venerdì, ottobre 06, 2023

BISOGNA FERMARE LO SPRECO ALIMENTARE NEL MONDO. TUTTI POSSIAMO CONTRIBUIRE A FERMARLO, PERCHÉ IN TANTI MUOIONO LETTERALMENTE DI FAME. ECCO ALCUNE RICETTE ANTI SPRECO.


Oristano 6 ottobre 2023

Cari amici,

Lo spreco alimentare non è solo una questione di “cibo perso”, gettato via, in quanto per produrlo sono state utilizzate numerose risorse naturali che non sono infinite ed il cui spreco causa un importante impatto ambientale. Quando gettiamo nella spazzatura cibo ancora buono, buttiamo via preziose risorse come acqua, fertilizzanti, suolo, combustibili fossili e fonti energetiche di ogni tipo, oltre ad un improprio utilizzo di risorse umane. Basti pensare che la gran parte e del fabbisogno idrico mondiale è legato proprio alla produzione di cibo e lo spreco alimentare è sinonimo anche di spreco delle risorse d’acqua.

Lo spreco alimentare nel mondo è una realtà drammatica, che vede finire nella pattumiera miliardi di tonnellate di cibo. Negli ultimi 50 anni lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50% ma solo di recente, complice la crisi economica globale, la questione è diventata ancora più drammatica. Il 40% del cibo prodotto negli Stati Uniti finisce in discarica, in Gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline, in Svezia, mediamente ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. La situazione non è molto diversa in Italia.

Lo spreco alimentare in Italia è altrettanto preoccupante. Nel nostro Paese, nel giro di un anno, si spreca tanto cibo quanto potrebbe soddisfare il fabbisogno alimentare di tre quarti della popolazione italiana. Un anno di spreco alimentare in Italia sfamerebbe quasi 45 milioni di abitanti, per cui non c’è da meravigliarsi nell’apprendere che l’ammontare degli sprechi alimentari nel mondo potrebbe arrivare a sfamare l’intera Africa! Sono dati terrificanti che dovrebbero far riflettere, e, soprattutto, impegnare tutti, nessuno escluso, a mettere in atto comportamenti per ridurre questo spreco.

Se è pur vero che oggi, considerata la vita caotica che si conduce, il tempo da dedicare alla cucina si è alquanto ridotto, a volte basta poco per “riciclare” tanti di quegli alimenti avanzati che un po’ tutti noi, spesso per pigrizia, gettiamo via nella pattumiera pur essendo ancora perfettamente commestibili. Invece, basta solo un po’ di fantasia e altrettanta buona volontà e si ricaverebbero pietanze a volte addirittura più saporite! Ecco alcune ricette, amici, (fornite da ©Il Cucchiaio d'Argento) che tanti di noi potrebbero sicuramente applicare.

Torta di pane, pancetta e formaggi. È questa una ricetta che suggerisce un modo interessante per usare degli avanzi di pane, di salumi e di formaggi rimasti in frigo. Una ricetta a spreco zero e successo garantito! Uno spuntino o l'accompagnamento ideale per un aperitivo in compagnia. Crostini al pomodoro. Basta passare alla piastra del pane raffermo, ridurlo in cubetti e coprirli con del pomodoro. I crostini al pomodoro sono un’ottima idea per un aperitivo diverso e saporito. Sono facili e veloci da preparare e sono perfetti per ogni occasione, come una cena tra amici o per un pranzo in terrazza. Provateli e ve ne innamorerete.

Insalata svuota-frigo. Per preparare un'insalata svuota-frigo basta assemblare con equilibrio le verdure e gli altri alimenti che sostano nei ripiani. Un esempio: carote, finocchi, insalata belga, cuore di sedano, pomodorini e ravanelli. Con l’aggiunta di una stuzzicante salsa allo yogurt e semi misti si raggiunge la perfezione! Tutti apprezzeranno e, oltre a liberare il frigo, avete dato corpo alla vostra fantasia! Frittata di pane. Col pane raffermo si può realizzare questa facilissima ricetta. Dopo aver tagliato a fette il pane e sbattuto delle uova, passateci le fette e friggete dorandole. È un secondo piatto perfetto per i pranzi in famiglia e da portare con sé durante i pic nic e le gite fuori porta.

Crocchette di riso. Queste crocchette di riso sono un antipasto sfizioso perfetto per utilizzare del risotto avanzato e trasformalo in polpette di riso golose e irresistibili. Potete scegliere di farcire le crocchette con del formaggio che le arricchirà con un cuore morbido e filante, oppure tenerle al naturale, sono comunque deliziose. Cucinate sia in frittura che al sugo. Frittata al forno. È una ricetta facilissima, un'idea declinabile in molti modi. La frittata al forno ha almeno due vantaggi: non si deve girare e resta più leggera di quella in padella. Si può realizzare con quasi tutto: verdure, formaggi e salumi. È una ricetta economica, salvavita e favorisce l’utilizzo degli ‘avanzi’.

Frittata di spaghetti. La frittata di spaghetti, chiamata anche genericamente frittata di pasta, è una golosità della cucina napoletana, di solito creata con gli avanzi: la pasta della sera prima, un po' di formaggio, quello che si trova in frigorifero e un pizzico di fantasia. Una ricetta facile e irresistibile. Macedonia di frutta. Spesso buttiamo via la frutta che ci è caduta e si è ammaccata oppure è diventata troppo matura. Ecco, preparata a dadini una grande varietà di frutta può realizzare un’ottima macedonia, composta, tra l’altro da frutta fresca di stagione. È una ricetta facile, da utilizzare a fine pasto oppure per la colazione o la merenda.

Cari amici, per non sprecare le preziose risorse alimentari basta poco! Il nostro comportamento, quando è irresponsabile, può pregiudicare il futuro delle nuove generazioni!

A domani.

Mario

giovedì, ottobre 05, 2023

TI CAPITA SPESSO DI SENTIRTI STANCO E DEPRESSO? SAPPI CHE C'È UN LEGAME CHE UNISCE QUESTI DUE MALI...


Oristano 5 OTTOBRE 2023

Cari amici,

Con gli stressanti ritmi della vita moderna capita un po’ a tutti di sentirsi stanchi e spossati. L’uomo attivo, che ha sempre lavorato, conosce bene la stanchezza, tant’è vero che ne parla anche la Bibbia, confermando che anche Dio al settimo giorno si riposò! C’è, però, stanchezza e stanchezza, perché i ritmi forsennati della quotidianità, uniti magari a qualche avvenimento spiacevole, portano proprio all’esaurimento delle nostre forze. Nella norma spesso basta una certa dose di riposo e tutto torna poi alla normalità, ma ci sono eccezioni che vanno valutate caso per caso.

Si, a volte, nonostante il riposo, la stanchezza non passa può essere un campanello d’allarme, nel senso che ci troviamo di fronte ad uno stato di salute più serio, come ad esempio la depressione. Quand’è, amici, che la stanchezza non può essere ritenuta “normale”? Quando non si placa col riposo, quando la stanchezza dura settimane e mesi, accompagnata tra l’altro da mancanza di motivazione, scarso interesse per le attività che un tempo piacevano, oltre ad un umore basso persistente e a cambiamenti nell'appetito e nel sonno; ciò significa che il soggetto sta per entrare o è già entrato in uno stato depressivo.

Ebbene, c’è da dire che la stanchezza accompagnata da stati depressivi non si manifesta mai da sola: essa è accompagnata da un sonno che non ristora (ci si sveglia sempre esausti), ci si sente scarichi, non motivati ad operare proficuamente durante la giornata e si fa una fatica tremenda a svolgere anche le più semplici attività. Il tutto accompagnato, spesso, da pericolosi effetti fisici, come mancanza di energia, apatia e mancanza di concentrazione. Seppure chi ne soffre non cerca (o non è in grado) di capire lucidamente la situazione, è necessario trovare rimedio.

Il primo consiglio, dicono gli esperti, è quello di evitare di andare nel panico. Non è assolutamente necessario accontentarsi del primo consulto medico per stanchezza depressiva, ricorrendo tout court ai farmaci. Questi vanno utilizzati solo se un serio specialista li ritiene necessari. Quello, invece, che è necessario fare è provare a capire se ci sono concrete motivazioni che hanno creato la depressione, come ad esempio la rottura di una relazione, la perdita del lavoro, un lutto, traumi fisici o quant’altro.

Purtroppo il soggetto stanco e depresso è refrattario a consultare un serio specialista, accontentandosi spesso di fare autodiagnosi su Internet, cosa che può solo peggiorare la situazione.  Se non si riesce a superare la situazione da soli, è fondamentale prima di tutto parlarne con i propri cari e poi rivolgersi a un serio specialista che saprà dare tutto il supporto e l'aiuto necessario. Ecco quali possono essere le possibili strategie, suggerite dalla letteratura internazionale, circa le “buone abitudini” che possono essere messe in atto per aiutare a superare i particolari periodi di stanchezza e mancanza di energia che hanno poi portato alla depressione.

1.Fare esercizio fisico: è stato dimostrato che l'attività fisica regolare può aumentare i livelli di energia e migliorare l'umore. Anche il semplice camminare per periodi prolungati (e all'aria aperta) ha mostrato ottimi risultati in vari studi del settore. 2.Avere un'alimentazione equilibrata: una dieta ricca di cibi nutrienti come la frutta, la verdura, la frutta secca e i cereali integrali ha mostrato di migliorare sia la salute fisica che quella mentale. Evitare gli zuccheri e l'eccesso in generale è un'ottima regola.

3.La meditazione: diversi studi hanno dimostrato come la meditazione (in particolare mindfulness) migliora la plasticità cerebrale, aiuta a concentrare l'attenzione e a calmare il sistema nervoso creando uno stato di profondo rilassamento. Consiglio a tutti di iniziare una pratica di mindfulness per i tanti benefici che comporta. 4.Prendersi momenti di pausa: se i sintomi di stanchezza impediscono di lavorare o portare a termine compiti specifici, è necessario lasciar loro spazio. Prendersi del tempo per "staccare" e avere spazio per sé stessi è fondamentale.

5.Monitorare e migliorare la qualità del sonno: molte ricerche hanno sottolineato l'importanza di dormire almeno 7 ore a notte. Il mio consiglio è quello di cercare di andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora, evitare lo smartphone almeno 2-3 ore prima di dormire ed esporsi alla luce solare esterna dopo essersi svegliati, così da regolare i ritmi circadiani. 6.Scrivere su un diario: registrare i propri pensieri e le proprie emozioni su carta, sullo smartphone o computer può aiutare ad elaborare i propri vissuti.

Cari amici, il disturbo depressivo va affrontato quanto prima, in quanto è in grado di distruggere sia le relazioni personali che lavorative, poiché una persona depressa, solitamente, non riesce più a provare interesse per il contesto sociale in cui è inserita. Come conseguenza questa persona si isola, e, oltre che chiudersi in sé stessa, si allontana volutamente sia dai familiari che dagli amici. In realtà non perde le persone che la circondano, ma perde se stessa!

A domani.

Mario

 

mercoledì, ottobre 04, 2023

NEL FUTURO DELL’AUTO C’È L’IDROGENO O L’AUTO ELETTRICA? IN AUSTRALIA È STATA GIÀ PRODOTTA E COMMERCIALIZZATA LA PRIMA AUTO A IDROGENO. CON TANTO DI RETE DI DISTRIBUZIONE.


Oristano 4 ottobre 2023

Cari amici,

Il dubbio che assale gran parte degli automobilisti è quale sarà il reale futuro dell’auto una volta portata a compimento la decarbonizzazione. Non solo ci sarà l’auto elettrica, sostengono alcuni, ma anche l’auto a idrogeno. Su questa possibilità si sta lavorando alacremente in tutto il mondo. Si, per una fetta importante di utilizzatori dell’auto, l’idrogeno risulta nettamente preferito rispetto all’elettrico, in quanto l’idrogeno consente di mantenere in vita infrastrutture e impianti oggi legati alle fossili, rendendoli disponibili per la transizione ecologica in maniera più rapida rispetto alle tecnologie sostitutive come l’elettrico.

I ricercatori, infatti, sostengono che qualsiasi motore diesel potrebbe essere riqualificato con l’utilizzo come carburante dell’idrogeno. Essere in grado di adattare i motori diesel già disponibili all’uso dell’idrogeno richiede molto meno tempo che aspettare lo sviluppo di altri sistemi, come elettrico, uso di celle a combustibile e quant’altro, tutti sistemi completamente nuovi che potrebbero non essere disponibili in commercio in tempi rapidi.

Ebbene, amici, mentre in molti laboratori si prova e discute, in Australia il passo verso il futuro dell’auto a idrogeno appare più veloce: la Hyundai ha iniziato la commercializzazione della prima auto ad idrogeno, con tanto di stazioni per la veloce ricarica (in soli 5 minuti) dell’idrogeno. Si tratta della Hyundai Nexo, capace di percorrere ben 887,5 km con zero emissioni. Un’’auto che percorre circa 900 chilometri con un pieno e mentre si muove purifica anche l’aria è una bella notizia per il futuro sostenibile della mobilità. Soprattutto considerando le notizie non proprio confortanti sull’inquinamento delle auto elettriche. La realtà è che il tipo di auto elettrica che commercializziamo adesso non è concepita per una sostenibilità a lungo termine.

L’auto prodotta dalla Hyundai monta un sistema di celle a combustibile a idrogeno che per generare elettricità fa passare il gas attraverso una struttura membranosa dove incontra l’aria presa dall’ambiente esterno, un processo che alimenta un motore elettrico. L’elettricità generata in eccesso, compresa l’energia accumulata durante la frenata, viene immagazzinata in una batteria agli ioni di litio. Il rifornimento della Nexo impiega 5 minuti.

Per la prima volta la tecnologia del fuel cell ad idrogeno viene applicata di serie su un’autovettura commercializzata e che, soprattutto, permette un’autonomia significativa, con tempi di ricarica bassissimi: si tratta della Hyundai Nexo, un auto di piccola cilindrata che batte tutti i produttori di auto mondiali e stabilisce un record di sostenibilità: con un carico di 6,27 chilogrammi di idrogeno, infatti,  purifica 449.100 litri di aria durante il tragitto (quanto il consumo del respiro di 33 persone per un giorno intero) e dal suo tubo di scarico emette solo acqua.

Cari amici, indubbiamente l’eventuale utilizzo nell’auto dell’idrogeno non è certamente da sottovalutare, perché consentirebbe, in tempi brevi, di superare il periodo certamente non breve della de-carbonizzazione. Personalmente credo che la Hyundai, con la sua Nexo a idrogeno stia percorrendo la strada giusta.

A domani.

Mario

martedì, ottobre 03, 2023

L'INTERESSANTE LIBRO DI ANTONIO PINNA SUL MAESTRO FRANCESCO SALIS, ARTEFICE DELLO SVILUPPO CULTURALE DELLA COMUNITÀ LUSSURGESE.


Oristano 3 ottobre 2023

Cari amici,

La Comunità lussurgese, a 100 anni dalla nascita, ha voluto rendere onore a uno dei suoi cittadini più illustri: l’insegnante FRANCESCO SALIS, per tutti i Lussurgesi semplicemente “Su Mastru”, ovvero un grande “Maestro di vita”. Era nato a Santu Lussurgiu, e per una vita intera si dedicò all’insegnamento elementare; nel dopoguerra fu lui a fondare e dirigere a Santu Lussurgiu il Centro Popolare UNLA. Sua fu anche l’idea di creare, sempre a Santu Lussurgiu, il Museo della Tecnologia Contadina, che diresse per oltre cinquant'anni.

Il suo attivismo non ebbe mai soste. Insegnava a tutti: giovani ed anziani, portando alla conoscenza famiglie intere che in precedenza erano rinchiuse nell’alfabetismo. Nel 1967 l’UNESCO gli assegnò la Medaglia d'oro per la lotta intrapresa contro l'analfabetismo, medaglia conferitagli dallo Scià di Persia a Parigi. Fino all’ultimo continuò il suo impegno culturale, conducendo ricerche e pubblicazioni, in gran parte dedicate agli aspetti etnografici ed antropologici della vita materiale e spirituale della sua Comunità.

Centro UNLA Santu Lussurgiu

La Comunità lussurgese nello scorso settembre, in occasione del centenario della sua nascita, ha voluto rendergli omaggio, ricordarlo con grande interesse, in particolare ai giovani. Il Centro di cultura per l’educazione permanente UNLA di Santu Lussurgiu, ha organizzato un interessante ciclo di incontri, con lo scopo di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di un uomo straordinario. Un modo per ricordare l’appassionato animatore culturale e il suo grande impegno per lo sviluppo della Comunità lussurgese e creare uno spazio di confronto con il passato per progettare il futuro delle nuove generazioni.

Tra i temi affrontati nel ciclo di incontri, sabato 30 settembre, c’è stata la presentazione del libro di Antonio Pinna “Francesco Salis. Un maestro per la Comunità”. A dialogare con l’autore Antonio Bellinzas, Francesco Porcu e Marcello Marras, oltre alle testimonianze portate dagli ex collaboratori e volontari del Centro di cultura di Santu Lussurgiu. Antonio Pinna è un veterano del mondo della scuola (prima docente e poi Preside), che conosce bene la realtà lussurgese avendo madre nata in quel territorio. Nel libro il maestro Salis è rappresentato in tutta la sua forte umanità di uomo e di docente. I lussurgesi lo chiamavano Su Mastru per antonomasia, grande educatore di bambini e adulti, una persona buona che riusciva a far breccia nel cuore dei suoi concittadini e a conquistarne la fiducia, grazie alla sua empatia innata. Ecco come al convegno lo ha voluto ricordare Francesco Porcu, maestro in pensione, e uno dei primi collaboratori del Centro di Cultura Popolare UNLA, dove Salis dagli anni ’50 in poi ha alfabetizzato migliaia di persone, formandole alla vita.

«Il maestro Salis vedeva i suoi alunni come soggetti attivi in cui stimolare osservazioni, domande, curiosità e interessi attraverso esperienze concrete. Usava il suo tratto di ironia spontanea, “faceva le imitazioni”, e la sua creatività, attraverso i disegni, i bozzetti, piccoli ritratti, per entrare in contatto e catturare spontaneamente la simpatia dei bambini», ha detto con commossa convinzione Porcu. A su Mastru lo scrittore oristanese, di origini ghilarzesi, professor Antonio Pinna ha voluto dedicare la sua ultima fatica letteraria “Francesco Salis. Un maestro per la comunità”; è un viaggio nell’affascinante vita dell'uomo, a iniziare dagli anni duri del dopoguerra, dove su Mastru ha combattuto l’analfabetismo, educando pastori, contadini, artigiani, massaie, mutuando il suo modello di educazione dalla pedagogista Anna Lorenzetto.

Come ha avuto modo di sottolineare il professor Pinna, «Il libro mette in evidenza la sua figura carismatica e innovatrice di animatore culturale e sociale che si è curato della coesione e della solidarietà nel suo paese e, in stretto collegamento con l’UNLA, ne ha guidato la promozione civica. Con il progetto OECE-Sardegna (1958-62) invece ha stimolato lo sviluppo della Comunità, partecipando alla creazione della prima società cooperativa di tessitrici in Sardegna e di altre cooperative».

Lo stesso forte impegno “Su Mastru” lo ha voluto dedicare al Museo etnografico lussurgese, da lui creato nel 1976. Ai visitatori del museo ripeteva sempre, come un mantra, «fate attenzione qui mi raccomando, ascoltate questo che è importante», richiamando la massima concentrazione dei visitatori quando conduceva una visita guidata al suo museo. Continuava anche al museo ad “insegnare”: appassionava i visitatori con i suoi racconti museali, ricchi di informazioni e aneddoti sull’epopea contadina lussurgese, con quel suo candore, la sua bontà e la fronte sempre rigorosamente sudata!

Cari amici, plaudo ad un uomo di grande forza e intelligenza, e ringrazio il caro amico professor Antonio Pinna per aver voluto dedicare a Lui la sua ultima fatica letteraria!

A domani, cari lettori.

Mario

lunedì, ottobre 02, 2023

IL NUOVO STRUMENTO IPER TECNOLOGICO PORTATO DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IL “MACHINE LEARNING”, OVVERO QUELLA STRAORDINARIA CAPACITÀ PENSANTE SVILUPPATA DALLE MACCHINE. ECCO DI COSA È CAPACE.


Oristano 2 ottobre 2023

Cari amici,

La crescente rivoluzione tecnologica ha portato un po’ tutti noi a familiarizzare con i sistemi di intelligenza artificiale nella nostra vita quotidiana. Una rivoluzione tecnologica che possiamo definire strepitosa, tale da arrivare ad una perfezionata Intelligenza Artificiale che sta portando ad una sostituzione dell’uomo praticamente in quasi tutte le sue attività. Intelligenza artificiale che ormai è strettamente legata all’impiego di reti neurali e del machine learning, quest’ultimo molto spesso confuso con la stessa IA dai non addetti ai lavori.

Il MACHINE LEARNING, questa parola fino a ieri misteriosa, evidenzia una capacità pensante straordinaria, che consente potenzialmente infinite applicazioni, tutte capaci di migliorare sia la produttività in ambito commerciale che la nostra qualità della vita tra le mura domestiche. In sintesi possiamo affermare che il Machine learning è un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale che si occupa di creare sistemi di apprendimento o capaci di migliorare le performance aziendali in base ai dati disponibili. Insomma, uno strumento tecnologico estremamente versatile, sempre più diffuso nella nostra vita.

Il termine machine learning fu coniato nel 1959 dallo scienziato americano Arthur Lee Samuel, e da un punto di vista pratico può essere identificato con l’apprendimento automatico, ovvero un campo di studi che dà ai computer la capacità di imparare senza essere esplicitamente programmati. Come gli esseri umani, anche le macchine diventano quindi capaci di imparare dai propri errori, evitando di commettere gli stessi in futuro. Per comprendere meglio che cos’è il machine learning e a che cosa serve è utile porre l’accento sulle differenze tra intelligenza artificiale, machine learning e deep learning.

L’intelligenza artificiale, in prima battuta, ha il compito di dare vita a macchine capaci di compiere azioni caratteristiche dell’intelligenza umana, andando a simularne le capacità cognitive. Il machine learning realizza invece specifici programmi di intelligenza artificiale, che possono scrivere in autonomia altri programmi utili ad interpretare i dati e prevedere i risultati; con deep learning, infine, si intende l’apprendimento “profondo”, che sfrutta le reti neurali artificiali multistrato: si tratta di sofisticati algoritmi che imitano le strutture e il funzionamento del cervello, e che hanno la capacità di elaborare un dato iniziale in numerosi passaggi collegati tra loro, simulando il modo in cui gli esseri umani tendono a suddividere un compito complesso in diverse fasi.

I primi ricercatori che hanno dimostrato interesse nell’intelligenza artificiale volevano scoprire se i computer fossero in grado di apprendere dai dati. Da questo interrogativo nasce effettivamente l’apprendimento automatico, basato sulla convinzione che i computer possono imparare ad eseguire compiti specifici senza essere programmati per farlo, proprio grazie al riconoscimento di schemi tra i dati. Non è allora un caso che il machine learning utilizzi algoritmi che, per via iterativa, imparano direttamente dai dati a loro disposizione. Un sistema, questo, che mette sul piatto evidenti vantaggi in fatto di tempo e risorse, e che più di tutto si basa sulla ripetitività.

Grazie alle elaborazioni precedenti, i computer tendono ad imparare in fretta, producendo risultati e prendendo decisioni via via più reattive, affidabili e replicabili. Ecco perché attualmente l’interesse per il machine learning è alle stelle, e l’apprendimento automatico è utilizzato un po’ ovunque, dagli sportelli bancari ai siti per gli acquisti online, passando per l’utilizzo quotidiano dei social media. Tutti settori molto diversi ma in cui vengono utilizzati gli algoritmi di machine learning per rendere la nostra esperienza efficiente, semplice e sicura.

Amici, il machine learning, questo modernissimo prodotto dell’Intelligenza Artificiale è ormai ampiamente presente nella nostra vita quotidiana, anche quando non ce ne accorgiamo. Per esempio, quando su Interne utilizziamo un motore di ricerca come Bing o Google, i risultati che otteniamo durante la navigazione derivano non a caso da precisi algoritmi che a loro volta elaborano modelli e schemi di utilizzo delle chiavi di ricerca, così come avviene anche per i suggerimenti che ci vengono offerti in fase di digitazione.

Una delle applicazioni più interessanti del machine learning più avanzato è il negozio Amazon Go, il primo shop senza casse aperto dal colosso di Jeff Bezos in quel di Seattle. Non mancano neppure le futuristiche autovetture a guida autonoma, pronte a breve a sfrecciare sulle nostre strade cittadine e autostrade, e che naturalmente utilizzano applicazioni di apprendimento autonomo sempre più perfezionate. Non è tutto, perché il machine learning recita la parte del protagonista in fatto di protezione dei dati, rivelandosi un prezioso alleato anche nella prevenzione delle frodi, grazie agli algoritmi che vanno a confrontare i modelli di accesso e rilevano ogni anomalia.

Cari amici, questo tipo di modernissima tecnologia può migliorare anche la sicurezza personale, rendendo più affidabili e veloci i controlli negli aeroporti e sui luoghi di eventi e manifestazioni. Anche la medicina è sempre più vicina al machine learning e all’intelligenza artificiale più in generale, per poter ottenere diagnosi più accurate, per analizzare i fattori di rischio di alcune malattie e addirittura per prevenire eventuali epidemie. Che dire cari lettori, la tecnologia chissà come cambierà ancora il mondo!

A domani.

Mario

domenica, ottobre 01, 2023

GLI STRAORDINARI ENDEMISMI DELLA SARDEGNA: L'AQUILEGIA NURAGICA, PIANTA IN FORTE PERICOLO DI ESTINZIONE.


Oristano 1° ottobre 2023

Cari amici,

Dedico il primo post del mese di ottobre alla mia cara SARDEGNA. Come ho ripetuto tante volte anche su questo blog, la SARDEGNA, terra fra le più antiche del pianeta, è un meraviglioso scrigno di bio diversità, sia in campo vegetale che animale. La nostra isola, per sua natura e storia, è ricca di endemismi: sono 365 le piante vascolari endemiche su 3000 specie presenti nell’isola, di cui ben 183 endemiche esclusive. Anche tra gli animali vertebrati ci sono specie e sottospecie endemiche, senza contare gli invertebrati. Questo straordinario patrimonio unico, oltre che vanto e orgoglio, rappresenta la nostra particolare identità.

Amici, ho fatto questa premessa per parlarvi oggi di una particolarissima rarità: L’AQUILEGIA NURAGICA. È questa una pianta endemica della Sardegna fra le più rare al mondo. Il suo attuale areale è rappresentato da una superficie di soli 50 mq, posti nel cuore della Sardegna, tra gli strapiombi del canyon di Gorroppu, nel Supramonte. La sua popolazione, purtroppo, si è ridotta a poco più di dieci esemplari, anche se si tratta di una stima difficilmente verificabile a causa dell’inaccessibilità del sito. Il nome di “Aquilegia” gli è derivato quasi certamente dal nome latino Acquam legere (raccoglitore d'acqua), per la forma particolare che ha la foglia nel raccogliere l'acqua piovana, mentre l'epiteto specifico nuragica si rifà chiaramente ai nuraghi.

L’Aquilegia nuragica (Arrigoni & E. Nardi, 1978), comunemente nota come aquilegia dei nuraghi, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Ranuncolacee; è geneticamente distinta dalle altre specie del genere Aquilegia presenti in Sardegna e dall'Aquilegia vulgaris, che in Sardegna non è presente. Il fusto e i rametti sui quali si sviluppano le inflorescenze sono eretti e possono raggiungere una lunghezza variabile tra i 20 ed i 45 centimetri. La parte bassa si presenta glabra mentre la parte alta è ricoperta da una fine peluria ghiandolare. L'apparato radicale è costituito da un rizoma piuttosto grosso dal diametro variabile tra gli 8 ed i 15 millimetri sul quale si innestano le foglie basali.

Le foglie sono organizzate in rosette basali lunghe tra i 15 ed i 25 centimetri, bipartite o tripartite, dalla forma cuoriforme o rombiforme e con i margini variamente lobati e dentellati, a differenza dell'Aquilegia barbaricina, i cui margini fogliari non presentano dentellature. Nella pianta si sviluppano da tre a cinque fiori solitari con 5 tepali tra i quali quelli interni assumono la forma di un cappuccio rovesciato entro il quale si trova il nettare. La parte terminale dei tepali interni assume la forma di sperone, fuso alla base con gli altri. Il colore dei petali esterni varia dal blu al bianco. Il frutto è costituito da una capsula deiscente dalla forma appuntita.

Come accennato questa pianta è a serissimo rischio di estinzione, a causa della perdita dell'habitat naturale e dell'impatto esercitato dall'uomo, nonostante fortunatamente, essendo tossica, non sia pascolata da parte degli erbivori. L’Aquilegia nuragica è stata inserita dalla IUCN nella lista delle 50 specie botaniche più minacciate dell'area mediterranea, e, in particolare è stata classificata e inclusa dallo IUCN nella Red List, come specie in pericolo critico di estinzione.

Cari amici, nonostante il serissimo pericolo di estinzione la Regione Autonoma della Sardegna, allo stato attuale, non ha emanato delle particolari “misure di tutela” a favore di questa specie, seppure un progetto di legge in tal senso fu presentato nel lontano 2006 nel Consiglio Regionale di quel periodo. Una mancanza di attenzione che, purtroppo, non riguarda solo L’Aquilegia Nuragica, ma anche altra flora e fauna. Credo che avere un grande scrigno di biodiversità unico al mondo e non occuparsene, sia un delitto! Penso corrisponda e faccia il paio con quei territori che, anche se ricchi di miniere d'oro ci fanno pascolare gli animali!

A domani, cari lettori!

Mario