venerdì, ottobre 25, 2019

IL NOSTRO RAPPORTO CON L’IGIENE QUOTIDIANA: UNA LUNGA STORIA. ESSERNE SCHIAVI, ESAGERANDO CON DOCCIA, SAPONI E IDRATANTI, NON È SALUTARE. I 10 ERRORI PIÙ COMUNI DA EVITARE.


Il bagno turco (Domenico Morelli XIX secolo, coll. privata).

Oristano 25 ottobre 2019

Cari amici,

L’uomo nella sua lunga storia, riguardo alla pulizia della persona, ha attraversato periodi davvero molto diversi. I Greci, per esempio, attribuivano grande importanza alla pulizia personale, tanto da considerarla come una dea, Igea, che sovraintendeva alla salute e ai comportanti virtuosi ed equilibrati. I Romani, che furono maestri nel bonificare paludi, costruire acquedotti, pubbliche latrine e impianti termali, non furono da meno: nel periodo del massimo splendore, ogni cittadino di Roma poteva disporre di 1.000 litri di acqua al giorno! Poi le cose, tra alti e bassi, cambiarono.
In Europa, fino agli inizi de XII secolo, l’igiene personale rimase molto scarsa. Subito dopo, però, iniziò la sua ripresa: la cura del corpo, grazie anche alle influenze portate dagli arabi, migliorò sensibilmente. Nei secoli successivi iniziano a diffondersi i bagni pubblici (le cosiddette “stufe”), frequentati assiduamente non soltanto per necessità igieniche ma anche per incontri sociali e spesso anche a scopo sessuale.
Nel 1500 il concetto di igiene mutò radicalmente, tanto da tornare alla sporcizia precedente (è il periodo nel quale prevale più che la cura del corpo quella dell’anima), tanto che solo le mani e la bocca venivano lavate con acqua (spesso allungata con aceto) e il bagno era riservato ad una volta all’anno o in occasioni del tutto particolari come un matrimonio. 
Fino alla prima metà del XVI secolo i profumi cercavano di nascondere “il puzzo” della pelle non lavata e le parrucche a nascondere i tanti ‘invasori’ del cuoio cappelluto. Solo successivamente, a partire dalla seconda metà del secolo XVI, si cominciò a rilevare un riavvicinamento alle pratiche del bagno, che diventarono abbastanza frequenti, anche se non proprio abituali.
Per chi è curioso, riporto uno storico fatterello. Nelle Mémoires del Maréchal de Richelieu si racconta che nel 1742 M.me de Chateauroux, favorita del sovrano, obbligò il re Luigi XV ad assistere ai suoi bagni, cosa impensabile all'epoca; nella rivista Architecture française, dell’architetto J.F. Blondel, si poteva leggere che a Parigi, in una abitazione su dieci, era previsto uno spazio dedicato al bagno. Un segno del cambiamento dei tempi!
Agli inizi del XIX secolo il miglioramento dell’igiene fa degli ulteriori, importanti passi in avanti. Il bagno, oltre alla funzione igienica ed al piacere che da l’immergersi nell’acqua, viene considerato utile a fini terapeutici. L’acqua calda era ritenuta utile per la sua azione emolliente, l’acqua tiepida perché in grado di attenuare gli stati di sovra eccitazione, di calmare il nervosismo e i disagi nei momenti di gran caldo, e infine l’acqua fredda in quanto utile a stimolare e tonificare i muscoli.
Amici, e oggi con l’igiene come siamo messi? La risposta, sotto certi aspetti, risulta abbastanza complessa, in quanto si è passati dal troppo poco al troppo! Si, amici, l’igiene eccessiva in realtà non fa bene alla salute e in particolare alla pelle, che viene privati di alcuni componenti necessari. Diversi sono gli errori che in tanti commettiamo ogni giorno: vediamone insieme i primi 10, quelli che pratichiamo per abitudine e che invece dovremmo evitare, partendo dal presupposto che “Lavarsi troppo fa male”. La gran parte degli esperti concorda sul fatto che la nostra ossessione per la pulizia ci rende più vulnerabili ai batteri.
1. Doccia giornaliera. La doccia mattutina o il bagnetto prima di andare a dormire? A volte fanno più danni che altro. Disturbano infatti la flora cutanea che il corpo crea per proteggersi.
2. Doccia o bidet? Per una corretta igiene, basta fare la doccia due/tre volte a settimana, lavarsi spesso le mani e fare il bidet regolarmente.
3. La doccia lunga. Stare troppo sotto il getto dell'acqua può causare disidratazione. Ogni doccia non dovrebbe durare più di una decina di minuti.
 4. Saponi e detergenti. I saponi molto spesso uccidono i batteri "buoni". Le uniche parti del nostro corpo dove i saponi vanno usati quotidianamente sono: le mani, le ascelle e l'inguine.
5. Temperatura dell'acqua. Rilassarsi con un bel bagno caldo? Niente di più sbagliato! Il calore manda il sangue in superficie e causa prurito. Meglio le temperature tiepide e, a seconda della stagione, quella fredda, a temperatura ambiente.
6. Shampoo vigoroso. Mai esagerare anche con lo sciampo! Bisogna evitare le frizioni vigorose e usarlo in modica quantità. E, inoltre, mai usare acqua troppo calda, in quanto il calore non è benefico sui capelli e li porta ad ungersi prima.
7. Viso acqua e sapone? Insaponare spesso il viso ci fa sentire più puliti, ma in realtà incoraggiamo i batteri nocivi, dopo aver mandato via quelli buoni.
8. Struccarsi, sempre prima di andare a letto? Aboliamo la comune convinzione femminile che tanto "Che mi strucco a fare se domani devo ritruccarmi?", in quanto è proprio sbagliata! La sera è importante togliere il make up e lasciare respirare la pelle durante la notte.
9. Spugna esfoliante. Le spugne, se è pur vero che servono a esfoliare, sono anche il paradiso dei germi che vi rimangono intrappolati. Per quanto vanno fatte asciugare per bene e sostituite ogni due mesi.
10. Farsi la barba sotto la doccia. Radersi sotto la doccia (magari cantando la canzone preferita) è comodo e veloce ma attenzione: le muffe sono in agguato! È meglio tenere il rasoio al di fuori delle zone umide come la doccia e pulirlo regolarmente con alcool.
Cari amici, quello evidenziato è un piccolo decalogo che nella sua semplicità può essere utile. Come in tutte le cose, non dimentichiamolo mai, gli eccessi sono sempre dannosi, considerando anche il danno che lo spreco dell'acqua e dei detergenti crea all'ambiente! Allora cerchiamo di tenerci sempre in quella “zona mediana”, che ci consente di essere sempre puliti e in ordine, senza, però, esagerare…
A domani.
Mario



giovedì, ottobre 24, 2019

LA RELAZIONE TRA UOMO E INNOVAZIONE. FRANCESCO PARISI, NEL SAGGIO “LA TECNOLOGIA CHE SIAMO”, LA EVIDENZIA CHIARAMENTE, COME LEGGIAMO NELL’INTERVISTA DI MICHAEL PONTRELLI.


Oristano 24 ottobre 2019

Cari amici,

Nelle mie quotidiane scorribande su Internet sono incappato nei giorni scorsi sul sito Tiscali News, dove ho trovato un interessante articolo del giornalista Michael Pontrelli che parlava di Francesco Parisi, umanista, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Messina, autore, tra l’altro, del saggio “La tecnologia che siamo”, dove viene dettagliatamente riportata la lunga relazione tra l’uomo e l’innovazione, a partire dalle origini fino ai giorni nostri. Relazione costante e anche conflittuale, con tanti lati oscuri, di cui è difficile parlare, tanto che pochi ne parlano.
Per non snaturare quanto riportato da Pontrelli, che ha intervistato Francesco Parisi, riporto per intero quanto da Lui scritto, e che nella sostanza evidenzia in modo ben chiaro le giuste preoccupazioni rinvenienti dall’avanzare della moderna tecnologia, mettendo a fuoco il lato più oscuro dell’innovazione tecnologica, quello di cui nessuno parla. Proviamo, allora, a leggere insieme quanto scritto.

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di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Rispetto agli altri animali l’uomo non ha particolari punti di forza fisici. Non è veloce come altri mammiferi, non nuota in maniera efficace, non ha una vista particolarmente sviluppata, non è dotato di una forza muscolare eccezionale. Nel regno animale non è il più bravo in niente. Eppure si è affermato come la specie dominante. Il motivo è noto: l’intelligenza. Facoltà che ha prodotto benefici nel momento in cui è stata in grado di produrre tecnologie che hanno potenziato le capacità fisiche. Il rapporto tra uomo e tecnologia non è dunque una cosa recente ma affonda le sue origini nella notte dei tempi. Francesco Parisi, umanista, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Messina, nel suo saggio “La tecnologia che siamo” edito da Codice Edizioni, ha indagato questa millenaria relazione. Una indagine necessaria ora più che mai, dato che le nuove applicazioni digitali stanno invadendo praticamente ogni aspetto della vita quotidiana.
Partiamo dalle origini, quali sono state le grandi tecnologie della storia che hanno radicalmente cambiato le abitudini e le consuetudini degli uomini?
"Si possono distinguere due categorie di tecnologie: gli artefatti come la ruota, e le forze della natura che vengono imbrigliate come il dominio del fuoco o della forza nucleare. Tendenzialmente questa seconda tipologia crea dei salti in avanti molto più significativi”.
Ci sono invenzioni fondamentali la cui portata non è ancora compresa appieno dalla maggior parte delle persone? 
"Ce ne sono tante. Nel mio libro prendo come caso studio l’elettromagnetismo perché è stato talmente prorompente che ha cambiato le sorti dell’umanità. Lo stesso si può dire delle pietre bifacciali del paleolitico. Anche dell’invenzione della scrittura non si coglie l’aspetto più rilevante: l’aver liberato il linguaggio dagli aspetti di memorizzazione. Prima il linguaggio serviva sia a comunicare che a conservare la cultura di un popolo. Con la scrittura il linguaggio si libera degli aspetti di memorizzazione e si innalza a nuove funzioni che sono quelle della speculazione e della ricerca”.
Veniamo ai nostri giorni e alla rivoluzione digitale. Per alcuni il dispositivo che più di tutti rappresenta la contemporaneità è lo smartphone. È un oggetto sopravalutato o effettivamente una delle invenzioni più rilevanti nella storia dell’umanità?
"Sicuramente la seconda affermazione perché si pone in continuità con quella che definisco l’esperienza schermica. Una storia visiva che inizia con le pitture rupestri per arrivare al cinema, alla fotografia, alla televisione e ai computer. Lo smartphone rappresenta la forma finale di questo processo. È insieme un quadro rinascimentale, uno specchio dotato di memoria, un accesso totale all’informazione, una macchina della costruzione identitaria. Non è quindi una esagerazione definire questo oggetto l’emblema della tecnologia contemporanea”.
Lo smartphone è però ormai un oggetto acquisito. Lo abbiamo tutti. Le nuove frontiere dell’innovazione tecnologica sono altre. Una in particolare si annuncia dirompente: l’intelligenza artificiale. Per la prima volta le macchine sostituiscono l’uomo non solo nelle attività fisiche ma anche in quelle intellettuali. È una cosa di cui bisogna avere paura?
"Quando ci chiediamo se una tecnologia sia giusta o sbagliata, se sia da apprezzare o da temere, perdiamo di vista un aspetto fondamentale: che l’uomo è inestricabilmente connesso con le tecnologie. È una relazione a cui non ci si può sottrarre. A mio avviso ora non siamo in grado di dire ora se l’intelligenza artificiale porterà più benefici o pericoli. Sicuramente possiamo però dire che è impossibile perfino immaginare di limitare il progresso tecnologico, perché naturale e perché connaturato all’evoluzione umana da migliaia di anni”.
All’interno della comunità scientifica si rafforza sempre di più il transumanesimo, ovvero il movimento che ritiene auspicabile l’innesto delle nuove tecnologie digitali nel corpo umano per combattere le malattie e l’invecchiamento e arrivare addirittura alla creazione di una nuova forma di vita ibrida uomo/machina che supera la specie umana così come la conosciamo oggi. Le ricerche sull’interfacciamento tra il cervello e i computer rappresentano un passo proprio verso questa direzione. Anche di fronte a uno scenario di questo tipo dobbiamo semplicemente prendere atto che il progresso tecnologico non si può fermare?
"Noi siamo esseri viventi e come tali siamo destinati a perire. La missione transumanista prevede invece che l’uomo debba vivere in eterno. Ma questo secondo me è sbagliato perché dobbiamo lasciare posto agli altri. Così come è sempre stato. Detto ciò non significa che dobbiamo arrestare il processo di ibridazione uomo/macchina perché temiamo che ci sfugga di mano. Dobbiamo essere capaci di cogliere gli aspetti positivi dell’ideologia transumanista che sono quelli legati all’utilizzo della tecnologia per migliorare le condizioni di vita delle persone affette da gravi malattie”.
La storia dimostra però che non sempre l’uomo è stato in grado di controllare le tecnologie che ha creato.
“È vero. Grazie alle tecnologie l’uomo aumenta il proprio controllo sul mondo ma allo stesso tempo si espone a nuove condizioni di rischio. Ogni conquista comporta nuovi potenziali pericoli.  Ma come già detto è un processo che non si può imbrigliare perché connaturato alla storia dell’uomo. L’innovazione tecnologia porta con sé una componente di rischio e di imprevedibilità che non si può eliminare o controllare e di cui bisogna semplicemente prendere atto”.
11 ottobre 2019
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Cari amici, credo che non ci sia nulla da aggiungere a quanto riportato! Speriamo di non esserci spinti troppo in avanti, in modo tale da non poter più controllare l'evoluzione…

Mario





mercoledì, ottobre 23, 2019

ANCHE LA SARDEGNA HA IL SUO “ORO-SPECIALE”: IL TARTUFO! MANCA PERÒ LA NORMATIVA REGIONALE PER VALORIZZARLO.


Oristano 23 ottobre 2019

Cari amici,

Nell’Isola, posta al centro del Mediterraneo, il suo territorio ancora privo di quelle contaminazioni che invece hanno avvelenato molte altre regioni italiane; in questi ottimi ed ecologici terreni le specialità vegetali, a volte uniche, certamente non mancano e tra queste troviamo anche il preziosissimo tartufo. Questi particolarissimi funghi, appartenenti all'ordine Pezizales, famiglia Tuberaceae, sono costituiti da diverse specie che si sviluppano sottoterra (per questo sono definiti ipogei), crescono spontaneamente nel terreno accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti, in particolare querce e lecci, alberi con i quali stabiliscono un rapporto simbiotico.
Diffuso in diverse regioni d’Italia il tartufo è presente anche in Sardegna con quattro importanti specie: il nero pregiato, il nero invernale, il tartufo bianchetto o marzuolo (perché tipico del periodo di marzo) e, infine, il principe dei tartufi sardi, il nero estivo o scorzone, che si raccogliere tra maggio e luglio. L’Isola, dunque, nonostante lo scarso interesse dimostrato da chi ci governa, risulta ricca di questo prezioso fungo, che certamente andrebbe valorizzato ben di più di quanto lo è adesso!
Seppure nell’Isola sia nata un’associazione per valorizzarlo (il Presidente è Paolo Fantini, decano dei tartufai sardi), la Sardegna è l’unica regione che non si è ancora dotata di un’apposita legge per regolamentarne la raccolta, necessaria per stabilire calendario e modalità di raccolta, atto necessario per evitare l’attuale Far West, creato dai raccoglitori improvvisati. Come già avviene altrove risulta necessaria la stesura di un regolamento, il rilascio di un patentino (come già avviene in diverse regioni), i tempi di raccolta, e le modalità della successiva commercializzazione. Questo vuoto legislativo della nostra isola consente ai vari tartufai continentali “patentati” di venire in Sardegna in ogni periodo dell’anno e fare così incetta dei nostri ottimi tartufi.
In Sardegna le zone più ricche, come spiega il Presidente dell’Associazione prima citata, sono quelle del Sarcidano, del Sassarese, di Arzachena, Sadali, Cagliari e del Nuorese. Seppure in Italia il più rinomato sia il tartufo di Alba, anche quelli presenti in Sardegna, in particolare nel Sarcidano, non sono da meno! Quantitativamente ogni anno vengono raccolti in Sardegna una decina di quintali di tartufo, estratti in particolare nei boschi fra Laconi e Nurallao.
Amici, la regolamentazione della raccolta del tartufo nell’Isola sta diventando ogni giorno più urgente, in quanto zappatori senza scrupoli continuano ad arrivare nei nostri boschi operando in modo barbaro (senza l’aiuto degli appositi cani), compromettendo in questo modo le radici delle piante che col tartufo vivono in simbiosi, e prelevando il prodotto quando non è ancora maturo, immettendo così sul mercato un prodotto non pronto e anche dal gusto poco gradevole.
"Sono proprio questi cercatori improvvisati che, in aggiunta alla siccità, contribuiscono a far calare la produzione di tartufi nel territorio", dicono i responsabili dell’Associazione, sollecitando a gran voce una regolamentazione urgente del settore di raccolta di questo eccellente prodotto che si nasconde nei nostri boschi. 
Prelevare il tartufo prima della sua maturazione crea un doppio danno: non soddisfa chi lo mangia e danneggia anche il fungo, che fatica poi a riprodursi. Solo a maturazione avvenuta infatti i tartufi emanano un tipico profumo penetrante e persistente, che ha lo scopo di attirare gli animali selvatici (maiali cinghiali, tassi, ghiri, volpi, etc.) che, scavando e scoprendo la copertura di terra, consentono così al fungo di spargere le spore contenute e perpetuare in questo modo la specie.
Purtroppo, come accennato prima, non si è ancora riusciti a varare una legge che ne regolamenti il prelievo. Si tentò anche nelle passate legislature a cercare di metterla in pratica, ma probabilmente interessi contrastanti ne bloccarono l’iter.  Eppure la nostra isola, che possiamo a buon titolo definire "L'isola dei sapori", col tartufo arricchirebbe notevolmente la sua varietas di profumi e sapori. Marco Carta, imprenditore di Laconi, è stato il primo in Sardegna ad utilizzare il tartufo creando straordinari abbinamenti culinari.  
Marco Carta con un bel cesto di tartufi sardi
Ha iniziato un paio d’anni fa con due prodotti, che oggi sono diventati ben ventinove. Dice Marco Carta con orgoglio: "Siamo i primi ad aver creato il pecorino col tartufo, a cui abbiamo fatto seguito con una serie di ortaggi insaporiti con l'oro nero: come melanzane e fave; col tartufo essiccato o liofilizzato, abbiamo creato altre delizie, come le marmellate col tartufo”. Poi aggiunge: “Una scommessa nata dalla passione che ho dentro sin da giovane per questa nostra ricchezza”. E il mercato finora ha risposto bene.
Cari amici, su questo blog l’ho detto e ripetuto molte volte: spesso avere l’oro in casa conta poco, se non sappiamo presentarlo, valorizzarlo e ricavarne reddito. Siamo come quel Paese africano che, seppure in possesso di una grande miniera d’oro, continuava a restare povero perché non riusciva a scavarla e poi vendere il prezioso metallo. Io credo che molto si possa fare a livello economico in Sardegna, solo se fossimo davvero uniti e lo volessimo fortemente!
Riflettiamo, perché abbiamo dei doveri ineludibili verso i nostri giovani, che purtroppo in gran parte sono privi di lavoro ed emigrano…
A domani.
Mario
Tartufi di Sardegna

martedì, ottobre 22, 2019

È L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE L’ARMA SEGRETA DELLE GUERRE DEL TERZO MILLENNIO. ECCO COME GLI STATI UNITI INIZIANO AD UTILIZZARLA.


Oristano 22 ottobre 2019

Cari amici,

Sull’intelligenza artificiale, che ogni giorno fa passi da gigante, si versano ogni giorno fiumi d’inchiostro. Il cervello artificiale, ormai sempre più simile a quello umano, sta man mano sostituendo quello dell’uomo nella gran parte dei lavori: da quelli prettamente manuali a quelli più complessi, che richiedono decisioni anche molto ponderate, e questo crea non poca preoccupazione. Ebbene, oggi questo potente “cervello artificiale” viene preso in considerazione anche per un razionale utilizzo in campo bellico.
Si prepara una guerra più robotizzata che umana: dagli aerei spia telecomandati ai droni, dalle nuove armi semoventi (che operano gestite dai computer anche su armi atomiche) ai soldati-robot, dall'analisi computerizzata degli interventi sul campo fatti dall’Intelligence, alla medicina militare. Insomma, l’intelligenza artificiale avanza come un carrarmato, travolgendo il precedente concetto di guerra tradizionale fatta dai soldati in carne e ossa. Il Ministero della Difesa USA è oggi il più accreditato in questo campo, in quanto continua a riservare a questa nuova forma di intelligenza extra umana una sempre maggiore attenzione, considerato che si è rivelata ben più veloce e precisa di quella dell’uomo.
Purtroppo le tensioni fra i popoli del mondo (in particolare in questo periodo) continuano ad essere abbastanza forti (basti pensare all’aumentata tensione creata dall’invasione della Siria da parte della Turchia per il problema dei Curdi), per cui il Ministero della difesa americano sta accelerando sull’applicazione  della nuova tecnologia robotica per creare un miglioramento sostanziale della nuova branca dell’esercito Usa che si occupa di Intelligenza Artificiale, The Army AI Task Force’, che sotto la guida dell’AFC (Army Future Command), sta preparando le guerre del prossimo futuro.
Lo scopo principale degli USA è quello di continuare ad avere un forte vantaggio militare sugli avversari, cosa che gli americani da tempo mantengono. Ora, considerato che all'intelligenza artificiale è stato attribuito un ruolo chiave nelle guerre future, al Pentagono sono stati assegnati nel bilancio federale per il 2020 fondi abbastanza importanti, pari a circa un miliardo di dollari. Per i militari americani l’investimento nella The Army AI Task Force viene ritenuto decisivo per potere mantenere l’attuale vantaggio militare posseduto, ma che si sta erodendo in favore dei nuovi armamenti di Cina e Russia, oltre alla crescente corsa agli armamenti nucleari da parte di Stati che vorrebbero diventare possibili nuovi protagonisti. 
Anche il Joint Intelligence Center (JAIC) del Pentagono, l’organismo che controlla tutte le attività di Army AI Task Force, ha visto raddoppiato il suo budget (oltre 208 milioni di dollari), che verrà ulteriormente aumentato nel 2021. Ma vediamo in che modo gli Stati Uniti vorrebbero sfruttare ulteriormente l’Intelligenza Artificiale per i fini militari. 
Diversi, come detto, i campi-chiave individuati dal Ministero della Difesa USA. L’attenzione è focalizzata sui nuovi sistemi d’arma (soprattutto missilistici), sulle armi-robot, sull’individuazione degli ‘spazi di battaglia’, sull’analisi dell’Intelligence e sulla medicina militare. Nell’ultimo rapporto sulla ‘guerra del futuro’ appena pubblicato, vengono ridefiniti e abbandonati alcuni dei tradizionali principi che ancora oggi si insegnano nelle accademie, ma tra i militari Usa la discussione è aperta e spesso contradditoria. Perché non sono pochi quelli che vedono nell’Intelligenza Artificiale e nel fare gestire l’apparto militare da algoritmi un grande pericolo: ovvero che venga drasticamente ridotto il peso della decisione ‘umana’. 
Si, amici, è difficile anche per gli esperti rassegnarsi a farsi governare dagli algoritmi! La nostra generazione è ancora mentalmente legata al tradizionale campo di battaglia, dove operano i soldati in carne ed ossa, cosa che nel futuro sarà sempre più rara, in quanto gli uomini-soldato saranno sempre di meno, sostituiti dai soldati robot. Il futuro vedrà questi ultimi protagonisti, insieme a droni, alle navi da guerra senza pilota e alle armi intelligenti, che, insieme, saranno in grado di eseguire e anche di gestire ordini anche molto complessi, senza commettere il minimo errore.
Tuttavia i dubbi sul passaggio delle decisioni agli algoritmi e ai soldati robot esistono eccome! Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale per fini militari continua a coinvolgere e a far pensare esperti e anche meno esperti. A insinuare dubbi atroci è soprattutto una questione di etica, presupponendo che un soldato-robot, struttura senz’anima, potrebbe diventare in un attimo (grazie all’algoritmo) "Un Robot-assassino”, capace di scatenare senza il minimo dubbio una guerra lampo, anche nucleare.
Una curiosità. Alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, a fianco al personale militare, collaborano al progetto d’avanguardia del Pentagono anche dei ricercatori civili, alcuni dei quali hanno espresso severe, pubbliche critiche. Anche nelle strutture di Google diversi ingegneri che lavoravano sui progetti in comune col Pentagono hanno abbandonato l’azienda; sapete perché? Per mancanza di condivisione. Una di loro, Laura Nolan, in una recente intervista con il Guardian ha lanciato un vero e proprio allarme: “Pochissime persone ne parlano, ma se non stiamo attenti dei Robot assassini potrebbero accidentalmente iniziare una guerra lampo, distruggere una centrale nucleare e causare atrocità di massa”. Il pericolo certamente non è da sottovalutare!
Amici, il futuro dell’intelligenza artificiale non è certamente solo rose e fiori, e credo anch’io che presenti rischi dei quali al momento non è facile calcolare la portata. Sono tuttavia convinto che si andrà comunque avanti; purtroppo abbiamo già superato da un pezzo il punto di non ritorno!
Spero solo che la saggezza umana superi il grande desiderio di onnipotenza dell’uomo…
A domani.
Mario

lunedì, ottobre 21, 2019

L’ITALIA E IL “TAGLIO” DEI PARLAMENTARI. A FRONTE DI UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA RAPPRESENTANZA POPOLARE, SOLO UN INSIGNIFICANTE RISPARMIO ECONOMICO. UNA TRISTE VITTORIA DEL POPULISMO SULLA DEMOCRAZIA.


Oristano 21 ottobre 2019

Cari amici,

la recente approvazione della legge che ha drasticamente ridotto il numero dei deputati e senatori nel nostro Parlamento nazionale, mi ha spinto oggi a fare questa riflessione con Voi. Le considerazioni da fare quando avvengono riduzioni così importanti da modificare la rappresentanza popolare in Parlamento, sono molteplici e tutte di gran peso, in quanto suscettibili di creare conseguenze che prescindono dal semplice calcolo economico. Nel nostro caso, "entrando nel merito”, si è continuato a battere sul martellante slogan del “risparmio economico”, strombazzato in lungo e in largo come vessillo di battaglia dal movimento 5Stelle, a prescindere dalla sua reale e concreta utilità. Ma, per non passare da fazioso antagonista dei pentastellati, cerco di analizzare le cose andando con ordine, facendo il punto sul nostro Parlamento partendo dalla sua situazione precedente, ovvero prima della nuova situazione venutasi a creare con l'approvazione della nuova legge.
Gli attuali parlamentari, che costituiscono Camera e Senato, sono 945, che, con l’approvazione della riforma diventeranno 600, con un taglio netto di 345 seggi, che, visto in percentuale, risulta del 36,5 per cento. In dettaglio, i deputati da 630 si ridurranno a 400 (con contestuale riduzione anche degli eletti all'estero, che passeranno dagli attuali 12 a un massimo di 8), mentre i senatori da 315 passeranno a 200, sforbiciando anche in questo caso gli eletti all’estero che passeranno da 6 a 4. 
Ora, approvata la legge a grandissima maggioranza, la riforma dovrebbe entrare in vigora non prima del gennaio 2020, in quanto bisognerà attendere i tre mesi previsti dalla Carta Costituzionale, periodo stabilito per consentire, a chi lo ritenesse necessario, di richiedere lo svolgimento di un referendum. Se si dovesse svolgere la consultazione popolare, l'entrata in vigore slitterebbe di diversi mesi e sarebbe comunque subordinata alla vittoria dei sì. Dopodiché serviranno ancora circa due mesi per ridisegnare i collegi elettorali. Ora, se tutto dovesse procedere come stabilito dalla nuova legge, vediamo cosa cambia.
Se prima l’Italia poteva essere considerata uno dei Paesi con un alto numero di parlamentari, con la riforma appena approvata il nostro Belpaese diverrà in Europa quello con il minor numero di deputati in rapporto alla popolazione, con 0,7 "onorevoli" ogni 100.000 abitanti, superando anche la Spagna che deteneva il primato con 0,8. Ciò significa, grosso modo, 7 onorevoli ogni milione di abitanti. Con 400 deputati e poco meno di 60,5 milioni di abitanti, l’Italia avrebbe un rapporto deputati/abitanti pari a 1/151 mila, mentre oggi, con 630 deputati, il rapporto è di 1/96 mila). Questo significa che ora l’Italia, come rapporto per abitante, passa all'ultimo posto, con il più alto coefficiente dell’Unione europea.
Una riduzione di questa portata (meno di un rappresentante per 150mila cittadini), cari amici, merita una seria e attenta riflessione. Secondo diversi studiosi l’Italia è arrivata a questo pericoloso traguardo per il costante avanzare di quel "Virus di populismo anti-establishment" che negli ultimi dieci anni ha infettato prima le piazze, poi le aule parlamentari e infine ha finito per dettare l’agenda del Governo. Cavalcato con forza e determinazione dal Movimento 5 Stelle, che dello svuotamento del Parlamento fece fin da subito la sua principale battaglia identitaria, il frutto di questa avvelenata reazione anti-establishment ha contagiato anche le altre forze oggi al governo (che nelle votazioni precedenti avevano votato contro), quelle forze che prima erano all'opposizione e che potrebbero averlo fatto per mera sete di "ritorno al potere".
La riforma, strombazzata come uno straordinario “risparmio di danaro pubblico”, in realtà è solo una bufala. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani, guidato da Carlo Cottarelli, ha calcolato un risparmio complessivo, tra Camera e Senato, di 81,6 milioni di euro ogni anno (in 10 anni circa 816 milioni, e non un Miliardo come invece si tenta di far credere, a partire dalle roboanti dichiarazioni del capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio. 
Si, amici, una cifra che può essere considerata solo una goccia nel mare magnum del bilancio di un Paese come l’Italia, che nell’ultimo anno ha visto il debito pubblico crescere di circa 34 miliardi di euro!  Per dare in modo più chiaro un ordine di grandezza, anche arrotondando a 100 milioni i risparmi che si avrebbero ogni anno con il taglio dei parlamentari, questa cifra rappresenta lo 0,005 per cento scarso del debito pubblico italiano e un seicentesimo scarso di quanto spende l’Italia ogni anno di soli interessi su nostro debito pubblico!
In realtà, dunque, l'aver voluto realizzare questo “poco ponderato taglio”, cari amici, taglio che avrà delle pesanti conseguenze sulla rappresentanza del popolo in Parlamento, non è certamente per il trascurabile risparmio economico derivante, ma è frutto della cercata vittoria del populismo sulla democrazia, cavalcato da chi ben sappiamo. L'evidente peggioramento del rapporto elettori/eletti comporterà la diminuzione ulteriore dei rappresentanti in Parlamento delle zone periferiche, quelle più trascurate, oggi sempre più spopolate e già incredibilmente disagiate, che saranno sempre più abbandonate a se stesse. Una di queste Regioni, lo dico con forza è certamente la Sardegna, che vedrà assottigliarsi ancora di più l'attuale rappresentanza nel Parlamento nazionale. 
Cari amici, l'Italia sta andando verso un futuro di così grande, pesante incertezza, che potrebbe vederci precipitare in un abisso senza fondo. Quando per poter governare un Paese si mettono insieme, per mera sete di potere, forze totalmente diverse, fino al giorno prima contrastanti, tutto può succedere, nulla escluso. 
Le forze in campo, però, giorno dopo giorno, non appaiono così coese come vorrebbero far credere. La legge finanziaria mostra crepe sempre più evidenti e anche l'ipotesi di un Referendum sulla legge appena approvata non appare poi così lontana, visto che una raccolta di firme risulta già iniziata; all’entusiasmo iniziale di uno strombazzato “grande risparmio”, poi rivelatosi una Fake News, credo che si stia sovrapponendo un ripensamento, e le cose potrebbero ancora cambiare: le possibilità esistono. E in democrazia, cari amici, il conto presto o tardi lo si paga: il popolo tradito, attraverso il voto, può mandare a casa chi ha, per interessi particolari, violato l'interesse generale!
Si, amici, ricordiamoci che la storia è fatta di corsi e ricorsi…
A domani.
Mario

domenica, ottobre 20, 2019

IN FUTURO CI VESTIREMO CON UN ABBIGLIAMENTO “INTELLIGENTE”, COSÌ TECNOLOGICO, CHE RIUSCIRÀ A DIALOGARE ANCHE CON IL NOSTRO SMARTPHONE!


Oristano 20 ottobre 2019

Cari amici,

Il nostro abbigliamento in futuro sarà sempre più tecnologico. Non sarà costituito da semplice stoffa, pelle, lattice o quant’altro, ma conterrà all’interno tanta tecnologia. Negli ultimi anni tantissime cose sono cambiate grazie all’innovazione: le ricette di cucina ce le suggeriscono gli smart speaker, esploriamo luoghi lontani senza muoverci da casa con i visori, insomma col nostro smartphone in tasca abbiamo sempre più servizi. A questo punto appare ovvio che anche l’abbigliamento che indossiamo non poteva certamente restare sempre uguale a sé stesso!
Per la designer Behnaz Farahi anche l’abbigliamento deve necessariamente seguire la tecnologia. Farahi non si stanca di spiegare che dall’osservazione della relazione del corpo con lo spazio può nascere una nuova classe di indumenti, capaci di interagire con quanto ci circonda. Ed è così che l’abbigliamento, da quello di alta moda a quello per ogni occasione, ha sposato con disinvoltura la moderna tecnologia. In futuro, pertanto, ne vedremo delle belle! 
Per esempio potremo indossare “Vestiti interattivi” che cambiano colore a seconda di come ci si sente: la mattina uscire di casa magari optando per un giallo e ad un certo punto della giornata, azionando un dispositivo far diventare il vestito o la giacca di colore azzurro; la sera, invece, per un aperitivo importante, trasformare il colore del nostro vestito in un nero elegante. Questi nuovi dispositivi Intel sono il frutto dell’inventiva della Start Up creata da Manuel Deneu (programmatore) e Claire Eliot (stilista) presentata a Roma durante la Maker Faire. 
Questi due creativi, che vivono e lavorano a Parigi, hanno ideato un tessuto neutro particolare che, grazie a dei sensori, è in grado di cambiare colore una volta indossato in base alle esigenze. L’idea, anche se è ancora molto artigianale, è molto promettente ed i due giovani puntano a produzioni non di massa ma di nicchia e pret a porter. Un abito avrà un costo di oltre 300 euro. E questo è solo l’inizio, perché la tecnologia sta penetrando in tutte le fibre del tessuto.
La startup francese Spinali, per esempio, ha realizzato il bikini intelligente Neviano Uv, che permette, grazie a un piccolo sensore impermeabile da applicare su una precisa parte del costume, di rilevare i livelli dei raggi Uva durante l’esposizione al sole. Dopo aver selezionato il proprio tipo di pelle all’interno dell’app dedicata, il sistema avverte sui possibili rischi e sulle precauzioni da prendere per un’abbronzatura in sicurezza.
L’azienda Athos sta sviluppando soluzioni studiate per atleti, applicando il meglio della tecnologia usata in campo medico. L’abbigliamento sportivo realizzato dal brand americano utilizza infatti micro-sensori per l’elettromiografia in grado di registrare e trasmettere i dati sull’attività cardiaca, respiratoria e muscolare a un’applicazione su smartphone, così da monitorare in ogni momento l’esecuzione degli esercizi e correggere eventuali errori.
Il colosso tecnologico Google ha attivato il progetto Jacquard, che, in partnership con Levi’s, ha realizzato la giacca Commuter Tracker. Grazie a sensori integrati nelle fibre di jeans, questa giacca si connette allo smartphone tramite Bluetooth e con un semplice tocco della manica permette di rispondere alle chiamate, di ascoltare musica e messaggi e di ricevere informazioni dal navigatore senza dover prendere in mano il cellulare.
La Samsung, invece, insieme al brand Rogatis sta sviluppando un indumento in grado di sbloccare lo smartphone, scambiare biglietti da visita e interagire con dispositivi elettronici con un semplice contatto tra i sensori a forma di bottone sulla manica e il proprio telefono. 
C’è inoltre, progettata da Ambiotex, la maglietta per monitorare e registrare le informazioni sul battito cardiaco e ad altre attività biologiche degli atleti durante le loro performance, oppure le calze da corsa, sviluppate da Sensoria, che, grazie ai sensori a pressione applicati, rilevano informazioni riguardo al passo, allo stile di corsa, al tempo impiegato e alla distanza. 
Un’azienda di Boston ha addirittura sviluppato una giacca riscaldata, che si adatta a diverse temperature e viene attivata e programmata attraverso lo smartphone a seconda delle necessità. La Mercury Intelligent Heated Jacket contiene delle resistenze in fibra di carbonio con un termostato integrato in grado di monitorare la temperatura del corpo e quella esterna.
Anche il colosso tecnologico cinese Xiaomi ha deciso di investire nello smart clothing, brevettando una sciarpa che integra un sensore per la temperatura in una parte realizzata in fibra elastica e delle piccole resistenze a infrarossi nella parte che si riscalda. Smart Scarf si connette allo smartphone tramite Bluetooth e la temperatura può essere controllata direttamente dal dispositivo.
Cari amici, in futuro moda, design e tech saranno sempre più intrecciate e cambiamenti radicali ci aspettano dietro l’angolo, o meglio dire “dentro l’armadio”. Un recente esempio su questo avveniristico tema è il dispositivo stampato in 3D, e indossabile, Caress of the Gaze, un indumento futuristico che si espande, contrae e cambia forma anche in relazione allo sguardo altrui, quindi non solo a stimoli esterni come temperatura e umidità!
Che dire, amici, Vi tenta questo futuro così particolarmente…indossabile?
A me sinceramente no.
A domani.
Mario