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sabato, dicembre 03, 2016

L’IBERNAZIONE: UNA VIA PER CERCARE DI SCONFIGGERE LA MORTE? IL COMMOVENTE CASO DELLA RAGAZZINA INGLESE CHE A 14 ANNI NON VOLEVA MORIRE.



Oristano 3 Dicembre 2016
Cari amici,
La morte è qualcosa che tutti, dico tutti, hanno sempre temuto. Lo stesso Gesù sulla croce chiese al Padre di allontanare da Lui, se possibile, quel “calice amaro”, figuriamoci noi, comuni mortali. Nei giorni scorsi mi ha commosso non poco il triste caso di J. S., la ragazzina inglese che a 14 anni, colpita da un male incurabile, si rifiutava di accettare la morte, e per questo escogitava ogni possibile sistema per evitarla. Ha pensato all’ibernazione, uno dei sistemi più recenti di conservazione del corpo a temperature bassissime, che però, almeno per il momento non è in grado di fornire alcuna garanzia. La speranza, però, quella sì che può essere alimentata, e la giovanissima vittima ha cercato almeno di provar ad avere un’ultima chance, con tutte le sue forze.
Si, ha lottato anche contro il parere di uno dei suoi genitori (la madre era favorevole ma il padre no), che non voleva accogliere questo suo ultimo desiderio; Lei, però, prese caparbiamente la decisione di rivolgersi ad un giudice. La richiesta inoltrata dalla 14enne al giudice della Corte inglese, era quella di tenere conto del suo diritto ad avere almeno una possibilità, una chance, per cercare di poter "vivere più a lungo", considerata la sua giovane età. Lei non riteneva giusto che la rara forma di cancro di cui era affetta la portasse così rapidamente alla morte! Per questa ragione chiedeva di avere esaudito il suo desiderio e quindi di poter essere sottoposta all’ibernazione.
"Mi è stato chiesto di spiegare perché voglio una cosa così strana: è perché ho solo 14 anni e non voglio morire, ma so che sto morendo", questo l’incipit della sua breve lettera indirizzata al giudice britannico, che poi ne ha disposto l'ibernazione post-mortem con un verdetto senza precedenti; "…penso che essere crioconservata mi dia la possibilità di essere curata e risvegliata, anche fra centinaia di anni. Non voglio essere sepolta sottoterra. Voglio vivere, vivere più a lungo, perché in futuro potrebbero trovare una cura per il mio cancro e risvegliarmi. Voglio avere questa possibilità. Questo è il mio desiderio". Ecco, in sintesi, il contenuto del Suo accorato messaggio (il testo è stato pubblicato dalla BBC).
Che dire, cari amici, ritengo assolutamente comprensibile la sua disperata richiesta di avere un’ultima chance: di cullare almeno il sogno di poter "vivere più a lungo", magari in un futuro lontano, in un’altra epoca. Davvero toccanti le parole scritte nella lettera indirizzata al giudice dell'Alta Corte britannica Peter Jackson: "Non voglio morire, mi dia questa chance, un giorno mi risveglierò”, questo in sintesi, il suo accorato appello. Un desiderio che ha commosso certamente anche Jackson, che ha finito per dare ragione alla ragazzina, stabilendo che fosse la madre (che da sempre l'aveva sostenuta nelle sue richieste, contrariamente al padre), a scegliere sulla destinazione del corpo della figlia dopo il decesso. Dopo la morte, avvenuta un mese fa, il corpo della sfortunata adolescente, dopo il definitivo consenso espresso dalla madre, è stato trasferito negli Stati Uniti per l'ibernazione.
Cari amici, ma cos’è esattamente questo futuristico “processo di conservazione” che tanta speranza crea in chi, sfortunatamente, viene colpito da mali oggi considerati incurabili? 
La criogenesi, così è chiamato questo processo conservativo, è una procedura ancora molto controversa e nessuno al momento è in grado di dire con certezza se in futuro consentirà di far rivivere le persone, dopo che i loro corpi siano stati scongelati. Ciononostante, sia negli Usa che in Russia (non nel Regno Unito) esistono delle apposite strutture per conservare le salme; il costo del congelamento per un tempo infinito è stimato in circa 37mila sterline.
Negli Stati Uniti il centro specializzato di Alcor in Arizona è il più attivo nel mondo: i dati ad Ottobre 2016 evidenziavano 1.583 richieste di persone interessate, di cui 1.104 avevano già completato le pratiche per predisporre la loro ibernazione, non appena avessero cessato di vivere. In passato sono state ibernate diverse persone, tra cui anche bambini; nel 2015 i genitori di una piccola tailandese di nemmeno tre anni, morta per un tumore al cervello, scelsero la crioconservazione del suo corpo nella speranza che un giorno, grazie a qualche avanzamento della medicina, potesse tornare in vita. La piccola Matheryn Naovaratpong era stata dichiarata morta l'8 Gennaio 2015, ed è stata la più giovane paziente mai trattata dalla Alcor, la 134esima nel mondo e la prima dall'Asia.
Amici, il ricorso a questa controversa tecnica cresce costantemente nel mondo e non riguarda solo i ceti sociali di più alto rango ma vi ricorrono anche ceti della “media borghesia”: si va dall'insegnante di recitazione Lorrie Hull, al produttore televisivo Kumar Krishnamsetty; per esempio, l'intera famiglia Kulakovich, Bret, sua moglie Sarah e le figlie Molly (3 anni) e Ada (1), sono tutti iscritti alla Alcor. Per ora, però, come precisa il centro di conservazione, "nessun essere umano adulto è stato mai fatto rivivere: i pazienti vengono trattati con l'aspettativa che la tecnologia del futuro, in particolare la nanotecnologia molecolare", possa rendere possibile il risveglio.
Solo aspettative, dunque, solo sogni per ora difficili da realizzre, e proprio per questo nessuno può essere ibernato prima che venga ufficialmente dichiarata la sua morte. Nel frattempo i medici specialisti della Alcor predispongono quanto necessario alla conservazione; al momento del decesso di uno degli iscritti, si recano nel luogo di residenza del paziente e, dopo che ne viene dichiarata la morte, procedono ad un’adeguata preparazione del corpo: il cervello in particolare viene sistemato in una cella portatile con ghiaccio secco appositamente preparato e mantenuto a -79° C.; subito dopo avviene il trasporto in America della salma e la conservazione a -196°C. 
Che dire, amici miei, i pazienti che scommettono su questa nuova tecnica altro non fanno che “investire in futuro”, perché è la speranza quella che ci aiuta in questo cammino terreno, che non può e non deve mai morire!
A domani.
Mario

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