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martedì, ottobre 11, 2016

CORRUZIONE E TANGENTI. L’ITALIA, COLLOCATA AI PRIMI POSTI IN EUROPA, AFFINA ANCORA MEGLIO IL SISTEMA DELLE MAZZETTE: COL RITORNO AI PAGAMENTI IN NATURA.



Oristano 11 Ottobre 2016
Cari amici,
L’Italia, Paese ben noto di corruttori eccellenti, considerato che le tecniche investigative per scoprire corruttori e corrotti si affinano sempre di più, ha ulteriormente aumentato la straordinaria fantasia italica per cercare di contrastare al meglio le indagini investigative portate avanti dalla Guardia di Finanza. Insomma, potremmo dire che se si affinano le tecniche degli investigatori per contrastare la corruzione, quelle degli investigati non sono da meno, in un continuo gioco a “guardie e ladri” che ricorda da vicino la lotta senza fine ingaggiata da Paperone contro la famigerata “Banda Bassotti”.
La corruzione, come molti di noi sanno, è un reato penale, previsto nel nostro codice agli artt. 318-322, e può essere definita come quel particolare accordo (pactum sceleris) tra un funzionario pubblico ed un soggetto privato, mediante il quale il primo accetta dal secondo, per un atto relativo alle proprie attribuzioni, un compenso che non gli è dovuto. In Italia il problema è piuttosto serio: stime, forse approssimate per difetto, indicano in 40 miliardi di euro il livello presunto di corruzione in Italia, che corrisponde a circa il 3 % del nostro PIL. Nonostante i controlli portati avanti “dalle guardie”, i “ladri” ribattono colpo su colpo, e i dati sulla corruttela non sembrano destinati a scendere di molto; si, perché quando “il gioco si fa duro” i corruttori, per contrastare le moderne e sofisticate tecnologie che rendono “tracciabili” i pagamenti fatti in contanti, mettono in campo nuovi sistemi, magari più semplici ma di più difficile scoperta, per poter continuare impunemente il gioco.
Al giorno d’oggi ci sembra lontana anni luce quella grande operazione “Mani Pulite”, avviata ai tempi della Prima Repubblica, ma a sentire uno dei protagonisti dell’epoca, Piercamillo Davigo, poco o nulla è cambiato in meglio, anzi lo scenario odierno appare decisamente peggiorato. Eppure la situazione del Paese ieri era ben diversa da quella di oggi: la pressione fiscale era particolarmente bassa, almeno fino al 1992, ampiamente compensata dal crescente deficit della finanza pubblica, che riusciva a coprire i costi reali del malaffare, mentre oggi non è più così. A pagarne il prezzo però, ieri come oggi e sempre il cittadino, a prescindere dalle forme corruttive utilizzate. Oggi però il peso risulta molto più pesante (in tasse) perché le condizioni di compensazione di ieri non esistono più: l’Italia non ha più i margini di manovra inflazionistici di allora, in quanto è l’Europa, unitamente alla nuova moneta, l’Euro (amministrato da un’Autorità sovranazionale), a dettare legge.
Riflettendo, però, ci poniamo la domanda: perché nonostante questi cambiamenti epocali nella finanza pubblica, nella sostanza per il cittadino poco o nulla è cambiato e la corruzione, come un cancro che parta da un punto e poi divora tutto, si è addirittura allargata? A mio avviso perché dopo “Mani Pulite” la corruzione si è camaleonticamente diversificata: è passata dai rami più alti della politica a quelli più bassi delle varie Amministrazioni locali. Dalle mazzette grosse e corpose a livello ministeriale si è frazionata in mille piccoli rivoli di corruzione spicciola, arrivata anche nelle amministrazioni più modeste. Dalle mazzette milionarie, quindi, si è arrivati anche a quelle di poche centinaia di euro (però numerosissime), raggiungendo, globalmente, cifre più pesanti di prima.
Il gioco a ‘guardie e ladri’, dunque continua imperterrito. Si, perché in certe posizioni di potere rinunciare al piacere di arricchirsi senza sforzo non è facile, l’etica e l’onestà non sono virtù che albergano facilmente in certi pubblici funzionari, per cui è necessario trovare soluzioni innovative nella Pubblica Amministrazione. Per ora le ‘soluzioni innovative’ le hanno trovate non le guardie ma i ladri. Ecco un esempio che aiuta a chiarire. Tempo fa in Puglia, è stata scoperta una trovata che potremmo definire campagnola e biologica insieme: un ritorno insomma ai vecchi sistemi di una volta: la “tangente in natura”.
Secondo quanto accertato dalla Procura della Repubblica di Bari, la tangente chiesta da un gruppetto di amministratori e funzionari della Provincia, per agevolare la vittoria dei loro benefattori nelle gare d’appalto bandite, altro non era che una sostanziosa “Fornitura di generi alimentari”. Si, generi alimentari crudi e cotti, compresa una grigliata per una sessantina di persone! Ironicamente potremmo dire ‘un modo particolare' di rubare e fare festa insieme, socializzando! Chi l’avrebbe mai detto? Corsi e ricorsi della storia!
Si, proprio un ritorno al passato, se si pensa che la tangente in natura esisteva fin dai tempi del feudalesimo, e, a ben guardare, questo modello di tangente in natura non è mai del tutto scomparso: è rimasto in auge, in una specie di “nicchia”, fatta di eleganti e costose cene, condite spesso con champagne ed Escort. Un nuovo “Ritorno al passato”, dunque, che ha una sua logica: le forniture alimentari, anche se trovate in casa, sono facilmente giustificabili, diversamente dalle mazzette di banconote! Nel disgraziato caso di una perquisizione da parte della Guardia di Finanza, prosciutti, forme di formaggio e quant’altro sono normali scorte che si giustificano da sole. C’è anche in aggiunta un vantaggio non indifferente: le forniture, solitamente sono fatte in loco, a “chilometro zero”, quindi danno una mano anche all’economia del territorio.
Insomma, ironicamente potremmo dire che non tutto il male viene per nuocere: il passaggio dalle tangenti in euro alle mazzette con prodotti alimentari, può dare, pensate, un rilevante contributo alla tutela del Made in Italy, Vi sembra poco?! Sempre con ironia potremmo pure dire che, nel caso malaugurato che il tangentaro venga arrestato, con tutte quelle provviste può infischiarsene dello spaccio del carcere! Scherzo, ovviamente.
Cari amici, sapete tutti come la penso sulla corruzione, un cancro che continua a rodere un’Italia ormai arrivata a livelli infimi di credibilità e di onestà, per cui credo che ogni mio ulteriore commento sarebbe inutile.
A domani.
Mario

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