domenica, aprile 26, 2026

ADOLESCENTI E FORMAZIONE: STUDI RECENTI HANNO RILEVATO DIFFERENZE ABISSALI TRA QUELLI CRESCIUTI NEGLI ANNI 60-70 E QUELLI DI OGGI.


Oristano 26 aprile 2026

Cari amici,

Un serio confronto scientifico ha rilevato differenze abissali nell’analisi della "formazione adolescenziale" tra i ragazzi cresciuti negli anni 60-70 del secolo scorso e quelli di oggi. Le differenze più eclatanti riguardano la libertà: i giovani cresciuti negli anni ’60 ’70 giocavano liberi per strada, mentre i ragazzini di oggi si muovono ristretti tra agende piene di impegni e l’utilizzo costante dello smartphone: due infanzie opposte, due crescite molto diverse. Insomma, da una gioventù cresciuta libera negli anni ’60 si è arrivati a quella di oggi, dove gli adolescenti vivono iper-controllati: passati da un’infanzia libera, senza l’asfissiante controllo degli adulti a quella odierna, una crescita che si può definire sotto “sorveglianza continua”.

Amici, negli anni ’60 e ’70 (io ho vissuto proprio quella formazione) la gran parte di noi ragazzi, al termine degli impegni scolastici, usciva di casa in modo libero, giocando per strada con i compagni e rientrando a casa per pranzo e la sera a cena, di norma al tramonto. Nessun cellulare, zero chat con i genitori, pochissime attività organizzate. Il tempo si riempiva di giochi inventati, esplorazioni, piccoli rischi e litigi con i compagni, ma sempre gestiti in autonomia. Una crescita indubbiamente libera, certamente priva di giochi organizzati ma tutti da inventare, ma che stimolava la fantasia e consentiva di costruire i possibili giochi di gruppo.

Ecco, quell’apparente “lasciar vivere il tempo libero” ai propri figli adolescenti non nasceva da teorie pedagogiche raffinate, ma derivava dalle necessità della vita. Spesso gli adulti lavoravano tutto il giorno, e, una volta rientrati a casa, erano stanchi e provati dalla fatica; Le priorità in capo agli adulti non consentivano di dedicare molto tempo all’organizzazione del tempo libero dei figli, ai quali, comunque, venivano dettate delle “regole comportamentali” che non dovevano essere trasgredite.

Indubbiamente, gli adolescenti sapevano utilizzare bene questo spazio lasciato libero, che ha funzionato in modo egregio, consentendo loro di allenare il cervello alla preparazione e formazione di una palestra mentale quotidiana. Ebbene, di recente (precisamente nel 2023) il gruppo di studio dello psicologo Peter Gray (Boston College) ha effettuato un’analisi, pubblicata sul Journal of Pediatrics, che ha studiato ed elaborato decenni di dati sul confronto fra i giovani di ieri e quelli di oggi. La tesi centrale dell’analisi è risultata netta: la progressiva riduzione dell’autonomia dei bambini, dagli anni ’60 in poi; questa riduzione è uno dei fattori che contribuiscono alla crescita dei disturbi psicologici tra i giovani.

Le motivazioni certo non mancano! Per esempio: l’importanza del gioco libero funziona come un vaccino emotivo; il gioco non strutturato, senza arbitri adulti, costringe i bambini a regolare emozioni, paure e frustrazioni in prima persona. La letteratura psicologica lo indica come uno dei canali principali con cui si imparano: autoregolazione emotiva (calmarsi da soli dopo una lite o una caduta), gestione della paura (salire su un albero, ma capire quando fermarsi), capacità di negoziazione (decidere le regole di una partita senza adulti), tolleranza all’errore (perdere, sbagliare, farsi un po’ male e continuare) Ogni piccolo incidente – una sbucciatura, una discussione, un imprevisto in bici – costruisce, col tempo, quella che i clinici chiamano “tolleranza alla frustrazione” o “alla sofferenza”: la sensazione concreta che il disagio non duri per sempre e si possa gestire.

Un’altra importante differenza, tra l’ieri e l’oggi, è l’iper-protezione dei genitori. La ricerca su stili educativi troppo rigidi o iperprotettivi mostra un paradosso: genitori che cercano di togliere ogni fatica ai figli finiscono per crescere ragazzi meno capaci di reggere il minimo contraccolpo. Proteggere dai pericoli reali è sano, cercare di eliminare qualsiasi disagio quotidiano toglie ai bambini gli “esercizi” necessari per diventare robusti dentro. I pericoli esterni, spesso sopravalutati, hanno spinto progressivamente i genitori verso un modello di controllo stretto; oggi lasciare un bambino di otto anni andare a scuola da solo, cosa normale negli anni ’70, è diventato per molti un comportamento quasi da “cattivo genitore”.

Quanto al tempo libero, questo è stato riempito di corsi, allenamenti, attività strutturate. L’intento era positivo: arricchire e proteggere. L’effetto collaterale è stata la quasi scomparsa di quei momenti “vuoti” in cui i bambini imparavano a cavarsela da soli. Il passaggio successivo arriva con gli smartphone. Jonathan Haidt, nel libro “The Anxious Generation”, parla di una vera “ricostruzione” dell’infanzia tra il 2010 e il 2015. Il poco gioco libero rimasto viene sostituito da interazioni digitali e social network.

Amici, se è pur vero che nulla rimane invariato, oggi con il forte sviluppo della tecnologia, non viene certo ipotizzato di tornare al passato, ma è comunque necessario imboccare  direzioni concrete per riportare autonomia e gioco libero nelle vite dei ragazzi di oggi. La soluzione? Restituire ai figli margini di libertà reale! Lasciare loro del tempo libero da amministrare, favorire giochi all’aperto con coetanei senza intervento costante degli adulti, rimanendo solo in supervisione discreta; limitare poi l’uso di smartphone e social nelle fasce di età più delicate, privilegiando esperienze concrete, non intervenire subito in ogni litigio tra bambini, ma invitarli a cercare una soluzione tra loro.

Restituire oggi ai giovani spazi di libertà, non significa ignorare i pericoli. La cronaca ricorda che alcuni rischi sono reali. La sfida sta nel trovare una zona intermedia tra allarme costante e incoscienza totale. Un’infanzia vissuta sempre sotto occhio vigile e con supporto immediato su ogni problema può generare adolescenti bravissimi a studiare o usare la tecnologia, ma poco preparati a scenari imprevisti: un errore sul lavoro, una relazione che finisce, un professore ingiusto.

Cari amici, la ricerca prima riportata, che ha confrontato la gioventù di ieri, che correva scalza per il quartiere, e quella di oggi che cresce con lo smartphone in tasca già alle elementari, suggerisce una sintesi possibile: sicurezza sì, ma con veri spazi di autonomia! Un’infanzia fatta solo di iper-protezione rischia di costruire adulti fragili; un’infanzia con margini di libertà reale, invece, è in grado di costruire quella resilienza silenziosa che servirà domani, quando la vita mette di fronte alle vere difficoltà.

A domani.

Mario

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