Oristano 7 aprile 2026
Cari amici,
Il detto che “SONO I
SOLDI A FARE LA FELICITÀ”, ovvero l'esistenza dello stretto legame tra denaro e felicità,
è in effetti una realtà alquanto antica, ma col passare del tempo, il proverbio ha perso
la sua efficacia. Considerato lo stile di vita a cui l’uomo è arrivato in
questo Millennio tecnologico, studi recenti suggeriscono che, seppure i soldi consentano
di vivere la vita in modo più facile, il denaro, per quanto abbondante, non
garantisce la felicità assoluta dalle persone che lo possiedono. Se da un lato
è vero che chi ha un reddito alquanto alto è un soggetto che gode di un maggiore benessere, è
anche vero che il denaro da solo non garantisce la felicità.
Si, amici, è la scienza a
confermare che l’antico proverbio è diventato obsoleto: il denaro può rendere
felici… ma solo fino a un certo punto! La psicologa Gabriella Tupini,
nota per il suo approccio diretto, concreto e talvolta critico su temi come l'amore, le relazioni e le dinamiche familiari, nell’affrontare il tema di soldi e del conseguente benessere e relativo successo, con una semplice domanda sposta subito la prospettiva: «Vivremmo
davvero così se fossimo consapevoli di dover morire?». Il punto è semplice
e allo stesso tempo potente: riempiamo le giornate di lavoro, obiettivi e
competizione, come se avessimo tempo illimitato, ma il tempo non è infinito!
Secondo la Tupini,
prendere sul serio la nostra fragilità cambierebbe molte scelte quotidiane e
ridimensionerebbe la “corsa” al risultato. Tornerebbero centrali quelle
esperienze che contribuiscono a creare la felicità reale: una passeggiata senza fretta,
una conversazione profonda, la vicinanza emotiva, un pasto condiviso, il tempo trascorso
con le persone che amiamo. La sua riflessione è anche una critica allo stile di
vita contemporaneo: spesso viviamo fuori misura, ignorando i ritmi umani e i
bisogni fondamentali di equilibrio. Inseguire solo produttività e performance
può dare l’illusione del successo, ma rischia di erodere ciò che davvero
sostiene il nostro benessere: "Relazioni, qualità del tempo e presenza".
L’accumulo della
ricchezza, secondo la Tupini, è come una “bella sirena che chiama Ulisse”.
Seduce, attrae, illude. E soprattutto fa venire sempre più sete: non basta mai!
In questo vortice si entra senza quasi accorgersene, passando da un obiettivo
all’altro, da un confronto all’altro. Si trascorrono gli anni migliori
coltivando la rivalità con l’altro, aumentando la competizione, ingaggiando una sfida a chi guadagna di più! Tutto questo, sottolinea la psicologa, finisce
per ledere i valori più umani. Da qui la domanda provocatoria: “Perchè costruire poteri, domini, fare palazzi futuristici, perché si deve fare a
gara ‘a chi ce l’ha più alto’?”. Per arrivare dove?
Il dilemma posto dalla
Tupini è semplice e allo stesso tempo alquanto ignorato: perché l’uomo, oltre a
ciò che serve per mangiare, bere, dormire, curarsi, continua imperterrito a
cercare di avere di più, ovvero procurandosi anche il superfluo? Tutto quel “di
più” è qualcosa che rischia di allontanare l’uomo dalla propria vita naturale, perdendo
quei bisogni fondamentali come il proprio benessere, il tempo libero, la
socialità e molto altro. Chi trascorre una vita per cercare di essere sempre
più ricco, convinto che ciò lo faccia stare bene, in realtà è un vero illuso.
Chi racconta che “essere
ricchi fa stare automaticamente bene”, non dice tutta la verità. Il benessere
dipende da come affrontiamo ogni giorno la giornata, da come dedichiamo tempo a
noi e a chi ci vuole bene. Il vero benessere, amici, dipende da come affrontiamo
le problematiche, da come troviamo soluzione alle “ferite” che ci colpiscono. Anche
sulle nostre manie di grandiosità dovremmo riflettere: esse non segno di forza,
ma di fragilità. Spesso sono comportamenti che stanno ad indicare problematiche che riguardano il
passato, col quale non abbiamo chiuso bene i conti, oppure sono manie che
cercano nel potere le carezze, l’affetto e il conforto che non abbiamo
ricevuto.
Cari amici, per il grande Aristotele, autore dell’Etica
nicomachea, la ricchezza non è il fine ultimo della vita dell’uomo, ma un
semplice mezzo necessario per raggiungere la felicità (eudaimonia) e praticare
la virtù. Egli distingue tra l'uso naturale dei beni (limitato) e l'accumulo
illimitato (crematistica), condannando quest'ultimo perché distoglie l'uomo
dalla vera felicità, intesa come attività dell'anima e contemplazione. Per il grande
filosofo l’uomo è un animale sociale, dedito alle relazioni e al gruppo; è nato
per esplorare il mondo e se stesso, per cui ne consegue che “La felicità
dipende da noi stessi” e dalle scelte che facciamo ogni giorno! Ecco la vera
ricchezza: il tempo, la salute, la consapevolezza e l’ amore!
A domani, amici lettori.
Mario




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