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giovedì, settembre 25, 2014

RIFORMA DEL LAVORO E JOBS ACT: IL TOTEM DELL’ARTICOLO 18. RENZI: "BASTA COMPROMESSI, LE RIFORME SONO NECESSARIE".



Oristano 25 Settembre 2014
Cari amici,

che Settembre sia un mese notoriamente “caldo”, sotto molti punti di vista, è cosa ben nota. Quest’anno, poi, anche il tempo meteorologico lo sta giornalmente confermando, essendosi la calura estiva spostata agli inizi dell’autunno. Lungi da me, però, l’idea di parlarvi qui di meteorologia, perché la mia riflessione è rivolta oggi al “caldo autunno del lavoro”, quest’anno reso ulteriormente “focoso”, dalla ventilata riforma del lavoro, più nota come “JOBS ACT”.
Che la riforma del lavoro portata avanti da Renzi sia un atto necessario ed indilazionabile credo che concordino tutti: senza un’immediata armonizzazione delle normative – a livello europeo – l’Italia continuerà a non avere competitività e continuare così a perdere ulteriori posti di lavoro. 

Le reazioni alle prime proposte di riforma non sono mancate: il Jobs Act, messo in piedi da Renzi, incontra non poche resistenze, a partire da quel Totem inviolabile qual è l’articolo 18 dello Statuto del Lavoratori. ''Il mio impegno è chiaro: realizzare le riforme indipendentemente dalle reazioni. La riforma del mercato del lavoro in Italia è una priorità e se i sindacati sono contro, per me questo non è un problema'', afferma, senza tentennamenti, il Premier in un'intervista al Wall Street Journal, concludendo poi: "Basta compromessi, le riforme sono necessarie, farò una rivoluzione".
Incontrando la Comunità Economica e Finanziaria newyorkese, nei giorni scorsi Matteo Renzi, sollecitando gli imprenditori americani ad investire in un'Italia "aperta", ha cercato di convincere gli interlocutori che nel nostro Paese le attuali resistenze cadranno e che lui farà una vera "rivoluzione", avviando diverse riforme. Nell'elegante sede del Council of Foreign Relations, il premier ha elencato le 5 riforme su cui punta per far sì che il Belpaese "non sia solo un grande passato ma guardi al futuro": al primo posto il Jobs Act perché la riforma del lavoro "è troppo focalizzata sul passato e crea disoccupazione", poi le Riforme Istituzionali, quella della Pubblica Amministrazione, della Giustizia e la Lotta alla Corruzione.

La determinazione del Premier a dir la verità non trova molti consensi, in questo momento, soprattutto per la ventilata e primaria riforma del mondo del lavoro. Oltre la naturale “controparte sindacale”, una fetta del suo partito non sembra molto favorevole alle modifiche proposte, soprattutto in relazione alla diminuzione delle precedenti garanzie previste nell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. 
Renzi, a ben vedere, appare come un uomo sempre “più solo”, se pensiamo che lo stesso Bonanni in una recente intervista, parlando di Lui, ha detto che "rappresenta il modello di un uomo solo che tira, si sfianca e stramazza". Nel suo stesso partito l’ex segretario Bersani, parlando del Jobs Act e dell’art.18 ha detto: “l’Articolo 18 è dignità”. La minoranza del Partito Democratico, addirittura, non esclude l’ipotesi di un referendum tra gli iscritti nel caso in cui Renzi non si apra alla mediazione ed alle modifiche da loro proposte al Jobs Act.
Già oggi, comunque, l’art.18 sta facendo morti e feriti, se pensiamo che nei giorni scorsi Bonanni ha annunciato le sue dimissioni da Segretario Generale della CISL. Intervistato da Sky dopo l’annuncio delle sue dimissioni, Bonanni ha detto: "Non lascio per l'articolo 18. Ma con Renzi finisce l'autorevolezza del potere politico". Nel corso di una riunione della segreteria allargata l’ormai ex Segretario Generale, formalizzando l'intenzione di lasciare la segreteria generale della Cisl, ha detto che la decisione delle sue dimissioni “erano il frutto di una meditazione profonda e non perché fossero mancati fiducia e consenso di tutto il gruppo dirigente".
Che dire cari amici, toccare in Italia le tutele dei lavoratori, faticosamente conquistate nel tempo e scritte in modo “indelebile” nello Statuto, è come giocare col fuoco, col quale normalmente ci si brucia. Se Bonanni nella CISL lascia, nell’altro versante sindacale, la CGIL, il segretario generale Susanna Camusso non sta molto più serena. Intervistata a ‘Porta a Porta’ da Vespa è apparsa diversa dal solito, ben più morbida e accomodante di come eravamo abituati a vederla. La situazione in Italia del lavoro (anzi del NON LAVORO) è così grave che è tempo di far cadere tutti gli steccati: soprattutto quelli ideologici.
Cari amici, se vogliamo che in Italia si fermi l’emorragia di posti di lavoro, la “rivoluzione contrattuale” ventilata è una necessità inderogabile. Solo così gli investitori, in particolare quelli stranieri, riprenderanno ad investire nella nostra nazione. Come ho sempre sostenuto i posti di lavoro non si creano per decreto: sono gli investitori, gli industriali che, vista la convenienza economica, decidono di avviare nuove aziende, creando così nuovi posti di lavoro. Senza incentivi per gli investimenti in Italia, per gli industriali ci sono tanti altri Paesi pronti ad accoglierli; Paesi dove le protezioni ed i costi sul lavoro non sono certo quelli pesanti della nostra Italia! Credo che dovremo meditare tutti con grande attenzione.
Ciao a tutti!
Mario

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