venerdì, gennaio 06, 2023

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E BANKING: UN'UNIONE PER IL FUTURO. IL CONNUBIO TRA BANCHE E AI È UNA REALTÀ INNOVATIVA IN CONTINUA EVOLUZIONE.


Oristano 6 gennaio 2023

Cari amici,

Nelle banche l'intelligenza artificiale sta penetrando sempre più in profondità, cambiando radicalmente la precedente struttura. Insomma, questa super intelligenza meccanica, che sta raggiungendo livelli di altissima precisione, rappresenta la nuova frontiera del banking. Indubbiamente il suo utilizzo consente alla clientela molti più vantaggi rispetto all’organizzazione precedente; vantaggi sia dal punto di vista della customer experience che del customer journey (l’AI aiuta in modo preciso il cliente a prendere le migliori decisioni), oltre che dell'ottimizzazione delle risorse interne e della sicurezza.

Si, amici, Il mondo del banking sta subendo un’evoluzione dinamica, che lo sta trasformando in modo incredibile. In realtà, per stare dietro, economicamente parlando, ad un mondo in veloce trasformazione, dove ormai si vive in un vero “unico villaggio globale”, anche il mondo bancario è stato costretto a cambiare pelle, cercando (e trovando) gli strumenti più adatti per stare al passo coi tempi e cercare di  rispondere nel miglior modo possibile alla domanda dei clienti, sempre più numerosi ed esigenti dal punto di vista dei servizi.

Nel sistema bancario dei nostri giorni i clienti necessitano di continua assistenza e di personalizzazione dei servizi. Ed è proprio per soddisfare queste nuove esigenze che l’Intelligenza Artificiale gioca un ruolo fondamentale. L’AI vede la sua applicazione nei processi di miglioramento della user experience su tutti i canali della banca. Ciò lo dimostra l'elevata richiesta, per esempio, di carte virtuali fruibili in maniera digitale e con caratteristiche innovative, che il sito cartetop.it mette a confronto e recensisce sotto ogni aspetto. Ma non è certo tutto.

Poiché il settore bancario deve anche rapportarsi continuamente con clienti, è con l’Intelligenza Artificiale che può supportare le richieste della clientela. Applicare l'Intelligenza Artificiale nel contesto banking si traduce in un miglioramento del servizio clienti e della customer experience. Come? Per esempio, riducendo i tempi d'attesa, aumentando l'accuratezza delle risposte e fornendo servizi altamente personalizzati e incentrati sui bisogni specifici del cliente. L’AI apporta anche un miglioramento della customer experience. Chatbot e assistenti virtuali sono oggi molto frequenti nei siti web di molte banche. Questi sono in grado di fornire assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, rispondendo tempestivamente ad ogni domanda e sciogliendo qualsiasi eventuale dubbio.

L'AI è in grado di migliorare la customer experience anche sotto un altro aspetto. Questa, infatti, permette di analizzare su qualsiasi canale bancario tutte le transazioni e i movimenti in qualsiasi filiale, tenendo conto delle interazioni dei clienti con tutti i touch point e i cash point. Questo con l'obiettivo di capire il comportamento del cliente, il suo livello di soddisfazione e le sue esigenze, così da potergli offrire un customer journey altamente personalizzato e pensato apposta per lui.

Amici, l’Intelligenza Artificiale, però, non riesce a soddisfare solo le esigenze della clientela. L'AI ha un notevole vantaggio anche per quanto riguarda l'aspetto economico e quello produttivo connesso ai dipendenti. Focalizzando l'attenzione sul lavoro d'ufficio, l'AI consente l'automazione di processi aziendali ripetitivi, quelli che in precedenza, svolti manualmente, richiedevano moltissimo tempo e costi elevati; in questo modo riesce a liberare i dipendenti da compiti cadenzati, dando loro la possibilità di dedicarsi ad attività più impegnative e appaganti. L'impiego dell'Intelligenza Artificiale, quindi, oltre a ridurre i costi di gestione, aumenta anche la soddisfazione dei dipendenti, riducendo al tempo stesso ogni possibilità di errore e ottimizzando i tempi.

Che dire, poi, dell’aiuto che l’AI fornisce nella Prevenzione delle frodi e del cybercrime? Questo è un altro aspetto, addirittura rivoluzionario, nell'ambito della sicurezza. L'Intelligenza Artificiale infatti è capace di prevedere i possibili scenari futuri tenendo conto dei comportamenti passati, mettendo al sicuro le banche da frodi e riciclaggio di denaro, semplicemente individuando anomalie nelle transazioni. Inoltre, c’è da dire che molte realtà stanno già sviluppando un sistema di biometria vocale all'avanguardia, capace di identificare e autenticare i clienti in modo veloce e sicuro, senza il bisogno di digitare password o fornire dati personali, con il solo riconoscimento della voce. E tutto questo sembrerebbe essere solo l'inizio!

Cari amici, il connubio tra AI e settore bancario è già oggi una realtà innovativa che è in continua, costante evoluzione. Da qui ai prossimi anni si stima che sempre più banche porteranno avanti progetti volti all'inserimento dell'Intelligenza Artificiale, per poter migliorare le proprie prestazioni, aumentare la propria competitività sul mercato e crescere. Insomma, tra Banking e Intelligenza Artificiale c’è un connubio forte, che, appare come un matrimonio destinato a durare!

A domani.

Mario

giovedì, gennaio 05, 2023

LA SARDEGNA, PATRIA MILLENARIA DEI “MURETTI A SECCO”, DIVENTATI NEL 2018 PATRIMONIO DELL'UMANITÀ.


Oristano 5 gennaio 2023

Cari amici,

In Sardegna non si può certo dire che manchino le pietre! Esse abbondano in po’ dappertutto, arrivando quasi anche alle soglie delle pianure del Campidano. Ebbene, i sardi fin dal periodo nuragico hanno fatto buon uso di queste pietre, utilizzandole non solo per costruire i nuraghi e le loro abitazioni, ma anche per dare una giusta sistemazione alle campagne, dato che la nostra isola ha una superficie alquanto movimentata, con la presenza di numerose di colline. Su queste zone collinari, l’abbondanza di pietre è stata utilizzata per frenare il dilavamento nei terreni scoscesi, costruendo i muretti a secco per riuscire a frenare le acque meteoriche che altrimenti avrebbero portato a valle il prezioso terreno coltivabile.

I “muretti a secco”, amici, sono il prodotto di un’arte antica, che, tramandata di generazione in generazione, continua ancora oggi, svolgendo un ruolo attivo alquanto importante. Costruiti senza utilizzare alcun tipo di malta (se non della terra secca tra una pietra e l’altra), i muretti a secco sono legati solo dai sapienti incastri studiati dai costruttori, che, appoggiando le pietre una sull’altra, viene sfruttato sia il peso che il giusto posizionamento. L'arte antica dei muretti a secco rappresenta, oggi come ieri, "una relazione armoniosa tra l'uomo e la natura".

Si, amici, i muretti a secco rappresentano una felice relazione della pietra con la natura circostante, senza contaminazioni esterne, e che, unitamente alla vegetazione spontanea che cresce tra una pietra e l'altra o anche a ridosso dei muri stessi, costituiscono un "unicum", un importante ecosistema. È dal loro connubio, infatti, che si crea un microclima particolare, favorevole alle piante mediterranee che possono così, grazie alla maggiore disponibilità idrica dei terreni che hanno evitato il dilavamento, superare le ricorrenti crisi estive dell’isola.

Sono decisamente numerose le specie botaniche che crescono lungo i muri a secco. Si va dai più comuni rovi, ai cespugli di timo, lentisco e mirto. Ma troviamo anche la rosa selvatica, il prugnolo, il finocchio selvatico e l’asparago, per citare i più importanti. Tra le fessure delle pietre, che presto si ricoprono di muschi e licheni, si insinuano l’edera, l’ombelico di venere e la felce, dando vita ad un meraviglioso e armonioso spettacolo di naturale, pacifica, armoniosa convivenza.  

Amici, come accennavo prima, il Comitato per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, riunito dal 26 novembre al 1° dicembre 2018 a Port Louis, nelle isole Mauritius ha iscritto L’”Arte dei muretti a secco” nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO. L'iscrizione non ha riguardato solo l’Italia (e quindi la Sardegna) ma anche altri 7 Paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Per il nostro Paese si tratta del nono riconoscimento, il terzo transnazionale (dopo la Dieta Mediterranea e la Falconeria).

L’UNESCO nel riconoscimento assegnato ha evidenziato che «l’arte dei muretti a secco» consiste nel costruire sistemando le pietre una sopra l’altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta. Queste conoscenze pratiche vengono conservate e tramandate nelle Comunità rurali, in cui hanno radici profonde, e tra i professionisti del settore edile. Le strutture con muri a secco vengono usate come rifugi, per l’agricoltura o l’allevamento di bestiame, e testimoniano i metodi usati, dalla preistoria ai nostri giorni, per organizzare la vita e gli spazi lavorativi ottimizzando le risorse locali umane e naturali. Queste costruzioni dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione».

Tornando al nostro suolo sardo, possiamo dire che da noi il muretto a secco ben fatto, capace di resistere nel tempo anche per secoli, è un’opera d’arte vera e propria; opera che per essere realizzata richiede abilità e pazienza, un lavoro certosino necessario per riuscire a incastrare la pietra giusta nel posto più adeguato possibile. La solidità del muro è infatti legata all’incastro perfetto: le pietre, andando a combaciare, creano la stabilità strutturale per cui i muretti a secco resistono alle intemperie e ai temporali per secoli. Purtroppo, però, il crescente abbandono delle campagne, sta creando un pericoloso stato di abbandono dei muretti a secco, a causa soprattutto della mancata, regolare manutenzione; senza il necessario ripristino dei tratti parzialmente crollati, infatti, vengono vanificate le originarie funzioni del muretto, con conseguenze sia ecologiche che paesaggistiche.

Cari amici, l’abbandono delle campagne sta impoverendo sempre più la nostra isola, con la conseguenza che centinaia di piccoli Paesi, in particolare quelli dell’interno, si stanno spopolando; il continuo travaso degli abitanti nelle città, con la conseguente chiusura delle attività socio economiche, comporterà in tempi brevi l'estinzione dei piccoli centri. Questi, nei prossimi 15/20 anni, potrebbero morire in tanti! Eppure, una soluzione credo debba essere trovata, perché sarebbe la morte, la perdita tristissima di tradizioni, saperi e sapori di valenza millenaria. E la nostra amata Sardegna non merita certo perdite così dolorose! Ma la nostra Regione Autonoma sarda (più di nome che di fatto) cosa intende fare per garantire la loro sopravvivenza?

A domani cari lettori.

Mario

mercoledì, gennaio 04, 2023

IL” CODICE A BARRE”, QUELL’INTERESSANTE SISTEMA DI VENDITA CHE OPERA CON SODDISFAZIONE DA 50 ANNI, MA CHE AMAZON VUOLE SOSTITUIRE.


Oristano 4 gennaio 2023

Cari amici,

Sul codice a barre ho già scritto su questo blog in data 16 ottobre del 2018, e oggi chi vuole può andare a leggere quanto allora scrissi cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2018/10/il-codice-barre-in-70-anni-ha.html. Ebbene, dopo oltre 50 anni di onorato servizio, il codice a barre inizia ad essere contestato! È stato il gruppo Amazon che per primo ha iniziato a trovare delle carenze, asserendo che, poiché può creare degli errori, ora c’è da pensare a validi sostituti. Vediamo meglio di cosa si tratta.

La verità è che, dopo quasi 50 anni di onorato servizio, il codice a barre, quello che compare praticamente in tutti i prodotti che acquistiamo al supermercato, così come sui pacchi che ci arrivano con i vari corrieri, potrebbe presto andare in pensione. A fare quest’affermazione è il potente gruppo “AMAZON”, che ha già dichiarato di aver installato in due suoi stabilimenti un nuovo sistema per l’identificazione degli articoli, basato sul riconoscimento dell’aspetto del pacco e delle sue dimensioni. Il nuovo sistema adottato da Amazon, denominato “MMID” (che sta per identificazione multimodale) consentirebbe ad Amazon di eliminare il codice a barre dai suoi pacchi.

Per funzionare questo nuovo sistema utilizza l’aspetto esteriore dell’involucro e la sua dimensione, che gli consentono di riconoscere che articolo è contenuto all’interno del pacco. Dopo una, prima lunga fase di test, il sistema è stato ufficialmente installato in due stabilimenti Amazon: in Spagna e Germania. Per poter eliminare le etichette, il colosso dell’E-commerce ha dovuto elaborare un nuovo strumento di riconoscimento, “basato sulle immagini” dei vari prodotti mentre questi passavano sul nastro trasportatore non appena arrivati nei magazzini. Le immagini sono state poi “trasformate” in numeri e vettori, per permettere all’algoritmo creato di identificarli, valutandone in tempo reale la forma e le dimensioni.

Al termine delle prove di funzionamento, il nuovo sistema senza codice a barre, l’MMID di Amazon, raggiunge il 99% delle identificazioni. Per ora, il nuovo sistema è usato esclusivamente per individuare i prodotti in uscita dallo stabilimento, dopo l’ordine di un cliente. Il colosso americano, comunque, spiega che l’addio al codice a barre non è ancora all’ordine del giorno perché, nonostante il nuovo sistema abbia fornito garanzie, ci sono ancora alcuni fattori che possono influenzarne in modo negativo l’effettivo funzionamento. È il caso, ad esempio, della luminosità sul nastro trasportatore e della velocità con la quale il pacco percorre il suo tragitto all’interno della catena di montaggio di Amazon. Anche i gesti dei dipendenti mentre maneggiano il pacco possono influenzare il riconoscimento. Almeno per il momento, quindi, il codice a barre pare essere ancora salvo.

Amici, Amazon ha deciso dunque di eliminare i codici a barre utilizzando l’intelligenza artificiale. per realizzare questo nuovo sistema, Amazon ha raccolto tantissime immagini di oggetti lungo il carrello trasportare, costruendo in questo modo una corposa libreria di immagini; queste, poi, attentamente analizzate, sono state trasformate in vettori che descrivono matematicamente forma e dimensioni. Una telecamera guarda le immagini, valuta la forma degli oggetti e riesce così a catalogarli e riconoscerli. In questo modo, quando i prodotti arrivano sul carrello per essere spediti, l’intelligenza artificiale capisce se sono proprio il prodotto ordinato dal cliente, oppure se forma e dimensioni non corrispondono.

Cari amici, Amazon ha deciso che il codice a barre, dopo oltre 50 anni di onorato servizio, in particolare nella logistica, risultava carente e bisognava trovare soluzioni alternative. Attraverso le nuove tecnologie, che avanzano di giorno in giorno, certamente negli anni a venire, il codice a barre, un po’ per il peso degli anni e certamente per l’arrivo di nuovi sistemi, diventerà obsoleto. Amazon, considerato il sempre crescente volume delle vendite trattate, sta aprendo una nuova strada, quella dell’innovazione, che investe sulla ricerca, e a dimostrarlo c’è per ora il nuovo sistema multimodale denominato “MMID”.

A domani.

Mario

martedì, gennaio 03, 2023

CHI ERA ERMETE TRISMEGISTO, FIGURA MISTERIOSA ED ENIGMATICA DELL'ANTICHITÀ? A LUI È ATTRIBUITA LA “TABULA SMARAGDINA”, UN MISTERIOSO TESTO ESOTERICO.


Oristano 3 gennaio 2023

Cari amici,

Il passato, in particolare quello più antico, cela ancora i suoi grandi misteri, difficili da svelare, nonostante gli studi e le ricerche. Storia che, mancando spesso le fonti certe, ha fatto diventare leggenda alcuni grandi personaggi del passato, trasfigurati nel mito popolare. Ebbene, oggi voglio parlare con Voi di una delle figure più enigmatiche dell’antichità: quella di “Ermete Trismegisto”, a cui viene attribuito il mitico testo la “TABULA SMARAGDINA”, un compendio di 12 Tavole di smeraldo dal contenuto esoterico. La definizione di tris-megisto, tre volte grande, avrebbe il significato di essere venuto al mondo per tre volte: come Thoth in Egitto, come Hermes in Grecia e successivamente come Ermete. Oppure – come dichiarerebbe lui stesso nelle tavole – “perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo”.

Queste tavole, di difficile decifrazione, sono considerate un documento leggendario, uno scrigno di conoscenze fondamentali e addirittura – per alcuni – contenenti i segreti dell’alchimia e della pietra filosofale. Ma vediamo cosa hanno scoperto finora gli studiosi su queste tavole e sul personaggio che le avrebbe scritte. Di queste mitiche “tavole” si conoscono solo una serie di successive interpretazioni e traduzioni, ma non si ha un oggetto fisico che permetta di leggere il testo originale. La tradizione ne ha però tramandato la storia e i pretesi contenuti.

A parlare compiutamente delle tavole smeraldine sarebbero i Libri di Thot, che, secondo un antico documento, il Papiro Westcar, conservato al museo di Berlino, sarebbero conservati in una camera segreta nella necropoli di Giza. Esiste anche, dicono gli studiosi, un altro scritto, il Testo del Sarcofago, contenente riferimenti a una cosa, o a un luogo, sigillato nell’oscurità e circondato dal fuoco, che custodirebbe le rivelazioni di Osiride. E diventa inevitabile, a questo punto, pensare alle tante affermazioni di ricercatori, scienziati e studiosi che dichiarano di aver trovato nella Valle dei re, per esempio sotto la Sfinge o nella Grande piramide, misteriosi spazi vuoti ancora da esplorare.

Quanto a Ermete Trismegisto, chi era davvero? Dirlo con certezza non è semplice, anche perché in lui sembrano confluire misteri, tradizioni e culture diverse. Una delle conclusioni più frequenti è che si cerchi di fondere nella sua figura Hermes, il dio greco della parola, con Thot, il dio egizio della scrittura, portatore di grande conoscenza. Ma non manca chi crede che si tratti semplicemente della stessa entità o persona, rappresentata con nomi diversi. Fatto sta che la tradizione misterica dell’antico Egitto lo esalta e lo rappresenta iconograficamente in forma umana, con la testa dell’uccello acquatico ibis, definendolo dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo, dei numeri, della matematica e della geometria. Più di rado il Trismegisto assume le sembianze del babbuino.

Il dio Thot-Ermes, colui che donò la scrittura agli uomini, avrebbe inciso le sue incredibili conoscenze su alcune lastre di smeraldo, registrando in forma criptica i principi fondamentali che governano l’universo. Le avrebbe poi nascoste accuratamente affinché solo i più degni, nel futuro, le potessero trovare. Secondo una teoria molto suggestiva queste tavole sarebbero celate in Egitto, in una camera segreta, forse la cosiddetta Stanza dei registri. Ma le leggende nate intorno alle mitiche tavole sono tante. I libri di Thot, sostengono taluni ricercatori, non sarebbero altro che una parte degli Archivi di Atlantide, di cui gli ispiratori della civiltà egizia (e non solo di quella) sarebbero i superstiti. E le tavole, in realtà, sarebbero scritte nell’antica lingua del Continente scomparso.

La tradizione vuole che le 12 tavole siano fissate insieme con cerchi d’oro e fatte di verde smeraldo. In realtà – sussurrano alcuni - si tratterebbe di una sostanza ottenuta tramite trasmutazione alchemica: indistruttibile e resistente a tutti gli elementi e sostanze conosciute, tanto da rendere le tavole inattaccabili dal trascorrere del tempo.

Amici, molte storie continuano ad aleggiare attorno alle tavole smeraldine di Thot, che risultano legate all’ermetismo. Del resto, queste erano tenute in grande considerazione in epoca medievale e rappresentavano un testo imprescindibile per esoteristi ed occultisti. Ai giorni nostri restano grandi aloni di mistero intorno all’argomento, e prima di tutto sul vero autore del testo, ma sicuramente quelle mitiche Tavole continuano ad emanare un enorme fascino. Fu Clemente di Alessandria ad attribuire l’opera, nel 150-215 d.c., a Ermete Trimegisto, ritenuto autore del Corpus Hermeticum, a cui si fa risalire la fondazione della scuola ermetica.

Tuttavia, oltre la teoria legata ad Atlantide, circolano altre versioni non meno intriganti. Una vorrebbe, per esempio, che a scrivere i misteri sulle Tavole smeraldine sia stato il terzo figlio di Adamo ed Eva, Seth. Circolano anche leggende che le vorrebbero custodite nell’Arca dell’Alleanza. C’è chi ritiene che il prezioso reperto sia passato per le mani di Alessandro Magno, e chi afferma che il testo originale sia perito nel disastroso incendio della Biblioteca di Alessandria costruita durante il regno di Tolomeo II Filadelfo.

Come è giunta fino a noi la leggenda? La più antica fonte scritta è dell’825 dopo Cristo e sarebbe contenuta nel Sirr al-khaliqa wa-san ‘at al-tabi’a (o Kitab al-‘ilal), opera enciclopedica in arabo poi tradotta in latino tra il 1140 e il 1250 con il nome Liber de secretis naturae (Libro dei segreti della natura) nel XII secolo da Ugo di Santalla. Viene poi ripresa nel XIII secolo nel Secretum Secretorum, noto anche come Kitab Sirr al-Asrar. Nel periodo del Rinascimento la tavola fu studiata e tradotta da Marsilio Ficino, famoso filosofo, umanista, astrologo ed ermetista.

Cari amici, il mistero, nonostante i secoli e i millenni, continua ed affascina…

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 02, 2023

IL “TARASSACO”, L'UMILE PIANTA ERBACEA SPONTANEA RICCHISSIMA DI PROPRIETA' TERAPEUTICHE.


Oristano 2 gennaio 2023

Cari amici,

A tutti noi, facendo una passeggiata in campagna, capita quasi sempre di incontrare, ai bordi dei sentieri o nei campi che percorriamo, magari alla ricerca di funghi o asparagi, un’erba verde seghettata con i fiorellini gialli: è il “TARASSACO”. Comunemente detto Dente di leone, oppure noto anche con altri appellativi locali. il Tarassaco è un’erba spontanea molto diffusa nei nostri campi, e, per secoli, quest’erba fu dai nostri nonni e avi alquanto usata come rimedio medico, in particolare ai tempi della civiltà contadina, grazie alle sue straordinarie proprietà diuretiche e depurative, purtroppo oggi passate in disuso e/o sottovalutate.

Il Tarassaco comune (Taraxacum officinale (Weber) è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Asteracee (la stessa di camomilla, arnica e calendula). È considerato “officinale”, in quanto il tarassaco è in possesso di diverse virtù medicamentose, note fin dall'antichità. La pianta ha una radice carnosa, le foglie oblunghe e frastagliate che somigliano proprio ai denti di un leone, tanto che è proprio questo il motivo da cui è derivato il suo soprannome, ben più famoso del suo nome botanico! Ha fiori gialli che fioriscono in primavera, per la maggior parte in aprile-maggio, anche se la fioritura si può prolungare fino all'autunno. Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo tondo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.

Quest’erba, così diffusa e così umile, cari amici, è non solo commestibile ma molto utile, tanto che può essere usata sia in cucina, aggiunta a pietanze ed insalate, oppure per curare diversi nostri mali. Il Tarassaco, infatti, ha moltissime vitamine (A, C, D, E, B), (circa il doppio rispetto agli spinaci e ai pomodori), sali minerali (in particolare di magnesio, calcio, fosforo e potassio) e ferro, oltre ad essere è una delle principali fonti di beta-carotene. Il tarassaco, grazie ai suoi componenti, ha eccellenti proprietà diuretiche, che promuovono la produzione di bile, depura il fegato, combatte le allergie e regola anche i livelli di colesterolo. È considerato, infatti, un integratore alimentare ideale per le donne in post menopausa o in gravidanza. Aiuta anche a regolare il metabolismo e purificare stomaco e sangue.

Del tarassaco si usa tutta la pianta: le foglie (sia quelle giovani che le altre), i fiori (anche i boccioli) e le radici. Le foglie del tarassaco hanno un sapore amarognolo ma sono proprio la tarassicina e l’inulina (le sostanze che ne caratterizzano il particolare sapore) quelle dotate di proprietà terapeutiche. I fiori possono essere utilizzati per dare un tocco speciale alle insalate e le foglie più tenere della pianta vanno consumate condite in crudo con olio, sale e limone o aceto. Le foglie più mature di tarassaco, quelle colte dopo la fioritura, possono essere soffritte in padella con l’aglio, lessate o aggiunte in frittate e minestre. Se si fanno seccare le foglie, queste, sminuzzate e versate in una tazza di acqua bollente, sono un’ottima tisana, addolcita con il miele.

Anche i boccioli dei fiori, colti prima della fioritura nei mesi di aprile e maggio, possono essere conservati sottaceto e utilizzati al posto dei capperi. La radice di tarassaco, oltre ad essere utilizzata per fare in casa una tisana purificante, può essere consumata sia lessata e condita con olio in crudo, che tostata e macinata per preparare una bevanda simile al caffè d’orzo, il caffè di tarassaco. I fiori del dente di leone possono essere usati per la preparazione di un infuso ricchissimo di benefici, capace di pulire il tratto digestivo, depurare il sangue e placare la tosse.

Cari amici, quest’erba, come detto, può essere considerata a tutti gli effetti ottima per realizzare insalate e contorni. L’insalata di primavera con il tarassaco, per esempio, è il modo più semplice e veloce per gustarla. Le foglie tenere possono realizzare una sfiziosa insalata primaverile, con uova sode, carote e scaglie di parmigiano reggiano. L’idea in più? Aggiungi anche il prosciutto tagliato a dadini per rendere il piatto ancora più completo e saporito!

Una frittata di tarassaco è altrettanto gustosa! Basta lessare le foglie, poi sminuzzarle e metterle in padella con l’uovo sbattuto, un po’ di peperoncino e un cucchiaio di formaggio grana. Cuocere a fuoco basso con il coperchio senza rimestare. Che dire, poi, del “Risotto con il tarassaco”? Lessare le foglie, come detto prima, passarle in padella in olio EVO e aggiungere il riso, farlo tostare, sfumare con un goccio di vino bianco, poi cuocerlo con l’aggiunta di acqua o di brodo per circa 15 minuti. A fine cottura aggiungere dell’olio e del formaggio grana grattugiato per la mantecatura. Sono tante le ricette culinarie che utilizzano il tarassaco!

Cari amici, il Tarassaco è davvero un’erba straordinaria, anche se, non dimentichiamolo mai, il consumo di tarassaco ha anche delle controindicazioni da non sottovalutare. A causa delle sostanze che contiene, il consumo di dente di leone è sconsigliato in questi casi: in caso di insufficienza renale e presenza di calcoli, a chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo e ulcera peptica (perché aumenta l’acidità dello stomaco), a coloro che assumono farmaci con azione trombolitica, anticoagulante e antiaggregante piastrinica, alle donne in gravidanza o che allattano.

Grazie, amici lettori, della Vostra sempre gradita attenzione.

A domani.

Mario

domenica, gennaio 01, 2023

IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE E DEL MERITO HA VIETATO L'USO DEI CELLULARI A SCUOLA. IL MOTIVO? OLTRE A DISTRARRE, CREANO DIPENDENZA, COME LE DROGHE.


Oristano 1° GENNAIO 2023

Cari amici,

Voglio iniziare i post di gennaio parlando di giovani, di scuola e del loro futuro. Indubbiamente per me, figlio della guerra, la scuola della prima metà del secolo scorso è stata alquanto diversa da quella attuale! Allora già era difficile avere a disposizione i libri, figuriamoci gli strumenti elettronici di oggi, che, seppure danno la sensazione di agevolare la preparazione e la conoscenza, spesso riescono a complicare, comprimendola, la necessaria fase di acquisizione delle competenze. Oggi, infatti, i telefonini di ultima generazione tutto fanno tranne che favorire il graduale, corretto apprendimento scolastico. Le motivazioni per le quali il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditaraha ritenuto di proibire i cellulari agli studenti nelle ore di lezione, sicuramente partono da questo presupposto.

Si, amici, il Ministro Valditara nell’ultima decade di dicembre ha fatto diffondere nelle scuole “una circolare” che detta minuziosamente le indicazioni sull’utilizzo dei telefoni cellulari e di analoghi dispositivi elettronici nelle classi La circolare conferma il divieto di utilizzare il cellulare durante le lezioni, trattandosi di un elemento di distrazione propria e altrui e di una mancanza di rispetto verso i docenti, come già stabilito dallo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998 e dalla circolare ministeriale n. 30 del 2007.

Il Ministro, per giustificare la decisione adottata, ha corredato la circolare con una “relazione”, elaborata e presentata lo scorso giugno dal senatore di Forza Italia, Andrea Cangini, sui danni provocati da un uso eccessivo dei dispositivi come lo smartphone, relazione che si basa sul contributo di neurologi, psichiatri, psicologici e di altre categorie di studiosi), in grado di provocare danni di alto rilievo. Tra le conseguenze che scaturiscono da un abuso nell’uso dello smartphone, dice la relazione, “ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia”.

E non è tutto. Il documento firmato dal Ministro chiarisce che “A preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica”. Insomma, l’indagine utilizzata dal Ministro paragona l’uso dello smartphone alla tossicodipendenza: “Niente di diverso dalla cocaina, stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche”.

La conclusione del documento presentato dal Ministro all’Istruzione è drammatica: “Lo smartphone atrofizza il cervello, e non è esagerato dire che sta decerebrando le nuove generazioni. Tutte le ricerche internazionali citate nel corso del ciclo di audizioni giungono alla medesima conclusione: il cervello agisce come un muscolo, si sviluppa in base all’uso che se ne fa e l’uso di dispositivi digitali (social e videogiochi), così come la scrittura su tastiera elettronica invece della scrittura a mano, non sollecita il cervello. Il muscolo, dunque, si atrofizza. Detto in termini tecnici, si riduce la neuroplasticità, ovvero lo sviluppo di aree cerebrali responsabili di singole funzioni”.

Per quanto ovvio, viene precisato che l’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di Istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”. Come si può immaginare, la circolare ha scatenato un vespaio di polemiche con reazioni anche forti, nonostante non siano state introdotte sanzioni disciplinari per le eventuali trasgressioni, richiamando in questo modo gli studenti al loro senso di responsabilità. Per quanto riguarda le scuole, il Ministro ha richiamato i responsabili di Istituto per adottare un’attenta sorveglianza, invitandoli anche, ove necessario, a promuovere più stringenti integrazioni dei regolamenti e dei Patti di corresponsabilità educativa, per impedire nei fatti l’utilizzo improprio di questi dispositivi.

Cari amici, il problema evidenziato è indubbiamente serio, anche se c’è da dire che sull’uso eccessivo delle nuove tecnologie digitali, la regolamentazione non deve essere limitata al solo ambito della scuola. I giovani in particolare sono sottoposti ad un rischio che solo ora si incomincia a comprendere nella sua interezza e gravità, e la scuola andrebbe supportata da ben altre strutture, in primis a partire dalla famiglia. Si, serve indubbiamente in particolare il coinvolgimento attivo dei genitori e più in generale degli adulti. In realtà, sapete qual è il vero problema? Che anche i genitori e noi adulti siamo dipendenti dagli smartphone quanto i nostri figli!

A domani.

Mario