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martedì, ottobre 24, 2017

DAL CAPORALATO AGRICOLO E INDUSTRIALE A QUELLO DIGITALE. LA NUOVA "GIG ECONOMY".



Oristano 24 Ottobre 2017
Cari amici,
Non riguarda solamente l'agricoltura il fenomeno del caporalato e del lavoro nero, ancora ben presente In Italia. Anche altri comparti come edilizia, industria e trasporti appaiono toccati da questa piaga, con un numero di irregolarità accertate sempre più allarmante. Ebbene, a questi “caporalati” di vecchia concezione, la globalizzazione ha aggiunto un caporalato di nuovo tipo, frutto dello sviluppo di un fiorente mercato sostenuto dalla tecnologia, che ha preso il nome di “Caporalato Digitale”. Scaturito dall’economia della condivisione e spesso confuso con essa, questo modello economico del capitalismo delle piattaforme, è tutto fuorché un modello di sharing economy.
Uber, Foodora, Deliveroo o Amazon, tanto per citare nomi noti, hanno promosso e portato avanti un modello di precarizzazione totale del lavoro, noto come GIG ECONOMY (che in inglese significa "economia del lavoretto"). Ma, la domanda che sorge spontanea è: abbiamo compreso davvero, ci siamo resi conto di “che cosa” significhi realmente questo nuovo modello di economia? Proviamo a capirlo meglio insieme.
La GIG Economy è un modello dove le prestazioni lavorative stabili sono azzerate e, di conseguenza, gli impiegati e i dipendenti a tempo indeterminato praticamente non esistono! Le prestazioni lavorative continuative sono un pallido ricordo di quando la classe operaia sognava il paradiso e quella creativa si illudeva di averlo raggiunto! Cerco di spiegarmi ancora meglio.
In questo nuovo modello economico non esistono più posti di lavoro - né a tempo determinato, né indeterminato - e l'offerta di prestazioni lavorative, prodotti o servizi avviene solo "on demand", cioè quando c'è richiesta. In sostanza, inutile girarci intorno, si tratta di un vero e proprio caporalato digitale! Nel mondo dello spettacolo, per esempio, "GIG" è il cachet. Il precario 4.0 è chiamato Gig Worker, essendosi concretizzato un modello nuovo (senza intermediari) che è quello dell'economy on-demand, completamente disintermediato, grazie alle app e alle piattaforme digitali.
In questa nuova, moderna economia digitale il mercato tra domanda e offerta è gestito online. Ma il "gestore" non è un arbitro imparziale e non innova: anzi, distrugge la cornice giuridica e il fondamento di ogni relazione e garanzia di lavoro. Un fenomeno, questo, che gli studiosi hanno già ribattezzato Plattform-Kapitalismus, (capitalismo delle piattaforme), che attraverso delle app, solo in apparenza neutrali, mette in relazione soggetti che cercano e soggetti che offrono prestazioni temporanee di lavoro. In questo modo avviene l’incontro, bruciando ogni precedente sistema regolativo del lavoro.
Si amici, la domanda alla quale è difficile fornire una risposta certa è: a quali condizioni si lavora nel 21° secolo? E quali sono i diritti assicurati ai lavoratori nell’era digitale delle app e degli smartphone? 
Una parziale risposta ci arriva dall’inchiesta della giornalista Brunella Giovara, pubblicata dal quotidiano Repubblica. L’elenco delle aziende (solo alcune fra le più note) che si avvalgono del lavoro digitale per abbattere i costi della manodopera e fornire servizi sempre più immediati al cliente si apre con Amazon, la società della Silicon Valley californiana che si occupa di consegne a domicilio di ogni tipo di oggetto, e arriva fino ai fornitori di alimenti come Foodora, Deliveroo e Justeat, passando per Ryanair.
Qualche chiaro esempio di questo sistema di GIG Economy? Vediamo il primo, quello di Amazon. Ecco come si muove la più grande società di commercio elettronico al mondo, fondata e amministrata da Jeff Bezos, divenuto l’uomo più ricco del pianeta lo scorso Luglio. Siamo a Milano alle 8 del mattino; suonano alla porta, chi apre si ritrova davanti l’uomo in tuta Amazon con un pacchetto in mano: è arrivato il libro ordinato la sera prima su Amazon. Sistema comodo, comodissimo; si ringrazia e si saluta il fattorino, che in questo caso è un sorridente sudamericano, nello specifico un peruviano di mezza età. Quanto guadagna per questa consegna che alle 8 di mattina non è certo la prima della sua giornata? 35 centesimi, a fare bene i conti. Perché viene pagato 7 euro l’ora (8,81 lordi), e in quell’ora – grazie all’algoritmo che gli predispone il percorso più veloce - farà circa venti consegne. Ora capite perché Bezos è riuscito a diventare l’uomo più ricco del pianeta?
Se non basta il primo, ecco un secondo esempio. Sono le 9 del mattino, un tizio barbuto suona in casa e consegna le buste della spesa fatta nel supermercato preferito; la spesa l’ha fatta lui di persona alle ore 8, a negozio appena aperto. Il servizio in questo caso è fornito dal Supermercato24, ormai ex startup veronese, che mette a disposizione chi fa la spesa al posto tuo: basta registrarsi sulla piattaforma online, indicare il supermercato (c'è solo da scegliere: Eurospin, Carrefour, Coop, Iper, Esselunga…); lui va, sceglie, paga e arriva a casa tua. Ma quanto ci guadagna, lui? Dipende dalla spesa. Per un valore che va da 10 a 30 euro, gliene entrano in tasca 5; in caso di spesa di maggior valore, fino a una maxi spesa da 200, a lui né spettano quattordici, da pagarsi alla consegna.

Se poi, nonostante la spesa fatta, all’ora di cena siamo stanchi e con poca o nessuna voglia di cucinare, dove sta il problema? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Chiami Foodora e il fattorino, detto anche “rider”, vola in bicicletta verso il ristorante scelto, mette quanto scelto nella borsa termica, e ri-vola verso l’indirizzo di consegna; per questa veloce prestazione intasca netti 3 euro e 60, che sarebbero 4 euro lordi.
Cari amici, c'è davvero da riflettere! E' questo il futuro che vogliamo lasciare alle nuove generazioni? Pensiamoci seriamente. Ormai tutti i settori sono contagiati da questa economia che della precarietà ha fatto il suo standard. Anche lavori ben qualificati, come quello del giornalismo o della scrittura online, seguono lo stesso percorso delle imprese appena citate: lavoro a cottimo, paghe sempre più basse e versamenti previdenziali insufficienti o addirittura inesistenti. Che dire di più? C'è poco da commentare ancora!
Ecco perché ha ben ragione chi dice che questa nostra economia ha rubato il futuro ai giovani…
A domani, amici.
Mario

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