARLA TANTO, MA, IN REALTÀ SAPPIAMO ESATTAMENTE DI COSA SI TRATTA E COME SI OTTIENE?


Oristano 23 settembre 2020
Cari amici,
Che la pandemia scatenata dal COVID-19 abbia sconvolto la vita praticamente in tutto il mondo, è un dato di fatto, considerata la sua virulenza, i morti e i contagi che continuano. Ebbene, molte nazioni hanno cercato, ognuna a modo suo, di arginare i danni causati da questa pandemia, alcune arrivando anche a prevedere la così detta “Immunità di gregge”, ovvero quella specie di auto-immunizzazione della popolazione. 
Ipotesi lanciata nel primo periodo dello scatenarsi della pandemia dal Primo Ministro britannico Boris Johnson in Inghilterra, che ipotizzò proprio l’immunità di gregge come possibile strategia per fronteggiare il Coronavirus.
Ma in realtà, per noi che non siamo certo gli addetti ai lavori, che cosa significa realmente Immunità di gregge? Questa possibile auto-immunizzazione è davvero una strada percorribile ed efficace per contrastare il COVID-19 e la pandemia in atto? Gli esperti, in realtà, sono molto scettici al riguardo, per tutta una serie di considerazioni, sicuramente valide. Vediamole insieme, partendo dal suo preciso significato.
Con immunità di gregge si intende una particolare strategia messa in atto per cercare di contenere la diffusione del virus. Partendo da questo concetto di base: se la maggior parte degli individui all’interno di una Comunità è vaccinata (o provvista naturalmente di anticorpi) la diffusione del virus inizia in poco tempo a decrescere concretamente, senza effettuare interventi particolari; di fatto, andrebbero a trovarsi protette anche le altre persone che non si sono potute (o volute) sottoporre alla vaccinazione. In sostanza l’epidemia non viene contrastata con interventi medici e farmaci, ma il suo controllo avviene di fatto con l’autoimmunizzazione e gradualmente tutte le persone diventano immuni (“in gregge”).
Come si può raggiungere allora, concretamente, l’immunità di gregge? Questo tipo di immunità si può costruire in due modi: tramite vaccino, o senza. La forma spontanea avviene, ricordando le altre malattie virali o di influenza. L’immunità di gruppo garantisce un effetto protettivo sui soggetti vaccinati, ma anche su quelli privi di vaccinazione. Non è automatico, però, trasportare quest’esperienza sul virus COVID-19, in quanto ancora poco conosciuto e quindi gli esperti sono ancora scettici nell’ipotizzare, come già avvenuto per altre malattie in passato, una possibile immunità di gregge spontanea.
Non dimentichiamoci che, per raggiungere l’immunità di gregge, c’è una soglia da raggiungere. Per raggiungere un risultato positivo si stima che la percentuale di immunità della popolazione debba essere superiore al 90%, senza contare che alcuni esperti parlano addirittura del 95%. Quanto alla possibile immunità di gregge relativamente al coronavirus, c’è da considerare che a tutt’oggi non esistono ancora dei vaccini in Italia e nel mondo in grado di debellare il coronavirus. Per questa ragione gli esperti sono molto scettici nel ritenere che la soluzione dell’immunità di gregge possa essere di fatto applicata alla situazione odierna.
Tale condizione, infatti, si verifica solo nel momento in cui la maggior parte della popolazione è in grado di sviluppare solidi anticorpi per fronteggiare il virus. E nel caso del COVID-19 sembra che si debba attendere necessariamente un vaccino, senza affidarsi alla sola immunità spontanea. In realtà, oltre l’Inghilterra, che inizialmente aveva ipotizzato di utilizzare proprio l’immunità spontanea, anche altri Stati come la Svezia ci hanno provato.
Una decisione, sotto molti aspetti “controcorrente”, quella presa dalla Svezia, che ha deciso di evitare il Lockdown anche quando il numero di morti pro-capite stava subendo un’impennata. Tuttavia, in breve tempo stando ai dati ufficiali, la Svezia è riuscita comunque ad appiattire la curva epidemica. Questa teoria, però, non è stata confermata da fonti autorevoli e numerosi esperti internazionali sono stati concordi nel sostenere che ad incidere positivamente sul dato sia stato il comportamento virtuoso della popolazione. 
Anche Karin Tegmark Wisell, microbiologa a capo dell'Agenzia della Sanità Pubblica svedese, ha sottolineato come la positività agli anticorpi nella popolazione svedese è rimasta di fatto inchiodata al 10% (e quindi ben lontana da quel 90% necessario per arrivare all’immunità di gregge).
Cari amici, indubbiamente combattere concretamente e con vera sicurezza il COVID-19 a tutt’oggi risulta ancora difficilissimo in tutto il mondo; si sta lavorando alacremente per trovare un vaccino realmente valido, ma la soluzione non è ancora a portata di mano. 
Forse domani si potrà anche arrivare all’immunità di gregge, come ad esempio accadde per le malattie esantematiche come il morbillo o l’influenza, ma questa funzionerà solo quando si potrà avere una copertura del 95% della popolazione, così da poter proteggere indirettamente anche tutti gli altri soggetti che non possono assumere il vaccino.
Per ora, purtroppo, ci dobbiamo rassegnare: l’unico modo per tenere lontano da noi il più possibile il COVID-19 è il “comportamento virtuoso” di tutti noi! Giovani e meno giovani, dobbiamo mettere in atto, con grande senso di responsabilità, i comportamenti stabiliti dalle autorità, senza se e senza ma.
A domani.
Mario



martedì, settembre 22, 2020

PESTICIDI IN AGRICOLTURA, UN SERIO PROBLEMA CHE IMPATTA SULLA SALUTE. L’ITALIA È IL SECONDO ESPORTATORE MONDIALE DI PESTICIDI VIETATI NELL’U.E.


Oristano 22 settembre 2020
Cari amici,
I pesticidi, seppure costituiscano un grande aiuto per garantire le grandi produzioni alimentari che alimentano gli abitanti del nostro pianeta, considerata la grande pericolosità dei loro componenti, sono da tempo attentamente monitorati. Dopo minuziose analisi, diversi di questi prodotti sono stati vietati negli Stati più attenti alla salute dei propri cittadini, dove non possono più essere utilizzati nelle colture. Ma il business industriale, comunque, non accenna a fermarsi e le multinazionali chimiche continuano a produrre anche quelli vietati, da utilizzare principalmente nei Paesi poveri, dove sono ancora permessi.
Secondo le stime della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il giro d’affari mondiale legato al commercio e alla vendita di pesticidi è di oltre 500 miliardi di dollari all’anno. L’impiego di pesticidi, tra favorevoli e contrari, rimane comunque molto controverso, nel senso che la scienza non è concorde sull’effettiva pericolosità dei pesticidi. La disputa sul “Glifosato” nell’Unione Europea ne è un esempio lampante: per alcuni l’erbicida sarebbe cancerogeno, per gli altri invece no. I pesticidi accendono dunque il dibattito, sia in Europa sia nei Paesi in via di sviluppo. I contrari li considerano una minaccia per l’uomo e l’ambiente, i favorevoli al loro uso un prodotto fondamentale per combattere la fame e la malnutrizione.
Per quanta riguarda l’Italia, membro fondatore dell’UE, resta vietato l’uso sul proprio suolo, nel pieno rispetto delle normative emanate che vietano queste pericolose sostanze, ma non certo per quanto riguarda la fabbricazione, che continua senza soste! Una recente indagine di Greenpeace e Public Eye ha rivelato che «L’Italia nel 2018 ha approvato l’esportazione di oltre 9.000 tonnellate di pesticidi vietati in UE, diventando così il secondo maggior esportatore di prodotti pesticidi vietati in Europa»!  
Greenpeace, nell’indagine prima ricordata, ha evidenziato le gravi lacune presenti nelle norme europee e internazionali, che fanno sì che le aziende chimiche rimangano libere di produrre ed esportare dall’UE pesticidi di cui è stato vietato l’uso sul territorio comunitario. Un commercio portato avanti da potenti multinazionali, rimasto sempre avvolto dal segreto commerciale, ma che ora l’indagine condotta dall’unità di giornalismo investigativo di Greenpeace UK, Unearthed, e dalla ONG svizzera Public Eye, ha messo in luce, dopo aver raccolto i dati più completi mai diffusi finora sulle esportazioni di pesticidi vietati dall’UE.
Nel corso dei 9 mesi di indagini è stata raccolta una mole imponente di “notifiche di esportazione” per prodotti chimici per l’agricoltura vietati in UE, attraverso le ripetute richieste di accesso agli atti all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e alle autorità di diversi Paesi dell’UE. Secondo le due ONG è stata messa in luce l’intenzione di esportare 81.615 tonnellate di prodotti fitosanitari vietati.
In dettaglio, circa 9.500 tonnellate pari al 12% di quelle esportazioni pianificate, provenivano dall’Italia, il totale più alto dei Paesi dell’Ue interessati, dopo la Gran Bretagna. Le esportazioni italiane notificate riguardavano 10 diversi prodotti agrochimici pericolosi, destinati a Paesi tra cui Stati Uniti, Australia, Canada, Marocco, Sud Africa, India, Giappone, Messico, Iran e Vietnam».
Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia, sottolinea che «I giganti della chimica inondano di pesticidi altri Paesi, molti dei quali più poveri. Queste sostanze sono così pericolose che abbiamo preso la giusta decisione di vietarne l’uso nel nostro Paese e in tutta Europa. Cosa ci dà il diritto di pensare che sia legittimo continuare a produrli e spedirli in tutto il mondo? Il fatto poi che importiamo alimenti da molti di quei Paesi in cui abbiamo scelto di vendere questi pesticidi tossici rende questa pratica ancora più assurda perché ci potrebbero ritornare nel piatto. L’Ue deve porre fine a questa ipocrisia vietando per sempre la produzione e l’esportazione di tutti i pesticidi vietati».
Cari amici, personalmente concordo con quanto sostenuto da molte organizzazioni ambientaliste e per lo sviluppo che definiscono questi pesticidi come «una minaccia per la sicurezza alimentare globale e per l’organizzazione democratica dell’agricoltura». Faccio mia anche questa loro considerazione: «Con il passare degli anni dovremo ridurre sempre più l’impiego di pesticidi e fertilizzanti sintetici, o, meglio ancora, rinunciarvi definitivamente».
A domani.
Mario



lunedì, settembre 21, 2020

IL GELATO: UNA LUNGA E BELLA STORIA CHE POSSIAMO DEFINIRE ITALIANA, ANCHE SE LE SUE ORIGINI RISALGONO ALMENO AL 500 a.C.

 


Oristano 21 settembre 2020

Cari amici,

L’origine del gelato, quello che siamo abituati a consumare oggi, può essere certamente attribuita all’Italia, e in particolare alla Sicilia, dove il gelato venne concepito nel periodo della dominazione araba. Ma le prime tracce di gelato, o meglio dei suoi antenati, le troviamo in tempi ben più remoti, essendo già presenti nelle civiltà antiche della Mesopotamia, Cina, Egitto, etc., quando altro non erano che dei semplici miscugli di miele e frutta con ghiaccio o neve.

Storicamente il più antico documento in cui si parla di "gelato" è quello attribuito ad un poeta greco vissuto nel 500 a.C. ad Atene. I greci amavano preparare le loro bevande rinfrescanti con poco limone, miele e molto succo di melograno, il tutto miscelato con neve o ghiaccio. Successivamente nella penisola arabica, forse considerato anche il clima, il consumo di bevande fresche andò sempre in crescendo, per cui risultò facile creare miscele di frutta e ghiaccio dal gusto piacevole e che smorzavano la calura.

Gli arabi, come sappiamo, dominarono per lungo tempo anche la Sicilia, dove esportarono questa loro usanza, mescolando la neve dell'Etna ai succhi di frutta, creando quello che può essere considerato l'antenato del nostro gelato artigianale. Questa usanza portata dagli arabi in Sicilia, presto si diffuse in tutta Italia. La passione per questa dolce e fresca bevanda (in arabo chiamata “sharbat”, termine da cui è derivata la parola italiana sorbetto) contagiò rapidamente altri popoli. 

Già durante la dominazione araba in Sicilia, quella meraviglia a base di zucchero di canna, petali di fiori e frutti maturi raggiunse le più importanti corti europee. Nel Seicento questa prelibatezza (riservata, però, alle classi più abbienti) spopolò nelle corti d'Italia e di tutta Europa, oltre che nelle dimore dei potenti; il gelato intanto diventava sempre più ricco, con l’aggiunta, alla ricetta base, di latte, panna e uova, dando vita ad un prodotto molto simile a quello attuale.

Questo gelato a base di latte o alla crema di latte e altri ingredienti, nasce intorno all’anno 1565, presso la corte di Caterina de' Medici, a Firenze, per merito dell’architetto Bernardo Buontalenti, detto Mastro Bernardo delle girandole, che realizzò un sorbetto quasi gelato utilizzando neve, sale (per una legge fisica quest’ultimo abbassa la temperatura), limoni, zucchero, bianco d’uovo e latte.

Nello stesso secolo, Francesco Procopio dei Coltelli, un giovane cuoco siciliano, appassionato di caffè e di dolci, decise di partire dalla Sicilia alla volta della Francia in cerca di fortuna, esportando presso i cugini francesi la cultura culinaria italiana. Subito apprezzato, nel 1686 fonda a Parigi Le Cafè Procope”, la prima gelateria nonché il primo caffè europeo. In pochi anni il locale parigino di Francesco Procopio si guadagnò l'attenzione di letterati e artisti, rubando clienti ai più rinomati locali parigini. 

Alla base del suo grande successo la bontà dei suoi gelati e dei suoi sorbetti. I clienti potevano gustare diversi tipi di gelato: da quello al succo di limone, a quello ai fiori d'anice, dal sorbetto di fragola a quello di fiori di cannella, solo per dirne alcuni. Fu così che Francesco Procopio dei Coltelli, acquistò la fama di padre del gelato, che tramandò poi al figlio e presto la sua fama varcò i confini della Francia. 

Le Cafè Procope” divenne negli anni il "luogo felice", scelto da Voltaire e Rousseau, ma anche da Napoleone, Honoré de Balzac e Victor Hugo. Si narra anche che fu rifugio di Diderot, che tra un sorbetto e una tazza di caffè, si ritirava nel locale per scrivere capitoli della sua famosa enciclopedia. Gran parte della cultura europea transitò in questo locale diventato famosissimo, in quanto gli si attribuiva una forza d'attrazione grandiosa! Ancora oggi il Cafè Procope (ora operativo come ristorante) può essere ammirato, pensando a quanto il potere del gelato fu capace di stimolare grandi menti. 

Col passare degli anni la “voglia di gelato” si diffuse senza sosta anche nel nuovo mondo. Anche in America la popolarità del gelato continuò a crescere ed evolversi. Nel 1903 il gelataio Italo Marchioni ideò negli Stati Uniti le prime cialde a cono: ed ecco nascere il cono gelato. Nancy Johnson, del New Jersey, nel 1846 mette a punto la prima gelatiera: un mastello pieno di ghiaccio e sale dove Nancy inserì un cilindro metallico con l'impasto da gelare che veniva girato con una manovella. 

Due anni dopo William Young applicò un motore al mastello, consentendo un raffreddamento più uniforme del composto. La vera rivoluzione però la si ebbe all'inizio del '900 con l'introduzione della sorbettiera a motore. La produzione di gelati su larga scala, sia in Europa che nel mondo, si verifica dal 1939 al 1948. In quegli anni in Italia le aziende Pepino e Motta lanciarono rispettivamente il Pinguino e il Mottarello, i nonni dei moderni gelati confezionati. E oggi sappiamo bene quanto il gelato continua la sua fortuna!

Cari amici, seppure le lontane origini del gelato non siano propriamente italiane, gli italiani possono rivendicare tranquillamente un ruolo importante, anzi determinante, nell'invenzione e diffusione del gelato. Questo fresco e genuino prodotto è diventato sicuramente uno dei dessert più diffusi e conosciuti al mondo, grazie alla sua bontà e alla genuinità degli ingredienti utilizzati. Il gelato artigianale da sempre porta la tradizione alimentare italiana in tutto il mondo. Viva il gelato!

A domani.

Mario


domenica, settembre 20, 2020

LA FRANCIA DICE NO AL RILASCIO DEL “CERTIFICATO DI VERGINITÀ”. UNA BARBARIE DEL PASSATO CHE CONTINUA AD UMILIARE LE DONNE.

 


Oristano 20 settembre 2020

Cari amici,

Che il cammino della donna sia sempre stato lastricato di umiliazione, sudditanza e possesso da parte dell’uomo è una realtà che, nonostante le annose e cruente lotte, in parte continua ad essere ancora in auge. Si parla tanto di uguaglianza, in famiglia, nel lavoro e nella società, ma i passi fatti sono solo piccoli frammenti del riconoscimento dei suoi sacrosanti diritti che continuano ad essere ignorati. Ebbene, la mia riflessione di oggi è inerente proprio alla violazione di uno di questi diritti che la protervia maschile vorrebbe continuare ad esercitare sulla donna: l’accertamento (quale diritto di possesso) della verginità del suo corpo.

Nel mondo super tecnologico del Terzo Millennio, seppure sembri incredibile, continuano a restare in auge retaggi di un antico passato, quando la donna era per l’uomo non un soggetto libero e a lui uguale, ma un oggetto di sua proprietà. Nelle diverse Comunità musulmane in particolare, enclave ormai presenti e fortemente radicalizzate in tutta Europa, vigono, essendo state fortemente mantenute, usanze tribali e modi di vivere del passato, che potremmo considerare addirittura precedenti al Medioevo. Oggi, in Occidente, convivere con queste Comunità integraliste sta diventando sempre più difficile, quasi una sfida colossale. 

Nonostante il trascorrere del tempo, la vita di queste Comunità, catechizzate dal rigorismo islamista, continua ad estraniarsi dal contesto sociale, evitando e rifiutando la necessaria integrazione con gli altri popoli, formando un ecosistema, chiuso all'esterno. Nessun “melting pot”, dunque, con le altre culture, ma un costante indottrinamento per il mantenimento integrale e radicale della legge musulmana, praticato nelle moschee, nelle associazioni culturali, palestre, caffè etc. Luoghi dove viene inculcato e imposto il rispetto delle loro antiche norme, tra le quali anche l’accertamento, prima del matrimonio, della verginità della donna. 

Ma ora, qualcosa inizia a muoversi. La Francia, per prima, ha lanciato il guanto di sfida alla cultura islamica integralista, vietando ai medici il rilascio dei “Certificati di verginità”, quelle attestazioni richieste proprio dalla Comunità musulmana relativamente all'unione matrimoniale. Il Governo francese e l’O.M.S. (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) già nel 2018 si pronunciarono negativamente sull'accertamento medico in parola, considerando il test di verginità non solo anacronistico, ma una violazione dei diritti fondamentali delle donne. 

Tuttavia, la paura di reazioni forti e incontrollate da parte dell'ala più radicalizzata della cultura islamica ha fatto desistere finora dall'applicazione rigida della negazione dell’accertamento. Ora però le cose iniziano a cambiare: il divieto stabilito dal Governo francese (che andrà in autunno alla ratifica del Parlamento) sicuramente diventerà legge, anche se purtroppo non trova consensi unanimi anche al di fuori della Comunità musulmana.

Diversi medici sostengono che "Ci capita di dover fornire questo certificato a una giovane donna per salvarle la vita, per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata". Dunque, secondo loro, approvare una legge che considera il “rilascio del certificato” come reato penale, significa abbandonare le ragazze a pratiche clandestine, o a viaggi all'estero per ottenere comunque gli attestati, mentre oggi il ‘consulto’ con certificato è l'occasione per “aiutare le ragazze a prendere coscienza e a liberarsi dal dominio maschile o familiare".

Il Governo francese, per bocca del Ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, replica alle critiche dicendo che “Il nostro ruolo è permettere a ebrei, musulmani, cattolici e protestanti, tutti coloro che credono in Dio, di praticare la loro religione, ma senza chiudere gli occhi su coloro che mettono la fede al di sopra della legge”. Lo stesso presidente Macron, di recente, si è scagliato contro “coloro che, spesso in nome di Dio, e talvolta con l’aiuto di potenze straniere, vogliono imporre la legge a un gruppo” e ha ricordato che “la Repubblica, perché è indivisibile, non ammette alcuna avventura separatista”.

Cari amici, credo che l’iniziativa del Governo francese sia non solo valida, ma che dovrebbe essere fatta propria anche da tanti altri Stati. L'idea che nel Terzo Millennio vengano considerate ancora valide procedure di “accertamento della verginità di una donna (in realtà un accertamento di possesso integro di qualcosa appartenente all’uomo)”, appare come qualcosa di odioso e ripugnante. 

Se è pur vero che la tolleranza tra diverse culture non deve mai mancare, l’inserimento di un’altra cultura presso quella di un popolo o di una nazione può avvenire entro determinati limiti; il giusto rispetto per entrambe le culture, è soggetto ad una precisa condizione: nessuna delle diverse culture deve arrivare a violare i diritti inalienabili della persona, come nel caso di cui stiamo parlando oggi. Per questo motivo retaggi arcaici come l’accertamento della verginità vanno cancellati, respinti al mittente senza sé e senza ma!  

I diritti inalienabili della persona umana non possono essere mai oggetto di compromessi!

A domani.

Mario