giovedì, marzo 06, 2025

L'UOMO E I RAPPORTI CON GLI ALTRI. LA PAROLA, FONTE DEL DIALOGO, È IMPORTANTE, MA L'UOMO OLTRE AD AVERE LA NECESSITÀ DI PARLARE, SPESSO, HA UN PROFONDO BISOGNO DI SILENZIO.


Oristano 6 marzo 2025

Cari amici,

Dio ha creato l’uomo dandogli un dono meraviglioso e straordinario: LA PAROLA! La parola è il fondamento della relazione umana, uno strumento che gli consente di entrare in relazione con gli altri. La parola inizia ad uscire dalla bocca del bambino già in tenerissima età, ed è la gioia immensa dei genitori sentire per la prima volta uscire dalla bocca del proprio bambino la parola papà o mamma! !Questa prima parola altro non è che l’inizio di un nuovo dialogo tra genitori e figli. Durante la nostra vita le parole le usiamo in ogni momento, e il loro insieme costituisce il linguaggio, con il quale possiamo esprimerci: possiamo insegnare, lodare o rimproverare, ordinare, accettare o negare, costruire o distruggere, perché il peso delle parole è davvero grande, è immenso!

Eppure le parole e il dialogo, non sono tutto per l'uomo. Ci sono momenti in cui ciascuno di noi sente un profondo bisogno di tacere, di restare in silenzio, senza parlare e anche senza ascoltare, ovvero si ha necessita del SILENZIO. Alla stessa stregua della parola, il silenzio è un aspetto essenziale della vita dell’uomo. Nel momento in cui scatta questo bisogno, il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di una “pausa”, di una ricarica, necessaria per rigenerare completamente il nostro corpo e la nostra mente. È come se la nostra potente macchina pensante necessitasse, per riprendersi, per ricaricarsi, di questo particolare carburante chiamato Silenzio.

A chi non è mai capitato, durante le ore di lavoro, nelle riunioni importanti, nelle discussioni animate, magari per decidere “cosa fare”, di trovarsi nella necessità di fermarsi, di allontanarsi dagli altri, quasi mancasse l’ossigeno per respirare, in particolare prima di arrivare a prendere una decisione importante? Spesso, arrivando a casa la sera, non si ha voglia di dialogare, di stare in gioiosa compagnia con moglie e figli, preferendo stare in poltrona, in silenzio a meditare, con gli occhi socchiusi, alla ricerca del pacifico silenzio rigenerante.

Diversi studiosi si sono interrogati su questo straordinario bisogno dell’uomo, come il professor Francesco Zanella, ricercatore presso l’Università di Bonn, che ha raccolto le sue ricerche in un libro “SILENZIO DELL’UOMO E SILENZIO DI DIO”. Nel libro l’autore ha evidenziato gli aspetti generali, sociali e teologici del silenzio. I primi riguardano “chi” ha bisogno di tacere, ovvero l’identità di chi tace, la scelta del momento opportuno per evitare di parlare, l’esistenza del silenzio interiore. Amici, ma perché è così importante il silenzio, perché l’uomo manifesta quel profondo bisogno di silenzio? Cosa c’è veramente dietro al bisogno e all’attrazione verso il silenzio? Forse semplicemente è il desiderio di ascoltare il miracolo dell’esistenza, ovvero il modo per ricordare che non dovremmo mai dare per scontato questo dono. Un silenzio, quello che cerchiamo, dove, finalmente, possiamo ritrovarci pienamente. Nella vita sociale, il silenzio viene utilizzato spesso come norma comportamentale, relativamente a quei rapporti con gli altri mediati dalla parola, arrivando, quando necessario, all’assenza di essa.

Secondo il professor Zanella, che nel libro mette in relazione il silenzio dell’uomo con il silenzio di Dio, il silenzio cognitivo umano è quello che testimonia l’incapacità del nostro intelletto a comprendere la natura ineffabile del Principio Supremo, mentre il nostro silenzio interiore rappresenta la quiete dell’anima che adora Dio. Quanto al SILENZIO DIVINO, questo si presenta come attributo proprio della natura di Dio. Amici, il valore del silenzio fu ampiamente riconosciuto fin dall’antichità. Ecco cosa scrisse il grande poeta greco  Pindaro: “Spesso serbare il silenzio è per l’uomo saggissimo avviso”, mentre nel libro biblico dei PROVERBI si legge: “Nella moltitudine delle parole non manca la colpa, chi frena le sue labbra è saggio”.

Cari amici lettori, ancora oggi nel Terzo Millennio che stiamo percorrendo, c’è ancora tanto bisogno di silenzio! In un mondo in cui la relazione sociale ha perso gran parte della sua umanità, essendo diventata arida ed egoistica, il bisogno di silenzio appare ancora maggiore! È il forte bisogno di guardare dentro di noi con rinnovato coraggio, per ritrovare quel necessario, grande valore (in parte perso per strada…) qual è lo straordinario miracolo della nostra esistenza! Dio, quando ci ha creato, ci voleva davvero diversi, seppure ci ha dato il libero arbitrio! Ritroviamo, quanto prima, la corretta relazione sociale amichevole e altruistica!

A domani.

Mario

 

mercoledì, marzo 05, 2025

LA SARDEGNA E LA SUA ANTICA LINGUA. L'ORIGINE E L’EVOLUZIONE DEL FAMOSISSIMO DETTO SARDO “AJÒ”, CHE DI SIGNIFICATI NE HA PIÙ D'UNO!.


Oristano 5 marzo 2025

Cari amici,

Poco tempo fa ho  dedicato alla lingua sarda un post su questo blog, analizzando la storia e le origini della parola sarda “EJA”, espressione breve ma alquanto complessa, in quanto ricca di tutta una serie di significati. Chi vuole curiosamente leggerlo questo post può cliccare sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2025/02/noi-sardi-usiamo-tutti-i-giorni-in.html. Ebbene, oggi, sulla stessa falsariga, voglio analizzare con Voi un’altra conosciutissima parola sarda AJÒ, che sicuramente, quanto ai suoi possibili significati, è un'espressione ancora più complessa. Ma proviamo a vedere insieme questa parola, partendo dalle sue possibili origini.

I sardi non sono avvezzi ad abbondare con le parole: ne usano poche, ma spesso alquanto taglienti ed efficaci, accompagnate magari da una particolare intonazione, oltre che da gesti ugualmente efficaci; ed è proprio "questo mix" di parole e gesti che che da alla parola sarda, pronunciata in diversi modi ed accompagnata dai particolari gesti che la accompagnano, significati spesso anche molto diversi. La parola che esaminiamo insieme oggi, insieme, è “AIÒ”, una parola brevissima, ma che per noi sardi riesce ad esprimere un’infinità di significati; è una specie di invito, di stimolo, di incoraggiamento o di rimprovero, un parola breve e secca, che crea tutta una serie di effetti, che vanno dalla fretta all’impazienza, dalla sorpresa all’incitamento, arrivando persino all’incredulità!

Ajò è una parola che è diventata così nota anche al di fuori dell’isola, tanto da essere diventata praticamente una specie di marchio identificativo di noi sardi! La parola  AIÒ, cari lettori, è di antica origine, tanto che gli studiosi oscillano in particolare su due diverse tesi: secondo la prima, il termine “AJÒ” potrebbe derivare dal verbo latino “ire” (andare), mentre la seconda risalirebbe ad un periodo storico antecedente a quello latino, ipotizzando addirittura che potrebbe derivare dall’assiro “AḪÛ”, che significa “essere fratelli”, “stare insieme”, “essere amici”.

Come accennato prima il linguaggio dei sardi è sintetico e criptico allo stesso tempo, in quanto non abbonda mai in troppe parole, ma colora quelle usate accompagnandole con diverse, particolari espressioni, gestuali e vocali. Si, in questo caso con la brevissima parola AJÒ i sardi riescono ad esprimere una miriade di sensazioni: non è solo un sì di assenso, ma a ben leggere anche un suo opposto! Indica meraviglia, sorpresa, curiosità, invito a fare, oppure al suo contrario, esprime incredulità per un’azione fatta male! Sono i gesti che l’accompagnano a chiarire il reale significato della breve espressione AJÒ. Nella foto a lato qualche esempio.

Questa brevissima parola, amici, è usata in tutti gli ambienti: da quelli agro pastorali a quelli da salotto. Questa sua straordinaria versatilità, pensate, viene usata dai sardi anche nei confronti degli animali. Col significato di “dai!”, “sbrigati!”, “muoviti!”, Ajò viene addirittura utilizzato per richiamare gli animali durante i trasferimenti da un podere all’altro, oppure, come avveniva ai tempi della civiltà contadina, per incitare gli animali da lavoro mentre aravano o trainavano carri e aratri. Ironicamente si può affermare che la parola Ajò può essere considerata una specie di coltellino svizzero linguistico!

Amici lettori, la parola Ajò è talmente presente nella mente e nei sentimenti dei sardi, che viene utilizzata perfino nell’italiano regionale dell’Isola. Per i sardi in effetti la parola Ajò non è solo un’espressione: è un atteggiamento, un modo di essere. È l’invito deciso del pastore che guida il gregge, l’incitamento tra amici in ritardo, l’esortazione del nonno al nipote che perde tempo, la spinta necessaria quando si deve agire senza troppe storie. Insomma Ajò è una parola che, una volta entrata nella mente, non esce più!

Cari amici, nel nostro linguaggio di cui siamo fieri e orgogliosi, nel suono così semplice di questa parola c’è tutta l’anima della Sardegna: energica, diretta, schietta, tant’è che, usata in forma di esortazione imperativa, AJÒ fa parte del motto che chiude l'inno ufficiale della Brigata Sassari, scritto nel 1994: “Ajò, Dimonios, avanti forza Paris!”.

A domani.

Mario

martedì, marzo 04, 2025

LA SARTIGLIA E IL FASCINO DEL CAVALIERE INFINITO. DA ALCUNI ANNI LA NOSTRA STRAORDINARIA SARTIGLIA SI È ARRICCHITA DI UN NUOVO PERSONAGGIO: “IL CAVALIERE INFINITO”


Oristano 4 marzo 2025

Cari amici,

È maturata nella fervida mente di quella straordinaria figura qual è FILIPPO MARTINEZ, la creazione del Cavaliere infinito. Il poliedrico personaggio oristanese, quanto ad invenzioni non è proprio secondo a nessuno (basti pensare alla creazione dell’UNIVERSITÀ DI ARISTAN, e all’invenzione del  premio “LA CAMELIA”, omaggio alle donne di Sartiglia)! Ebbene, è stato sempre lui a creare, già da qualche anno, anche la figura di un novello cavaliere, rappresentante del “GREMIO del “CAVALIERE INFINITO”. Questo straordinario, novello “Componidori”, è un mitico personaggio che rappresenta quel cavaliere universale, colui che ha ricevuto il compito di impetrare la pace e il benessere per tutta la sofferente umanità.

Anche quest’anno, dunque, durante l’intervallo tra le due SARTIGLIE (quella del Gremio dei contadini, corsa Domenica 2 marzo e conclusasi con un bottino di 18 stelle, e quella del Martedì, guidata dal Capocorsa del Gremio dei falegnami che si corre oggi), il CAVALIERE INFINITO è entrato in scena. Ieri, lunedì 3 marzo 2025, in piena notte, alle 4:00, si è sottoposto alla particolare vestizione, avvenuta nella Chiesa secentesca di San Domenico; al termine, perfettamente abbigliato da Componidori, alle ore 4:49, è salito sul suo potente cavallo e, dopo essere passato prima davanti alla statua di  Eleonora d’Arborea, è transitato davanti alla Cattedrale di Santa Maria, dove ha benedetto la città di Oristano, antica capitale del Giudicato d’Arborea, e, con essa, tutta la Sardegna.

Successivamente, sempre a bordo del suo destriero, alle ore 5:51, ovvero allo spuntare dell'alba, ha raggiunto Torregrande, dove, al galoppo sulla battigia, ha esteso la sua benedizione oltre il mare, dedicandola a tutti i popoli della Terra, in particolare quelli che in questo momento stanno patendo per le sanguinose guerre in corso, che stanno annientando tante incolpevoli popolazioni inermi. In questo Terzo Millennio, che vede un triste ritorno alle guerre fratricide in auge nei primordi dell’umanità, la figura del CAVALIERE INFINITO cerca, con l’invocazione al Supremo Dio Creatore, di riportare il mondo alla ragione.

Amici, è grazie al poliedrico Filippo Martinez che la SARTIGLIA, con la straordinaria figura del suo Capocorsa, SU COMPONIDORI, cerca di superare due remore importanti, quei due blocchi mentali, ancora in capo all’uomo del Terzo Millennio: quello della parità tra uomo e donna e quello della Universalità del bene comune, ovvero la pace, l’amicizia e la collaborazione tra i popoli della terra. In quest’ottica Filippo ha voluto inserire nella tradizionale Sartiglia di Oristano sia il premio “
LA CAMELIA”, destinata ad una donna di Sartiglia, che la figura del “CAVALIERE INFINITO”.

Si, amici, sempre ieri 3 marzo al Teatro Garau di Oristano, all’interno della manifestazione “CANTANDO A CARNEVALE, omaggio a Sa Sartiglia”, è avvenuta la premiazione della “CAMELIA 2025”, che la Priora dell'”Ordine della Camelia” e Presidente della giuria per la assegnazione del premio, Gabriella Collu, ha consegnato a Franca Fenu, straordinario personaggio che incarna il grande impegno femminile nei confronti della Sartiglia. Il premio è costituito da una bella ceramica realizzata dall’artista Alessandra Raggio.  

Amici, Franca Fenu (nella foto con Gabriella Collu) ha davvero meritato il prestigioso premio! Lei ha davvero la Sartiglia nel suo DNA: è figlia, sorella e moglie di Presidenti del Gremio dei Falegnami; tre volte Massaia Manna, cinque volte Massaiedda, ed in qualsiasi mansione svolta, ha comunque e sempre dato il massimo di sé stessa in tutti i ruoli, profondendo la sua dedizione ed il suo impegno con passione costante, per far sì che la straordinaria giostra della SARTIGLIA oristanese continuasse ad essere sempre all’altezza della sua antica tradizione e della sua fama.

Ed è così che nella splendida cornice del Teatro Garau, la serata ha visto l’alternarsi dei meravigliosi cori sardi: dal Coro oristanese Maurizio Carta al Coro Terra mea di Cagliari, dal Coro Confraternite S. Margherita di Bultei al Coro Cuncordu Sas Enas di Bortigali. Hanno aperto la serata La Corte di Eleonora, i Tamburini e i Trombettieri della Pro Loco di Oristano. Ha presentato la serata Silvia Orrù. È in questo meraviglioso contesto che si è svolta la cerimonia della premiazione della CAMELIA 2025.

Cari amici, credo che anche quest’anno LA SARTIGLIA,  tra vecchio e nuovo, abbia portato alla ribalta nazionale e internazionale la nostra città, ORISTANO, che in passato, come ben sappiamo, è stata davvero una protagonista di altissimo livello! Chiudo il post, cari lettori, usando l’augurio, come si dice in periodo di Sartiglia: “ATRUS ANNUS MELLUSU!”.

A domani cari amici lettori.

Mario

lunedì, marzo 03, 2025

IL FICO D'INDIA E LA SUA GRANDE RISERVA D'ACQUA. SONO TANTI, INFATTI, I DIVERSI, GRANDI BENEFICI DELLE PALE DI FICODINDIA IN AGRICOLTURA.


Oristano 3 marzo 2025

Cari amici,

Il FICO D'INDIA o ficodindia (Opuntia ficus-indica ((L.) Mill., 1768), è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle Cactacee; originaria del Centroamerica, si è successivamente naturalizzata, adattandosi e diffondendosi in tutto il bacino del Mediterraneo, grazie alla sua straordinaria facilità di propagazione; in Italia si è diffusa soprattutto nelle regioni centro meridionali. L’Opuntia è presente in più di 300 specie, non ancora tutte ben identificate per la facile ibridazione e riproduzione indistinta per via sessuale e vegetativa. Insomma, l’Opuntia ficus indica è oggi la specie più coltivata al mondo.

L’Opuntia è una pianta resistentissima, tanto da essere definita come uno dei “campioni del metabolismo vegetale”, grazie agli adattamenti continui avvenuti nei milioni di anni di vita in ambienti estremamente aridi. In campo agricolo questa pianta col passare del tempo ha avuto utilizzi incredibilmente utili, anche di natura alimentare, in particolare in zone dotate di scarse risorse, in particolare d'acqua, ovvero nelle zone aride, come nel nostro Meridione, Sardegna compresa. In Sudamerica, in particolare in Cile, per esempio, il Ficodindia viene utilizzato per la produzione di energia dalla sua biomassa, ma i suoi utilizzi sono indubbiamente molti altri

Nell'assetato nostro Sud, invece, uno dei particolari utilizzi di questa pianta, per sopperire ai lunghi momenti di siccità, è quello di utilizzare la larghe foglie della pianta (i cosiddetti CLADODI) per fare da “portatrici d’acqua” ad altre piante, quando per esempio si trapiantano diversi tipi di vegetali, quando questi che non possono godere regolarmente delle necessarie innaffiature. Quando degli alberelli vengono trapiantati in luoghi dove l'acqua non arriva regolarmente, si usa un particolare metodo: collocare nel punto prescelto per il trapianto delle pale di ficodindia tagliuzzate in pezzettini a a circa mezzo metro di profondità, accanto alle radici del piccolo albero.

Queste pale, infatti, conosciute tecnicamente come CLADODI, contengono una sostanza chiamata mucillagine, alquanto densa e ricca d’acqua; questa linfa è capace di dare e mantenere la giusta umidità alle radici della piantina in corso di attecchimento, consentendo al terreno di trattenere per lungo tempo l’acqua e l’umidità rilasciata lentamente dai Cladodi; in questo ingegnoso modo si permette all'alberello di assorbire lentamente l’acqua necessaria al suo sviluppo, che può durare addirittura fino a 5 anni! A pensarci è davvero una cosa straordinaria!

Ecco un altro metodo utilizzato nel Salento. Qui gli agricoltori salentini utilizzano i cladodi per riparare le giovani piantine di pomodoro, sia dalla salsedine che dal vento. Queste pale di ficodindia quindi risultano utili sia per fare ombra alle piantine, sia nutrendole con le goccioline d’acqua che fuoriescono dai cladodi e finiscano direttamente sulle radici. Quando le piantine crescono, e raggiungono una certa matura indipendenza, le protezioni offerta dalle foglie del ficodindia vengono tolte. Quest’ingegnoso sistema evidenzia una conoscenza profonda del territorio, del clima e delle necessità delle piante che lo popolano.

Amici, nel mondo della natura, se l’uomo è intelligente e riesce a comprendere il ciclo naturale della vita vegetale, 0sserva e rispetta la particolare connessione tra specie diverse; in questo modo ottiene un utilizzo intelligente dell’una nei confronti dell’altra. L'applicazione di questo sistema, che possiamo definire "un’agricoltura a consumo zero di energia", utilizza al meglio le risorse, perché le goccioline d’acqua che la foglia di fico d’india raccoglie, grazie alla variazione di umidità tra il giorno e la notte, permettono, alla giovane piantina di pomodoro, di nutrirsi e all’agricoltore di non sprecare risorse idriche.

Alquanto sagge le parole di Francesco Paolo Pizzileo, scrittore e poeta pugliese, quando scrive: “Questa non è solo agricoltura a consumo zero di energia e senza concimi chimici, ma anche cultura, scienza, sapienza e arte.” Sono parole sagge, parole piene d'amore per la propria terra. Questo scrittore ha anche ideato un interessante progetto, definito “Transumanze poetiche”, messo in atto per condividere interessanti momenti di poesia rivolta alla natura, spostandosi tra masserie, antichi tratturi, nella terra dei Trulli e delle gravine. Un vero poeta, amante della natura!

Amici, la corretta gestione dell'acqua, in agricoltura è una delle risorse fondamentali, in particolare per il futuro. Si, è una risorsa che, col cambiamento climatico, potrebbe essere molto più importante di quanto lo sia mai stata. Attualmente la maggior parte dell'acqua dolce disponibile (ca. il 70%) viene usata per irrigare. E a livello mondiale non si pensa che si possa dedicare molta più acqua all'agricoltura di quella che si usa ora. Il che considerando che si stima che la popolazione mondiale salirà presumibilmente a 7 miliardi di esseri umani, e che nei prossimi 25 anni, dunque, potrebbe aumentare di altri 2-3 miliardi, sarà un grave problema da risolvere.

Una soluzione sicura non c'è, ma, se ci sarà, quasi sicuramente prenderà molte idee dalla permacultura, o in generale dall'agricoltura biologica o rigenerativa in senso lato. Le previsioni climatiche per il bacino del Mediterraneo sono particolarmente preoccupanti. Si prevede, infatti, che molte zone andranno incontro a desertificazione, o comunque ad un generale inaridimento. In Italia questo dovrebbe succedere soprattutto al sud. Visto come si è gestita finora l'acqua, abbiamo molte opportunità di migliorare, e di molto. Una delle ipotesi per il nostro clima prevede precipitazioni molto intense in certi periodi dell'anno, seguiti da periodi anche lunghi di siccità.

Cari amici, quanto alla nostra Sardegna sappiamo bene che di piante di ficodindia ne abbiamo davvero una grande quantità! Questo ci consentirebbe di utilizzarli  proficuamente, come grande risorsa naturale per contrastare i periodi di siccità, favorendo così l'attecchimento di nuove piante. La natura, sapientemente utilizzata, è stata sempre provvida di risorse! Utilizzarle senza eccedere, senza strafare, sarà l’imperativo che dovrà guidarci in questo difficile millennio che stiamo percorrendo!

A domani.

Mario

 

domenica, marzo 02, 2025

ELON MUSK, “GENIO (...MA FORSE PIU' CHE ALTRO MANIPOLATORE) DEL TERZO MILLENNIO”, LANCIA “GROK-3”, LA SUPER INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE VUOLE METTERE ALL’ANGOLO LE ALTRE.


Oristano 2 marzo 2025

Cari amici,

L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, che piaccia o non piaccia non fa differenza, sta comunque invadendo il mondo. Il problema è più serio di quanto possiamo credere! E la battaglia per la sua affermazione, manovrata da uno stuolo di super potenti del mondo, in realtà è solo agli inizi. Assistiamo, infatti, a continui annunci di ulteriore, straordinaria capacità di autonomia gestionale, in capo all’intelligenza artificiale, che, giorno dopo giorno sta raggiunto traguardi impressionanti. Le principali aziende tech, da OpenAI a Google, da Anthropic a DeepSeek, si sfidano senza esclusione di colpi per dimostrare che il loro modello è il più avanzato e potente. Ma di recente nella tenzone è entrato, quasi a gamba tesa, Elon Musk, che, con la sua startup XAI, ha lanciato un forte “guanto di sfida” ai contendenti, alzando ulteriormente l'asticella, presentando al mondo un particolare tipo di Intelligenza Artificiale assolutamente rivoluzionaria: il suo chatbot GROK-3.

Questo straordinario chatbot GROK-3 (giunto alla terza versione), si preannuncia come un cervello artificiale straordinariamente avanzato, che mette gli avversari al tappeto. Il lancio ufficiale è avvenuto negli Stati Uniti e Musk ha dichiarato, in un post sul suo profilo X: “Grok-3 sarà l'intelligenza più avanzata sulla Terra“, accompagnando l’annuncio con la promessa di una performance che metterà in ombra qualsiasi altra I.A. attualmente disponibile. Per chi vuole al momento testarla, in attesa della versione 3, è disponibile gratuitamente, da qualche mese, su X la versione 2. Per accedervi, basta andare sul profilo e trovarla tra le opzioni, dove gli utenti possono generare testi e immagini senza costi.

L’impegno di Musk nella creazione della “più potente intelligenza artificiale” è ormai ben noto nel mondo. Durante il World Government Summit di Dubai, l'uomo aveva già anticipato che il progetto era quasi completato e che il lancio sarebbe avvenuto a breve. “Siamo alle fasi finali di messa a punto di Grok-3”, aveva dichiarato, aggiungendo che la presentazione sarebbe avvenuta entro una o due settimane. Le sue parole hanno creato grandi aspettative, con Musk che ha sottolineato le “capacità di ragionamento avanzato” di Grok-3, definendolo superiore a qualsiasi altro sistema conosciuto.

Il guanto di sfida è stato dunque lanciato in forma ufficiale ai giganti dell’A.I., come OpenAI con ChatGPT, Google con Gemini, Anthropic con Claude e la cinese Deepseek. Ma in tanti si chiedono con curiosità: cos’ha di speciale Grok-3? Le principali novità riguardano la capacità di Grok-3 di analizzare e correggere i propri errori. Un dettaglio che potrebbe davvero fare la differenza nel mondo delle I.A. Come spiegato dallo stesso Musk, Grok-3 è stato addestrato utilizzando “dati sintetici”, una scelta che lo differenzia dalle altre intelligenze artificiali, le cui informazioni provengono dal mondo reale. I dati sintetici permettono di superare i limiti dei dati reali, come i pregiudizi nei dataset e le problematiche legate alla privacy.

Musk, oltre al fenomenale aggiornamento con Grok-3, ha presentato anche un'innovazione parallela: DeepSearch, un potentissimo motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, progettato per offrire risposte più trasparenti e ragionate rispetto agli attuali standard. DeepSearch, infatti, non si limita a fornire i risultati ai richiedenti; come viene spiegato dagli esperti, nel processo di comprensione alle domande poste, DeepSearch, prima di rispondere, effettua un ragionamento logico, rendendo la ricerca effettuata online più congrua, interattiva e sofisticata. Insomma, davvero impressionante!

A sentire tutto questo sembra quasi di entrare nel mondo della fantascienza! Basti pensare che questa innovazione consente a Grok-3 di migliorarsi autonomamente in modo costante, aumentando così la sua coerenza logica e la capacità decisionale. Insomma, amici, un chatbot che non solo risponde, ma è in grado di evolversi costantemente. C’è da restare senza parole, e Musk (ecco perché io lo considero un moderno (...ancorché pericoloso) genio della lampada) ha sempre sottolineato che l’obiettivo di X.AI non è solo quello di creare un’intelligenza artificiale potente, ma di rivoluzionare il nostro approccio all’A.I. stessa.

Cari amici, a me l’idea che l’Intelligenza Artificiale possa evolversi autonomamente, risolvendo. senza l’intervento umano dei problemi messi sul tappeto, preoccupa non poco! Ho già scritto diverse volte su questo blog che l’A.I. potrebbe, anziché essere a disposizione e al servizio dell’uomo, arrivare, SENZA SE E SENZA MA, a dominarlo, e, finanche a distruggerlo. La prima cosa da fare – a mio avviso – (pensiero condiviso da molti esperti) è quella di studiare dei particolari blocchi, che possano evitarne la totale autonomia, in modo che l’ultima parola spetti sempre all’uomo!

A domani.

Mario

sabato, marzo 01, 2025

LA SOLITUDINE: IL TERRIBILE MALE DEL TERZO MILLENNIO. PERDERE I CONTATTI SOCIALI È CAUSA UNA LUNGA SERIE DI MALATTIE.


Oristano 1° marzo 2025

Cari amici,

Inizio le mie riflessioni di Marzo parlando con Voi di un serio problema che riguarda in particolare gli anziani: la SOLITUDINE. In un'Europa dove la natalità è in costante diminuzione (in Sardegna il calo è addirittura impressionante), gli anziani vivono una vita fatta in gran parte di solitudine, vissuta soprattutto in piccoli paesi anch'essi destinati all'estinzione. Chi governa la Comunità poco fa per un possibile cambio di rotta, sottovalutando un problema serissimo. 

In ogni paese, piccolo o grande che sia, questo stuolo di persone che vivono la terza età, si avviano verso una vecchiaia triste e sconsolata entrando nel tunnel della SOLITUDINE. Un male, quest'ultimo, spesso sottovalutato, mentre invece è un male alquanto insidioso, che alimenta numerose altre problematiche. Vivere isolati dal contesto sociale, trascorrere le giornate dentro il rifugio domestico, comporta, lentamente ma inesorabilmente, modifiche nell'organismo, tali da condurre ad una lunga serie di patologie, minando così irrimediabilmente la nostra salute. I diversi studi sull’isolamento, praticato in particolare dagli anziani, ha dimostrato un sicuro rapporto di concausa tra la praticata solitudine e le diverse malattie successivamente sofferte.

Il gruppo di ricercatori, guidati dalla PhD Yannis Yan Liang, docente neuropsichiatra,  ha cercato di fare luce sul triste fenomeno della solitudine, cercando il possibile collegamento con le malattie successivamente sopravvenute; non riuscendo, però, a dimostrare il diretto rapporto di causa-effetto tra solitudine e malattie, hanno continuato la ricerca combinando dati genetici, abitudini e dati riguardanti la salute dei partecipanti alla ricerca, monitorandoli poi in continuazione per un lungo periodo: una media di oltre 12 anni.

Lo studio ha analizzato l'associazione tra la solitudine e 56 malattie diverse: per 30 di queste, soprattutto disturbo da stress post-traumatico, depressione, ansia, schizofrenia e broncopneumopatia cronica ostruttiva (una malattia che causa difficoltà a respirare), è emersa una forte correlazione tra solitudine e aumento del rischio. Liang e colleghi hanno quindi scavato più a fondo, analizzando anche i dati genetici disponibili per 26 delle 30 patologie: i risultati negano l'esistenza di una relazione diretta di causa-effetto per almeno 20 disturbi su 26, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e malattie epatiche croniche. Da ciò, i ricercatori hanno capito che la solitudine non è una causa diretta ma è senza dubbio un'importante concausa, per quanto riguarda lo stato di salute di un individuo.

Amici, nel mondo sono diversi gli studi inerenti la solitudine. Dei ricercatori irlandesi, svizzeri, francesi, statunitensi e cinesi, per esempio, cercando di approfondire il legame tra solitudine e insorgenza di malattie, hanno combinato i dati di 21 studi sull'invecchiamento in tutto il mondo, rilevando un sicuro legame tra solitudine, demenza e declino cognitivo. "Esistono diversi tipi e fonti di solitudine che possono influenzare i sintomi cognitivi lungo il continuum della demenza", ha dichiarato in un comunicato la professoressa Martina Luchetti, autrice principale dello studio e assistente presso la Florida State University negli Stati Uniti.

Amici, sintetizzando credo si possa dire che LA SOLITUDINE, nella mezza età e nella vecchiaia, aumenta il rischio di demenza senile del 31 per cento, come ha rilevato una nuova importante analisi condotta su quasi 609mila persone in tutto il mondo. Per la demenza, poi, non esiste una cura, nonostante colpisca circa 7,9 milioni di persone nell'Unione Europea. Certo, tante le concause, dai fattori genetici allo stile di vita, dalla scarsa attività fisica al fumo, dal consumo di alcolici, alla qualità dei nostri legami sociali.

Lo studio prima ricordato, pubblicato sulla rivista Nature Mental Health, ha rilevato che la solitudine aumenta il rischio di demenza per tutte le cause di Alzheimer e di demenza vascolare, un rischio maggiore per gli anziani con diabete o obesità. Inoltre, aumenta del 15 per cento il rischio di deterioramento cognitivo, un problema più generale che comprende la perdita di memoria e la difficoltà a prendere decisioni, concentrarsi o portare a termine le attività. I risultati sono stati confermati anche quando i ricercatori hanno preso in considerazione la depressione, l'isolamento sociale e altri potenziali fattori di rischio.

Cari amici, isolarsi, chiudersi al mondo, rallentare o eliminare i rapporti sociali, sono una “Spada di Damocle” che noi stessi appendiamo sul nostro capo! Credo che ci sia un’unica soluzione: volersi bene e voler bene agli altri, con l’incontro e la condivisione! L’età senile non è un’età facile, e proprio per questo deve essere vissuta con gli altri, aiutandosi e sopportandosi a vicenda, perché solo insieme sarà possibile affrontare il percorso finale, trascorrendo una vecchiaia serena! Molto dipende da noi!

A domani.

Mario