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sabato, dicembre 26, 2015

LA SARDEGNA E IL BUCO NELLA SANITÀ. QUANDO L’AUTONOMIA DI SPESA ANZICHE CONIUGARE IL VERBO RISPARMIARE SPOSA LO SPRECO.



Oristano 26 Dicembre 2015
Cari amici,
sarebbe facile dare la colpa ad un colore politico, accusando quella “parte” di inefficienza o incapacità: i vari “colori” che si sono alternati al potere alla Regione Sarda, praticamente tutti, hanno dimostrato di non saper amministrare con quella saggezza che “deve” superare i confini della “convenienza di partito”; saper amministrare le pubbliche risorse significa avere la capacità e il coraggio di elevarsi al di sopra dell’interesse personale o di appartenenza! La mia riflessione di oggi affronta proprio il caso della malandata nostra sanità regionale, il cui deficit ha raggiunto livelli che sono ormai vicini al collasso. Un “profondo rosso” che, siamone certi, alla fine pagheranno a caro prezzo tutti i sardi.
Ho letto con disgusto quanto spende annualmente la Regione Sardegna alla voce sanità: ben tre miliardi e 300 milioni di euro, per avere in cambio una sanità sotto la sufficienza. Per me, abituato data la mia età a ragionare ancora in lire, mi sembra una cifra iperbolica: oltre 6 mila miliardi delle vecchie lire!  Di questa cifra importante ben 1 miliardo e 200 milioni è assorbito dalle spese per il personale. Nonostante questo gravoso costo, le spese superano lo stanziamento: il “buco” della sanità è arrivato a circa 400 milioni di euro, che richiede il reperimento di coperture all’interno di una “coperta troppo corta”! Risultando impossibile trovarle, l’unica soluzione prospettata è un aggiuntivo cappio al collo dei poveri contribuenti sardi: un congruo aumento sulle addizionali Irpef. I sardi a questo punto si chiedono: come è stato possibile arrivare a questa drammatica voragine? Semplicemente attraverso una allucinante miriade di sprechi di ogni tipo.
Una tumultuosa "finanza allegra", fatta di favoritismi, inefficienze, doppioni, acquisti “di favore”, di materiali che poi, tra l’altro, restano ammucchiati nei magazzini a raccogliere polvere, diventando obsoleti anche senza essere usati. Senza parlare dei ricoveri facili: un ricovero, come sappiamo, non si nega a nessuno, così come la riabilitazione, che viene fatta in ospedale; quanto ai medicinali, quelli equivalenti sono poco usati e i presidi sanitari per le cure domiciliari, anche quando non più necessari, non vengono recuperati. La politica imperante è quella del “nuovo”, acquistato, poi, mica a prezzi competitivi. Un ecografo, per esempio, è stato venduto a 40 mila euro ad una Asl e a 6 mila euro ad una clinica privata. Che dire di più?
A dire il vero c’è anche dell’altro: a Is Mirrionis, per esempio, ci sono 14 reparti e 14 sale operatorie, mentre in Sardegna l’occupazione dei posti letto non supera il 65%. A Cagliari ci sono 9 chirurgie generali, 3 reparti di oculistica, 2 centri di trapianto di midollo. Per il farmaco anti-epatite C (altra ciliegina sulla torta) si spendono 60 milioni di euro! Inoltre, tutti i direttori dei reparti ospedalieri hanno autonomia di spesa: una giungla infinita, in cui ognuno fa come gli pare, tanto a pagare è sempre Pantalone. Di recente è arrivato alle cronache dei quotidiani il caso delle Sedie a rotelle, Letti e Presìdi, acquistati e rimasti inutilizzati presso la ASL di Cagliari.
Centinaia di sedie a rotelle accatastate, cumuli di letti, ausili per la deambulazione, macchinette elettriche: presìdi sanitari che riempiono i magazzini senza utilizzo, anche se all'Asl di Cagliari sono costati una cifra astronomica, in quanto acquistaati a prezzi ben più alti di quelli di mercato. Ciò nonostante stanno lì, in un deposito del Santissima Trinità, a fare mucchio: molti nuovi, altri restituiti da pazienti che a volte non hanno nemmeno fatto in tempo a usarli. E se qualcuno ha bisogno di un carrozzina identica a quelle, sapete che si fa? Via con un altro acquisto, anche se i magazzini traboccano.
Insomma, cari amici, "uno spreco inimmaginabile di soldi pubblici", che, unitamente ad un’altra infinità di acquisti poco attenti, ha contribuito alla creazione del buco che ha superato i 400 milioni di euro. Voragine che è assolutamente necessario ripianare in tempi brevi, utilizzando, come sempre, un ulteriore prelievo dalle tasche dei cittadini sardi con l’aumento dell’addizionale Irpef.
Le promesse di sanatoria come sempre, non mancano: il Presidente Pigliaru anche di recente ha parlato di un vero e proprio “cambio di marcia”: il focus principale dell'intervento è una proposta di legge per riunire tutte le USL in un’unica Azienda Sanitaria Regionale che prenderebbe il nome di ASUR, Azienda Sanitaria Unica Regionale. In questo modo, afferma, tanti sprechi sarebbero automaticamente eliminati. L’iter prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2016, se la legge risultasse approvata, inizierebbe ad operare l’Asl unica regionale, pensata “per garantire la massima efficienza e adeguatezza dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale, in grado anche di consentire l’efficace applicazione del piano di rientro dell’attuale disavanzo”. Testuali parole.
Le Asl che dovrebbero essere cancellate sono la numero 1 di Sassari, la 2 di Olbia, la 3 di Nuoro, la 4 di Lanusei, la 5 di Oristano, la 6 di Sanluri, la 7 di Carbonia e la 8 di Cagliari. Rimarrebbero invece operative e separate le due Aziende miste ospedaliero-universitarie di Sassari e Cagliari e l’ospedale Brotzu, che da mesi ha accorpato l’Oncologico e il Microcitemico. Dall’accorpamento nella ASUR resterebbe fuori anche l’istituenda Azienda Sanitaria delle emergenze, la cui funzione è strettamente legata proprio alla nascita della Azienda Unica.
La nuova ASUR verrebbe governata da un “Direttore generale”, che dovrebbe entrare in carica il 1° aprile 2016″, anche se, fino al 1° Luglio assumerebbe le funzioni di "Commissario unico” (così sta scritto nel comma 4 della proposta di legge). A coadiuvarlo nel gravoso compito i sub commissari delle attuali Asl, che svolgeranno le “funzioni delegate” dallo stesso super dirigente. Tutte le nomine spetteranno alla Giunta entro il 31 marzo 2016, quando scadrà il mandato degli attuali 11 commissari. Per ora il dato certo è il già deliberato aumento dell’addizionale IRPEF, che alleggerirà ancora di più le già magre tasche delle famiglie sarde, in un crescendo di balzelli che ormai non hanno più fine.
Cari amici, chiudo questa mia riflessione di oggi con una considerazione. Una volta ci si lamentava per la miope visione del potere centrale (leggi Stato Centrale), che sembrava trascurare, proprio perché lontane, le periferie (leggi Regioni) e favoriva invece la capitale. Il toccasana è sembrato quello di delegare molte delle funzioni, una volta accentrate, alla periferia, nella convinzione che gli “amministratori delegati” sarebbero stati più accorti e cosapevoli nella spendita delle risorse. La realtà, invece, ha dimostrato che nella gran parte dei casi i delegati sono risultati peggiori del “sovrano amministratore unico”. Spesso succede davvero il contrario di quanto voluto: col federalismo di un certo tipo, salvo casi rari, si può cadere dalla padella nella brace.
Non vorrei essere frainteso: non sono certo uno favorevole all'accentramento del potere, ma per la concessione delle Deleghe, anche ampie ma ben strutturate. Quale, allora, la soluzione? Avere amministratori davvero capaci e onesti, fuori dalle logiche clientelari e dediti alla politica non per i propri interessi personali o di parte ma per il bene della Comunità, ovvero politici capaci di agire “al di sopra dell’interesse personale”. Sarà mai possibile?
Ciao, amici, a domani.
Mario

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