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mercoledì, maggio 09, 2018

IL CAFFÈ E LA SUA CURIOSA E INTRIGANTE STORIA. NATO IN EUROPA TROVÒ POI IN AMERICA LA SUA PIÙ GRANDE DIFFUSIONE.


Oristano 9 Maggio 2018
Cari amici,
Molti pensano che il caffè sia una pianta nata nel Continente americano, dove in realtà ha trovato la sua espansione più grande, ma non è così. La pianta che dà origine alla famosa bevanda che porta lo stesso nome e che risulta essere una delle più diffuse al mondo, in realtà è originaria dell’Europa. Le ricerche fatte hanno stabilito che quasi sicuramente è nata in Etiopia, diffondendosi poi nelle altre zone d'Europa e a seguire nel resto del pianeta. 
La storia del caffè è una storia curiosa, anche molto intrigante, e proprio per questo ho deciso di raccontarla qui per Voi, anche se per ragioni di spazio in modo alquanto sintetico e riduttivo.
Partendo dalle sue origini, sulle quali non si hanno grandi certezze, il luogo più accreditato appare l'Etiopia. E' proprio qui che risulta presente fin dai tempi più antichi, anche se di questa pianta si trovano antiche tracce anche in Persia e nello Yemen. In una delle leggende più diffuse si parla di un pastore, chiamato Kaldi, che mentre pascolava le capre in Etiopia, osservò i suoi animali cibarsi delle foglie e delle bacche di una di queste piante di caffè. Durante la notte però, le capre anziché riposare come sempre, rimasero sveglie, agitate e insonni, vagando in continuazione piene di energia. Allora per curiosità il pastore provò anch’egli a masticarne i semi dopo averli abbrustoliti, ricevendone lo stesso effetto. La cosa gli piacque perchè gli consentiva di rimanere sveglio nei momenti di pericolo e successivamente, per un migliore utilizzo, li pestò e, dopo averli messi in infusione, ne ricavò una bevanda rossastra ottenendo così uno primo caffè.
Di leggende sulle origini del caffè se ne trovano molte altre. Una, per esempio è riferita al mondo musulmano, ed ha come protagonista nientemeno che Maometto. Il profeta, sentendosi poco bene, ricevette in visione la visita dell'Arcangelo Gabriele che gli offrì una bevanda di colore molto scuro, creata per Lui da Allah, che gli restituì subito le forze: questa bevanda era il caffè. Sempre restando nel mondo delle favole si narra anche che dei monaci etiopi verso l’850 d.C. si accorsero anch’essi delle bacche del caffè perché le loro capre le avevano mangiate. Raccolte le bacche, né ricavarono un decotto che riusciva a tenerli svegli durante le loro preghiere notturne. Passando dalle leggende alla storia, dopo la scoperta degli effetti eccitanti, l’uso del caffè come bevanda, si diffonde rapidamente, uscendo dallo stretto ambito locale.
Dall’Etiopia, il caffè si diffuse prima in Arabia, coprendo poi tutta l’area del vicino Oriente e del Mediterraneo. Anche il modo di consumare la bevanda venne costantemente migliorato, e per farlo furono adottati diversi utensili necessari alla sua preparazione. Il successo di questa bevanda fu tale che la sua diffusione è provata anche dai bassorilievi presenti in alcune antiche tombe (fatti eseguire dalle famiglie di beduini), a dimostrazione del suo uso quotidiano. L'ampia diffusione creò un florido mercato. Uno dei principali centri di smistamento e diffusione del caffè, fin dal XVI secolo, divenne il Cairo, in Egitto. Da qui mercanti e pellegrini lo esportarono in ogni direzione. La diffusione fu favorita soprattutto dalla propagazione della religione islamica, che, considerata la proibizione dell’uso del vino, fu questa bevanda a sostituire l'alcolico prodotto vietato.
Nel XVI secolo il caffè giunse perfino a Costantinopoli, dove fu aperta la prima bottega del caffè. In Europa invece il caffè arrivò solo parecchi anni più tardi, preceduto dall'importazione e dal consumo sia del cacao che del tè. A Vienna, verso il 1683, a seguito della fine dell’assedio turco, fu costruita la prima casa del caffè. In Italia questa bevanda raggiunse come prima tappa Venezia, in considerazione dei suoi stretti rapporti commerciali col vicino Oriente; Venezia fu così la prima a far uso del caffè in Italia, forse fin dal XVI secolo, anche se le prime botteghe del caffè furono aperte solo nel 1645. Nella Venezia commerciale di allora era possibile trovare i preziosi semi della Coffea arabica, venduti dagli speziali a prezzo altissimo, in quanto utilizzati anche come medicamento.
Cari amici, una bevanda con un così alto potere eccitante, capace di tenere svegli e addirittura con un certo potere afrodisiaco, non poteva non essere considerata come qualcosa di “unico”, che possedeva poteri addirittura magici. Nel mondo arabo i sultani né vietarono l’uso alle donne, mentre i mistici la impiegavano con successo per rimanere vigili durante le lunghe veglie di preghiera notturna, nello svolgimento dei loro riti religiosi. La Chiesa, dal canto suo, turbata dalle voci sul potenziale afrodisiaco posseduto dalla bevanda, condannò il consumo del cosiddetto vino d’Arabia, accusandolo di essere una “bevanda del diavolo”. Ciò nonostante, però, all'inizio del '600, essendo Papa Clemente VIII grande consumatore di questa bevanda, evitò di proibirne ufficialmente il consumo, come gli chiedevano invece i suoi consiglieri.
Una pianta capace di fornire una bevanda così preziosa, non poteva restare confinata nel Continente europeo e nel mondo arabo. Gli interessi legati al commercio del caffè, ormai crescevano col passare del tempo a dismisura. Era necessario togliere agli arabi il monopolio sulla bevanda.  Ci riuscì per prima l’Olanda, che nel 1690 riuscì a trafugare, nonostante la rigida vigilanza, alcune piantine di caffè, trasferendole nelle terre tropicali di Ceylon (oggi Sri Lanka) e Giava (in Indonesia). Qui la Compagnia delle Indie Orientali riuscì, in poco tempo, a raggiungere una grande dimensione produttiva e commerciale, diventando il principale punto di riferimento del mercato europeo del caffè. E questo era solo il primo passo per la fine del monopolio arabo.
Dopo l'avanzata degli olandesi, il cui monopolio durò circa mezzo secolo, fu la volta dei francesi. Nel 1714 successe che il borgomastro di Amsterdam, durante una visita del Re di Francia Luigi XIV, gli offrì come “speciale curiosità”, due piante di caffè in fiore; al ritorno in patria queste furono collocate nelle serre reali di Versailles. L’ingenuità olandese fu pagata a caro prezzo. Un ex ufficiale di marina, certo Gabriel Mathieu de Clieu, riuscì a rubare dalle serre un arbusto di caffè che, in nave, venne trasportato (con tutte le cure del caso, considerata la lunghezza dei viaggi di allora) oltre l’Atlantico, riuscendo a dare inizio ad una nuova coltivazione di caffè, questa volta nella Martinica francese, un’isola delle Antille.
Nel 1726 il ladro di caffè fece con grande gioia il suo primo raccolto. Nei cinquant’anni successivi le piante della Martinica raggiunsero il numero di venti milioni, riuscendo a soddisfare quasi per intero la domanda europea! Ben presto le piantagioni si estesero a tutta l’area caraibica, da Haiti alla Giamaica, fino a Cuba e Portorico. Oggi in testa alla classifica del consumo del caffè non ci sono né l’Arabia, né la Turchia o la Francia, ma gli Stati Uniti (16% del totale), seguiti dal maggior Paese produttore, il Brasile (11%). Il record del consumo del caffè pro capite, però, resta all'Europa. I maggiori consumatori del vecchio continente, a sorpresa, sono gli abitanti del Nord Europa: Finlandia in testa, seguita da Danimarca e Svezia. E l’Italia?
In Italia, anche se il consumo pro capite è meno della metà di quello del Nord Europa, il caffè è un simbolo nazionale. La capitale, fin dal ‘700, fu Napoli, e tale ancora oggi rimane, nonostante siano cambiati tanto i metodi “per fare un buon caffè”, passati dalla “napoletana” alle macchine sofisticate di oggi.
Cari amici, per oggi basta così. In un prossimo post cercherò di darvi una “seconda parte”, partendo proprio dal nostro straordinario caffè italiano, considerato uno dei migliori al mondo! Parleremo dei modi per prepararlo e anche di costi, sia al bar che a casa.
Grazie dell’attenzione.
Mario

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