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IL VERO, PROFONDO SIGNIFICATO DELLE PAROLE. “EPITETO”: PAROLA DERIVATA DAL GRECO, IN PARTICOLARE DAL NOME DEL FILOSOFO CHE STUDIÒ A FONDO L’UOMO.


Oristano 22 aprile 2026

Cari amici,

Se consultiamo l’enciclopedia TRECCANI per conoscere il preciso significato di “EPITETO”, troviamo: “Sostantivo, aggettivo o locuzione attributiva che si aggiunge a un nome per qualificarlo, o (in senso stretto e più com.) con funzione semplicemente accessoria o esornativa, come quando viene aggiunto a determinati nomi per indicarne una caratteristica propria e rilevante, anche senza riferimento alla situazione particolare. Insomma tradotto in un concetto semplicistico, possiamo dire che questa parola, aggiunta al soggetto ne rimarca determinate qualità o difetti”. Oggi la parola Epiteto è usata, nel linguaggio corrente, in senso dispregiativo: per esempio, "coprire di epiteti" significa insultare o offendere qualcuno.

In realtà, è curioso, e allo stesso interessante, capire come sia nata questa parola che mette a fuoco le caratteristiche di una persona. Essa è derivata proprio dal fine pensiero di un grande filosofo greco: EPITTETO. Era questi, un influente filosofo stoico greco, nato a Hierapolis nell’attuale Turchia (c. 50-130 d.C.), che operava alle dipendenze del segretario dell’eccentrico imperatore romano Nerone. Poco dopo la morte di quest’ultimo ottenne la libertà e divenne uno dei filosofi stoici più influenti del mondo classico. Inizialmente seguace dello stoico Musonio Rufo, divenendo, poi, filosofo a pieno titolo.

La sua filosofia, basata sulla distinzione tra ciò che è in nostro potere (pensieri, azioni) e ciò che non lo è (eventi esterni, corpo), insegnava la libertà interiore dell’uomo e la resilienza. La sua era una riflessione profonda, capace di evidenziare il pensiero stoico di oltre duemila anni fa: l’autodeterminazione razionale. La costruzione consapevole dell’identità morale, intesa come fondamento della libertà interiore; la sua non è un’esortazione morale di circostanza, ma un impianto teorico che ha ispirato figure storiche del calibro di imperatori romani come Marco Aurelio, detto l’“imperatore filosofo”, e che può ancora oggi fungere da guida.

Amici, come altri pensatori quali Socrate, Epitteto non lasciò nulla di scritto (il suo pensiero fu trascritto dal discepolo Flavio Arriano, aristocratico romano che conquistò il favore dell’imperatore Adriano intraprendendo la carriera militare, che raccolse i suoi insegnamenti nelle Diatribe o Discorsi (di cui si conservano quattro libri) e nel celebre Enchiridion o Manuale. Epitteto insegnò filosofia fino alla morte, avvenuta poco dopo il 120 d.C. Dalla sua scuola di Nicopoli, Epitteto, vissuto tra il I e il II secolo d.C., insegnava che la vera libertà non risiede nelle circostanze esterne, ma nel dominio di sé. Questo lo rese un interprete radicale dello stoicismo, più attento all’etica pratica che alla speculazione metafisica.

Nel nucleo più profondo del suo pensiero, Epitteto insiste sulla necessità dell’uomo di partire dall’interno. «Anzitutto di’ a te stesso chi vuoi essere; poi fa’ ciò che devi fare». Prima di agire, di parlare, di giudicare o persino di desiderare, egli invita a chiarire chi siamo e che tipo di persona vogliamo diventare. Questa idea è espressa con particolare forza nelle Diatribe. La tesi è potente: l’identità morale non è ereditata né imposta, ma scelta. E questa scelta esige coerenza. Se vuoi essere giusto, non puoi permetterti di mentire. Se aspiri a incarnare la virtù, non puoi lasciarti dominare dall’ira o dal risentimento. E questo vale per ogni valore. Occorre vivere in accordo con tale scelta, a qualsiasi costo, senza scuse e senza rimandare.

Il concetto chiave della filosofia di Epitteto è la Prohairesis, termine greco traducibile come “scelta moraleo “libera scelta”. È ciò che, secondo il filosofo, è davvero sotto il nostro controllo, a differenza del corpo, dei beni o della reputazione, che dipendono da fattori esterni sui quali non abbiamo potere. Come afferma lo stesso Epitteto: «Sono in nostro potere l’opinione, l’impulso, il desiderio e l’avversione; non sono in nostro potere il corpo, la ricchezza, la fama, le cariche». Questo approccio conduce a una conclusione inevitabile: non sei ciò che possiedi, né ciò che fai, né ciò che gli altri dicono di te; sei ciò che scegli di essere nella tua interiorità.

Cari amici, questo grande filosofo del passato può darci grandi insegnamenti anche oggi. Epitteto paragona la vita a una rappresentazione teatrale, in cui a ciascuno è assegnata una parte. Non siamo noi a scegliere se essere re o mendicanti, padri o soldati; possiamo, però, scegliere come interpretare quel ruolo con dignità e fermezza! La sua citazione (prima riportata) non è una formula magica di autostima priva di sforzo, ma un invito all’autoconoscenza e alla coerenza tra ciò che diciamo, ciò che facciamo e ciò che desideriamo diventare!

A domani.

Mario

 

 

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