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mercoledì, dicembre 14, 2016

VINCITE TELEVISIVE IN GETTONI D’ORO: MA…NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA! LO STRANO MECCANISMO DEL PAGAMENTO DELLE VINCITE.



Oristano 14 Dicembre 2016
Cari amici,
Il famoso detto che dice che non è tutto oro quello che luccica, è stato sicuramente toccato con mano anche dai chi ha avuto la fortuna di aver vinto dei premi in gettoni d’oro messi in palio dai vari programmi delle TV (sia quella pubblica, la nostra Mamma Rai, che quelle private, come Mediaset). Insomma, mai detto antico e consolidato fu più vero! Di recente un'inchiesta di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, ha fatto il punto su come avviene la "conversione" dei gettoni d'oro in moneta sonante. L’indagine, condotta da Sigfrido Ranucci, ha messo in luce tutti i lati oscuri di un sistema, quanto meno singolare, che va avanti da anni. Qualcuno dice addirittura dai tempi di "Rischiatutto".
Su questo perverso meccanismo messo in atto per il pagamento delle vincite, ora indaga la Magistratura. L’inchiesta in corso riguarda le modalità di conversione e i partecipanti a tale operazione, in quanto, non si sa bene per quale motivo, risulta operativa un'unica banca, da cui si acquista il prezioso metallo per il pagamento delle vincite in gettoni. Sistema, quello dei gettoni d’oro, studiato per aggirare l’ostacolo costituito dal divieto di pagamento delle vincite in denaro contante, in quanto la normativa vigente (valida anche per i giochi televisivi) vieta il pagamento dei premi in denaro, in quanto altrimenti sarebbero assimilati ad una sorta di gioco d’azzardo, consentito in Italia esclusivamente negli appositi luoghi autorizzati. Ma vediamo, in dettaglio, l’iter seguito dai vincitori dei premi per procedere all’incasso di una vincita televisiva.
Come spiega il servizio di Report, formalmente il vincitore riceve i gettoni d'oro del valore della vincita, con alcune detrazioni: le tasse (Irpef e Iva), il costo del conio e la perdita fisiologica della fusione. A questo punto il beneficiario li vende (tramite un gioielliere convenzionato che li rimanda alla Zecca), perdendoci ancora la commissione di vendita. Vincita ben falcidiata, con continue perdite di valore. Ma siamo sicuri che i "ritocchi" al ribasso siano giustificati e non solo artifizi? Siamo sicuri che il conio e la fusione successiva alla vendita siano avvenute realmente? Dubbi validi, perché in effetti la fusione, la perdita fisiologica di fusione e il costo del conio sono in gran parte solo “teoria”, in quanto solo una piccolissima parte dei lingottini a forma di gettone viene realmente coniata!
L'inchiesta effettuata da Report è partita da lontano: proprio dal conio dei gettoni d’oro, che una concorrente, forse in controtendenza con il resto dei normali vincitori che vogliono il contanti ‘presto e subito’, ha deciso di ricevere fisicamente i suoi gettoni d'oro vinti. Il primo accertamento è stato questo: i gettoni recapitatigli dalla Zecca non erano composti da una lega "pura", come invece è previsto dai regolamenti: sul bilancino mancavano infatti ben 5 grammi per chilo. Su questa vicenda si è alzato un polverone che ha fatto intervenire anche la magistratura, su esposto presentato dal Poligrafico dello Stato.
L’indagine poi ha messo in luce un altro fatto poco chiaro: per acquistare l'oro non sono state fatte regolari gare per la fornitura ma semplici indagini di mercato, che hanno assegnato la fornitura direttamente ad una sola banca. E' evidente l'assurdità di un sistema ingiusto, sicuramente sbagliato, però mai messo in discussione. Scrive il Corriere che, "contrariamente al passato gli attuali amministratori del Poligrafico hanno deciso di comprare l'oro facendo una gara pubblica". E meno male, ma sapete chi ha vinto la fornitura? Lo stesso fornitore di sempre. Singolare, non credete?
Vediamo allora, riepilogate in dettaglio, le diverse voci che pesano sulla conversione dei gettoni d’oro in denaro contante. “Anzitutto, a parte la poca purezza come detto, una percentuale stabilita a forfait viene detratta per il calo di fusione: cioè quando si fonde l’oro se ne perde una piccolissima parte; un calo normale è tra il 2 e il 5 per mille. Poi costa la lavorazione, detta lingottatura, cioè la trasformazione dell’oro in gettoni; normalmente per un gettone di questo tipo il costo è di circa 100 euro. E poi l’IVA. Perché pagare l’IVA, trattandosi di “oro in lingotti a forma di gettoni”, quindi oro da investimento, che per legge non è soggetto ad IVA come invece i monili da gioielleria? Eppure viene detratta.
Insomma, cari amici, a parte i ritardi incredibili per la riscossione che arrivano a 6/8 mesi (quando non li superano), la vincita in gettoni, trasformata in denaro contante, perde di valore per circa un 25%. La domanda, semplice, è questa: Chi è il fortunato che incassa questo quarto di valore, che nel complesso riesce a costruire cifre da capogiro?
A leggere bene l’articolo, senza cercare per le indagini il famoso Sherlock Holmes, il paperone o i paperoni colpevoli si trovano facilmente…
Grazie, amici, a domani.
Mario

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