sabato, febbraio 06, 2016

SUNI, PAESE DELLA PLANARGIA CHE ANNOVERA UNA “CHIESA PRIVILEGIATA”: S.MARIA DELLA NEVE.

Oristano 6 Febbraio 2016
Cari amici,
debbo confessarvi tutta la mia ignoranza: fino a pochi giorni fa non avevo mai sentito parlare di “Chiese Privilegiate”. Quando, in occasione del funerale di un caro amico, l’Ing. Augusto Piras, mio coetaneo, socio rotariano del Club di Bosa, mi sono recato a Suni suo paese d’origine, entrando in Chiesa mi ha destato curiosità una lapide in marmo bianco collocata sul lato esterno della parrocchiale. L’antico edificio, dedicato alla Madonna con il titolo di S. Maria della Neve, nella lapide era dichiarato ‘Chiesa Privilegiata’. Confesso che in tanti anni di frequentazione religiosa, mai avevo sentito parlare di edifici sacri con questo appellativo.
Tornando a casa in auto con il mio amico Nando parlammo della cosa e mi riservai, una volta rientrato, di fare una ricerca su Internet per soddisfare la mia curiosità, e così è stato. La chiesa parrocchiale di Suni si fregia del titolo di “Chiesa Privilegiata” in quanto nel 2010 a seguito dell'Incoronazione del simulacro di Santa Maria ad Nives, patrona di Suni, il Capitolo Papale della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma concesse all'antica chiesa tale titolo, includendola nella Tabella delle Chiese Privilegiate, aggregate alla stessa Basilica. In virtù di questi privilegi il Sommo Pontefice concede l'indulgenza plenaria ai fedeli, in particolare, nel giorno della festa della Madonna il 5 di Agosto.
Soddisfatta la mia curiosità ho pensato che tale antica Chiesa meritava davvero tale importante riconoscimento. Durante il rito funebre l’avevo osservata con attenzione e, la ricerca successivamente fatta al mio ritorno è stata di così grande interesse, che voglio rendere edotti anche Voi che mi leggete di quanto ho appreso. Ecco la bella storia di Suni, antico paese della Planargia e della sua bella chiesa.
Suni è un paese di antica formazione. «Da un documento custodito negli archivi vaticani - come dice l'assessore Bachisio Ruggiu - abbiamo scoperto che Suni esisteva già nell'anno Mille. Era una comunità autonoma, diversa da quella più conosciuta di Sirone, poi scomparsa e di cui rimangono tracce nelle campagne verso Pozzomaggiore. Lo stesso documento, scritto in latino, contiene notizie sulle confraternite: la più antica delle due che ancora sono presenti nel paese, c'era già nel Medio Evo».

Il toponimo “Sune” è storicamente accertato a partire dal 1341; denominazione di dubbia origine, parrebbe appartenere ad un linguaggio preromano, in quanto, dai resti archeologici rinvenuti, il luogo risulterebbe abitato già in epoca nuragica. Nell'XI secolo Suni apparteneva alla Curatoria della Planargia e, successivamente al Giudicato d'Arborea, quando era un importante centro di sosta e scambio lungo le strade giudicali. Con l'invasione dell'isola da parte degli Aragonesi fu inglobata nei possedimenti spagnoli e ceduta come feudo alla signoria dei Villamarina.  
Nel XVIII secolo Suni apparteneva al regno Sabaudo e da questi fu infeudata ai Palliaccio che la governarono fino al 1839, anno dell'abolizione dell'antico sistema feudale. Tra le vestigia del suo antichissimo passato meritano di essere citati: interessanti nuraghi, tra cui quello complesso di Nuraddeo, alto più di quattordici metri, quello a corridoio Seneghe e la necropoli ipogeica di Chirisconis, composta da tredici domus de janas. Gli edifici religiosi importanti, oltre la Parrocchiale di Santa Maria della Neve, sono la chiesa dei Santi Cosma e Damiano martiri, quella di San Narciso vescovo e martire e quella di San Pancrazio martire, risalente al 1400 e oggi sede delle antiche confraternite.
La chiesa parrocchiale intitolata alla Vergine della Neve sorge nella parte più antica del nucleo urbano. È il rifacimento di un edificio del XVI secolo di impianto gotico-catalano: presbiterio quadrato, ribassato e più stretto della navata, voltato a crociere come le cappelle laterali, secondo lo schema più diffuso in Sardegna in quell'epoca. Nel 1608 le maestranze che vi lavorarono facevano capo al maestro Antioco Marras, uomo dalle grandi capacità costruttive, esperto delle nuove forme architettoniche del Manierismo, allora imperante in Italia.
La chiesa nel tempo subì altre modifiche: alla fine del Settecento (fra il 1798 e il 1806) venne innalzato il campanile di forma quadrata ad opera del muratore bosano Antonio Selis. Originariamente in cima al campanile esisteva un cupolino a cipolla oggi inesistente, in quanto distrutto da un fulmine nel 1911. Alla fine del primo decennio del XIX secolo, in concomitanza con il progetto di una nuova copertura a botte della navata, veniva sopraelevato il prospetto della facciata che dà all'edificio un'apparente, quanto anacronistico aspetto romanico. Nel secolo scorso restauri i successivi hanno portato all'abbattimento della volta, sostituita con un soffitto ligneo. Dell'impianto più antico restano tuttora il presbiterio e le prime due cappelle a destra dell'altare. La cappelle gotiche superstiti sono anch’esse dotate di una copertura simile alla volta centrale.
Cari amici, andare a Suni per recare l’ultimo saluto al caro amico Augusto prematuramente scomparso mi ha consentito di conoscere meglio un altro lembo di Sardegna. Forse questa scoperta è stata un regalo che l’amico-poeta Augusto ha voluto farmi. Augusto era un sardo vero, innamorato oltre misura della sua terra, della quale era orgoglioso e che cercava di onorare sempre, incentivando sia l’uso della lingua (era collaboratore dell’emittente radiofonica locale Radio Planargia), che cantandola, dedicandole molte delle sue bellissime poesie, tanto apprezzate e destinatarie di numerosi premi. Grazie Augusto per l’amicizia che mi hai regalato e per il grande amore che hai avuto per la Tua e nostra terra.
Mario





venerdì, febbraio 05, 2016

IL MARE DEL FUTURO? SARÀ RIPULITO DA SEABIN, IL CESTINO INTELLIGENTE CHE RACCOGLIE LA SPAZZATURA.

Oristano 5 febbraio 2016
Cari amici,
che il mare sia un’enorme discarica di spazzatura è cosa ormai nota. Su questo blog ho trattato più volte l’argomento, evidenziando anche che nell’Oceano Pacifico si è formata un’enorme isola di plastica galleggiante (Plastic Vortex) grande quanto l’Australia. Oggi nei mari del mondo sono presenti poco meno di 200 milioni di tonnellate di rifiuti plastici (la cui decomposizione oltre che pericolosa per la salute dei pesci è di lunghissima durata) e, soprattutto, nulla si è fatto per iniziare invertire il sistema: si stima che negli oceani entro il 2025 per ogni 3 tonnellate di pesce ci sarà circa una tonnellata di plastica! Non sono dati a caso, perché queste cifre sono state fornite dal World Economic Forum, che afferma anche che ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di materie plastiche vengono riversate in mare, casualmente o volontariamente. Senza un'inversione di rotta, nel 2050 nei mari di tutto il mondo ci sarà più plastica che pesci.
La ricerca effettuata dal World Economic Forum, nel rapporto "The New Plastics Economy. Rethinking the future of plastic", ha messo in evidenza che nel mondo la plastica viene poco riciclata: solo il 14%, a fronte del 58% della carta e dell’80% dei materiali ferrosi, conseguentemente gli oceani rischiano di diventare una immensa pattumiera a cielo aperto. E in mare non ci finisce solo la plastica: gli oceani devono vedersela anche con gli idrocarburi, che ogni anno vengono dispersi, più o meno accidentalmente, dalle petroliere. Tali perdite, stimano gli esperti, si aggirino sui 4 milioni di tonnellate l'anno, contribuendo seriamente a distruggere il delicato ecosistema marino.
Ebbene, amici, una prima soluzione al problema potrebbe venire dalla pratica attuazione di un’idea intelligente, concepita da due esperti surfisti australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski. A queste due persone solari, che vivono i loro migliori momenti sulla tavola da surf cavalcando le onde nei mari australiani, forse la brillante idea è venuta proprio per il grande desiderio di voler difendere e salvaguardare l’ambiente naturale praticato e tenerlo il più possibile pulito. Con SEABIN, come hanno voluto chiamare la loro invenzione, essi sognano di poter donare alle generazioni future un mondo migliore, partendo proprio dal miglioramento della salute del mare.
In cosa consiste, dunque, questo Seabin? Trattasi di “cestino intelligente”, studiato per raccogliere la spazzatura degli oceani, per ripulirli dalla sporcizia che con disinvoltura ci viene gettata dentro tutti i santi giorni. Turton e Ceglinski hanno realizzato questo particolare cestino automatizzato, in grado di catturare detergenti, olio, carburante e plastica. Il loro cestino-robot è stato progettato per essere utilizzato nei moli, nei porti e negli yacht club ma può essere usato anche sui natanti.
Il suo funzionamento è molto semplice: la borsa interna del cestino, realizzata in fibra naturale, attira a sé tutti i detriti (solidi e liquidi) galleggianti che scorrono poi, insieme all’acqua, attraverso il fondo del bidone e fino nella pompa posizionata sul molo di un porto, o anche sulle barche a motore e gli yatch. Una volta filtrata da un separatore, l’acqua ripulita viene poi reimmessa in mare mediante un processo costante, in funzione 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni l’anno. Il solo contributo umano richiesto nel procedimento è quello di cambiare all’occorrenza il sacchetto di cattura con un altro. Insomma, una soluzione semplice, economica e soprattutto efficace!
Seabin, al momento esiste solo come ‘prototipo’, ma è già stato testato a Mallorca, dimostrandosi molto efficace, soprattutto per non aver causato nessun danno ai pesci. Gli autori dell’interessante progetto, per poterlo realizzare in serie e commercializzare, hanno pensato di raccogliere i fondi necessarri con un finanziamento via Web, attraverso l'utilizzo del crowdfunding. Lanciato nel Novembre del 2015 nella rete, il progetto è stato protagonista di una raccolta fondi sulla piattaforma Indiegogo: sono confluiti in breve tempo oltre 267 mila dollari, importo che copre il 115% del finanziamento. L'obiettivo adesso è quello di avviare la produzione a partire dalla prima metà del 2016.
Cari amici, una bella idea merita certamente il plauso di tutti: salvare il pianeta è un interesse primario, ma oltre che le belle idee innovatrici, servono sempre, in tutti noi, grande senso di responsabilità, amore per gli altri, decoro e rispetto massimo per l’ambiente. Per tenere pulito il mondo c’è bisogno della buona volontà e della collaborazione di tutti: il cestino è senz’altro una bella invenzione, ma se tutti noi pensassimo ogni giorno a riciclare, anziché gettare via la plastica e mille altri rifiuti….quanto sarebbe meglio e, sopratutto quanti danni riusciremmo ad evitare!
Grazie, amici, a domani.

Mario

giovedì, febbraio 04, 2016

POLITICA E GOVERNO DELLE NAZIONI: I PERICOLI DEL POPULISMO. QUANDO SI CORRE IL RISCHIO CHE L’ISTINTO PREVALGA SULLA RAGIONE.

Oristano 4 Febbraio 2016
Cari amici,
Che il mondo viva un momento particolarmente convulso, con ripercussioni tali che anche la mente più fervida stenterebbe a comprendere, è una realtà talmente evidente che addirittura fa grande paura. Credo che, forse, nessuno avrebbe mai pensato che nel Terzo Millennio, quello della grande rivoluzione informatica, quello della Globalizzazione più avanzata, si sarebbe arrivati ad una incredibile “guerra fratricida” fra nazioni, che potrebbe sfociare (qualcuno dice che è già iniziata) in una terza guerra mondiale. Negli anni recenti (gli ultimi del secolo scorso) i bagliori della così detta “Primavera Araba”, avevano fatto presumere che anche Stati conservatori, da sempre ancorati ai fondamentalismi del passato, potessero fare un passo in avanti verso la civiltà occidentale, ma così non è stato.
Ebbene, questo tentativo di “melting pot culturale” da parte dell’Occidente per cercare di amalgamare le culture del mondo, trasformare il pianeta in un mondo globalizzato, non è andato a buon fine. La tentata imposizione di ‘uguaglianza globale’, non solo in un unico mercato economico mondiale, come il verbo della Globalizzazione prevede, ma anche in un unico “mercato del pensiero”, con lo stravolgimento di culture diversissime, ha prodotto, al contrario di quanto previsto, una serie di reazioni negative incredibilmente forti, i cui effetti potrebbero rivelarsi devastanti. Gli interventi occidentali in chiave militare, effettuati in Libia, in Iraq, ed in altre zone Medio-Orientali, con l’intento di fermare, far uscire di scena, discutibili personaggi come Gheddafi e Saddam Hussein, hanno ottenuto l’effetto contrario, riaccendendo in quelle zone ancestrali conflitti etnici e religiosi che invece i “dittatori estromessi” erano in grado almeno di tenere sotto controllo.
La loro caduta ha innescato tutta una serie di guerre locali, scatenate dalle varie etnie per il successivo governo/dominio del territorio (conflitti, non neghiamolo, alimentati dagli svariati interessi economici per l’utilizzo delle risorse di questi Paesi da parte dell’Occidente), che hanno creato e creano morte e distruzione; un caos che, cavalcando il sentimento religioso, ha creato anche le condizioni per la nascita e l’avanzata dell’ISIS. Inoltre, drammatica e inevitabile conseguenza derivata dai conflitti in corso è l’immenso esodo biblico delle popolazioni martoriate dai massacri: lunghe carovane di uomini, donne e bambini si imbarcano quotidianamente, rischiando seriamente la vita, verso la nostra Europa, in cerca di salvezza.
Tra conflitti etnici e religiosi, milioni di individui lasciano le loro terre, proiettati verso quell’Occidente europeo visto come l’unica salvezza possibile; si riversano quotidianamente nelle nostre coste in un'esodo senza fine: un’invasione difficilissima se non impossibile da fermare, che ha creato il panico in un’Europa che mai avrebbe sospettato un tale assalto. Invasione che, anche se apparentemente pacifica, sta trasformando in modo inatteso la nostra quotidianità, ‘il modo di vivere’ occidentale, che si trova volente o nolente a dover convivere con un numero crescente di individui di cultura, fede religiosa, usi, costumi e tradizioni totalmente diverse dalle proprie!
Questo moderno “esodo biblico”, molto diverso dagli esodi del passato, ha spiazzato, come un goal a freddo, la gran parte dei governanti della vecchia Europa, che, preoccupati di un’invasione che risulta incontrollabile, cercano soluzioni spesso raffazzonate, data la drammaticità del problema. Nelle popolazioni forzatamente accoglienti, come la storia insegna, è scattata la reazione di “chiudersi” nei confronti dell’esterno, anche in considerazione del difficile momento economico vissuto. Reazione di pericolo, quella scattata e messa in atto, che ha fatto riaffiorare quell’egoismo latente in ogni essere umano, con la conseguenza di "sparare sul pianista", ovvero addossare tutte le colpe a chi è al governo, lanciando pesanti accuse di incapacità e inadeguatezza.

Questa difficile situazione, cari amici, non fa altro che alimentare la rinascita del Populismo, quel sentimento istintivamente protettivo che scatta quando è in pericolo la nostra abituale quotidianità, quando ci accorgiamo che qualcuno la mette in pericolo. Ecco allora il riapparire di raggruppamenti politici che raccolgono il malessere diffuso, schieramenti che, pur incapaci di chiare ed efficaci linee d’azione, diventano un battaglione numeroso, che grida, che sbraita, ancorché incapace di dettare una “nuova linea politica” credibile e applicabile, per mettere in piedi un nuovo governo della Nazione.
Si, cari amici, le Nazioni non si governano con il “populismo”! La politica seria non può essere fatta in modo istintuale, ma in maniera ragionata e riflessiva, con programmi seri e credibili, senza fare voli pindarici e sempre con i piedi ben piantati per terra! Facile urlare col megafono: via gli stranieri, basta con i musulmani, non dobbiamo dar da mangiare agli stranieri se manca il lavoro anche per noi, e così via, se non proponiamo soluzioni credibili. Tutta l’Europa, cari amici, oggi vive un forte rigurgito di populismo, che ha contagiato anche nazioni con grande tradizione liberal-culturale come quelle del Nord Europa, che, per la paura dell’invasione extra comunitaria che martella ai confini, hanno in animo di rispedire a casa decine di migliaia di migranti. E il contagio del populismo non si è fermato in Europa ma imperversa anche in America. La battaglia in corso negli USA per l’elezione del nuovo Presidente, che ai primi del prossimo anno sostituirà Obama, lo dimostra chiaramente.
Il grande giornalista Giuseppe Turani, in una delle sue ultime riflessioni sull’esito dell’inizio delle primarie (caucus) americane, tradizionalmente svolte nel piccolissimo Stato dello Iowa, ha scritto che, “fortunatamente”, l'inattesa sconfitta di Trump potrebbe forse costituire il funerale di un populismo che anche negli USA sembra ormai dominante. Non è solo l’Europa, dunque, ma anche l’America a soffrirne in modo forte. Trump, con la sua montagna di miliardi di dollari voleva cavalcare l’insoddisfazione patita dai tanti americani, applicando la stessa logica populista che da noi in Italia portano avanti movimenti come la Lega e il Movimento 5 stelle.
Scrive Turani nel suo post: “Quello che è successo nello Iowa, però, può indurre qualche riflessione anche sulla nostra situazione politica. Qui in Italia di partiti “del nulla” ne abbiamo almeno un paio (Lega e 5stelle). Nel senso che sono movimenti che puntano, come Trump, non sulla razionalità e fattibilità dei loro programmi, ma solo sugli istinti della gente: i politici sono tutti ladri, via gli immigrati, ruspe contro i rom, democrazia diretta via web, torniamo alla lira così saremo di nuovo ricchi, e così via. La mia impressione è che questi movimenti (come è accaduto a Trump e alla signora Le Pen in Francia) raccolgano molti consensi perché nella gente, ovunque, c’è un forte disagio. Ma, alla fine, la gente si rende conto che con questi comandanti non si va da nessuna parte. La quota più consistente degli elettori si rende conto che deve fare scelte più meditate, magari anche di destra, ma non Trump e non Salvini…”.

Ma sempre dallo Iowa, scrive Turani, arriva anche un messaggio rivolto alla “sinistra” americana. Hillary Clinton, data da tutti per super favorita nella corsa dei democratici verso la Casa Bianca, ha fatto pari con Bernie Sanders (che sarebbe un esponente di una sinistra tipo quella, in casa nostra, di Vendola e Fassina), a significare che nessuno si può arrogare il diritto di avere sempre la verità in tasca. Principio che vale certamente anche in casa nostra!
Ecco allora, cari amici, che anche chi fa una politica seria deve operare con molta attenzione, senza imporre condizioni, dialogando sempre, senza mai pensare di essere l’unico depositario della verità. In conclusione, chiunque ci governi, di destra o di sinistra, prenda atto che la nazione è giustamente preoccupata e la gente chiede a gran voce “soluzioni nuove” ma credibili. Soluzioni che certo non possono venire dai “Populisti”, scrive Turani, perché sappiamo già che non ne hanno.
Grazie, amici, a domani.

Mario

mercoledì, febbraio 03, 2016

FONTUS, LA MAGICA BOTTIGLIA SALVA-SETE DEL CICLISTA: SI RIEMPIE PEDALANDO, TRASFORMANDO L’ARIA IN ACQUA!

Oristano 3 Febbraio 2016
Cari amici,
una volta quand’ero ragazzo mi piaceva molto assistere alla corsa ciclistica della Sassari – Cagliari (allora tappa del giro d’Italia, che alla Sardegna manca da non so più quanto tempo) e, quando il giro passava in zone frequentate come i piccoli centri urbani (io la seguivo all’ingresso di Bauladu, posto proprio sulla 131, strada che collegava i due centri), era un piacere fornire ai corridori una bottiglietta d’acqua. Pedalando si suda molto, come sappiamo, per cui è logico che chi va in bicicletta ha costante necessità di bere per mantenere il proprio corpo con la giusta idratazione.
Io prima parlavo degli anni ’60 del secolo scorso, quando i ciclisti partecipanti al giro non avevano certo le ‘comodità’ di oggi (pensate che il tubolare di riserva, in caso di forature, lo portavano arrotolato in spalla), ma, anche se i tempi cambiano, l’acqua per i ciclisti resta sempre una vera e propria necessità, in quanto in determinati momenti non ne possono proprio fare a meno, per i motivi che dicevo prima.
Passando dal ciclismo agli amanti della bicicletta, quei ‘ciclisti fai da te’ che tutti i giorni fanno delle belle, lunghe passeggiate, spesso a molti di loro capita, per dimenticanza o altro, di non avere al momento del bisogno la borraccia colma d’acqua. Momento certo poco felice, che ora però a seguito di una bella scoperta potrà essere facilmente superato. In che modo direte Voi? Con l'utilizzo di un marchingegno che, come per magia, trasforma l’aria in acqua buona da bere! Questa scoperta, credetemi, è da considerarsi davvero rivoluzionaria, che risulterà utile non solo ai patiti della bicicletta ma nel campo molto più vasto dell'approvvigionamento idrico. Vediamo insieme i dettagli della bella invenzione.
Un designer austriaco, Kristof Retezár, ha avuto un’idea semplice e allo stesso tempo geniale, quella di sviluppare un sistema per convertire l'aria in acqua. Da quest’idea è nato FONTUS, un congegno alimentato da energia solare, che trasforma l'umidità contenuta nell'aria in acqua potabile in poco tempo. Come risulta ben spiegato nel sito web della società che lo ha ideato e lo metterà presto in commercio, Fontus è in grado di produrre circa 50 centilitri d'acqua in un'ora, a seconda delle condizioni climatiche. L'ambiente ideale sarebbe quello con una temperatura intorno ai 30 gradi e con tasso di umidità superiore al 50%.
Il suo funzionamento è abbastanza semplice. Installato nella bicicletta, Fontus riempie la bottiglia d'acqua, goccia dopo goccia, mentre si pedala. Come funziona? La tecnica utilizzata, che permette di produrre acqua dall’aria, la spiega di prima mano lo stesso inventore, Kristof Retezár: “Si tratta semplicemente del processo di condensazione dell’umidità presente nell’aria”. In pratica, quando l’aria umida finisce nell’apparecchio va a finire contro dei denti idrofonici, i quali assomigliano ad una specie di spazzolino che aiuta a trasformare il vapore in goccioline; inoltre, un piccolo pannello solare, posto sulla superficie di Fontus, mantiene la batteria dell’apparecchio sempre carica. Insomma un’invenzione 100% naturale, ecologica e funzionale!
Il dispositivo, alimentato dal sole, può raccogliere fino a 0,5 litri d’acqua in un'ora, se ci sono le condizioni climatiche giuste, grazie a un piccolo dispositivo di raffreddamento che fa condensare l’aria in poco tempo. Alla preziosa macchinetta è possibile adattare per la raccolta dell'acqua prodotta qualsiasi tipo di bottiglia in PET da 0,5 litri. Il prototipo attuale non è ancora totalmente perfezionato e il designer ci sta lavorando su per poter ottenere un prodotto finito che riduca sia i tempi del piccolo “miracolo” della produzione d’acqua, che il miglioramento anche della qualità dell’acqua prodotta.
Fontus, per ora, durante la condensa riesce a filtrare molti agenti contaminanti, come polvere, insetti e pulviscolo di grossa taglia, ma non è ancora in grado di pulire l’aria da sostanze chimiche complesse. Nei futuri prototipi, Retezár è intenzionato a migliorare il filtraggio, installando un filtro a carbone che potrà risultare idoneo a ripulire l’aria anche in quelle regioni e in quei Paesi dove l’inquinamento industriale è elevato.
Tornando al suo utilizzo potenziale, il dispositivo, ideale per i ciclisti, potrà essere di grande aiuto, anzi rivelarsi fondamentale, in aree desertiche che soffrono la siccità pur godendo di elevati tassi di umidità, contribuendo a risolvere o comunque ad attenuare i seri problemi di approvvigionamento idrico, in particolare quelli di acqua potabile. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, infatti, più di 2 miliardi di persone in più di 40 Paesi vivono in regioni con scarsità d'acqua. Nel 2030 è previsto che il 47% della popolazione mondiale vivrà in aree ad alto rischio di scarsità d'acqua.
L’inventore del Fontus, Kristof Retezár, in una recente intervista ha detto: "Raccogliere l'acqua dal cielo è un metodo che è stato praticato per più di 2000 anni, in certe culture per lo più in Asia e in America Centrale. L'atmosfera terrestre contiene circa 13.000 km3 di acqua dolce in gran parte non sfruttata. Questo progetto è un tentativo di scoprire queste risorse. Il mio obiettivo era quello di creare un dispositivo piccolo, compatto e autosufficiente in grado di assorbire l'aria umida, separare le molecole d'acqua dalle molecole d'aria e immagazzinare l'acqua in forma liquida in una bottiglia". Una volta completato definitivamente il progetto, Retezár lancerà una campagna di crowdfunding per poter realizzare e collocare quanto prima la sua invenzione sul mercato; la sua speranza, che è anche una promessa, è quella di poter contenere il costo di Fontus sotto i 100 dollari.
Cari amici che andate con grande piacere in bicicletta, d’ora in poi potrete uscire, da soli o in gruppo, senza preoccuparvi di riempire la bottiglietta d’acqua! Mentre sarete impegnati a pedalare, alla cerca di nuove avventure, la vostra bottiglia speciale si auto-riempirà quasi per miracolo di acqua fresca e pulita. Si, proprio così: acqua ricavata dall’aria! Che dite, amici, sarà sicura quest’acqua? Sebbene Fontus non sia in grado di purificare in toto l’aria, l'acqua ricavata dovrebbe essere sufficientemente sicura, considerato che l’aria da cui è ricavata è, comunque, quella che respiriamo sempre! Io credo che quest’invenzione sia davvero utile e che meriti, senza remore, tutta la nostra attenzione.
Grazie, amici, a domani.
Mario


martedì, febbraio 02, 2016

A CASA NOSTRA NON SIAMO MAI SOLI: LO SAI QUANTI CLANDESTINI ABITANO CON NOI? CENTINAIA…

Oristano 2 Febbraio 2016
Cari amici,
La battuta da me volutamente posta nel titolo non si riferisce certo ai “clandestini umani”, argomento di questi tempi abbastanza scottante, ma alla numerosa presenza di insetti di ogni genere che, anche a nostra insaputa, si sono installati e vivono nelle nostre case. Non ho certamente scoperto l’acqua calda parlandovi di questa 'coabitazione' con degli animaletti, più o memo piccoli, solo che, fino ad oggi, ritenevo che non fosse mai stato fatto uno studio completo su questo fenomeno.  Invece in America qualcuno ci ha pensato. Sono stati dei ricercatori universitari degli Stati Uniti, a fare un primo censimento degli indesiderati “abusivi”, quelli dell'Università del North Carolina. Lo studio ha messo in luce l'incredibile biodiversità che ci fa compagnia e si nasconde tra le nostre pareti domestiche!
La curiosità, mia e anche Vostra, credo sia tanta: quanti ospiti indesiderati vivono da clandestini nelle nostre case? Sicuramente più di quanti ne riusciamo a vedere! Nelle nostre case, ha rivelato lo studio, vive una moltitudine di ospiti poco graditi, della gran parte dei quali nemmeno ci accorgiamo. L’Università del North Carolina nell’approfondito studio, pubblicato sulla rivista PeerJ, ha effettuato un vero e proprio censimento degli inquilini clandestini che vivono ben nascosti nelle nostre case: alcuni ben visibili, come ragni e mosche che di solito fanno notare la loro fastidiosa presenza, ma anche molti altri insetti che, invece, sono abili nel nascondersi e nel non farsi né notare né trovare.
L’equipe dell’Università del North Carolina, coordinata dal ricercatore Matt Bertone, controllando all'interno di 50 case e appartamenti, per un totale di 554 stanze, tutte in un raggio di 40 chilometri dalla città di Raleigh, nel North Carolina, ha scatenato una vera, meticolosa, “caccia agli insetti” in particolare di artropodi, il vasto gruppo di invertebrati distinguibili perché hanno un esoscheletro, corpo segmentato e zampe articolate. "Abbiamo scoperto - ha spiegato Bertone - che le nostre case ospitano una biodiversità molto più grande di quanto la maggior parte delle persone poteva pensare: 579 specie diverse, appartenenti a 304 famiglie differenti. Tra questi i più comuni sono mosche e ragni di varie specie, ma anche formiche, pidocchi dei libri, acari, scolopendre, 'pesciolini d'argento' e millepiedi, fino agli scarafaggi”.
"Non bisogna però pensare che tutte queste specie vivono quotidianamente nelle nostre case - ha aggiunto Bertone - molti degli artropodi che abbiamo trovato erano 'vagabondi' provenienti dall'esterno, portati ad esempio da fiori comprati o entrati accidentalmente", ma non essendo capaci di vivere in ambienti chiusi, il destino di questi artropodi solitamente è molto breve e muoiono in poche ore. Lo studio offre la possibilità di conoscere meglio gli ambienti in cui viviamo e capire se esistono possibili effetti benefici o negativi dovuti alla convivenza con questi quasi invisibili intrusi”.
Insomma una numerosa popolazione abusiva che si è installata presso le nostre case, dove ha trovato sicuro rifugio e riparo, dove si alimenta, vive e si riproduce. Lo studio, che ha certamente dato la possibilità a noi abitatori di conoscere meglio gli “inquilini fantasma” degli ambienti in cui viviamo, serve soprattutto a farci capire se esistono possibili effetti benefici o negativi in conseguenza della non richiesta convivenza con questi intrusi più o meno visibili.
Personalmente, cari amici, ho letto con un certo interesse l’articolo che parlava di questa ricerca, ed ho pensato che, volenti o nolenti dovremo continuare a fare di necessità virtù! Ho anche pensato che chi come noi vie in zone umide come Oristano dovrà continuare ad  “aggiungere un posto a tavola”: parlo di altri ospiti come zanzare e moscerini, ad esempio, che quanto ad invasività non sono certo da meno! Inoltre, consentitemi un’ultima considerazione. Cercare di eliminare la presenza di questi fastidiosi ospiti non è facile, in quanto per liberarcene dovremmo usare pericolosi pesticidi, il cui rimedio potrebbe essere peggio del male che vogliamo eliminare. La soluzione migliore è quella di intervenire di volta in volta, possibilmente con una costante e severa pulizia e con l’utilizzo di sostanze semplici, a basso impatto ambientale, senza usare sostanze pericolose, come in passato il DDT.
Grazie, amici, a domani.

Mario


lunedì, febbraio 01, 2016

SARTILL’E CANNA AD ORISTANO: QUANDO L’AMORE PER “LA SARTIGLIA”, L’ANTICA GIOSTRA EQUESTRE PATRIMONIO STORICO DI ORISTANO, PARTE DA LONTANO.


Oristano 1 Febbraio 2016
Cari amici,
Inizio le mie riflessioni di Febbraio parlando di Sartiglia, considerato che siamo nel periodo giusto e, soprattutto, perché la Sartiglia e Oristano sono praticamente indissolubilmente legate. Sartiglia, lo sappiamo, è amore e passione e, di conseguenza, le cose che si fanno con passione sono quelle che durano più a lungo, che si perpetuano nel tempo. È l’amore quello che governa i sentimenti degli uomini, per cui personalmente sono sempre stato convinto che tutto quello che portiamo avanti, se fatto con amore, è di lunga durata: addirittura può durare per sempre.
Questa mia riflessione di oggi sull’amore, sulla passione e sui sentimenti relativi a molte delle manifestazioni umane, però, non la dedico ad osannare la grande manifestazione cavalleresca per cui Oristano è nota nel mondo, la Sartiglia, ma a qualcosa che con essa è strettamente legata: quella manifestazione giocosa, studiata per i bambini, partorita dall’idea intelligente di una donna negli anni Settanta del secolo scorso: Sa Sartill’e Canna. In questo post di oggi, dunque, nessun elogio (lo farò, però, a breve, siatene certi) della Sartiglia vera, di quella che si corre da così tanti secoli da aver superato i 500 anni di vita, ma di quella in miniatura, bella e simpatica, fatta dai bimbi per emulare i grandi cavalieri, nata per renderli partecipi di un evento così straordinario qual è la Sartiglia, parodiando con i loro cavallini di canna quelli dei grandi.
Ad Oristano la Sartiglia dura tutto l’anno: comincia infatti già il giorno dopo quella del Martedì, con il Mercoledì delle ceneri. Essa nel tempo è diventata una cosa talmente seria, da essere considerata il vero simbolo della città di Eleonora. Ebbene, questo amore per una manifestazione così bella e coinvolgente ha fatto nascere l’idea di trasmettere questa passione anche ai bambini. Negli anni ’70 del secolo scorso, quasi cinquant’anni fa, una catechista della Parrocchia di Sant’Efisio ebbe, in modo giocoso, la brillante idea di far ‘mimare’ ai suoi bambini la Sartiglia, dotandoli di cavallini costruiti con le canne, che ad Oristano abbondano. L’idea si rivelò straordinaria, e in pochi anni la piccola manifestazione parrocchiale diventò molto nota e coinvolgente, scavalcando i confini di Oristano e calamitando in Città numerose famiglie provenienti da tutta l’Isola.
Verso la fine degli anni ’90 Sa Sartill’e Canna diventò a pieno titolo uno degli appuntamenti di spicco del Carnevale oristanese dei bambini, e da allora si svolge tradizionalmente nel pomeriggio della Domenica che precede la Sartiglia dei grandi alla quale si ispira. Alla manifestazione partecipano centinaia di bambini, la maggior parte mascherati, che in sella ai loro cavallini di canna tentano di cogliere con la spada, anch’essa di canna, la stella appesa al centro della pista. Come quella ‘vera’ anche questa Sartiglia in miniatura ha la sua scuderia (la scuderia de Su Brughu), dove vengono preparati per tempo centinaia di cavallini di canna, operazioni svolte sotto il coordinamento dell’Associazione per la tutela e l’incremento dei cavallini di canna – ONLUS. Questa bella manifestazione, vera mini-giostra equestre ormai nota in tutta l’Isola, è comunemente definita “il Carnevale dei bambini unico al mondo”, e si avvicina a festeggiare i suoi primi cinquant’anni di vita.

La scelta del capocorsa, “Su Componidoreddu”, avviene nel corso di un pubblico sorteggio presieduto dal Parroco della Chiesa di Sant’Efisio (don Gianfranco Murru) assistito da una terna di bambini, quest’anno composta dai piccoli Alessandra Perdixi, Alice Lasio e Sofia Caria. Il sorteggio viene annunciato dalle note dei tamburi dei tamburini della Pro Loco, diretti da Roberto e Pinuccetto Utzeri. La sorte ha premiato quest’anno Filippo PIBI, 10 anni, alunno della 5^ classe, sezione B, delle scuole elementari di via Solferino. La lettura del nominativo estratto ha scatenato un fragoroso applauso da parte del numeroso pubblico presente: particolarmente felici Cristiano Pibi e Valentina Acquas, i genitori del bimbo sorteggiato, Filippo, capelli a caschetto e frangetta abbondante che copre completamente la fronte e parte degli occhi, ma con un sorriso spontaneo che gli conferisce una simpatia unica.
Dopo l’elezione Filippo ha scelto i due “cavalieri” che con lui formano la ‘Pariglia’ del capocorsa: su segundu Alessio Statzu e su terzu la sorellina Carolina di 7 anni. Anche quest’anno 2016 all’appuntamento hanno partecipato centinaia di bambini che si sono ritrovati ieri 31 Gennaio alle 14,00 nella piazza attigua alla Chiesa di Sant’Efisio (piazza del Popolo), festeggiati da una grande folla, composta da intere famiglie. Amorevolmente seguiti dagli sguardi dei familiari, centinaia di bambini, in sella ai loro cavallini di canna hanno tentato di cogliere con la spada, anch’essa di canna, la stella appesa al centro della pista. Fiero del suo ruolo il capocorsa Filippo, che ha cercato di interpretare al meglio l’oneroso ruolo di guida della corsa, coadiuvato dai suoi due fidi aiutanti, Alessio e Carolina.
Cari amici, anche quest’anno in tanti hanno dato vita a questa manifestazione che diventa sempre più bella e coinvolgente: bastava vedere gli sguardi amorevoli e lucidi dei genitori, che osservavano l’impegno dei loro cuccioli! È da piccoli che bisogna insegnare loro il rispetto delle regole, l’accettazione dell’altro, la condivisione e la disponibilità a collaborare, tutti insieme, per ottenere il miglior risultato. Credo che Sa Sartill’e canna, oltre che un gioco, sia anche tutto questo. Spero che le stelle colte dai piccoli quest’anno siano davvero di “Buon Auspicio”: il difficile futuro che li attende è certamente nelle loro mani, ma a noi spetta il compito di creare i presupposti perché questo loro futuro si realizzi nel modo migliore.
Grazie, amici, a domani.

Mario