mercoledì, maggio 05, 2021

INSERIRE IL PESCE NELL'ALIMENTAZIONE FA BENE, MA ATTENTI AL MERCURIO. LA PRESENZA OLTRE MISURA DI QUESTO METALLO PUÒ DANNEGGIARE IL CERVELLO, IL SISTEMA NERVOSO E L’APPARATO DIGERENTE.

Occhio al mercurio nel pesce...

Oristano 5 maggio 2021

Cari amici,

Integrare la nostra dieta quotidiana con il pesce è sicuramente salutare, in quanto, al contrario della carne, il pesce contiene tutta una serie di sostanze benefiche da non sottovalutare. Mangiare pesce, dunque, fa bene, anzi benissimo! È un alimento perfetto per le diete, oltre ad apportare dei nutritivi fondamentali al nostro organismo. Purtroppo, però, dopo aver profondamente inquinato i nostri mari, dobbiamo prendere atto che nei pesci che normalmente mangiamo, la quantità di mercurio contenuta sta raggiungendo livelli particolarmente preoccupanti e pericolosi.

Pericoli di certo da non sottovalutare, in quanto le concentrazioni di metilmercurio presenti in molti dei pesci che consumiamo sono eccessive e possono danneggiare il nostro apparato digerente e creare gravi danni al sistema nervoso (in particolare quello in formazione e sviluppo nei bambini e nascituri). Le analisi portate avanti hanno studiato numerose specie di pesci, arrivando alla conclusione che alcune specie ne assorbono di meno e che quindi noi dovremmo privilegiare nella nostra dieta, che, tra l’altro, in questi ultimi anni ha incluso una maggiore alimentazione a base di prodotti ittici.

Amici, purtroppo, come avviene per molte cose, inutile lasciarsi catturare dalla “paura gratuita”, immotivata, in quanto risulterebbe Inutile e dannosa. Dobbiamo, partire, invece, osservando con attenzione i dati rilevati dalle serie analisi effettuate sul mercurio contenuto. L'ultimo aggiornamento disponibile pubblicato dall'Efsa (l'Autorità europea di sicurezza del cibo), completa i pareri già espressi nel 2003 e nel 2010. Vengono confermati i limiti già ipotizzati, ovvero il limite di 1,3 microgrammi di mercurio tollerabili dal nostro organismo per chilogrammo di peso corporeo. Tradotto in pratica, significa che è consigliabile consumare pesce non più di tre volte la settimana.

Le analisi più dettagliate si sono concentrate in particolare sulla zona mediterranea, in Paesi come Italia, Spagna e Grecia, dove il consumo ittico è molto maggiore rispetto al resto del continente europeo. Questi studi, commentati anche dall'Istituto superiore di Sanità, hanno confermato che il contenuto di mercurio nei diversi tipi di pesce cambia a seconda della specie ittica: i pesci predatori di grossa taglia, come il pece spada, il tonno, il luccio, il merlano, la verdesca e il merluzzo, ne contengono in dosi particolarmente concentrate. Meglio limitare (non eliminare del tutto, quindi) il loro uso in cucina.

Per rendere il problema più pratico, possiamo affermare che sia sufficiente una sola porzione di pesce come lo spada o la verdesca, intorno ai 60 grammi per i bambini e massimo 150 grammi per gli adulti a settimana; con queste dosi si raggiunge l’equilibrio, senza superare il tasso di metilmercurio tollerabile dal corpo umano. Quindi è meglio variare. Si possono tranquillamente consumare più volte alla settimana pesci più piccoli come trote, sardine, sgombri, platesse e salmone. Per riepilogare, dovrebbe essere limitato ad una sola volta nei sette giorni il menu a base di spada, tonno rosso, verdesca, smeriglio, palombo, luccio e pesci predatori simili.

Una particolare attenzione, inoltre, va riservata alle donne incinte, che dovrebbero evitare queste specie di grosso taglio del tutto. Gli studi disponibili consigliano di inserire il pesce nella propria dieta perché è ricco di proteine facilmente digeribili, di vitamine del gruppo B, D e A e di acidi grassi Omega 3 con benefici effetti sul cuore e sulla regolazione del colesterolo. La gravidanza e l’allattamento, però, costituiscono i periodi più critici per la tossicità del metilmercurio. Questa sostanza è in grado di superare la barriera cerebrale e quella placentare causando danni a carico del sistema nervoso centrale e dello sviluppo del feto: alte dosi causano ritardo mentale grave del nascituro, dosi più basse provocano alterazioni dello sviluppo psicomotorio.

Cari amici, se è pur vero che l’alimentazione a base di pesce risulta per il nostro organismo alquanto benefica, considerata anche la preziosa presenza degli Omega-3, prestiamo grande attenzione alla scelta del pesce che andiamo a comprare in pescheria. Si, perché, come accennato prima, il mercurio in eccesso crea alterazioni della funzionalità renale, della memoria, problemi motori e della coordinazione. È documentata l’associazione tra l’esposizione al metilmercurio e le malattie cardiovascolari (JECFA, 2007) anche se è noto l’effetto benefico del consumo di pesce (presenza di acidi grassi omega 3) che almeno in parte contrasterebbe l’azione del metilmercurio sul sistema cardiovascolare. Un’azione di contrasto è svolta anche dal selenio presente nell’ambiente o negli alimenti.

Che dirvi, amici, prestiamo sempre la massima attenzione alla nostra alimentazione, se vogliamo trascorrere una vita più serena e in salute!

A domani.

Mario
I diversi livelli di mercurio

martedì, maggio 04, 2021

LO STRESS? SI COMBATTE PRATICANDO LA “MINDFULLNESS”, CHE CONSENTE DI RAGGIUNGERE UNO STATO DI RELAX CHE AIUTA A RIDURRE LO STRESS.


Oristano 4 maggio 2021

Cari amici,

Non è semplice dare una definizione precisa del concetto di “Mindfulness”, ma si può certo affermare, che la più chiara (e famosa) definizione è quella data dal biologo Jon Kabat Zinn, ideatore del programma “mindfulness based stress reduction” (MBSR), che si può semplicemente tradurre in “ridurre lo stress mediante la consapevolezza”. Che lo stress sia oggi uno dei più grandi problemi che assillano l’umanità, in particolare la classe produttiva, è un fatto più che noto, e sulla soluzione del difficile problema, scienziati e ricercatori, continuano a darsi da fare.

Jon Kabat Zinn afferma che la mindfulness altro non è che la consapevolezza presente, intenzionale e non giudicante del proprio stato. Ciò sta a significare che i nostri pensieri devono restare concentrati su ciò che sta accadendo dentro e intorno a noi, consentendoci di assistere, seppure con grande attenzione, agli eventi esterni senza giudicarli o etichettarli; insomma, ci dobbiamo abituare ad agire con consapevolezza, invece di reagire istintivamente.

In sintesi, il nostro stato di vigile coscienza deve restare distante da tutto il resto, perché solo in questo modo possiamo percepire quanto succede all’esterno nel modo giusto e prenderne coscienza durante le nostre faticose giornate. Esercitando questo stato mentale di giusta consapevolezza, eviteremo quelle situazioni di forte stress che ci turbano, in quanto la mindfulness aiuta a prendere le distanze dai preoccupanti pensieri. Praticare questo esercizio mentale ci consentirebbe quindi di evitare le reazioni automatiche e stressanti che di norma scattano, mentre il nostro calmo agire consapevole ci consentirà di gestire il problema nel modo migliore.

In realtà, l’applicazione della “Mindfulness” non è una pratica dell’era moderna: il Satipatthana Sutta, ovvero il discorso di Buddha sui quattro fondamenti della consapevolezza, è da sempre alla base del buddismo; è quella consapevolezza che viene considerata un passo essenziale per raggiungere la salute e la libertà mentale. Questo ha fatto sì che alcune pratiche di mindfulness vengano utilizzate anche nella medicina tradizionale cinese per la cura di determinate malattie. Nonostante ciò, ci sono voluti alcuni secoli prima che la medicina e la psicologia occidentale si avvicinassero alle conoscenze ed esperienze delle tradizioni orientali.

Iniziò proprio Jon Kabat Zinn, alla fine degli ’70 del secolo scorso, a cercare di divulgare in Occidente gli studi scientifici sulla mindfulness e gli effetti derivanti da questa antica pratica. Molti studi clinici hanno constatato i numerosi effetti positivi derivati dalla meditazione, oltre al raggiungimento di una maggiore consapevolezza nell’applicazione di questo strumento. Credo che il vero manager dovrebbe entrare in questa dimensione meditativa, che lo aiuterebbe a svolgere il suo lavoro con più serenità e soddisfazione.

Cari amici, l’applicazione della mindfulness porta il soggetto all’autoefficacia; invece di lasciarsi sopraffare dai pensieri e dai sentimenti, gli esercizi di consapevolezza gli forniscono gli strumenti per rimanere concentrato sul problema. La mindfulness, è dimostrato, risulta efficace sul proprio stato di salute, come viene riconosciuto ampiamente nel campo della psicologia. Riepilogando possiamo affermare che, in primis, è uno strumento che aiuta ad affrontare meglio lo stress, in quanto la nuova consapevolezza aiuta a vivere meglio il momento presente, evitando di perdersi nei propri pensieri. Secondo alcuni studi, le tecniche di mindfulness permettono di migliorare non poco la salute mentale

A seguire, questa pratica aiuta ad aumentare l’attenzione e le proprie prestazioni. Aumentando l’attenzione, il soggetto tende a distrarsi di meno, riuscendo a tenere sotto controllo la sua mente; la mindfulness, oltre la concentrazione, favorisce l’empatia. Aiuta, infatti, a modificare le nostre immediate percezioni: invece di giudicare e reagire ciecamente al comportamento del nostro prossimo, ci consente di osservarlo, comprendendone così le reali motivazioni e arrivando poi, se del caso, all’accettazione. E non è tutto, amici.

Secondo i ricercatori dell’Università di Cleveland, la meditazione giornaliera può rafforzare il sistema immunitario. Nei pazienti che praticavano regolarmente la meditazione mindfulness sono state rilevate meno sostanze infiammatorie rispetto al gruppo di controllo. Altro fattore importante è che la mindfulness aiuta a risolvere i problemi di insonnia. Pare dimostrato che coloro che praticano la mindfulness riposano meglio, dormendo più profondamente e più a lungo.

Cari amici, studi recenti hanno anche messo in luce che la mindfulness crea un’influenza alquanto positiva sul nostro cervello. Nei soggetti che praticavano regolarmente gli esercizi previsti, o avevano seguito corsi speciali di MSR (mindfulness stress reduction), diversi studi e meta-analisi hanno osservato un aumento della materia grigia; questa è una parte del sistema nervoso centrale coinvolta nella trasmissione degli stimoli.

Che aspettate, amici, ad iniziare a praticarla?

A domani.

Mario


 

lunedì, maggio 03, 2021

ANDIAMO ALLA RISCOPERTA DELL'OLIO DI OLIVASTRO, USATO FIN DALL'ANTICHITÀ PER SCOPI MEDICINALI, COSMETICI E RELIGIOSI.


Oristano 3 maggio 2021

Cari amici,

L’ulivo, la straordinaria pianta che ci regala il famoso “Olio extravergine di oliva” ha un antenato illustre, sopravvissuto ai millenni e ancora oggi presente anche nella nostra Sardegna: l’Olivastro. Pianta rustica, che vive anche migliaia di anni, ha esemplari ‘vegliardi’ nell’isola, considerati dei veri fossili viventi. Si, l’olivastro è sopravvissuto perché, a mio avviso, risulta tenace e resiliente, oltre che in possesso di sostanze molto utili al nostro organismo. Per questo il mio post di oggi l’ho voluto dedicare a questa pianta.

L'olivastro di S.M. Navarrese

L’olivastro (Olea europea L. varietà olivaster), è una pianta spontanea, con portamento arbustivo da boscaglia, che cresce spontaneamente nella macchia mediterranea, ambiente tipico delle zone costiere di questo mare in particolare, oltre che nel nostro Meridione, in Grecia, Siria e Asia minore. Albero che può arrivare anche a cinque-sei metri d’altezza, ha i rami spinosi e i frutti piccoli, con colorazione alla maturazione tra il violaceo e il rossastro; le drupe hanno un gusto assai aspro e amaro e si ritiene che anche l’uomo nuragico ricavasse da queste il primo olio per alimentarsi. Detto anche Oleastro, è abbastanza diverso dall’Olivo, sia per la conformazione delle foglie che per i frutti, ma anche per la maggiore resistenza ai parassiti e alle intemperie dei rigidi inverni.

Il giardino di Psiche, storia dell'ulivo

Gli antichi greci erano soliti coltivare l’olivastro con passione e devozione, trattandolo come un albero sacro, di cui era proibito il danneggiamento; bastava sradicare anche un solo albero e la pena comminata al malcapitato era quella dell’esilio. Con l’olio ricavato da questa pianta in passato ci si ungeva il corpo e si curavano i suoi mali, ma era usato (e lo è anche oggi) per preparare gli olii rituali, in particolare quelli della tradizione cristiana.

L'olivastro di Luras

Gli olivastri sono presenti in Sardegna fin da epoca nuragica; lo dimostrano gli esemplari millenari ancora presenti nella nostra isola, come l’olivastro di Luras, che si staglia possente nel cielo, dall’alto delle sua veneranda età, calcolata in oltre 4mila anni! L’uomo nella sua evoluzione ha poi selezionato col passare del tempo le varietà di olivastro, scegliendo solo quelle dotate delle caratteristiche migliori, arrivando così a coltivare così l’olivo attuale, quello proprio dei giorni nostri.

Amici, di olivastro e di olivo ho parlato già a lungo su questo blog; per esempio con il post del 28 dicembre 2013, che, chi vuole può leggerlo o rivederlo cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2013/12/dallolivastro-allolivo-la-lunga-storia.html. Oggi però voglio parlare compiutamente della bontà e delle virtù dell’olio che si ricava dall’olivastro, che già gli antichi popoli del Mediterraneo usavano per scopi medicinali, cosmetici e religiosi. È un olio di gran pregio, quello ricavato dall’olivastro, che può essere a tutti gli effetti classificato come “olio extra vergine”, avendone tutte le caratteristiche.

Si, amici, anche dalle varietà spontanee come gli olivastri si possono ottenere anche oggi nel terzo millennio, oli extravergini di ottima qualità. In Sardegna lo possono garantire i piccoli produttori oleari dell’Ogliastra (pensate che lo stesso nome Ogliastra potrebbe derivare da ‘Olivastri’, di cui questa zona è ricca) come Domenico Melis, la cui azienda produce oli che, in quanto ad acidità e numero di perossidi, rispettano i requisiti di legge per gli oli extravergini. Ma l’olio ricavato dagli olivastri ha ben altre caratteristiche, rispetto agli altri extra vergini, tanto da farne un prodotto praticamente unico!

Uno studio, pubblicato di recente sulla rivista MDPI Applied sciences, ne ha valutato la composizione. L’olio di olivastro è ricco di grassi monoinsaturi o MUFA (71,9-73%) che, diversamente dai grassi saturi o SFA (16,9-18,2%), non influiscono negativamente sulla salute delle arterie, anzi possiedono effetti protettivi. I grassi monoinsaturi e in particolare l’acido oleico, che nell’olio di olivastro è presente per il 68,9-70,6%, infatti aiutano a mantenere pulite ed elastiche le arterie, favorendo un adeguato apporto di sangue al cuore e al cervello.

Quest’olio, perciò, può contribuire ad abbassare il rischio di malattie cardiache e cerebrovascolari, in considerazione anche delle altre sostanze benefiche presenti. Si tratta degli steroli vegetali, della vitamina E e dei polifenoli. Gli steroli vegetali e in particolare il β-sitosterolo, che è il più abbondante, contribuiscono a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo perché ne riducono l’assimilazione. La presenza poi di vitamina E e dei polifenoli aiuta a proteggere le cellule opponendosi alle LDL (il “colesterolo cattivo”) e ai radicali liberi. In questo modo contrastano la formazione delle placche di colesterolo e il conseguente ispessimento delle arterie (aterosclerosi) che aumenta il rischio d’infarto e ictus.

Come usare, dunque, l’olio di olivastro in cucina? Essendo molto simile all’olio extravergine di oliva, è l’ideale per condire a crudo contorni e antipasti; la cottura, infatti, lo impoverisce di antiossidanti. Quanto alle dosi giornaliere consigliate, sono le stesse dell’olio extravergine di oliva; come suggerisce la dieta mediterranea, 3-5 cucchiai di olio di olivastro al giorno.

Cari amici, se badiamo davvero alla nostra salute, credo che, seppure sopportando un costo superiore rispetto agli altri olii EVO, valga davvero la pena di provarlo e consumarlo questo particolare olio.

A domani.

Mario

domenica, maggio 02, 2021

LA RESA DI MAURO MORANDI: DOPO 32 ANNI, ANGUSTIATO DALLA BUROCRAZIA, HA DECISO DI ABBANDONARE L'ISOLA DI BUDELLI.

Uno sguardo...prima dell'addio

Oristano 2 maggio 2021

Cari amici,

Le lotte, purtroppo, non finiscono come nelle favole “E vissero tutti felici e contenti”. Spesso a soccombere è il piccolo “Davide”, non certo il “Golia”, rappresentato, come in questo caso, dalla rigida legge e dalla burocrazia, che non perdona  mai e che non concede “eccezioni”, seppure a volte più che giustificate. Oggi voglio parlare nuovamente con Voi di Mauro Morandi, il solitario abitante della più bella isola dell’arcipelago della Maddalena, Budelli, perla incantevole con una spiaggia che tutti al mondo vorrebbero visitare: la sua spiaggia rosa. La storia di Mauro comincia in questo paradiso 32 anni fa.

Sulla storia di questo personaggio, definito anche il “Robinson Crusoe” dell’Arcipelago de La Maddalena, ho avuto già occasione di scrivere un post su questo blog in data 2 dicembre del 2018, quando ricevette dall’Ente Parco l’avviso di sfratto e l’ordine di lasciare l’isola di Budelli. Chi è curioso può andare a leggere, o rileggere quanto allora scrissi, cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.com/2018/12/mauro-morandi-avviso-di-sfratto-al.html.

L’uomo, che era arrivato nell’isola nel 1989, era approdato casualmente a Budelli; la sua intenzione, schifato da una vita assillante, era quella di abbandonare il mondo per trascorrere una vita da eremita, dopo essere stato docente di Educazione fisica, oltre che ex atleta; Morandi, originario di Modena, non sopportando una vita caotica e alienante, era alla ricerca di una vita di riflessione interiore, di semplicità, rude e spartana. Una decisione lucida, seppure sofferta la sua, quella di vivere “fuori dal mondo comune”, dove noi siamo costantemente e caoticamente immersi.

La scelta di Budelli fu del tutto casuale; mentre era con amici su un catamarano in navigazione per raggiungere la Polinesia, un guasto li costrinse a fermarsi a Budelli. L’isola fu per Morandi un amore a prima vista. A quei tempi a Budelli c’era un custode che, però, stava per lasciare, per andare in pensione. Detto fatto, Morandi decide di prendere volontariamente il suo posto. Gli amici ripartirono, ma Lui, felice del paradiso scoperto per caso, rimase. E qui, in questo paradiso indiscusso, iniziò, seppure senza autorizzazioni ufficiali, a fare il “custode volontario” dell’isola, per sua libera scelta.

Nelle lunghe giornate invernali, questo strano eremita, custode di un paradiso meraviglioso, nelle belle giornate riscaldate da un pallido sole, seduto su un’arcaica poltrona costruita con le sue mani, leggeva e contemplava la natura che lo circondava. Il resto della giornata lo impiegava per procurarsi il cibo (aveva allestito un piccolo pollaio, oltre che dotarsi delle utili canne da pesca), raccogliere la legna per riscaldarsi al caminetto e tenere puliti e in ordine i sentieri. A fargli compagnia una piccola pattuglia di gatti, utili anche per tenere lontani i topi dalla sua modesta dimora.

D’estate le giornate le trascorreva con maggiore compagnia. Con i suoi ospiti estivi parlava e raccontava di sé, della sua vita passata, della sua scelta solitaria, motivata da esperienze negative, da traumi che lo avevano ferito, e, di fatto, allontanato dalla vita di civile convivenza con gli altri, non esclusa la perdita di un grande amore. Sono stati per lui anni meravigliosi e credo felici ma, come tutte le cose di questo mondo, i cambiamenti purtroppo non mancano.

A crearli fu la costituzione dell’Ente Parco de La Maddalena (isola di Budelli compresa), che, una volta insediato e preso possesso dell’arcipelago, verificata la situazione data dalla sua presenza, in tempi brevi intimò all’uomo di andarsene, con la motivazione di dover demolire le volumetrie abitative, che erano state ritenute illegittime dal Comune di La Maddalena, oltre a dover restaurare il vecchio fabbricato (che lui aveva in utilizzo come abitazione), per destinarlo ad attività di valorizzazione dell’isola.

Cari amici, non voglio ora qui riepilogare la guerra che ne è seguita, dopo la richiesta di sfratto: contestazioni, ricorsi, ordinanze, che certamente hanno riportato Mauro Morandi in quel caos che lui per oltre trent’anni era riuscito a dimenticare. Alla fine, ormai vecchio e stanco, sentendo tutto il peso dei suoi 82 anni, Mauro ha deciso di gettare la spugna: lascia l’isola per trasferirsi a La Maddalena; Morandi lascerà presto Budelli, ma non la Sardegna, che ormai considera la sua seconda patria: seppure con rammarico lascia l’isola tanto amata, ad attenderlo c'è un piccolo appartamento nell’isola principale, a La Maddalena, sempre però nel suo amato arcipelago.

Cari amici, Mauro ha già lasciato un messaggio di saluti a tutti quelli che gli hanno voluto bene. Eccolo. "È una ventina di anni che lotto contro chi mi vuole mandare via, anche se sostenuto, psicologicamente e non solo, da Budelli e da tutti voi; ora, però, mi sono veramente rotto e me ne andrò sperando che in futuro Budelli sia salvaguardata come io ho fatto per ben 32 anni. Ciao ragazze e ragazzi”.

Un addio commosso che lascia, in tanti di noi, una grande tristezza!

A domani.

Mario
Lo sguardo commosso dell'addio...

 

sabato, maggio 01, 2021

I GIOVANI SARDI E LA LORO VOGLIA D'INNOVAZIONE. MARCELLO CONTU E IL SUO FORMAGGIO VEGANO CHIAMATO “VEGHU”.



Oristano 1° maggio 2021

Cari amici,

Apro i post di maggio riportando una bella notizia che riguarda il futuro dei giovani sardi. Un futuro fatto di ricerca, di innovazione e caparbia forza di volontà, come quella di un giovane di cui voglio parlarvi: Marcello Contu. Marcello è un giovane di 34 anni originario di Cabras, paese posto al centro di un territorio grondante di storia, ricco di lagune, terreni fertili, stagni ricchi di muggini che alimentano il mercato della pregiata bottarga, e pure di pastori che allevavano le pecore in quelle pianure ricche di buone erbe che aiutavano a produrre buon latte e formaggio. Marcello fin dal periodo della sua formazione è un appassionato di alimentazione, tanto che, poco più che ventenne, inizia a dedicarsi agli aspetti tecnici e culturali del cibo. Sceglie di frequentare l’Università a Torino, dove si laurea in Scienze del Turismo. Successivamente si trasferisce all’estero, dove lavora e segue corsi di specializzazione culinaria in Spagna, Australia e nel Sud-est asiatico.

Bidonì

La sua passione per il cibo, dopo aver girato mezzo mondo, lo porta a concretizzare un’idea. Considerato che, contrariamente alla gran parte dei sardi che stravedono per il prodotto lattiero-caseario prodotto dalle pecore, lui si ritrova, invece, “vegano” (dopo essere stato prima vegetariano), decide di andare controcorrente, portando a compimento l’idea che gli frullava in testa: produrre un formaggio vegano! Detto fatto: mette su una start-up innovativa, che però non concretizza a Cabras, suo paese d’origine, ma in un piccolo borgo posto nei dintorni del lago Omodeo: Bidonì.

Bidonì sorge nel cuore della Sardegna, a 260 metri sul livello del mare, circondato dai monti del Marghine; è situato presso le sponde del lago Omodeo, uno dei più grandi bacini artificiali del continente europeo. Il paesino è un centro ricco di storia, che testimonia la presenza umana fin dai tempi più remoti. Di notevole interesse il tempio di Giove, unico nel suo genere in tutta l'isola, eretto intorno al 50 a.C. In questo piccolissimo centro (che conta poco meno di 140 abitanti) Contu fonda la sua azienda, che decide di chiamare “VEGHU”.

Il suo è un piccolo laboratorio, posto a pochi passi dal lago, dove produce personalmente il suo formaggio vegetale che ha subito suscitato una certa curiosità negli acquirenti. Contu, tra l’altro non si limita a vendere il suo formaggio vegano ma anche gli ingredienti per una possibile auto-produzione, per quelli che vogliono provare a farlo in casa. Per chi lo desidera, infatti, fa anche dei corsi di formazione, per insegnare le giuste tecniche per realizzarlo. Ebbene, amici, sono convinto che siete curiosi anche Voi ed ecco, spiegato a grandi linee, cos’è esattamente questo particolare formaggio ideato da Contu e gli ingredienti con i quali viene creato.

Marcello, dopo alcuni studi e con la sua fantasia, è riuscito a sfornare un formaggio vegetale, senza nessun ingrediente di origine animale, creato, però, con metodologie e processi presi dalla tradizione. Gli ingredienti da lui usati sono il riso, le mandorle, gli anacardi, particolari muffe e molto altro. La sua è stata una vera e propria “sfida”, in particolare contro i puristi, che nella prima fase quando seppero della sua creazione storsero non poco il naso, anche se poi diversi di loro dovettero ricredersi. 

"Ha lo stesso sapore di uno tradizionale - racconta Marcello Contu dalla sua casa di Sorradile, il paesino che lotta contro lo spopolamento e dove lui ha deciso invece di vivere -. Cambiano gli ingredienti che comunque sono riconducibili ai carboidrati, alle proteine e ai grassi. Tempo fa ho iniziato a fare ricerca e sperimentazione nel mondo dei formaggi vegetali. E ora l’ho messo in pratica”. Il formaggio vegetariano è adatto non solo a un pubblico vegano o intollerante al lattosio ma anche a tutte le persone curiose per i prodotti di alternativi. "Sto lavorando per far conoscere questo prodotto anche alle imprese del settore gastronomico che vogliono inserire questi prodotti all’interno della loro offerta. Ora è il momento di offrire un qualcosa di innovativo mantenendo la tradizione. Spero di vincere questa sfida”.

Il formaggio vegano “Veghu” rientra nel progetto MEDSt@rts, che sostiene e promuove l’imprenditoria giovanile anche attraverso dispositivi di microcredito e percorsi di inclusione finanziaria. Anna Maria Catte, direttrice generale dell’Ufficio dell’Autorità di Gestione ENI CBC Med presso la Regione Sardegna ha dichiarato: «L’iniziati “Veghu” rientra nel progetto MEDSt@rts, che sostiene e promuove l’imprenditoria giovanile anche attraverso dispositivi di microcredito e percorsi di facilitazione per l’accesso al credito. Coordinato dalla Fondazione di Sardegna in qualità di capofila, il progetto si sviluppa in Italia, Palestina, Grecia, Tunisia e Libano ed è finanziato con oltre due milioni e mezzo di euro dal Programma ENI CBC Med, uno strumento operativo unico per la cooperazione euro-mediterranea, di cui la Regione Sardegna è Autorità di Gestione fin dalla sua prima edizione nel 2007-2014: si tratta infatti della più grande iniziativa di cooperazione transfrontaliera dell’Unione Europea nell’ambito della politica di vicinato, che mette in connessione 14 Paesi delle sponde nord e sud del bacino mediterraneo».

Cari amici, Contu nella sua innovativa azienda “Veghu” vende con passione questi interessanti formaggi vegetali (da taglio, spalmabili, stagionati, erborinati). Certo, il difficile periodo che stiamo vivendo, condizionato dalla pandemia, suggerisce una certa prudenza, ma credo che questo innovativo prodotto sardo presto potrà vendersi bene nel mercato italiano, anche attraverso il sito di e-commerce (www.veghu.org), creato appositamente. Personalmente plaudo all’iniziativa di Marcello Contu, ammirevole per il suo coraggio, considerato che anche aprire il laboratorio a Bidonì, un micro paese che nel 2016 aveva avuto il triste primato della povertà in Sardegna, è una prova davvero ammirevole, che fa sperare che domani anche altri adottino il suo coraggio!

A domani.

Mario
I vari tipi di Veghu