giovedì, gennaio 25, 2024

COME COMBATTERE NEL NOSTRO PAESE IL CRESCENTE BULLISMO? COPIAMO DALLA DANIMARCA, IL PAESE D'EUROPA DOVE NON SOLO NON CRESCE MA DIMINUISCE.


Oristano 25 gennaio 2024

Cari amici,

Il lento ma continuo sgretolarsi del connubio, necessario e insostituibile, tra scuola e famiglia, ha creato, tra i suoi mali peggiori, dei "deliri di prepotenza" in molti giovani, comportamenti altamente dissacranti che hanno preso il nome di “BULLISMO”. Un triste fenomeno in costante crescita in tutto il mondo, confermato dalle statistiche, che lo considerano un male allarmante e generalizzato.

Nei diversi Paesi dell’Europa si cercano soluzioni per combatterlo, tanto che in alcuni Stati i rimedi sembrano iniziare a funzionare. In Danimarca, per esempio, un interessante programma dal titolo “Liberi dal bullismo”, sembra dare dei buoni risultati, tanto che risulta che abbia abbattuto i casi di bullismo dal precedente 25% al 7 per cento. Questo risultato è stato ottenuto considerando il pericoloso “Bullismo”, un male da combattere in modo particolare, in quanto giudicato di vera, grande “responsabilità sociale”.

Come questo fenomeno venga oggi combattuto in Danimarca lo ha spiegato, su un articolo su D - La Repubblica, la psicologa americana Jessica Alexander, che, trasferitasi in Danimarca, ha fatto del modello danese per l’educazione dei bambini l’oggetto primario delle sue ricerche, nel tentativo di rendere replicabili anche altrove gli ottimi risultati conseguiti. «Mi è stato chiaro che il motivo per cui la Danimarca era stata considerata per oltre quarant’anni uno dei Paesi più felici del mondo era proprio per l’educazione dei figli. I bambini felici, da grandi, diventano adulti felici che cresceranno altri bambini felici, un circolo virtuoso che si ripete all’infinito», ha ribadito Jessica Alexander.

Jessica, studiosa appassionata delle differenze culturali e autrice del bestseller internazionale “Il metodo danese per crescere bambini felici” (ed essere genitori sereni), continua a perfezionare la sua analisi sulle nuove generazioni, applicando il metodo danese per educare i bambini alla felicità, sia a scuola che in famiglia; metodo che insegna comportamenti e attenzioni che genitori e insegnanti possono facilmente inserire nella vita scolastica e domestica per migliorare il benessere dei bambini e conseguentemente anche il loro.

“In Danimarca”, come ha spiegato Jessica Alexander, “il sistema educativo - sia a casa che a scuola - è votato alla formazione del bambino in ogni suo aspetto. Il che significa competenze sociali ed emozionali, capacità di collaborare, risultati scolastici, benessere. L’obiettivo è imparare a lavorare insieme sul “noi” e non sull’”io”. Il metodo danese per educare i bambini è un libro utile: indica in modo semplice, con esempi, confronti e suggerimenti, come intraprendere una nuova strada educativa; i nostri figli ne guadagneranno in serenità.  E anche noi adulti.

La Sluseholmen Skole di Copenaghen è una delle tante scuole danesi in cui ai bambini viene insegnato fin da piccoli come evitare il bullismo. Maja Hindsgaul, insegnante di questa scuola primaria, ha spiegato a Euronews la metodica che lei adotta: «Meditazione e coccole fanno parte della routine mattutina degli alunni della mia scuola. Sono la persona con cui possono parlare in caso di difficoltà. In realtà parlo molto di chi sono e di cosa mi piace, e che va bene se a loro piace abbracciarsi. Naturalmente devono imparare a leggere e scrivere e cose del genere, ma possono farlo se si sentono al sicuro. La mia missione è farli sentire al sicuro in modo che possano sviluppare abilità sociali a scuola"».

Questi metodi fanno parte dei programmi utilizzati in molte scuole danesi per prevenire il bullismo già a partire dalla scuola primaria. E i bambini sono molto ricettivi. "Tutti hanno pieno rispetto per gli altri - dice un'alunna -. Gli amici ti aiutano se sei vittima di bullismo, perché fermano chi ti sta disturbando e chiamano l'insegnante". I genitori prendono parte alle decisioni sui programmi scolastici e svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione del bullismo.

Capire gli adolescenti è naturalmente un grande dovere, sia delle famiglie che dalla scuola, come conferma il Preside del liceo Greve Gymnasium, vicino a Copenaghen. Come in molte scuole danesi, sul suo sito web si trova una carta anti-bullismo. Più che le sanzioni, ciò che conta sono le dinamiche di gruppo e il dialogo con gli studenti. Gli studenti hanno voce in capitolo nella strategia anti-bullismo, come in tutte le norme che regolano la vita scolastica.

Quali dunque la grande differenze tra il nostro metodo educativo e quello applicato in Danimarca? Innanzitutto, in Danimarca il sistema educativo - sia a casa che a scuola - è dedicato alla formazione del bambino in ogni suo aspetto. Il che significa competenze sociali ed emozionali, capacità di collaborare, risultati scolastici, benessere. L’obiettivo principale è “imparare a lavorare insieme sul noi e non sull’io”. C’è un concetto molto importante nella cultura danese, quello del fællesskab, ovvero dell’imparare a stare bene con gli altri. È quella che viene definita la pienezza del noi, un’idea intimamente collegata al raggiungimento della felicità, perché la qualità dei nostri legami sociali è la base del benessere.

Cari amici, su questo blog ho ripetuto tante volte che la formazione dei ragazzi, a partire dalla scuola primaria, va affrontata in assoluta cooperazione tra scuola e famiglia. Il metodo danese parte proprio da questo connubio, lavorando poi "INSIEME" sul coinvolgimento responsabile dello studente, portandolo dalla logica dell’io a quella del noi. Credo che questo metodo potrebbe essere applicato anche nelle nostre scuole: il bullismo, ne sono convinto, può essere combattuto efficacemente in questo modo!

A domani.

Mario

 

mercoledì, gennaio 24, 2024

IL CAVOLFIORE E LE SUE INNUMEREVOLI PROPRIETÀ SALUTARI. POVERO DI GRASSI E RICCO DI VITAMINE, COMBATTE EFFICAMENTE COLESTEROLO E CANCRO.


Oristano 24 gennaio 2024

Cari amici,

Il CAVOLFIORE (Brassica oleracea) è un ortaggio appartenente alla famiglia delle Brassicacee o crucifere. Poco calorico, 100 grammi di cavolfiore crudo apportano solo 25 Calorie, ripartite come segue: 51% proteine, 42% carboidrati, 7% lipidi. È costituito per il 92,7 per cento di acqua (1,92 g sono di proteine, lo 0,28 g di lipidi, di cui: 0,130 g di grassi saturi, 0,034 g di grassi monoinsaturi e 0,031 g di grassi polinsaturi, l’1,91 g di zuccheri, il 2,0 g di fibre e, per il resto, vitamine e Sali minerali).

Il cavolfiore è una coltura stagionale e in Italia lo troviamo fresco dall’orto da ottobre ad aprile. Come ben sappiamo, nell'ottica di una sana e corretta Alimentazione, è sempre bene privilegiare gli ortaggi di stagione e tra quelli invernali il cavolfiore ha sicuramente un posto di primo piano. Questo ortaggio, ricco di Vitamine e sali minerali, avendo come detto solo 25 calorie ogni 100 grammi di prodotto, è consigliato in particolare a chi si sottopone ad una dieta dimagrante, in quanto, avendo anche un alto potere saziante, risulta un alimento sano, equilibrato e adatto a qualsiasi tipo di dieta; le sue fibre, poi, aiutano anche a mettere in moto il metabolismo..

Quanto alla ricchezza di Sali minerali (è ricco di potassio, magnesio, fosforo, zolfo, iodio, ferro e calcio, quest’ultimo presente in quantità importanti), la presenza massiccia di questi elementi favorisce la salute delle ossa e dei denti. Il potassio, tra l’altro, contribuisce al buon funzionamento del sistema cardio circolatorio e protegge il cuore da varie tipologie. Quanto al ferro, ne contiene, per caloria, addirittura più di una bistecca, quindi risulta alquanto utile contro l’anemia. Le vitamine contenute, A, B1, B2, C, K, PP, e Acido Folico, lo rendono particolarmente benefico ed energetico.

Questo ortaggio salutare deve, però, essere preso con moderazione da chi ha problemi di colon irritabile, in quanto grandi quantità di cavolfiore possono provocare gonfiore e problemi gastrointestinali. Sempre nell'ambito delle 'controindicazioni' va tenuto presente che il cavolfiore contiene sostanze che ostacolano il lavoro della tiroide ed è sconsigliato a coloro che soffrono di ipotiroidismo; in compenso, però, il cavolo ci aiuta a rafforzare le difese immunitarie, grazie proprio all’abbondanza di vitamine, tanto che recenti ricerche hanno confermato la sua azione positiva contro il Colesterolo e l'insorgere del cancro.

Amici, a parte i tanti benefici prima indicati, il cavolfiore è utile anche per contrastare l’invecchiamento cellulare, grazie alla presenza di antiossidanti che combattono i radicali liberi, responsabili dei principali inestetismi della pelle; per questo io cavolfiore ci aiuta anche a tenere la pelle tonica, giovane e levigata. Le vitamine del gruppo B e la colina contenute in questo ortaggio. proteggono il sistema nervoso e ne garantiscono il suo sviluppo, provvedendo all’eliminazione delle tossine accumulate nell’organismo.

Inoltre, amici, il fatto che sia costituito principalmente da acqua, rende il cavolfiore un grande “amico” dell’apparato urinario grazie all’eliminazione dei liquidi in eccesso. La depurazione dell’organismo passa anche dall’azione di contrasto delle scorie. Tutto questo processo, inoltre, assicura la regolazione della pressione sanguigna, favorendo la circolazione. La presenza di acido folico, poi, lo rende un ottimo alimento della dieta “femminile”: questo nutriente, infatti, protegge le ovaie e, in caso di gravidanze, oltre allo sviluppo specificatamente cerebrale, agisce a 360º su quello del feto. E non è tutto.

Amici, i flavonoidi e il sulforafano presenti in questo ortaggio “miracoloso”, rendono il cavolo alquanto utile nell’azione di contrasto ai tumori. Il suo consumo contribuisce a prevenire la formazione delle cellule maligne e, nel caso in cui fossero presenti, il consumo del cavolfiore ne inibisce la loro riproduzione. A confermarlo è la scienza che ha individuato nell’ortaggio indoli e isotiocianati, composti utilissimi nel trattamento di tumori al seno, alla vescica, al fegato, ai polmoni o alla prostata. A confermare i numerosi benefici all’organismo umano del cavolo è anche lo studio “White Vegetables: A Forgotten Source of Nutrients”, pubblicato tra le pagine della rivista scientifica Advances in Nutrition.

Amici lettori, il modo migliore di cucinare il cavolfiore è la cottura a vapore, ideale perché consente di mantenere le sostanze nutritive necessarie ad abbassare il colesterolo. Il vapore permette infatti di non alterare troppo la qualità delle fibre vegetali presenti in questi ortaggi. Importante, però, è che la cottura non superi i 5 minuti. Inoltre - così come tutti gli ortaggi della famiglia delle crucifere - andrebbero consumati almeno due o tre volte alla settimana in porzioni abbondanti. Un ultimo consiglio: la sua acqua di cottura può essere usata a scopi terapeutici contro eczemi ed infiammazioni generiche e le foglie tritate e applicate sulla pelle del viso sono un’ottima maschera di bellezza per ottenere una pelle luminosa e liscia.

Cari lettori, VIVA IL CAVOLFIORE, e sempre grazie della Vostra gradita attenzione! A domani.

Mario

martedì, gennaio 23, 2024

L'EUROPA CHE NON FA PIÙ FIGLI RISCHIA IL COLLASSO, GIÀ ENTRO QUESTO SECOLO! LA FAMIGLIA, COME LA CONCEPIAMO OGGI, SCOMPARIRÀ. LA RAZZA EUROPEA RISCHIA DAVVERO L'ESTINZIONE.


Oristano 23 gennaio 2024

Cari amici,

Siamo in tanti, oramai, a porci una domanda alquanto preoccupante: “Come sarà il nostro mondo nel futuro prossimo”? Già entro il 2050, a sentire gli esperti, il nostro continente europeo sarà molto, ma molto diverso, da quello che vediamo oggi! Se è pur vero che siamo molto preoccupati per l’ambiente e i cambiamenti climatici, la vera emergenza europea è la “CRISI DEMOGRAFICA”, che, continuando di questo passo, porterà in tempi brevi GLI EUROPEI all'estinzione.

Una recente indagine, fatta dal quotidiano britannico THE GUARDIAN, mostra una raccapricciante immagine relativa al rinnovamento in atto nelle famiglie dei Paesi dell’Europa. Già oggi nell’UE un cittadino su tre abita in una nazione che nell’ultimo decennio ha subìto un calo della popolazione. Le migrazioni non sono riuscite a mitigarne il declino, tanto che i decessi continuano a superare le nascite in molti Paesi. Tra i 27 Paesi dell’UE, l’Italia, poi, si colloca in fondo alla classifica, insieme con Spagna e Malta.

Amici, la famiglia come viene concepita da millenni, ovvero fondata dall’unione di un uomo e una donna, a sentire gli esperti ha già iniziato il suo declino, che si accentuerà ulteriormente già dal 2050! Il grande dubbio che già inizia a preoccupare è: “ma l’uomo europeo, i cui spermatozoi sono in costante diminuzione, e quindi a rischio di sterilità, sopravviverà, oppure scomparirà, sostituito da altre razze? I dati statistici dicono impietosamente che la progressiva denatalità che colpisce ormai tutti i Paesi europei, crea il rischio estinzione, in quanto il tasso di sostituzione (o sopravvivenza nazionale) di almeno il 2.1 nati per donna, non viene raggiunto in nessuno Stato europeo!

La politica europea degli scorsi anni non ha dato peso al fenomeno, presupponendo che gli immigrati avrebbero riempito le culle vuote e sostituito gli europei nei posti di lavoro, nelle università e nelle città lasciate desolatamente vuote dalla volontaria sterilità europea. Ricambio che, però, non ha funzionato. Mentre la drammatica crisi di natalità nelle famiglie cresceva, la Commissione Europea, incurante, ha dato la precedenza alla lotta ai cambiamenti climatici. Mentre giorno dopo giorno poco importava della crisi demografica, ci si concentrava esclusivamente sui cambiamenti climatici e sull’ambiente!

L’Unione Europea spenderà centinaia di miliardi di euro nei prossimi anni per salvare dall’inquinamento il nostro continente, facendo sì che esso divenga il più pulito e meno inquinante del pianeta, ma non pensiamo, purtroppo, alle culle sempre più vuote! Perché non pensare, allo stesso modo a spendere quanto necessario per la crescita della natalità, per contrastare lo spopolamento e l’impoverimento, l’indebolimento della coesione sociale e civile causato dalla diminuzione della popolazione? Al momento, infatti, non esiste una voce nel budget europeo che preveda un significativo ‘Piano di crescita della popolazione e della coesione sociale’ del Continente!

Amici, come accennavo prima l’Italia, quanto a spopolamento, è la maglia nera in Europa. La Sardegna, poi, tra le regioni d’Italia è quella che ha la nera più nera! La nostra isola è considerata un Eden per la qualità della vita, tanto che i sardi sono uno dei popoli tra i più longevi al mondo. A questo, però, fa da contraltare il fatto che il nostro è un invecchiamento non compensato dalle nuove nascite; la popolazione della Sardegna ha un calo costante del 26% della popolazione, ed è oggi composta in larga misura da over 65 e, soprattutto, con un rapporto tra decessi e nascite che nell'ultimo decennio è passato dal +22% del 2011 al +128% sia del 2020 che del 2021.

Cari amici, de-natalità significa spopolamento, in particolare per i tanti piccoli centri (in particolare quelli dell’interno) che rischiano in poco tempo di scomparire. Un dato terrificante se pensiamo che la Sardegna, come territorio, è per estensione la terza regione italiana ma è, invece, la meno popolata! Senza una politica nazionale di sostegno alle famiglie per garantire un futuro ai figli (non nascono proprio perché, responsabilmente, i genitori non potrebbero mantenerli), la Sardegna diventerà presto un deserto! Magari preda, come in passato, di conquistatori senza scrupoli!

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 22, 2024

ORA, DOPO IL NOSTRO OK ALL’EUROPA, ANCHE IN ITALIA MANGEREMO CIBI CHE CONTENGONO LA FARINA DI 4 INSETTI: LARVA GIALLA, LOCUSTA MIGRATORIA, GRILLO DOMESTICO E VERME DELLA FARINA MINORE.


Oristano 22 gennaio 2024

Cari amici,

Come cambiano le abitudini alimentari! In passato ci meravigliava non poco il fatto che le popolazioni asiatiche mangiassero cavallette, coleotteri e formiche, provando un certo ribrezzo anche solo al pensiero, ma ora è inutile stupirsi: grazie alle insistenze dell’Europa, anche in Italia, a partire dal dicembre scorso, troveremo sui banchi dei supermercati prodotti contenenti farine di insetti, come la farina di grilli, di locuste e di vermi della farina.

Con la firma da parte del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (oltre che dai responsabili del Ministero delle Imprese e del made in Italy e del Ministero della Salute), di quattro decreti autorizzativi, in ottemperanza di altrettanti regolamenti deliberati dall’UE e vincolanti per gli Stati Membri, anche nel nostro Paese, a partire dal dicembre scorso, potranno essere commercializzate e introdotte nei cibi farine derivate da 4 insetti: larva gialla, locusta migratoria, grillo domestico e verme della farina minore.

Per la necessaria conoscenza da parte del consumatore, come ha spiegato il Ministro Lollobrigida, le confezioni contenenti prodotti a base di farine di questi insetti dovranno presentare le seguenti informazioni: tipologia di insetto presente, con il suo nome scientifico (ma anche, per volontà del Governo italiano, con la traduzione in italiano), oltre all'indicazione della quantità utilizzata e presente nei prodotti alimentari in vendita, con indicazione anche del Paese di origine dell’insetto.

L'Italia ha aderito a malincuore, anche se, come hanno precisato i funzionari dei ministeri interessati, le autorizzazioni concesse sono derivate dai regolamenti emanati dall’UE, e il Governo italiano non poteva fare altrimenti, stante l’obbligo vincolante che deriva dai regolamenti UE, gerarchicamente superiori ai decreti del nostro Paese. Il Ministro Lollobrigida ha voluto precisare che la Comunità scientifica internazionale ha da tempo riconosciuto che “gli insetti sono degli elementi naturali presenti nell’alimentazione di altre popolazioni. Noi non li abbiamo mai utilizzati nella nostra dieta, ma io ritengo che non mettano in pericolo il nostro modello alimentare”.

Indubbiamente per gli italiani inizialmente sarà uno shock di non poco conto, e per tranquillizzare i consumatori (ed al fine di evitare commistioni con altri alimenti), il Governo ha deciso di regolamentare la vendita di questi prodotti, prevedendo, nei locali di vendita al pubblico, dei comparti separati negli scaffali, segnalando appositamente i prodotti contenenti queste farine con un’apposita cartellonistica identificativa.

Amici, a prescindere dal comprensibile impatto psicologico, la prima domanda che gli italiani si pongono è: “Ma questi nuovi cibi sono sicuri? Possiamo mangiarli serenamente senza alcun rischio per la salute? Il loro utilizzo riuscirà a diminuire l’impatto ambientale oggi creato dagli alimenti proteici di origine animale come polli, ovini e bovini?”. A questa domanda ha provato a rispondere il professor Agostino Macrì, già direttore del Dipartimento di Sanità Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità e consulente per la sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori.

«La farina di grilli -ha detto il professore - che si ottiene macinando proprio le larve dei grilli, è ricca di proteine e può essere utilizzata per fare qualunque tipo di alimento come biscotti, dolci, pane, pasta. Si ottiene con una tecnica di allevamento e produzione molto precisa, e, non dobbiamo pensare che si utilizzino i grilli selvatici, in quanto il controllo è garantito. La farina prodotta a partire dai grilli è fatta seguendo sempre le medesime procedure e dal punto di vista sanitario è ineccepibile: non ci sono organismi patogeni, micotossine, metalli pesanti, idrocarburi. L’unico problema potrebbe essere rappresentato dalla chitina, proteina contenuta nel carapace dei grilli che, nelle persone allergiche, può dare manifestazioni che vanno dal semplice eritema cutaneo allo shock anafilattico, come vale per molti altri prodotti (arachidi o crostacei ad esempio)”.

Amici, ferma restando l'avversione occidentale per il consumo di insetti, in particolare per noi italiani che abbiamo sempre dato al cibo un valore qualitativo di altissimo livello, la realtà è che utilizzarli in futuro diventerà assolutamente necessario. Pertanto questo “Novel food” si estenderà nel mondo sempre di più, diventando "il cibo del futuro"! Con l'aumento della popolazione mondiale, infatti, non se ne potrà fare a meno. Inoltre, utilizzare le farine di insetti rappresenterà una soluzione necessaria anche per cercare di diminuire l'impatto ambientale causato dagli attuali allevamenti animali, che, è già stato detto, in futuro saranno ecologicamente incompatibili.

Cari amici, è con profonda tristezza che penso a “questo futuro prossimo”, essendo figlio di una generazione passata, che oggi stenta davvero a pensare che le generazioni future dovranno nutrirsi con gli insetti…

A domani.

Mario

domenica, gennaio 21, 2024

IL SOGNO DELLA PENSIONE! ECCO, PER CHI SI AVVICINA AL TRAGUARDO, UNO DEI POSSIBILI MODI DI ANDARCI PRIMA: L’ACCORDO INPS-AZIENDE NOTO COME “ISOPENSIONE”.


Oristano 21 gennaio 2024

Cari amici,

Per i lavoratori dipendenti il 2012 fu un anno che possiamo definire funesto. Il Governo italiano, presieduto da Mario Monti e con Elsa Fornero Ministro del lavoro, mise mano, per ragioni di bilancio, alla riforma delle pensioni, varando la legge 28 giugno 2012, n. 92, che modificò in modo sostanziale la normativa esistente, allungando tempi e modi per lasciare il lavoro e così ricevere la relativa, desiderata pensione da parte dell’INPS.

La riforma Fornero aveva un duplice scopo: riequilibrare la spesa pensionistica pubblica e mettere in sicurezza i conti previdenziali, rendendo sostenibile il sistema previdenziale nel lungo periodo. Il provvedimento fu chiamato “Decreto Salva Italia” perché le misure introdotte, secondo lo stesso Monti, erano finalizzate al risparmio di spesa pubblica volta ad evitare il default finanziario dello Stato Italiano nell'ambito della crisi del debito sovrano europeo. Ebbene, amici, da quel momento in poi, l’andare in pensione diventò per tutti più lungo e difficile, facendo restare al lavoro tanti lavoratori che avevano sognato una uscita già programmata e che, con grande mestizia, furono costretti a restare al lavoro.

Tuttavia, per alcuni dei numerosi lavoratori che continuavano a “macinare” giornate tristi al lavoro, la riforma Fornero previde anche una via d’uscita anticipata (creata in particolare per le aziende con molti lavoratori anziani e poco tecnologici) che, seppure non praticabile per tutti, costituì una onorevole via d’uscita anzitempo dal lavoro. Questo marchingegno fu chiamato “ISOPENSIONE”, ed divenne praticabile grazie ad un “ACCORDO” stipulato tra INPS e Azienda, con la precisazione delle particolari condizioni necessarie per la sua attuazione. Vediamole insieme.

Una volta raggiunto l’accordo con l’Inps, l’azienda provvede a invitare i lavoratori che hanno maturato i requisiti necessari (che poi precisiamo) a inoltrare la domanda di cessazione anticipata dal lavoro, in cambio del versamento un assegno di importo equivalente alla pensione futura maturata. Il costo di questo assegno resta a totale carico dell’azienda, e dovrà essere corrisposto al lavoratore per tutto il periodo di esodo fino al momento del perfezionamento dei requisiti per il pensionamento INPS.

Il lavoratore, ovviamente, resta libero di aderire o meno, e, in caso di adesione, l’azienda provvederà anche a corrispondere all’INPS la relativa copertura contributiva per gli anni mancanti, uguale a quella corrisposta quando il lavoratore era in servizio. Questa copertura garantisce ai lavoratori aderenti all'esodo anticipato i fondi pensionistici necessari al raggiungimento del diritto all'assegno di quiescenza definitivo erogato dall’INPS. Ora vediamo chi sono i lavoratori che possono beneficiare dell’ISOPENSIONE.

Possono accedere a questo “pre-pensionamento”, i lavoratori che hanno maturato i seguenti requisiti: se al lavoratore mancano al massimo 4 anni (7 anni dal 2018 al 2026) per accedere sia alla pensione di vecchiaia che a quella anticipata. L’azienda che vuole usufruire dello scivolo massimo di sette anni nel 2024 può farlo se il lavoratore ha 60 anni e 4 mesi di età e che quindi percepirebbe la pensione di vecchiaia nel 2031 a 67 anni e 4 mesi di età.

Il valore dell’assegno corrisposto dall’azienda viene calcolato in base all'importo del trattamento pensionistico che dovrebbe essere erogato nel momento di accesso alla prestazione, esclusa, però,  la contribuzione figurativa che il datore di lavoro versa per il periodo intercorrente tra l’uscita del lavoratore dall’azienda e il momento dell’ingresso tra i pensionati INPS; in sostanza la modesta differenza, tra quanto percepito e quello che il lavoratore avrebbe incassato se fosse rimasto in servizio, è dovuta alla minore contribuzione per gli anni non lavorati.

Cari amici, oggi andare in pensione come avveniva in passato è considerato solo un sogno e le poche vie possibili per cercare di ritirarsi dal lavoro in anticipo sono davvero poche! Consiglio a chi desidera fortemente andare in pensione, di consultare prima l’azienda, informandosi se esiste un possibile accordo con l’INPS, e, in caso positivo, di decidersi senza tentennamenti, perché in futuro le cose potrebbero ancora peggiorare!

A domani.

Mario

sabato, gennaio 20, 2024

IL FICO D'INDIA, UNA IMPORTANTE COLTURA CHE PURTROPPO È TRASCURATA IN SARDEGNA! MA, FORSE, LE COSE POTREBBERO CAMBIARE...


Oristano 20 gennaio 2024

Cari amici,

C’è una pianta spontanea alquanto ricca di frutti che in Sardegna cresce spontaneamente e che non richiede cure: è il FICO D’INDIA. I suoi frutti in passato non solo erano alquanto apprezzati, ma in periodi di economia scarsa (in particolare dopo la Seconda guerra mondiale) riuscivano a soddisfare anche le esigenze alimentari di chi non era proprio in grado di cibarsi regolarmente.  Questa pianta dai frutti dolci e succosi è un cactus che cresce spontaneamente nelle regioni del Mediterraneo, in Italia in particolare nelle regioni del Sud.

Attraversando la Sardegna il viaggiatore e il turista possono osservare filari interi di questa pianta, utilizzata sia per le chiusure delle proprietà che all’interno dei terreni destinati al pascolo. È così frequente imbattersi in questa pianta che troviamo ai bordi delle strade, che, nel periodo della maturazione dei frutti, viene spontanea la tentazione di fermarsi per coglierne e cibarsene! È possibile senza nulla rischiare perché nessuno si lamenterà se ne cogli!

Amici, seppure la Sardegna sia ricchissima di queste piante, vista la grande diffusione, e ovviamente dei suoi frutti, nessuno finora aveva pensato a trasformare il fico d’india da pianta selvatica in coltivata, migliorandone la qualità e selezionando le più produttive. Eppure qualcosa, anche nella nostra isola, sembra muoversi, magari pensando che in altre regioni (come la Sicilia) questa pianta è coltivata e da un buon reddito. Vediamo chi è questo pioniere che da uno dei nostri paesi dell’interno cerca di rivoluzionare la coltivazione di questa pianta.

Questo sardo rivoluzionario si chiama Ettore Boi, ha 68 anni e sta ad Ussana, dove si occupa di un'azienda agricola di tre ettari nella campagna di Su Pardu, dove in una parte coltiva fichi d'india. L’idea di occuparsi di questa coltivazione è maturata anni fa, e, anno dopo anno, applicando la scozzolatura parziale (è quell’operazione che consiste nell'eliminare la maggior parte dei fiori in modo da forzare la seconda fioritura (luglio/agosto) e riuscendo a produrre frutti di migliore qualità e dimensioni; è riuscito ad ottenere frutti addirittura 12 mesi all'anno, come Boi ha affermato convinto ad AgroNotizie, dicendo di essere alquanto orgoglioso del risultato.

La procedura della scozzolatura applicata da Boi, diversamente da quella totale applicata in Sicilia, è selettiva e parziale: "Quando in primavera tolgo le palette e i fiori appena sbocciati, non lo faccio mai radicalmente", commenta ai curiosi che gli chiedono spiegazioni. Con questo sistema l’innovativo Ettore Boi non solo riesce ad ottenere frutti fino ai primi mesi dell'inverno, ma, come ampiamente testimoniato da filmati e fotografie, la fioritura e la fruttificazione sono diventate perenni.

Ettore Boi, questo innovativo agricoltore, in precedenza coltivava agrumi nella sua azienda; poi nella sua mente balenò l’idea di occuparsi della coltivazione del fico d’india. Non cercò di improvvisare, ma studiò e si documentò per bene sui sistemi di coltivazione di questa cactacea, una pianta che nel 2017 suscitò l’attenzione della FAO per le sue potenzialità produttive in ambienti aridi, e non solo per la produzione di frutti.

Piano piano iniziò così la sostituzione delle piante d’agrumi con quelle di fico d’india, arrivando ad avere ora ben 350 piante di cultivar locali gialle e rosse e con poche spine. Il suo terreno è particolarmente adatto, essendo costituito da conglomerati, brecce e arenarie a matrice argilloso-arenacea di colore rosso-violaceo. A chi gli chiede notizie sul suo nuovo impegno, risponde che la coltivazione del fico d'India non è cosa semplice, in quanto bisogna addentrarsi pian piano nella conoscenza di questa pianta, che, comunque, può dare delle ottime soddisfazioni. "Per questo motivo - spiega Boi - porto le stesse cure ai fichi d'India, con la stessa attenzione con cui curavo e curo il frutteto".

Cari amici, la tecnica di coltivazione applicata da Boi meriterebbe di essere ulteriormente perfezionata e successivamente, magari col concorso della Regione, applicata a largo raggio nell’Isola. "Il mio desiderio – spiega Boi - è che quanto sono riuscito a fare possa essere replicato da altri, in modo che il mio lavoro non vada perso”.  Io credo che la Sardegna potrebbe recitare un ruolo di rilievo nella coltivazione del fico d’india!

A domani.

Mario