martedì, febbraio 06, 2024

NEI MOMENTI DIFFICILI, NON LASCIAMOCI ANDARE, NON TRASCURIAMOCI: DOBBIAMO, INVECE REAGIRE, SOSTENENDOCI CON L’AUTO-CONFORTO.


Oristano 6 febbraio 2024

Cari amici,

Credo che nessuno di noi abbia sempre vissuto senza attraversare dei momenti spiacevoli, difficili e preoccupanti, perché la vita, lo sappiamo bene, ha giornate di ogni colore. Infatti, quando capita ad un amico di attraversare un brutto momento, la prima cosa che facciamo è cercare di dargli il nostro affetto e il nostro conforto; Quando, invece la tegola cade sulla nostra testa e non riusciamo a fare affidamento sul conforto degli amici, andiamo in tilt. È quello, invece, il momento di trovare in sé stessi la forza di reagire, cercando dentro di noi il sostegno che ci occorre.

Si, amici, dobbiamo cercare di ottenere conforto, sostegno e consolazione emotiva anche da noi stessi! È pertanto necessario conoscere le giuste strategie di base per utilizzare questo AUTO-CONFORTO”, questa arte tanto necessaria nei momenti di bisogno. Le tecniche di auto-conforto sono delle strategie psicologiche che, opportunamente utilizzate, ci offrono quella calma mancante e quel sollievo emotivo che serve a darci nuova speranza.

L’ AUTO-CONFORTO (tecnicamente è chiamato Self-soothing), è un termine coniato da quei rami della psicologia definiti “psicologia del sé e teoria dell’attaccamento”. Secondo queste discipline, la capacità di regolare i propri sentimenti è alla base del benessere personale. Regolare i sentimenti significa semplicemente saper temperare le emozioni forti come la rabbia e la tristezza, essere in grado di tollerare cose che infastidiscono e stressano profondamente senza crollare.

Purtroppo è noto che ci sono molte persone che, quando si trovano di fronte a un problema, crollano in mille pezzi e non sono in grado di intervenire per ricomporre la situazione. In questo modo diventano irritabili, stressate e incapaci a superare l’ostacolo che hanno di fronte. A volte, in casi estremi, le persone prive di capacità di auto-conforto non riescono nemmeno a essere attive: fanno fatica ad alzarsi al mattino, ad andare a lavorare o a prendersi cura di sé stesse.

Amici, tutti dovremmo capire che “dare conforto e sostegno a noi stessi” è importante quanto, e forse di più che darlo agli altri. Invece, spesso, tendiamo più all’autocritica che all’auto-conforto. Lo facciamo perché la nostra educazione e i rigidi canoni della società ci spingono a essere perfetti e infallibili. Ci sforziamo di non commettere errori, di essere altamente efficaci, competitivi e di essere i migliori lavoratori, i migliori partner, i migliori genitori, i migliori amici, etc. E quando capita che falliamo, restiamo scioccati, incapaci di reagire.

La Psicologia, studiando questi comportamenti, ha stabilito che per riuscire ad arrivare all’Auto-conforto, sono 5 (cinque) le tecniche strategiche necessarie e da applicare nei momenti difficili. Sono tecniche volte a offrire calma, sollievo emotivo e speranza. Aiutano, dunque, a lavorare con sé stessi per ritrovare quel benessere andato perduto, aiuto uguale a quello che otteniamo quando si riceve un abbraccio o delle parole di sostegno. Ecco come darci queste carezze emotive per ridarci una fiducia positiva.

La prima strategia è quella di imparare ad accettare le emozioni spiacevoli. In tanti non riescono ad accettare facilmente le fastidiose problematiche avverse, che creano tristezza, frustrazione, rabbia e delusione, arrivando persino all’angoscia. Alla luce di ciò, una delle strategie di auto-conforto consiste nel fare spazio nel nostro cervello anche alle cose che ci fanno male, metabolizzandole e convalidando ogni emozione, anche quelle a valenza negativa.

La seconda strategia è utilizzare le “Tecniche di auto-controllo”, ovvero arrivare ad essere gentili con sé stessi. La psicologa Kristin Neff è nota per i suoi contributi scientifici a un concetto fondamentale in psicologia: l’autocompassione. Essere compassionevoli con sé stessi significa smettere di giudicarsi per i propri errori, utilizzando alcune strategie. Per esempio, regalandosi del tempo, riposando di più, dedicandosi ad attività che piacciono e danno soddisfazione.

La terza è quella di usare nei propri confronti meno autocritica, usando invece più empatia. la tecnica di auto-conforto a cui possiamo ricorrere consiste nell’accantonare la critica verso di noi. Per contrastare l’autocritica dobbiamo essere più empatici con noi stessi. L’auto-empatia permette di entrare in sintonia con la parte di sé che soffre, che ha paura, che naviga nella tristezza e che ha bisogno di conforto. Se si è empatici con amici o familiari, perché non fare lo stesso con sé stessi?

La quarta strategia è quella di trovare un Rifugio in cui sfogarsi e schiarirsi le idee. Dare conforto agli altri significa creare uno spazio sicuro in cui essi possano piangere ed esprimere i propri bisogni. Allo stesso modo, dobbiamo fornire mezzi e strategie a noi stessi per mettere da parte la sofferenza e abbracciare la vita. Tra le varie tecniche di auto-conforto, il consiglio è quello di trovare dei canali che permettano di sfogare le emozioni, come scrivere, leggere, ascoltare musica… Ognuno ha sempre i propri rifugi catartici in cui far uscire il suo Io interiore.

La quinta e ultima strategia sulle tecniche di auto-conforto è quella detta della “Temporaneità del dolore”. Ciò sta a significare che l’esperienza ci insegna che nella vita anche i momenti difficili poi passano, nel senso che nulla è eterno: né la felicità, né il dolore. Nulla dura per sempre. Solo quando non la metabolizziamo, la sofferenza dura più del previsto; solo quando la ferita resta aperta o ci trascuriamo, allora l’angoscia diventa cronica.

Cari amici, quando tutto sembra crollare, quando quello che ci abbatte ci sembra più grande di noi, non molliamo, reagiamo, dentro di noi c’è la forza per lottare: l’auto-conforto è un aiuto ci viene proprio dalla forza che c’è dentro di noi! Utilizziamola.

A domani.

Mario

lunedì, febbraio 05, 2024

COME DICEVA UNA VECCHIA PUBBLICITÀ, “IL CAFFÈ È UN PIACERE”, MA IL DUBBIO È: MEGLIO NORMALE O DECAFFEINATO?


Oristano 5 febbraio 2024

Cari amici,

Non tutti sanno che, dopo l’acqua, è il caffè la bevanda più consumata nel mondo! Giornalmente, infatti, si consumano 2,6 miliardi di tazzine di caffè, e il nostro Paese, l’Italia, di questo prezioso prodotto ne importa ben 300 tonnellate all’anno. Da noi, infatti, ogni giorno si consumano 9,3 milioni di tazzine di caffè e la metà degli italiani beve regolarmente almeno una tazzina di caffè al giorno per un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro.

Tornando indietro nel tempo, più o meno a metà del secolo scorso, l’attore Nino Manfredi faceva pubblicità in TV ad una nota marca di caffè declamando, con un sorriso smagliante,: “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”. E gli italiani, seppure non siano i maggiori consumatori di caffè al mondo (i primi in classifica sono i Paesi del Nord-Europa), per il caffè hanno una vera, grande passione, se pensiamo che l’espresso italiano è diventato famoso in tutto il mondo!

Di questa bevanda, però, non si può abusare, in quanto il caffè possiede una sostanza, la “CAFFEINA”, un alcaloide naturale che ha un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale; la caffeina aumenta il buonumore, migliora la memoria e le performance durante l’attività fisica, ma il cui abuso può creare una vera e propria dipendenza. Anche se varia da persona a persona (età, sesso e etnia) e gli effetti sono maggiori per chi di solito non ne consuma, la caffeina impiega 10 minuti per fare effetto e dai 30 ai 60 minuti per raggiungere il massimo livello nel sangue.

A questo punto sorge una domanda spontanea: quanti caffè normali (con caffeina) possiamo bere al giorno? Dipende dal metodo di preparazione (caffè corto o lungo), dal tipo di caffè (arabica o robusta), dalla capacità di metabolizzazione della caffeina del singolo soggetto, etc. Secondo le linee guida dell’EFSA (European Food Safety Authority), sarebbe meglio rimanere al di sotto delle 5 tazze di caffè al giorno per essere sicuri di non influire negativamente sulla salute.

Per chi, però, non vuole rinunciare al piacere del gusto e dell’aroma di un buon caffè, la soluzione c’è ed è a portata di mano: il CAFFÈ DECAFFEINATO. Il decaffeinato è un caffè uguale in tutto e per tutto a quello “normale”. La differenza sta solo nella bassissima quantità di caffeina. Per ottenere il caffè decaffeinato si estrae la caffeina dal chicco ancora verde (ossia crudo, non ancora tostato) trattandolo successivamente con processi del tutto simili a quelli utilizzati per il caffè normale. Esistono diverse tipologie di processi di decaffeinizzazione che differiscono tra loro solamente dal tipo di solvente che si utilizza.

Se qualcuno pensa che il caffè decaffeinato sia un caffè dall’aroma meno intenso e dal sapore meno ricco rispetto ad un espresso tradizionale, sappia che ciò non è vero. Oggi grazie alla tecnologia avanzata, i processi di lavorazione del caffè decaffeinato sono di altissimo livello e permettono di ottenere un prodotto finale con gli stessi pregi di quello non decaffeinato. Nonostante il caffè venga decaffeinato, la caffeina non è totalmente eliminata, bensì solamente ridotta. Per legge può restarne una minima percentuale (inferiore allo 0,1%).

Amici, tra le proprietà benefiche del decaffeinato c’è quello di essere ricco di antiossidanti, che possono aiutare a combattere i radicali liberi, più di quanto non accada con quello tradizionale, permettendo quindi di mantenerci più giovani a lungo e prevenendo alcune malattie legate all’avanzare dell’età. Oggi il caffè decaffeinato è consigliato in tutte quelle occasioni in cui è meglio stare lontani dalla caffeina, ossia di sera e nel corso di una giornata che ha già visto un po’ troppe pause caffè.

Cari amici, tornando al fatto che il caffè è un piacere, sia normale che decaffeinato, possiamo certamente dire che non ci sono scuse per dire di no a chi ci invita a bere un buon espresso! Poi, per chi ama il gusto del caffè ma non la caffeina, beva pure quello che ne ha una minima quantità, è buono e profumato allo stesso modo!  

A domani cari lettori.

Mario

 

domenica, febbraio 04, 2024

L’ECCESSIVO SFRUTTAMENTO ITTICO DEI MARI, COMPLICE ANCHE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO, STA DEPAUPERANDO LE RISORSE ALIMENTARI DEL PIANETA.


Oristano 4 febbraio 2024

Cari amici,

Gli oceani, come ben sappiamo, coprono la gran parte della superficie terrestre e, cosa di primaria importanza, hanno da sempre costituito la maggior risorsa alimentare del mondo. Ebbene, in questo immenso mondo sommerso vive una quantità incredibile di pesci di ogni taglia e qualità, che però sta iniziando pericolosamente a diminuire. Si, nell’immensità degli oceani c’è sempre meno pesce. L’allarme non è certamente nuovo, ma la cosa peggiore è che la situazione si aggrava di anno in anno.

Un recente studio, condotto dai ricercatori William W. L. Cheung e Daniel Pauly (Università British Columbia - Canada), e dal collega Reg Watson (University of Tasmania - Australia), ha radiografato con precisione la pericolosa situazione. In presenza di una crescita esponenziale della popolazione mondiale, che vede gli stock ittici sottoposti a una pressione fortissima, aggravata anche dai crescenti cambiamenti climatici, risultano inevitabilmente compromesse le disponibilità future delle risorse ittiche.

Sulla terra ogni giorno, le risorse ittiche soddisfano le esigenze alimentari di oltre 3 miliardi di persone. Nella dieta tipica di molti Paesi, infatti, questo “alimento” rappresenta circa il 20 per cento delle proteine introdotte. La pesca, divenuta sempre più intensiva, con la conseguenza di non rispettare il naturale ricambio, sta lentamente ma inesorabilmente depauperando il mare. A pagarne le conseguenze più serie sono in particolare le popolazioni dei Paesi a basso reddito, che trovano in mare solo gli avanzi di quella pesca sconsiderata, che “depreda il mare” per soddisfare la clientela dei Paesi più ricchi.

Anche i cambiamenti climatici, IN GRAN PARTE CAUSATI DALL’UOMO, stanno contribuendo a depauperare le risorse ittiche del pianeta. La stragrande maggioranza delle specie ittiche risente infatti del riscaldamento degli oceani, e per limitare i disagi, cerca rifugio nelle acque più profonde. Migrazioni che si traducono anche in una significativa perdita nella qualità nutrizionali delle carni, in progressivo, drastico. peggioramento (inizialmente verificato nel 1990). Calcio, ferro, acidi grassi, omega3 e proteine presenti nei pesci sono sempre meno abbondanti e, da qui alla fine del secolo, diminuiranno in media del 30/50 per cento.

Se, anche per il mare (come avviene anche per gli allevamenti terrestri), pensassimo di usare la soluzione dell’allevamento in acquacoltura per risolvere il problema, questa non sarebbe una soluzione praticabile, in quanto il riscaldamento delle acque influenza negativamente anche la vita dei pesci allevati in acquacoltura. Lo studio, intitolato “Signature of ocean warming in global fisheries catch” è stato pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista Scientifica Nature e sottolinea la necessità di sviluppare piani di adattamento per mitigare questi effetti che possono avere – e quasi di certo avranno - ricadute importanti a danno delle popolazioni costiere.

Secondo un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Science, che fa luce sul rapporto tra il riscaldamento degli oceani e la produttività della fauna marina, oltre metà delle risorse ittiche è colpita negativamente dal cambiamento climatico. Il riscaldamento delle acque, infatti, oltre all’impatto diretto sulle specie marine (ne diminuisce le capacità di riproduzione), ha anche un effetto indiretto: la diminuzione di organismi come lo zooplankton, che rappresenta un nutrimento per altre specie, che si risolve in un effetto-cascata negativo sul resto della catena alimentare.

Cari amici, tra un crescente cambiamento climatico, che senza immediati rimedi potrebbe diventare irreversibile, e il sovrasfruttamento della pesca, la capacità di riproduzione della risorsa marina costituita dai pesci continuerà a ricevere un forte impatto negativo sulle capacità di riproduzione, e quindi sul numero di molte specie pescate. Il risultato sarà un mare impoverito, una biodiversità ridotta e dunque una robustezza del sistema marino messa in discussione. Solo una legislazione sovra nazionale, capace di mettere un freno sia all’eccessivo sfruttamento delle risorse del mare, e a porre limiti alle attività che innescano i pericolosi cambiamenti climatici, potrà cercare di limitare i danni.

A domani.

Mario

sabato, febbraio 03, 2024

TRA IL DIRE E IL FARE...C’è DI MEZZO IL MARE (DEL TRASFORMISMO). QUANDO IN POLITICA L'IDEA INIZIALE, UNA VOLTA PRESO IL POTERE, SI TRASFORMA.


Oristano 3 febbraio 2023

Cari amici,

L’8 settembre 2007 Beppe Grillo lanciava a Bologna il V-Day. Da quell’esperienza nacque il Movimento Cinque Stelle, che, come un uragano, si inserì prepotentemente in Parlamento. Ebbene, dopo i Vaffa Day e gli slogan iniziali, come quello inizialmente pronunciato dallo stesso Beppe Grillo: “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno", e quell'altro "Scopriremo tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni: quando illumini un ladro il ladro non ruba più!”, è iniziata nel movimento una lunga metamorfosi, che ha trasformato il Movimento, nato come “antisistema”, in un partito di governo.

Se è pur vero che oggi il Movimento Cinque Stelle si trova all’opposizione, in passato ha operato a lungo al governo, con i pieni poteri dati da Parlamento, e oggi, a differenza di ieri, gli attuali responsabili a partire da Giuseppe Conte hanno abbandonato gli slogan iniziali, uniformandosi al sistema gestionale dei partiti tanto criticati all’inizio, e, a volte, addirittura superandoli. Faccio questa affermazione per riportare ai lettori del Blog una delle iniziative in corso, che solo a leggerne il contenuto, fanno meravigliare non poco! Con questa iniziativa il M5S sta tentando un blitz all’interno del Decreto Milleproroghe, una modifica che consiste nella richiesta di assunzione nei Ministeri (ma anche negli altri ranghi della pubblica amministrazione, come Comuni, Enti, Inps, Regione), degli attuali "collaboratori parlamentari”, che entrerebbero in organico con l'aiutino del concorso a loro riservato!

Come scrive Pasquale Napolitano su “Il Giornale.it”, la norma, contenuta nel Decreto ora in esame in prima commissione alla Camera dei deputati, consentirebbe a tutti i collaboratori dei politici, come Rocco Casalino per citare un esempio, di essere assunti con la qualifica di dirigente al Ministero con una procedura speciale. A fine legislatura, nel 2027, potrebbero usufruire della stessa corsia preferenziale anche gli attuali consulenti del gruppo M5s tra cui gli ex senatori Paola Taverna e Vito Crimi. Insomma, i grillini si trovano così bene in quella scatoletta di tonno che una volta volevano aprire, tanto che vogliono rimanerci fino alla pensione.

Con la proposta di emendamento al Decreto Milleproroghe, depositata in commissione Affari costituzionali, il M5s di Giuseppe Conte ammaina definitivamente la bandiera dell'anti-casta. L'emendamento porta la firma di cinque deputati del M5s: Riccardo Ricciardi, Carmela Auriemma, Alfonso Colucci, Leonardo Donno, Daniela Torto. L'escamotage è ben costruito. Nel testo dell'emendamento pentastellato si legge «al fine di assicurare continuità alle specifiche professionalità maturate negli uffici dei gruppi parlamentari e nelle attività di assistenza dei collaboratori ai parlamentari attraverso un piano di assunzioni nel triennio 2024-2026 si richiede una procedura speciale nei bandi, con una riserva del 50 per cento dei posti, per i collaboratori dei parlamentari che, nel corso degli ultimi 15 anni, abbiano prestato servizio per almeno 10 anni, anche non continuativi, alla data di pubblicazione del bando». E non è tutto.

Nel paragrafo successivo l'emendamento amplia la platea dei fortunati, prevedendo l'assunzione riservata anche per «i collaboratori che negli ultimi 10 anni abbiano prestato servizio per almeno 5 anni, anche non continuativi, alla data di pubblicazione del bando». La traduzione del burocratese è semplice: la norma punta a creare un percorso speciale per chi ha lavorato nei gruppi parlamentari. Perché rientra Casalino? Il guru della comunicazione grillina ha tutti i requisiti: la sua collaborazione con il M5s inizia nel 2014 proprio nei gruppi parlamentari, salvo poi ritornarci dopo l'esperienza a Palazzo Chigi al fianco di Conte. Il requisito dell'anzianità dei 5 anni inserita nell'emendamento è rispettato. A fine legislatura potrebbero avere lo stesso requisito anche Paola Taverna e Vito Crimi, che dopo la fine dell'impegno parlamentare, sono stati recuperati con contratti al gruppo M5s.

Cari amici, se è pur vero che quanto sopra salverebbe anche i collaboratori di altre forze politiche, credo che quello proposto sia un marchingegno che fa storcere il naso a molti, in particolare ai votanti del movimento M5s iniziale! Questi elettori votarono il M5S, per far entrare in Parlamento persone che dovevano lottare per abolire i privilegi in precedenza esistenti; erano richieste portate avanti al grido di uguaglianza e onestà, e non certo per sostituirsi, una volta eletti, a quelli che c’erano prima, facendo poi anche peggio di loro!

A domani.

Mario

venerdì, febbraio 02, 2024

È ARRIVATO IL CARNEVALE! FESTA CHE IN SARDEGNA NON SI FESTEGGA SENZA IL SUO DOLCE TIPICO FRITTO: LE ZIPPOLE (SAS ZIPPULAS).


Oristano 2 febbraio 2024

Cari amici,

Oggi è la "Candelora" e per Oristano in particolare è festa grande, perchè in questo giorno ricevono il cero benedetto i capi corsa della SARTIGLIA: i Componidoris. Per la città è questo l'inizio del Carnevale! In realtà nell'isola è con l’accensione del fuoco di Sant’Antonio, in calendario il 17 gennaio, che si da ufficialmente inizio al CARNEVALE. È questa una festa molto sentita ovunque, anche se, per noi oristanesi, a dominare il particolare periodo festivo è la SARTIGLIA, la grande corsa equestre con centinaia di anni di storia. Il carnevale oristanese viene festeggiato anche con pantagrueliche tavolate nelle scuderie, ricche di ogni ben di Dio, dove a fine pasto, accompagnate da chilometriche bevute di vernaccia, troneggiano calde e fumanti: le ZIPPOLE!

Le ZIPPOLE, in particolare quelle SARDE (sas zippulas), sono un dolce apprezzatissimo; confezionate in forma allungata, come un serpentello, vengono servite arrotolate, calde e cosparse con abbondante zucchero; questo tipico dolce del carnevale oristanese viene servito appena tolto dal fuoco, caldo e fumante, sempre accompagnato dai classici bicchierini di vernaccia, che vengono bevuti senza sorseggiare (a intullu)! Questo antico dolce fritto ha origini antichissime, che si fanno risalire addirittura alla festa dei LIBERALIA, che gli antichi romani celebravano in onore del dio Liber Pater, un dio particolarmente caro agli agricoltori in quanto considerato protettore della fecondità.

In quei tempi lontani la vita era legata ben più di oggi alla fecondità della terra e le divinità protettrici dell’agricoltura e della pastorizia bisognava ingraziarsele con offerte votive di primizie e libagioni. Per avere raccolti abbondanti, ricche messi e buon vino, si organizzavano feste grandiose in onore delle relative divinità; riti propiziatori come i famosi BACCANALI, descritti da Virgilio nel secondo libro delle Georgiche. Festeggiamenti, pensate, che duravano persino un mese e che si svolgevano proprio nel periodo che noi dedichiamo al carnevale!

Ebbene, in questi lunghi festeggiamenti, a parte le abbondanti libagioni servite a tavola, il vino era utilizzato anche per confezionare dei dolci particolari; si preparava un impasto formato da farina di frumento miscelata con vino e addolcito con il miele; con questo impasto si ricavavano delle frittelle, chiamate “serpule” per la loro forma di serpente acciambellato, che venivano fritte nell'olio e poi servite a tavola. Ecco, pare che proprio da questa antica ricetta siano nate le nostre ZIPPOLE, che il passare del tempo ha fatto magari evolvere, ma non certo dimenticare!

Amici, la tradizione sarda, nel preparare questo antico dolce, si affida alle sapienti e pazienti mani di abili massaie, che, per prepararle nel modo migliore, si impegnano a lungo a preparare l’impasto (fare “sa cariadura”), fino ad ottenere un impasto compatto, duttile ed elastico, né troppo liquido, né troppo solido. Si narra che nei tempi passati le massaie più brave riuscissero a preparare zippulas lunghe più d’un metro, al punto da poterne offrire ai viandanti direttamente dalla finestra! Ecco, per chi di Voi – anziché comprarle in pasticceria – vuole cimentarsi e prepararle a casa, fornisco la ricetta tradizionale.

INGREDIENTI. 1 kg farina di semola di grano duro, 2 uova fresche, 25 g lievito, 0,25 l latte tiepido, 1 bicchiere di acquavite, spremuta filtrata di 3 arance, 200 g zucchero, sale q.b., olio d’oliva q.b.

PREPARAZIONE. Versate in un recipiente (magari l’antica scivedda in ceramica) un po’ d’acqua tiepida e leggermente salata nella farina e iniziate ad impastare; poi aggiungete il lievito e stemperate aggiungendo lentamente il resto dell’acqua. Continuate ad impastare in modo energico, aggiungendo il latte intiepidito, in modo da ammorbidire l’impasto. Ora aggiungete le uova intere e continuate ad impastare fino ad ottenere un composto compatto ed elastico. A questo punto aggiungete un bicchiere d’acquavite e la spremuta d’arancio e continuare a lavorare l’impasto con forza e pazienza, perché non deve essere né troppo liquido, né troppo solido, ma tale da riuscire a passare, poi, senza problemi all’interno di “su canneddu”, uno speciale imbuto con becco largo e lungo manico che dà alle Zippole la caratteristica forma a spirale durante la colatura nell’olio per la frittura. Importante. Prima di friggere, lasciate lievitare l'impasto per almeno un’ora in un luogo caldo.

A questo punto, mettete sul gas un recipiente alto con l’olio e quando inizia a fumare, usando “su canneddu”, colate l’impasto con attenzione, muovendo il braccio per creare un serpentello; la temperatura dell’olio deve essere tenuta costante. Bastano pochi minuti affinché le Zippole diventino di un bel colore bruno dorato; a questo punto toglietele dall’olio, scolatele per bene e adagiatele su carta assorbente. Spolveratele con lo zucchero e servitele ancora calde, accompagnate da un bel bicchiere di vernaccia.

Cari amici, io Vi invito davvero a provare! Sono certo che ne ricaverete una bella soddisfazione! Ora Vi auguro Buon appetito e Buon Carnevale!

A domani.

Mario

 

giovedì, febbraio 01, 2024

QUANDO CAMMINANDO PER STRADA CI CAPITA DI TROVARE UNA MONETA PER TERRA, CHE SIGNIFICATO PUÒ AVERE? È LUOGO COMUNE CHE SIA UN SEGNO DEL DESTINO, CHE CI PORTI FORTUNA…


Oristano 1° FEBBRAIO 2024

Cari amici,

Oggi è il 1° febbraio di un anno BISESTILE. Anno che dalla scaramanzia è considerato meno fortunato degli altri, per cui risulta necessario attivarlo con dosi di maggiore fortuna! Ecco, per questo oggi voglio parlare con Voi di quella particolare "fortuna aggiuntiva" che ci può capitare se camminando troviamo per strada una moneta.  Credo che a tanti sia capitato di trovare una monetina per terra, magari di pochi centesimi, e quasi tutti la raccogliamo, a prescindere dal suo valore, spesso quasi nullo. Eppure nella nostra mente questo ritrovamento ci crea piacere, ci consideriamo fortunati e questo ci fa gioire. Si, anche se si tratta di pochi spiccioli, abbiamo dentro di noi una sensazione positiva: ci sentiamo meglio, più allegri, praticamente fortunati, nel senso che da quel momento la giornata viene da noi vissuta con un aspetto positivo, sicuramente di buon auspicio.

Sul fenomeno del ritrovamento casuale di monete, si è sbizzarrita la scaramanzia, che attribuisce a questo fatto un significato importante. Una delle teorie correnti è che il ritrovamento sia un segno datoci dall’Aldilà, dal mondo dello spirito, da qualcuno dei nostri cari che vuole bene e vuole farci sentire la sua presenza, comunicandoci in questo modo il suo sentimento d'amore nei nostri confronti. Insomma, l’antica saggezza popolare, da sempre legata alla scaramanzia, ritiene che il ritrovamento ci viene indirizzato da chi ci ama da Lassù, per darci un segno, per comunicarci la fedele, costante presenza.

Amici, a prescindere dalla scaramanzia, è, comunque, sempre bello trovare delle piccole monete per strada, a prescindere dal loro valore; raccoglierle ci dà un piacere particolare, quasi che qualcuno ci abbia voluto fare un regalo. Insomma, la moneta trovata è considerata un messaggio positivo, spirituale, che ha di certo un significato da interpretare! Chi studia il mondo dell’occulto, chi attribuisce a certi fatti un significato scaramantico, ha cercato anche di entrare nei dettagli su questo argomento, che ora cerco di riepilogare a Voi.

Partendo dal presupposto che il denaro è un simbolo di potere e di potenza, ma anche di fortuna, trovare soldi per strada è da considerarsi un segnale positivo, ma non solo. Trovare una moneta non è una semplice questione di generica fortuna, in quanto contiene un messaggio inviatoci magari dal nostro spirito guida, un messaggio che noi dobbiamo interpretare. Insomma, la moneta che troviamo è un vero e proprio segnale, un invito a riflettere; e noi come possiamo interpretarlo? Magari cominciando a guardarci dentro, cercando proprio dentro di noi un possibile cambiamento, che magari ci condurrà a quel successo in cui tanto speriamo.

Questo invito rivoltoci per un possibile cambiamento, amici, può riguardare tutti gli ambiti della nostra vita: da quello sentimentale a quello professionale o finanziario, da quello sociale-relazionale a quello spirituale. Inoltre, amici, il ritrovamento della moneta che ha attirato per strada la nostra attenzione, dandoci l’invito, raccogliendola, a intraprendere una nuova via, va analizzato anche nei dettagli, nel senso che va diversamente capito anche in relazione al valore della moneta ritrovata. Ecco, amici, per comprendere meglio il segnale ricevuto, dobbiamo proprio partire dall’esame dell'importo della moneta che abbiamo gioiosamente raccolto.

Se la Moneta è da 1 centesimo o da 1 euro, essendo il numero 1 associato a un nuovo inizio, il ritrovamento è uno stimolo al coraggio e al volersi  avviare verso un nuovo successo; questo numero è anche quello dell'unità e dell'armonia; trovare un centesimo o un euro significa, quindi, cercare una maggiore pace con sé stessi o con i propri cari e poter realizzare al meglio i propri sogni. Se la Moneta è da due centesimi, 20 centesimi o due euro, essendo il 2 sinonimo di opposizione, ma anche di unione, evidenza la nostra “esitazione”; significa, essendo l'opposizione e l'unione non necessariamente opposte, che dobbiamo superare i dubbi, ovvero credere maggiormente in noi stessi. L’Universo ci incoraggia a farlo!

Se la Moneta è da 5 o 50 centesimi, sappiamo che il 5 è un simbolo di movimento e trasformazione. Trovare una moneta da 5 o 50 centesimi, sta ad indicarci che la situazione per noi sta cambiando positivamente. Allora approfittiamo di questo periodo di cambiamento per fare un po’ ordine nella nostra vita. Se la Moneta è da 10 centesimi, questa è la moneta che per noi ha un significato eccezionale! Il 10 rappresenta il risveglio, quindi l’Universo ci invita a liberarci di un peso e quindi a rinascere a vita nuova. Con questa moneta otterremo il cambiamento positivo che auspichiamo: il successo è vicino. Fidiamoci e non dubitiamo!

Cari amici, anche per chi non è molto scaramantico, trovare una moneta per terra, anche di piccolo valore, è una gioia, un segno di positività, che ci spinge a considerare “fortunata” quella giornata! Allora, proviamo anche ad andare oltre: pensiamo che sia un segnale, un avviso da parte di qualcuno che ci vuole bene, che oggi non c’è più ma che in passato è stato per noi molto importante! Consideriamo il ritrovamento come un invito a migliorare la nostra vita con un cambiamento positivo. Proviamo davvero a pensarci, a fare una piccola riflessione! Tanto…potremo solo guadagnarci!

A domani.

Mario