Oristano 30 agosto 2025
Cari amici,
Ho avuto il piacere di
incontrare e conoscere personalmente, nei giorni scorsi, Bruno BROVELLI,
l’intellettuale oristanese arrivato ormai alle 90 primavere, ma portate con quello
spirito sportivo che gli consente di girare con calma per Oristano in
bicicletta con il suo capello a falde calcato in testa e un cestino di libri
nel piccolo portabagagli posteriore. Bruno è un oristanese che ha la passione per
le cose del passato, che raccoglie e mette da parte in modo meticoloso; soggetto alquanto curioso, mette da parte materiale di ogni genere, col tempo diventato obsoleto (oggi si usa il termine straniero vintage), che consente, però, di conservarne la memoria,
in un mondo che, ormai, ha da tempo adottato l’usa e getta!
La sua casa è una immensa
biblioteca, colma di libri e di materiale di ogni tipo: antichi documenti, materiale
fotografico del passato di notevole interesse etnico e storico; tutti pezzi che testimoniano in modo preciso la vita domestica e lavorativa del passato. Bruno
non si limita a “raccogliere” le cose, gli oggetti del passato: essendo in
possesso di una bella cultura ha anche scritto diversi libri, su Oristano e sul suo
territorio, come “FATTUS IN DOMU” e “Santu Giuanni e Turri ‘e Seu”
(editi da editrice EPDO - Oristano).
Nella sua ultima opera, che
parla con amore della Penisola del Sinis, (definita “Un continente che
s’adimanda su Sinis… tottu cantu su Sinis”), fa una bella riflessione
personale su questo nostro territorio, che lui così definisce “… Selvaggio,
ricco, misterioso e soave, in particolare le zone umide, lo stagno, le paludi e
gli acquitrini che ne occupano una buona parte. Per poterlo apprezzare e
goderne tutta la sua bellezza, bisogna viverci alcuni giorni. La notte al
chiaro di luna con il mare di fronte e i campi di grano alle spalle. Poi al
levar del sole, incamminarsi per i
sentieri tra la macchia mediterranea, stando attenti a non calpestare qualche
tartaruga e ammirare i nastri d’argento che le lumache hanno seminato lungo il
loro percorso tra un cespuglio e l’altro, alla ricerca di cibo”.
Sono davvero "Parole d’amore" quelle di Bruno Brovelli su questo
luogo meraviglioso, magico, che Egli conosce alla perfezione; un'ammirazione
che estende anche all’amico pescatore, quando sottolinea che “… Lillicu il
pescatore, oltre a saper confezionare “Sa M’reca”, conosce tutti i fondali
marini; ma nel Sinis, ci sono anche tanti ettari di terreno coltivati a grano e altri campi coltivati a meloni, tant’è che dire “meloni del Sinis, è
garanzia di qualità. Altra coltura sono i carciofi, tant' che diversi, restanti terreni,
sono coltivati a carciofi”.
Nel libro, il colto, intellettuale Brovelli si
sofferma anche a parlare dei commerci che anticamente si svolgevano nelle coste
del Sinis e i contatti che questo luogo, meraviglioso e produttivo, aveva avuto con Giaffa, Tiro, Sidone, Malta e Roma; accennata anche l’importanza che ebbe sul territorio la diffusione del Cristianesimo, come testimoniano le
antiche vasche battesimali che si possono ammirare in diversi centri come
Nurachi, San Giovanni di Sinis e Cornus. Di Bruno Brovelli ebbe occasione di parlare anche il grande scrittore e giornalista recentemente scomparso, Gianpiero Pinna. Nello scrivere “LA STORIA DEL TEATRO
SAN MARTINO DI ORISTANO, GIOIELLO LIBERTY DEL 1874”, Gianpiero intervistò anche Bruno Brovelli. Ecco cosa scrisse.
“Bruno Brovelli,
figlio di uno dei musicisti che, con le orchestrine, suonava nelle feste
danzanti del Teatro San Martino, così ricorda il locale: “Io ho fatto appena in
tempo a conoscerlo come cinematografo e come locale per feste danzanti, perché
cessò l’attività quando ero ancora ragazzino, ma mio padre me ne parlava
spesso, anche perché vi suonava spesso con le varie orchestrine che si
esibivano durante le serate mondane. Con altri due amici, formava un trio molto
affiatato e le loro esibizioni, non mancavano di riscuotere un certo successo,
specialmente nell’immediato dopoguerra, quando una nuova voglia di vivere e
divertirsi, aveva invaso gli oristanesi. I suoi strumenti preferiti erano il
mandolino e la tromba, che suonava anche nella banda musicale cittadina e in
occasione della Sartiglia, per dare il via alla partenza dei cavalieri durante
la corsa alla stella e alle pariglie. Ho sentito dire anche che l’interno fu
restaurato dallo scultore Francesco Serra. Era proprio un piccolo gioiellino
liberty, che i vecchi oristanesi ricordano con grande nostalgia”.
Cari amici, oggi Bruno
Brovelli, nonostante i suoi 90 anni, ha una mente ancora super-sveglia, alla grande!
Ogni giorno, dopo aver trascorso una parte del suo tempo nella sua biblioteca
(che dichiara composta da circa 10mila libri) prende la sua bici e, a passo
lento, si muove nella sua amata Oristano. La città, come è successo con altri suoi uomini illustri, lo tratta con sufficienza, tant'è che di recente qualche stupido e incolto oristanese gli ha rubato la bicicletta con il suo cesto di libri, fortunatamente poi ritrovata. Lui, però, senza rancore, continua per la sua strada! Si ferma sempre a
chiacchierare con grande piacere con gli amici, ed è proprio in questo modo che ho avuto il
piacere di conoscerlo e conversare con lui! Mi ha chiesto subito se ero oristanese, e alla mia risposta che ero di Bauladu, mi ha detto che il mio era un paese che gli piaceva molto. Durante la chiacchierata gli ho parlato anche del mio libro “MARIEDDU”, dove raccontavo la vita e i fatti salienti della mia infanzia; vistolo incuriosito e interessato,
gli ho detto che, se gradiva, gliene avrei regalato una copia. Facemmo strada insieme, fino a casa, e l'accettò volentieri, invitandomi a casa sua per farmi vedere la sua biblioteca! Lo farò volentieri!
A domani amici lettori.
Mario
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