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venerdì, novembre 03, 2017

AUTONOMIA O INDIPENDENZA? LE ATTUALI, PRESSANTI RICHIESTE RICEVUTE DAGLI STATI PER UNA MAGGIORE AUTONOMIA, COSA SOTTINDENDONO? SOLO UNA PIU' AMPIA LIBERTA' O L'INDIPENDENZA?



Oristano 3 Novembre 2017
Cari amici,
La tristissima notizia di ieri 2 Novembre dell’arresto (e per alcuni il mandato di cattura internazionale) dei componenti del destituito Governo catalano, mi ha spinto a scrivere ancora sul delicatissimo problema dell'Autonomia e dell'Indipendenza, che emerge sempre più forte da parte delle popolazioni. L’arroventato clima che si respira non solo Spagna e Catalogna, ma anche in non pochi altri Paesi a noi vicini, credo meriti, da parte di tutti, una serissima riflessione. Il post di oggi vuole condividere con Voi la mia preoccupazione, quella che mi ha fatto pensare, storicamente parlando, ad una specie di ritorno al passato, in particolare a quel periodo storico noto come quello delle “Città Stato”. 
Erano queste delle città autonome, operanti e funzionanti in particolare nella civiltà greca. Credo che questo paragone possa servire a chiarire meglio, analizzare più a fondo, una realtà che sta emergendo prepotentemente: quella di una forte voglia di maggiore autonomia-indipendenza, rivolta da determinate regioni agli Stati di appartenenza. Spinte di auto-amministrazione che riguardano anche la nostra Italia, che non appare immune da questo fenomeno, dato che anche di recente, un referendum indetto da due Regioni del Nord (Lombardia e Veneto) ha sollecitato una maggiore autonomia.
Si amici, l’esito positivo del referendum nel Lombardo Veneto, apre la strada ad un duro confronto col Governo che sicuramente avrà effetti a cascata anche su diverse altre nostre Regioni. Ed è solo la punta dell'iceberg, perchè anche in molte altre parti del mondo stanno crescendo, in modo forte e chiaro, spinte autonomistiche, che potrebbero portare, nel tempo, a sviluppi addirittura imprevedibili.
Su questo blog ho già scritto, tempo per tempo, sia della Scozia e del suo anelito d’indipendenza dall’Inghilterra (che credo risalga addirittura ai tempi di Maria Stuarda), che della Catalogna, che, non da oggi, sente il peso (che non ha mai digerito) del forzato dominio della Spagna sui suoi territori. Questi ultimi due casi, però, credo siano solo una minima parte del tutto, perché a ben cercare potremmo individuare molti altri popoli dissenzienti. Popoli che possiedono una bella serie di motivi di dissenso nei confronti della politica nazionale, e che ha fatto maturare una forte voglia di “distacco”. Solo per fare degli esempi penso ai nostri cugini della Corsica nei confronti della Francia, con la mai cessata voglia di indipendenza ripetutamente manifestata, e, guardando meglio anche in casa nostra, alla Sardegna, che, seppur in modo altalenante, non ha mai abbandonato il sogno di rendersi indipendente dall’Italia. E non è certo finita qui, se volessimo continuare a parlare ancora dei forti desideri latenti di distacco.
Il recente referendum indetto dalla Lombardia e dal Veneto, con la richiesta di una maggiore autonomia, seppur formalmente non parla ufficialmente di indipendenza vera e propria, a me sembra un sasso lanciato nello stagno; anzi, ancora meglio, un seme gettato nel campo con la speranza che cresca rigoglioso, tant’è vero che dopo il positivo esito del voto si punta già a qualcosa in precedenza non previsto: una maggiore autonomia fiscale. Da qui, credo, potrebbe farsi un successivo passo verso qualcosa di più della semplice autonomia.
Il problema, in realtà, credo sia più serio di quello che appare. Il fatto che i Governi attuali, con il loro intoccabile centralismo, continuino a ignorare le esigenze di territori che storicamente sono molto “diversi” da chi li governa, costituiti da popolazioni di altra cultura e tradizione, pensate che possa essere sopportato pazientemente ancora a lungo? Siamo sicuri che l’aver accentrato in un’unica nazione popolazioni con tradizioni, cultura e usanze tanto diverse, non abbia portato a privilegiare alcuni gruppi al potere, penalizzando non poco gli altri? Governare popoli spesso molto diversi non è certo facile, soprattutto se manca il dialogo, la capacità di ascolto e di mediazione. Mancanza di dialogo, come abbiamo potuto constatare, tanto evidente oggi in Spagna, con il rifiuto ad ascoltare i rappresentanti della Catalogna; la risposta è stata, invece, un duro "pugno di ferro", messo in atto per far tacere il suo anelito di maggiore autonomia, concretizzatosi con l'arresto del Governo catalano, democraticamente eletto.
Cari amici, il caso della Catalogna, come detto, non è il solo sul tappeto: ci basti guardare cosa succede nel resto d'Europa, dove, seppur alcune solo latenti, molte altre speranze di popoli premono per gli stessi motivi. L'Europa “arranca”, priva purtroppo di quel collante che si chiama "coesione"; un’Europa che mai diventerà nazione, perché le spinte di auto governo degli Stati che la compongono non consentiranno mai un'unione politica reale.
Cari amici, nessuna unione di popoli diversi in un'unico Stato è avvenuta senza usare la forza: difficile pensare che si possa fare oggi con un accordo, con i protocolli e le strette di mano. Così come mai potranno avvenire 'in bonis' le separazioni consensuali pacificamente concordate, senza spargimenti di sangue. Allora, come possiamo immaginare il futuro dell'Europa? Difficile dirlo.
La mia paura è che, come in un risiko, si crei una situazione caotica che faccia fare un grande balzo all'indietro. Il rivoluzionamento in atto, questo impellente bisogno di libertà da parte dei popoli, potrebbe riportare in auge qualcosa di simile al periodo delle “Città Stato”, quelle strutture socio-politiche che operarono positivamente nel periodo della civiltà greca e che successivamente si propagarono nel resto d'Europa fino al periodo feudale. Ne abbiamo avute anche in Italia. Erano strutture snelle, con una forma di governo autonomo: nell'antica Grecia era nota in particolare Atene, in Italia lo erano le città marinare come Genova e Venezia.
Alla base di queste istituzioni vi era la filosofia del pacifico stare insieme; la polis doveva garantire la possibilità di vivere nel modo migliore (in sintesi il “bel vivere”), una filosofia che prevedeva il costante esercizio della dialettica e del confronto tra le parti. Fu con la violenza delle guerre che, nelle epoche successive, si fecero unificazioni forzate di popoli che nulla avevano da spartire in comune, e nella gran parte dei casi, il popolo predominante, anziché unire e amalgamare i popoli accorpati, continuava a mantenerli in sudditanza.
Nei secoli, se è pur vero che molte tele sono state tessute, e che molti “pezzi di stoffa” (popoli e territori) sono stati sapientemente cuciti ad altri, è anche vero che certi aneliti di autonomia (non dico di separazione) sono rimasti presenti, anche se sempre volutamente ignorati, se non addirittura repressi. È quello che a mio avviso è avvenuto in Scozia e sta, oggi, avvenendo in Catalogna.  A creare le fratture più pericolose è il puntiglio, la pragmatica applicazione della norma, senza flessibilità alcuna, senza il necessario dialogo tra le parti, che nella gran parte dei casi avrebbe potuto portare ad una condivisa mediazione. Nel caso della Catalogna, per esempio, credo che il rigurgito indipendentista sia derivato soprattutto dalla negazione di un possibile dialogo per la concessione di una maggiore autonomia amministrativa e finanziaria.
Chiudo pensando ai mali di casa nostra. Per quanto riguarda le spinte di autogoverno presenti nel nostro Paese, partendo dalla così detta Padania fino ad arrivare alle Regioni autonome come la nostra Sardegna, credo che sia necessario, per una migliore comprensione della situazione una riflessione apposita, cosa che mi impegno a fare con Voi su questo blog, tra qualche giorno. 
Per ora, amici, riflettiamo seriamente su quello che in Catalogna potrebbe succedere e, se, – come io prevedo – la Spagna deciderà di proseguire con quel forte pugno di ferro di memoria franchista, potrebbe innescare una reazione così forte, scatenare un'onda anomala di difficilissimo controllo, che potrebbe sfociare anche nel sangue; si creerebbe un temibile conflitto che uscirebbe presto dalla terra spagnola per diffondersi come un virus nel resto d’Europa. 
L'unica cosa che ci possiamo augurare è che la ragione prevalga.
A domani.
Mario

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