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martedì, agosto 04, 2015

IL PROCESSO DI DIGITALIZZAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: SE NON SE NE COMPRENDE LA LOGICA, NON SARÀ NÈ FATTORE DI CRESCITA NÈ DI RISPARMIO!



Oristano 4 Agosto 2015
Cari amici,
dopo lunga e penosa malattia (anche i lunghi tempi procedurali, sono spesso una malattia) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 13/11/2014, ha finalmente dettato le regole per introdurre la digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione. Una riforma informatica epocale, quella prevista, se pensiamo all’enorme difficoltà che incontrerà il passaggio dal cartaceo al digitale. Informatizzare un’enormità di documenti richiederà del tempo, anche se sarà possibile, mentre molto diverso sarà, invece, il processo di riqualificazione del personale, il cui approccio al nuovo sarà terribilmente traumatico.
Finora tutti i provvedimenti delle PA sono stati redatti con l’uso della carta. Carta che ha rivestito sempre un’enorme importanza: carta intestata, diversa per ogni amministrazione; fonte di potere, dove la firma (o le firme) del burocrate di turno aveva il valore ed il potere di una sentenza! Abbandonare il “sistema cartaceo” richiederà un’apertura mentale fino ad oggi non solo inesistente ma difficilmente convertibile.  Insomma, la volontà governativa “basta con la carta nelle P.A.”, troverà non poche resistenze. A parte la probabile “chiusura” messa in atto dai grandi burocrati, c’è anche ben altro che ‘bolle’, dentro il calderone della riforma.
Il processo di digitalizzazione della PA, cari amici, non è solo il convertire la carta esistente in un pacco di file! La riforma non un semplice ‘digitalizzare l’esistente’. La stragrande maggioranza delle Amministrazioni ha, ad esempio, risposto in modo assolutamente burocratico alla redazione del “Piano di informatizzazione” prescritto dalla Legge. Ma, le generiche risposte: “ora siamo apposto con la legge” spesso sono solo fumo negli occhi. Abbiamo sempre pensato alla PA come ad un fornitore di servizi resi in modo asettico, quasi impersonale. Fino ad ora, anche nelle poche espressioni informatiche, le Amministrazioni hanno interpretato il servizio come un obbligo, concepito come fosse una specie di “peso gravoso”, al quale, seppur con fastidio, era necessario rispondere. La nascita, invece, del nuovo “Sistema informatico Istituzionale” previsto dalla riforma, è stato concepito come un vero veicolo di contatto continuo tra cittadino e PA, nato per fornire servizi migliori, senza escludere la collaborazione con l’utenza: suggerimenti e consigli, atti a migliorare il servizio offerto.
La concreta applicazione della nuova normativa, non sarà semplicemente quella di aggiungere un ulteriore “aiuto informatico” a supporto dell’esistente, ma invece una vera e reale occasione di cambiare in toto la struttura organizzativa esistente. Non è acquistando qualche pacchetto di software di supporto, che si migliora il lavoro delle PA! Oggi tutte le Amministrazioni pubbliche necessitano di persone con una mentalità nuova, dotate di formazione e requisiti prima inesistenti: una vision (strategia), una capacità organizzativa adeguata, un approccio informatico di buon livello. Insomma, ogni Amministrazione, senza uno staff dotato di una adeguata strategia digitale, non sarà mai all’altezza del compito: non basta essere sui social network, per affermare di essere digitalizzati!
Strettamente connesso alla “riforma” degli operatori, è il problema legato al risparmio derivante dall’abbandono della carta. La domanda che in molti si pongono è: “in che modo la digitalizzazione della PA può costituire un fattore di risparmio?“. La risposta è semplice: solo costringendo tutti gli uffici ad operare in modo digitale. Già l’avvio obbligatorio della fattura elettronica, previsto nel Decreto prima citato, ha iniziato ad eliminare montagne di cartaceo, anche se la “coercizione” non basta per avere realmente positivi effetti duraturi nel tempo. E’ la mentalità delle persone che deve cambiare!
Se la digitalizzazione potrà generare effetti positivi duraturi, il nuovo sistema non può essere vissuto dalla Pubblica Amministrazione come una vera e propria coercizione. Per realizzare un processo efficace di ammodernamento, nella Pubblica Amministrazione dovrà cambiare l’attuale mentalità: non più distacco e freddezza nei rapporti con i cittadini amministrati, ma vero rapporto di collaborazione, cercando, insieme, di crescere entrambi nella cultura digitale. In questo senso sarà anche necessario mettere in atto, in modo strutturato ed organizzato, nuove politiche di alfabetizzazione digitale della popolazione.
I nuovi processi in corso di digitalizzazione della PA (ed i conseguenti ventilati risparmi) non avverranno in tempi brevi nella nostra “burocratica” Italia, ma saranno “a macchia di leopardo“. Familiarizzare con l’innovazione richiederà il consolidarsi di una “cultura informatica” oggi inesistente; i primi ad adeguarsi “al nuovo che avanza” saranno gli Amministratori più avveduti, quelli che gestiranno i nuovi processi informatici anche con l’obiettivo di favorire maggiormente il dialogo e la partecipazione dei cittadini.
Altrimenti...moriremo di burocrazia!
A domani.
Mario


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