martedì, settembre 06, 2022

ALES INFORMATICA: L’AZIENDA SARDA CHE CREA NUOVI PROGRAMMI PER LA GESTIONE DEI CONCORSI, SIA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE NELLE AZIENDE PRIVATE.


Oristano 6 settembre 2022

Cari amici,

ALES INFORMATICA”, è l’azienda sarda che ha creato nuovi programmi per innovare le procedure da espletare per la partecipazione e la selezione dei partecipanti ai concorsi, sia pubblici che privati. L’azienda, fondata nel 1998 da Antonio Puddu, dal 2013 è gestita dal figlio Mauro, ed è un esempio virtuoso di come si possa fare impresa anticipando i tempi. Ecco come, con i loro nuovi software, possono essere snellite le procedure per lo svolgimento dei concorsi pubblici, che prevedono anche la gestione da remoto, attraverso sofisticati software di ultima generazione.

Negli ultimi anni la trasformazione digitale ha riguardato non solo la fruizione di contenuti multimediali o acquisti online, ma anche le attività legate alla gestione dei servizi pubblici e privati. Tra i settori più influenzati figurano i concorsi pubblici, motore di un sistema lavorativo sempre in movimento e che ha subito una vera e propria rivoluzione a seguito della pandemia da SARS Covid-19. Ma come Antonio e Mauro Puddu hanno ipotizzato di modernizzare e velocizzare la gestione dei concorsi pubblici in modo digitale? Cosa, in realtà, con i loro programmi può davvero cambiare? Vediamolo insieme.

Il percorso di iscrizione e di partecipazione ad un concorso pubblico è sempre stato caratterizzato da un’eccessiva burocrazia ed informazioni difficili da reperire. Sebbene tale condizione sia stata una costante negli anni, con l'imprevista comparsa del virus SARS Covid-19 la gestione dei concorsi pubblici e privati è stata completamente stravolta. L'impossibilità di organizzare un evento in presenza per effettuare le prove selettive e i test di rito, infatti, ha dato modo alla tecnologia di diventare protagonista anche in questo ambito.

Dal 1998 ad oggi, la Ales Informatica ha sviluppato diversi progetti volti alla selezione del personale tramite software dedicati, utili a enti pubblici e privati per pianificare prove preselettive, prove scritte e prove orali in totale trasparenza e sicurezza. Dal 2013 l’azienda è in mano a Mauro Puddu, figlio del fondatore della società. Giorno dopo giorno la Ales Informatica lavora caparbiamente per soddisfare le nuove esigenze degli Enti pubblici, diventando una società leader nella fornitura di strumenti per la gestione dei concorsi online. Tra gli Enti che hanno adottato i sistemi forniti da Ales figurano il Ministero della Giustizia, Comuni come Torino, Busto Arsizio, Fiumicino e Riccione oltre che centinaia di Comuni in tutta Italia.

Amici, ma quali i motivi che hanno permesso ai software e servizi della Ales Informatica di imporsi nel panorama italiano? Certamente tre (3) motivi in particolare: l’Accessibilità, la Trasparenza e la Sicurezza. L’Accessibilità, in quanto la digitalizzazione delle procedure concorsuali risulta studiata per essere resa di facile utilizzo anche ai candidati con bassa scolarizzazione e poca praticità nell’utilizzo dei computer; la Trasparenza, che per l’azienda è un concetto che l’ha contraddistinta fin dagli esordi, ed infine la Sicurezza, ovvero la necessità di garantire uno svolgimento in regola non solo secondo la normativa sanitaria, ma in particolare nell’ottica di una completa affidabilità e garanzia del risultato.

Il gradimento dei servizi offerti dalla Ales Informatica deriva anche dal fatto che l’azienda mette a disposizione uno staff tecnico altamente qualificato, in grado di gestire tutti i processi tecnici e organizzativi legati al servizio, compresa la collaborazione con la Commissione d’esame per determinare in modo preciso tutti gli aspetti procedurali ed organizzativi del concorso. Durante lo svolgimento delle prove concorsuali è presente in sede d’esame il personale specializzato della Ales che opera sotto la supervisione del Presidente della Commissione Esaminatrice.

Cari amici, indubbiamente la moderna tecnologia prevede aziende altamente specializzate, dove nulla è lasciato al caso e la Ales informatica, a mio avviso ha tutte le carte in regola!

A domani.

Mario

 

lunedì, settembre 05, 2022

I MANCINI, PER SECOLI CONSIDERATI “FIGLI DEL DIAVOLO”, FURONO DISCRIMINATI E RITENUTI SOGGETTI DA CORREGGERE. UNA LUNGA STORIA.


Oristano 5 settembre 2022

Cari amici,

Per secoli i “MANCINI” furono considerati soggetti con dei gravi difetti da correggere, e per questo discriminati e addirittura considerati “figli del diavolo”. La loro particolarità di usare la mano sinistra al posto della destra era vista come un grave difetto assolutamente da correggere, tanto che a scuola, fin dai primi insegnamenti di scrittura, veniva proibito loro l’uso della mano sinistra. I bambini mancini dovevano quindi assolutamente imparare a usare la mano destra, altrimenti sarebbero stati considerati degli errori umani o peggio ancora, dei figli del diavolo.

Le disavventure di chi in passato nasceva mancino, erano davvero di grande tristezza. La stessa origine della parola “mancino” deriva dal latino mancus, che significa "mutilato", "minorato", "storpio", "senza una mano". Se si considera il termine "sinistro", esso vuol dire inquietante, diabolico, maligno, ostile. Le varie religioni hanno contato molto in questo pregiudizio contro i mancini. Nella Bibbia si dice che nel giorno del Giudizio Universale i giusti siederanno alla destra di Cristo, mentre gli empi – che andranno all’inferno - alla sua sinistra.

Un esempio eclatante ci viene anche dall’iconografia religiosa, dove la rappresentazione della mano sinistra descrive atti sbagliati, malvagi, ad esempio con un serpente arrotolato lungo tutto il braccio, sempre contrapposto alla destra, mano virtuosa e rivolta verso il cielo. L’esempio più riconoscibile è sicuramente il bellissimo quadro del pittore Hugo Van der Goes, che descrive la caduta dell’uomo; nel quadro Eva è rappresentata protesa nell’atto di raccogliere la mela del peccato con la mano sinistra, condannando così l’uomo alla cacciata dall’Eden, mentre Adamo è situato alla sua destra, simbolo della ragione e dell’esser virtuoso.

Altro esempio ci viene dai Paesi musulmani, nei quali è ammesso lavarsi e mangiare solo con la mano destra, perché la sinistra è considerata impura. In Giappone il mancinismo era così inaccettabile – e tutt’oggi la situazione è solo un poco migliorata – tanto che le donne mancine erano costrette a nascondere il loro “difetto” ai mariti affinché questi non le ripudiassero. Non tutte le civiltà, però, temevano e condannavano i mancini. Gli Inca per esempio li veneravano, mentre la tribù degli Zuni considerava la loro particolarità come un segno di buona fortuna. Perfino gli egizi che erano particolarmente superstiziosi credevano che la mano e il piede sinistro portassero fortuna. Invitavano infatti le persone ad attraversare le porte partendo dal piede sinistro. Nemmeno i romani consideravano i mancini un problema. Pare che addirittura Giulio Cesare fosse mancino e che obbligasse chiunque a salutare con la mano destra. In questo modo il dittatore poteva usare liberamente la mano sinistra per poter impugnare il pugnale e difendersi da eventuali attacchi dei nemici.

Nel corso dei secoli l’estremizzazione del pregiudizio verso i mancini è avvenuta in particolare nel mondo occidentale, dove tutto ciò che è sinistro è l’inverso di Dio e, quindi, è il Diavolo. In Grecia, ad esempio, gli dei usavano la mano destra per guarire e la sinistra per ferire e maledire. A Roma si iniziò l’usanza di indossare l’anello nuziale al terzo dito della mano sinistra per respingere il male che da essa scaturiva. Avete visto che quando due persone si presentano, si danno sempre la mano destra e mai la sinistra? Ecco, anche quest’usanza deriva dall’antica Roma, in cui si doveva dimostrare l’assenza di armi nascoste toccando la mano destra.

Cari amici, i mancini fortunatamente sono sempre stati molto pochi rispetto ai destrimani, che sia anticamente che oggi rappresentano il 90% delle persone nel mondo.  Lentamente, però, le cose sono per fortuna cambiate e una persona mancina oggi non è più considerata né “diversa” né da correggere. Addirittura, recenti studi scientifici affermano che un mancino è molto più intelligente di un destro. Sembra infatti che chi ha problemi con la mano destra, sia molto brano in matematica e negli sport interattivi. Sia nel passato che nei nostri giorni diversi personaggi mancini sono stati considerati incredibilmente geniali: Leonardo da Vinci, per esempio, e Michelangelo; ma anche quel pazzerello di Albert Einstein con i suoi capelli sparati! Mancini erano anche Napoleone, Aristotele e Raffaello; mancini erano anche Barak Obama, Lionel Messi e prima di lui Diego Armando Maradona, oppure tre maghi della musica come Beethoven, Mozart e Jimi Hendrix.

Cari amici, nel corso degli anni ‘80 i soprusi e le ingiustizie subite per secoli dai mancini sono pian piano scomparse, fino al punto che nel 1992 è stata istituita la Giornata Internazionale dei Mancini, che cade ogni 13 agosto. In questi ultimi 40 anni, il mancinismo è stato studiato molto, sebbene ancora si stiano scoprendo nuove informazioni. Tutti, ormai, si sono resi conto che i mancini in molti ambiti sono imprevedibili e geniali. Ma per capirlo ci sono voluti secoli!

Che dire, amici, io sono orgoglioso di essere un “MANCINO” e Vi confermo che nelle scuole elementari, frequentate negli anni Cinquanta del secolo scorso, sono stato “costretto” dal mio maestro (anche con la bacchetta che mi cadeva sulle dita della mano sinistra) a scrivere forzatamente con la mano destra. Le mie avventure del periodo di formazione le ho riportate nel mio libro “MARIEDDU”, il primo dei 9 libri che ho scritto.

A domani.

Mario

domenica, settembre 04, 2022

L'ALBERO DEL PANE, DETTO ANCHE L'ALBERO DI DIO, COSI' FORTE DA SFIDARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI, HA LE CARTE IN REGOLA PER SFAMARE L’INTERO PIANETA.


Oristano 4 Settembre 2022

Cari amici,

L'albero del pane (Artocarpus altilis) è una pianta della famiglia delle Moraceae che cresce nel sud-est asiatico e in molte isole dell'oceano Pacifico. Quest’albero dà origine a un frutto, chiamato breadfruit o frutto del pane, in riferimento alla somiglianza della sua polpa cotta, ricca di carboidrati, proprio al pane. L’Artocarpus altilis, per meglio chiarire, appartiene alla stessa famiglia del Gelso e del Fico ed è originario della Nuova Guinea; successivamente si è poi diffuso nelle aree tropicali, in Sud America, nel Sud-Est Asiatico, in India e in Oceania. Ma vediamo meglio le strabilianti caratteristiche di quest'albero e del suo frutto straordinario.

Per comprendere l’importanza dell’albero del pane, cominciamo conoscendo un’antica leggende hawaiana secondo la quale il dio Ku riuscì a salvare la sua famiglia da una carestia seppellendosi e rinascendo come albero del pane. Chiaramente, questa è solo una storia, ma di fatto questo albero, noto come Ulu e il cui nome scientifico è Artocarpus, potrebbe davvero salvare dalla fame le popolazioni delle zone più povere del pianeta. Scopriamo insieme come e perché.

I frutti di questo benemerito albero sono di dimensione medio-grande, andando da quella di un pompelmo a quella di un grosso melone. Il fritto è ricoperto da una scorza verde chiaro, al cui interno è contenuta una polpa biancastra che va consumata previa cottura. È proprio la cottura a conferire al frutto il caratteristico sapore di pane appena sfornato o, secondo alcuni, di patata lessa. Di fatto però resta un alimento dalle notevoli proprietà sazianti (pensate che un solo frutto può fornire a una famiglia di 5 persone il quantitativo necessario di carboidrati) oltre che ricco di sostanze nutritive.

Pensate che un albero del pane, dopo soli tre anni di vita, può arrivare a produrre mezza tonnellata di frutta l’anno. La resa per ettaro, quindi, è decisamente superiore rispetto a qualsiasi altra cultura amidacea (riso, mais, ecc.…) e a questo va ad aggiungersi il fatto che non essendo una coltivazione annuale, richiede un dispendio di forze assai minore. Il frutto dell’albero del pane contiene da solo un quantitativo di potassio pari a 10 banane, ma anche vitamina C, vitamina B, sali minerali e fibre. Composto per il 70% da acqua, ha un apporto calorico di circa 100 calorie per 100 grammi di prodotto.

Di solito, amici, questi frutti vengono consumati cotti, bolliti, fritti, o arrostiti al forno e si può ricavare da essi una farina utile per la preparazione di molte ricette diverse. Di questo frutto, si mangiano anche i semi, anch’essi cotti come noccioline, oppure sotto forma di confettura. Infine, i nativi delle zone nel quale l’albero del pane cresce spontaneamente fanno fermentare la polpa dei frutti, che quindi può essere conservata a lungo.

Amici, la popolazione sulla terra continua a crescere e gli attuali 8 miliardi di persone potranno superare presto i 10 miliardi. Sfamare questa immensità di persone sarà sempre più difficile, considerato anche il disastro creato dai cambiamenti climatici; le produzioni di riso, grano, mais e soia, le più importanti per la produzione di alimenti, rischiano di subire un tracollo, e non soltanto per la guerra in corso tra Russia e Ucraina. Sara, pertanto, necessario trovare delle soluzioni a quella che di fatto è già oggi una emergenza globale. La soluzione, però, almeno in teoria, secondo gli scienziati sarebbe stata già trovata.

Uno studio recente, condotto da un team di ricercatori della Northwestern University, intitolato “Potential of breadfruit cultivation to contribute to climate-resilient low latitude food systems” e pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Plos Climate, sostiene che il futuro del mondo è legato a doppio filo all’albero del pane. I frutti di questa pianta potrebbero, una volta trasformati in farina, essere conservati ed esportati, fornendo nutrimento in particolare nelle zone povere del pianeta.

“L’albero del pane – come ha spiegato Daniel Horton, autore senior dello studio - è una specie trascurata e sottoutilizzata, che risulta essere relativamente resistente nelle nostre proiezioni sui cambiamenti climatici. Questa è una buona notizia perché molti altri prodotti di base sui quali facciamo affidamento non sono così resilienti. In condizioni molto calde, alcune di queste colture di base lottano e le rese diminuiscono. Mentre implementiamo strategie per adattarci ai cambiamenti climatici, l’albero del pane dovrebbe essere preso in considerazione nelle strategie di adattamento alla sicurezza alimentare”.

“Gli alberi del pane - aggiunge il collega Nyree Zerega, direttore del Program in Plant Biology and Conservation - possono vivere per decenni e fornire annualmente una grande quantità di frutti. In alcune culture c’è la tradizione di piantare un albero del pane quando nasce un bambino, così da assicurargli cibo per il resto della vita”. I punti di forza dell’albero del pane, rispetto alle colture tradizionali, sono molteplici. Secondo Zerega “una volta impiantato uno di questi alberi può resistere al caldo e persino alla siccità più intensa. Trattandosi poi di coltura perenne richiederà inoltre di quantitativi inferiori di acqua e fertilizzanti. Come tutti gli alberi, infine, durante il ciclo vitale sequestra l’anidride carbonica dall’atmosfera”.

Cari amici, personalmente sono sempre stato convinto che in natura c’è tutto il necessario per sfamare l’uomo, anche se dovesse continuare a crescere oltre i 10 miliardi di individui. La natura, però, va conosciuta meglio e rispettata, seguendo i suoi cicli senza che l’uomo continui a sconvolgerli. L’albero del pane, sono convinto, potrà essere piantato in tante zone oggi anche semi-aride, e diffuso in modo tale da creare coltivazioni che saranno in grado di sfamare tantissime persone. Viva l’albero del pane, detto saggiamente anche albero di Dio!

A domani.

Mario

sabato, settembre 03, 2022

L'OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA? NON E' SOLO UN OTTIMO CONDIMENTO, MA ANCHE UN OTTIMO PRODOTTO DI BELLEZZA, STRAORDINARIO PER LA CURA DELLA PELLE!


Oristano 3 SETTEMBRE 2022

Cari amici,

Oggi non voglio parlare con Voi dei numerosi effetti benefici che l’olio E.V.O. (Extra Vergine di Oliva) ha sul nostro organismo, ma invece degli altri interessanti effetti benefici che questo straordinario olio ha sulla pelle del nostro corpo. In realtà, nonostante nel lontano passato diversi furono i popoli che utilizzarono l’olio d’oliva per la cura della pelle, pochi oggi sono a conoscenza delle benefiche proprietà di quest’olio, che, nonostante i numerosi prodotti forniti dall’industria della bellezza, resta un efficace rimedio, un vero cosmetico, per avere una bella pelle sana e luminosa. Scopriamoli insieme queste sue eccellenti proprietà!

La storia ci racconta che i primi popoli che impiegarono l’olio d’oliva come cosmetico furono gli Egizi; lo utilizzavano in particolare per dare lucentezza ai capelli e rendere la pelle morbida, distinguendosi, all’epoca, come uno dei popoli più all’avanguardia. Dopo gli Egizi ad adottare quest’olio come cosmetico furono i greci e i Romani, soprattutto gli atleti, in quanto, l’olio EVO, all’epoca, era l’unico prodotto in grado di rendere elastica e pulita la pelle, agevolando, tra l’altro, anche la possibilità di sfuggire più facilmente alle prese dell'avversario durante le gare di lotta corpo a corpo.

In particolare i romani, oltre ad utilizzarlo sugli atleti sfruttavo l’olio E.V.O. per la cura della pelle, sia dell’uomo che della donna; lo impiegavano anche come cosmesi per i massaggi o per curare ustioni ferite e lacerazioni; inoltre, grazie alla sua capacità di assorbire gli odori veniva adottato nei bagni e nelle cure termali. Con il passare dei secoli questi metodi sono rimasti vivi nel tempo, tramandandosi di generazione in generazione fino ad arrivare ai giorni nostri.

Si, amici, anche ai nostri giorni l’impiego dell’olio E.V.O. nell’ambito cosmetico risulta interessante, in quanto quest’olio ha la capacità di rinforzare la cute nei punti più delicati e fragili, come dorso delle mani e dei piedi, collo e interno delle braccia; inoltre permette allo stesso tempo di ammorbidire le parti più dure come interno delle mani, ginocchia e talloni ed è molto utile per la cura dell’acne. Quanto alle donne, sono diverse quelle che lo utilizzano durante il periodo di gravidanza e di allattamento. Basta applicare l’olio E.V.O. direttamente sulla pelle, in particolare nei punti soggetti a smagliature, rughe o epidermide secca e massaggiare fino al suo completo assorbimento. È consigliabile fare prima una doccia calda e poi applicare l’olio sulla pelle bagnata, così facendo l’acqua calda apre i pori della pelle e gli permette di assorbire meglio l’olio così da ridurre quella sensazione di unto che ad alcuni potrebbe dare fastidio.

L’olio d’oliva è un rimedio naturale anche per togliere il trucco: basta versarne un po’ su un batuffolo di cotone passarlo delicatamente e il gioco è fatto. Usato sul viso, l’olio di oliva non unge la pelle, come qualcuno potrebbe pensare. L’olio d’oliva è un prodotto naturale che viene assorbito rapidamente dai pori della pelle e fa davvero dei miracoli. È, quindi, il prodotto ideale per la cura quotidiana della pelle, soprattutto se si ha una pelle secca!

Un altro disturbo, tipico ma non esclusivo degli adolescenti, è la pelle grassa, frutto di un’esagerata ed incontrollata produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee, minuscole strutture anatomiche localizzate nel derma profondo. Alla vista, la pelle grassa appare lucida ed oleosa, ma l’olio d’oliva può rimediare. L’Olio EVO, infatti, è un idratante naturale che aiuta a combattere i batteri e le infiammazioni. Essendo ricco di antiossidanti, questi aiutano a sanare la pelle e mantenerla in salute, prevenendone i danni. Inoltre, le sue proprietà antibatteriche combattono l’acne, un problema comune per chi soffre di pelle grassa e aiutano a ripulirla.

Cari amici, quest’olio è davvero straordinario come cosmetico! Per una bella pulizia del viso, basta un cucchiaio di Olio Extravergine di Oliva. Ecco come procedere: lavare, pulire ed esfoliare (se necessario) il viso, poi asciugarlo con un asciugamano (tamponando delicatamente) e successivamente applicare l’Olio Evo sul viso e massaggiare con movimenti circolari. Dopo il massaggio per circa 2-3 minuti, andare a dormire con l’Olio ancora sul viso. Al mattino, lavare l’Olio con un detergente e acqua tiepida, assicurandosi che sia stato eliminato per bene l’Olio residuo, in quanto potrebbe scurire la pelle quando si è fuori all’aria aperta. Che meraviglia!

A domani, amici!

Mario

venerdì, settembre 02, 2022

SARDEGNA E SANT’ANTIOCO, 2 ISOLE GEMELLE UNITE DA UN UNICO VINO, IL CARIGNANO DEL SULCIS, UN VINO CHE VIENE DAL MARE.


Oristano 2 SETTEMBRE 2022

Cari amici,

L’isola di Sant’Antioco (la più grande della Sardegna) è posta a sud-ovest della Sardegna, alla quale è collegata da un istmo, molto probabilmente realizzato dai punici e successivamente rinforzato dai romani, come testimonia l’antico ponte romano. La sua capitale omonima, l’antica Sulcis, fu un’importante città fenicia, sorta attorno al VIII secolo A. C. Nei secoli successivi l’isola subì diverse dominazioni: dai fenici ai punici, dai romani ai vandali, dai saraceni ai pirati.

Sull’isola la viticoltura è un’arte antica, molto probabilmente iniziata dai fenici, con la coltivazione di un vitigno particolare, caratterizzato dalla forte resistenza ai venti salmastri e alla filossera. Questo vitigno è il Carignano, del Sulcis, che produce un eccellente vino rosso che ha ottenuto la certificazione Doc nel 1977. Attualmente per la produzione del Carignano possono concorrere fino al 15% anche vitigni di Monica, Pascal e Alicante Bouschet, da viti senza porta innesto coltivate nelle zone argillose del basso Sulcis. Il risultato è un eccellente vino dal colore rosso rubino scuro tendente al granato, dal bouquet ricchissimo e intenso, con sentori di prugna cotta, frutta secca e marasche, e dal gusto pieno e ben strutturato.

Sant’Antioco, come accennato è l’isola più vasta della Sardegna e la quarta d’Italia per estensione, e consta di due comuni: Sant’Antioco e Calasetta. Un’isola, quindi, divisa in due soli comuni, che rappresentano, però, due culture diverse, ma con un legame comune: la coltivazione di un vitigno speciale: il Carignano. Una viticoltura, quest’ultima, che, pensate, ha rischiato di scomparire. Il Carignano di cui parliamo viene coltivato su terreni sabbiosi, su fine sabbia bianca, di fronte al mare. Proprio questa caratteristica permise al Carignano del Sulcis di resistere alla filossera che, oltre cento anni fa, distrusse le vigne di tutta Europa. Qui si trovano ancora oggi le rarissime vigne su piede franco, non innestate, e viti con più di 150 anni di vita.

Una viticoltura a tutti gli effetti eroica, sia per la difficoltà di lavorazione che per l’impeto dei venti (maestrale e scirocco in pianura e maestrale e tramontana salendo di quota) che, sferzano i vigneti protetti da canneti, fichi d’india e siepi di macchia mediterranea, fanno da veri e propri frangivento naturali, impedendo di compromettere lo stato vegetativo e l’equilibrio fisiologico di parete fogliare e grappoli. In Sardegna il vino ha sempre avuto, fin dai tempi della civiltà nuragica, un’importanza strategica. Ebbene, il difficile lavoro portato avanti dagli eroici viticoltori di Sant’Antioco, accomuna le due isole (isola madre e isola figlia) sotto le insegne di un vino davvero straordinario: il Carignano del Sulcis.

Questo straordinario vino, noto anche fuori dai confini nazionali è portato avanti dalla Comunità del Carignano a Piede Franco, che raccoglie un folto gruppo di vignaioli di Sant’Antioco e Calasetta, per i quali ogni singola vite di Carignano che affonda le proprie radici nell’isola, va preservata. È questa una Comunità, fondata sotto l’egida di Slow Food, che mira a tutelare e valorizzare le peculiarità della viticoltura di questo areale vitivinicolo in cui ancora oggi gran parte degli impianti sono ad alberello franco di piede, ergo propagati di generazione in generazione senza l’ausilio di innesti su piede americano, selezionando in campo il solo materiale genetico locale.

Un’identità, quella del Carignano del Sulcis, che non è solo quella varietale, poiché il Carignano, che viene allevato e prodotto anche altrove, qui assume connotazioni peculiari e fortemente riconoscibili per quel connubio fra profumi, materia, acidità e mineralità che in nessun altro contesto pedoclimatico potrebbero acquisire. Un vino che continua fare passi avanti importanti in termini di nitidezza espressiva, piacevolezza di gusto e, più in generale, di equilibrio. Frutto importante della forza e dell’orgoglio identitario dei viticoltori e dei produttori di queste terre, che operano con grande senso di responsabilità e fierezza.

Cari amici, l'isola "satellite" più vasta della Sardegna, che nel tempo ha incorporato le culture del vino africane e liguri, partendo dal millenario cuore vitivinicolo nuragico della terra sarda, ha portato avanti nel tempo il valore di un prodotto straordinario, dal profumo e dal gusto imperdibile: il Carignano del Sulcis!

A domani, cari lettori.

Mario

giovedì, settembre 01, 2022

LA ZUCCHINA, UNA VERDURA ESTIVA DALLE MILLE VIRTÙ. DISPONIBILE IN TANTE VARIETÀ, È PARTICOLARMENTE ADATTA A CHI È A DIETA, E FA BENE A TUTTE LE ETÀ.


Oristano 1 SETTEMBRE 2022

Cari amici,

Inizio i post di settembre con un inno ad una verdura primaverile/estiva straordinaria: la ZUCCHINA. Insieme al pomodoro, la zucchina è uno degli ortaggi più diffusi e più consumati in Italia. Le stagioni migliori delle zucchine sono primavera ed estate, ma grazie alle coltivazioni in serra, sono disponibili tutto l’anno e questo ortaggio può arricchire in modo eccelso diversi piatti che arrivano sulle nostre tavole. La zucchina, detta anche zucchino, è una specie appartenente alla grande famiglia delle Cucurbitaceae, che conta circa 80 generi e oltre 800 specie diverse, come meloni, cetrioli, cocomeri e varie specie di zucche. Originaria dell’America Centrale, la zucca venne importata nel Vecchio Continente a partire dal 1500, durante i viaggi fatti nel Nuovo Mondo da Spagnoli e Portoghesi. Ma vediamo meglio questo interessante e benefico ortaggio.

È una pianta erbacea annuale, che ha portamento cespuglioso, con fusto strisciante a terra che presenta larghe foglie a forma di cuore. È una pianta monoica, ovvero produce fiori unisessuali, sia maschili sia femminili, portati però dalla stessa pianta di colore giallo con striature arancioni e verdi. La polpa internamente è di colore biancastro ed ha un sapore delicato che si abbina con differenti ingredienti dal sapore più deciso. Le zucchine si consumano generalmente cotte, raramente crude, anche se sarebbe preferibile. È consigliabile cuocerle per tempi molto brevi e possibilmente a vapore, in modo da non disperdere i principi nutritivi.

Ovviamente, prima della cottura, occorre procedere alla pulizia delle zucchine. Se sono giovani, piccole e tenere, è sufficiente spuntare le estremità; se sono grosse, è necessario eliminare anche i semi interni. In entrambi i casi non serve sbucciarle, salvo nei casi di qualità spinose che potrebbero presentare un’eccessiva peluria. Dopo un accurato lavaggio esterno, possono essere tagliate a piacere e secondo l’uso che se ne vuole fare. Della zucchina si utilizzano anche i fiori. Il fiore della zucchina va selezionato quando è fresco, quindi turgido, con i petali consistenti, privi di macchie scure e che si presentino ben attaccati al peduncolo della zucchina.

Prima di utilizzarli in cucina, però, bisogna procedere ad un’attenta e delicata pulizia dei fiori, operazione che consiste nell’eliminazione delle escrescenze, dello stelo e del pistillo, tagliando il gambo alla base e aprendo delicatamente il fiore. Dopo questa operazione, i fiori si devono lavare con grande delicatezza, passandoli sotto l’acqua corrente. Successivamente bisogna lasciarli asciugare all’interno di un panno assorbente per cucina. Il fiore, non dimentichiamolo, non deve essere utilizzato (in particolare fritto) inzuppato di acqua.

In cucina la zucchina è un ortaggio perfetto, in particolare per chi utilizza una dieta ipocalorica, anche se dobbiamo fare attenzione e far bene i conti con i condimenti. La zucchina è usata come verdura nella preparazione di molte pietanze, dall’antipasto al dolce: esistono tante varianti per preparare quest’ottimo ortaggio. La zucchina può essere grigliata e messa sott’olio o marinata in carpione. Offre molte varianti con la pasta o altri cereali e con il riso, sotto forma di pesto di zucchine o in condimenti vegetali oppure con sughi a base di carne o di pesce.

È versatile la zucchina, sia come saporito accompagnamento dei secondi piatti di ogni genere, che sotto forma di verdura cruda o cotta, anche in veste di ingrediente in una torta rustica o come protagonista in ricette in cui si presenta ripiena o nella versione alla Parmigiana. Ottima anche trifolata o inserita in una frittata leggera e gustosa o semplicemente consumata a crudo, da aggiungere in insalate miste, leggere e fresche in estate, magari arricchita con semi oleosi o frutta secca. Il fiore, invece, può essere fritto in pastella o ripieno di mozzarella e di un filetto di acciuga, risultando un ottimo antipasto. Si può anche guarnire o riempire anche con tanti ingredienti diversi o creme di carne, di verdure e di formaggi.

A parte la sua bontà culinaria, la zucchina per le innumerevoli proprietà nutritive è una delle prime verdure ad entrare nella dieta dei neonati ed è consigliata in gravidanza per la ricchezza dell’acido folico, fondamentale per lo sviluppo del feto. Contiene luteina che ha una azione antinfiammatoria e protettrice della retina dell’occhio; l’abbondante presenza di fibre, inoltre, la rende un ottimo depurativo intestinale con stipsi e colon irritabile. Le zucchine sono tra le verdure a minor apporto calorico che esistano: 100 grammi di zucchine contengono solo 16 calorie, soprattutto a causa del contenuto di acqua, che contribuisce per il 95% al peso totale.

Sotto il profilo vitaminico, le zucchine sono una importante fonte di vitamina C (oltre il 28% della dose giornaliera raccomandata) e vitamina B9 (14,5%), mentre contribuiscono con buoni livelli anche per quanto riguarda la vitamina B6 e la vitamina K. Buono anche l’apporto di calcio, magnesio, fosforo e potassio, con quest’ultimo che raggiunge i 262mg per 100 grammi di parte edibile. Il potassio, amici, è utile per favorire l’eliminazione del colesterolo LDL, o “colesterolo cattivo”, e per abbassare la pressione arteriosa; per questo motivo, le zucchine sono consigliate a tutti coloro che soffrono di ipertensione. Contenendo molta acqua, inoltre, le zucchine presentano un alto profilo di digeribilità, aumentano il senso di sazietà e sono utili per regolare il funzionamento intestinale e quello dell’apparato urinario.

Cari amici, indubbiamente la zucchina è un ottimo ortaggio, ricco di tante virtù salutari! Da consumare senza problemi, anche se si è celiaci.

A domani, cari lettori.

Mario