lunedì, aprile 06, 2009

RISCOPRIAMO IL FUTURISMO!





Nel centenario dalla pubblicazione su Le Figaro del Manifesto del Futurismo, il Comune di Cagliari ha avviato una serie di iniziative raccolte sotto il titolo " L'Idrovolante di Marinetti - Cagliari riscopre il Futurismo".


Uno degli artefici di questo progetto è certamente l'attuale assessore alla cultura del Comune di Cagliari, Prof. Giorgio Pellegrini.

Venerdi 3 Aprile, ospite del Rotary Club di Oristano, il Prof. Pellegrini ha tenuto una interessante conferenza proprio su questa grande arte definita dal relatore " Caffeina d'Europa, futurismo 1919/1939 ".



Nella sala Convegni del Mistral 2, opportunamente allestita per l'occasione, il prof. Pellegrini ha incantato il pubblico, accompagnando le Sue parole con una efficace proiezione di numerose diapositive delle opere più significative del futurismo, non solo italiano, che davano concretezza e corpo al filo del Suo discorso.Veramente una serata piacevole e di grande interesse. Numerosi gli ospiti presenti, fra i quali il Sindaco di Oristano la D.ssa Angela Nonnis, il Prefetto di Oristano Dr. G.Battista Tuveri con la Sua gentile consorte, il Dr. Giò Murru e diversi altri, ospiti dei nostri Soci.
Il prof. Pellegrini accomiatandosi dal Club ha ringraziato tutti, invitandoci alle manifestazioni che il Comune di Cagliari ha riservato al Futurismo, ed a Marinetti in particolare. Le manifestazioni, come indicato nella brochure che ha distribuito, sono calendate dal 20 Marzo al 21 Giugno.

All'oratore dopo la conferenza è stata riservata anche una gradita sorpresa. Ai ringraziamenti del Presidente, fatti a nome di tutto il Club, è seguito un simpatico omaggio: una cornice d'argento contenente all'interno proprio una foto del prof. Pellegrini, con in mano una copia del Suo libro " RESURGO", scattata in occasione della presentazione del libro al nostro club, alcuni anni prima, durante la presidenza di Mario Virdis ( che ha fatto dono all'oratore delle diverse foto di quella Conferenza).


Il prof. Pellegrini accomiatandosi dal Club ha ringraziato tutti, invitandoci alle manifestazioni che il Comune di Cagliari ha riservato al Futurismo, ed a Marinetti in particolare. Le manifestazioni, come indicato nella brochure che ha distribuito, sono calendate dal 20 Marzo al 21 Giugno.

Andremo tutti a Cagliari!

Mario Virdis

lunedì, marzo 23, 2009

COME VIVERE...SANI NEL TERZO MILLENNIO!










CARI AMICI E FEDELI LETTORI DEL MIO BLOG,

Ormai la vita si allunga. Questo comporta non solo il pieno utilizzo della giornata ma anche una nuova necessità: quella di allungare il vecchio arco temporale delle 24 ore ! Non è infatti possibile "tenersi in perfetta forma" nel rigido ed obsoleto mondo delle vecchie 24 ore. Vi dimostro il perchè.

DECALOGO DI UNA VITA SANA.

PER UNA VITA SANA...


- Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela
per il ferro e una banana per il potassio. Anche un'arancia per la
vitamina C e una tazza di thè verde senza zucchero, per prevenire il
diabete.

- Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d'acqua (sì, e
poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per
berli).

- Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno
yogurt per avere i 'L. Casei Defensis', che nessuno sa bene che cosa
cavolo sono, però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e
mezzo di questi bacilli(?) tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.

- Ogni giorno un'aspirina, per prevenire l'infarto, e un
bicchiere di vino rosso, sempre contro l'infarto. E un altro di bianco,
per il sistema nervoso. E uno di birra, che già non mi ricordo per che
cosa era. Se li bevi tutti insieme ti può dare un'emorragia cerebrale,
però non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto.

- Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta,
moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.

- Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri,
senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i
calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore.

- Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia
dopo l'Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo il
banano i denti... e così via finché ti rimangono dei denti in bocca,
senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le
gengive, il risciacquo con Listerine...

- Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le
5 necessarie per mangiare, 21.

- Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.

- Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al
giorno. Già non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno
mezz'ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la
mezz'ora diventa una)

- Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le
piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. E anche quando vai in
vacanza, suppongo.

- Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo
meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura
critica.

- Ah! si deve fare l'amore tutti i giorni, però senza
cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare
la seduzione.

- Bisogna anche avere il tempo di spazzare per terra,
lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o ... dei
FIGLI???

- Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al
giorno. L'unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose
contemporaneamente.

- Per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con
la bocca aperta così ti bevi i due litri d'acqua. Mentre esci dal bagno
con lo spazzolino in bocca fai l'amore (tantrico) al compagno/a, che
nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.

- Ti è rimasta una mano libera?? Chiama i tuoi amici! E
i tuoi! Bevi il vino(dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno).

- Il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo
compagno/a, mentre si mangia la banana con l'Actimel, e domani facciamo
cambio.

- Però se ti rimangono due minuti liberi, invia questo
messaggio ai tuoi amici(che bisogna innaffiare come una pianta).

- Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la
birra, il primo litro d'acqua e il terzo pasto con fibra della
giornata, già non so più cosa sto facendo, però devo andare
urgentemente al bagno.

- E ne approfitto per lavarmi i denti....

In futuro, in attesa di un nuovo calendario di almeno 30 ore giornaliere spero di migliorare...per potermi conservare sempre meglio!!

P.S.

SE TI HO GIÁ MANDATO QUESTO MESSAGGIO, PERDONAMI. FORSE É
L'ALZHEIMER, CHE MI TORMENTA NON POCO E CHE, NONOSTANTE TUTTE LE CURE, NON SONO ANCORA RIUSCITO A COMBATTERE.....
CIAO.

GATTO MARIO

sabato, marzo 21, 2009

MELOGRANO O ALBERO DI AFRODITE !

















Ecco un'altra "perla" della cara amica Giovanna Rau.


La storia di un albero bellissimo: il melograno.


Grazie, Giovanna!


Originario della Persia è stato importato nel Mediterraneo in tempi antichissimi; in Italia si è diffuso soprattutto nel sud, un albero che vanta antichi utilizzi medicinali e diverse tradizioni mistiche: Bibbia, Toràh, Talnut. Presso gli antichi egizi il melograno era studiato attentamente e connesso con l’amore, l’erotismo e la sensualità.
Era una pianta simbolica, rappresentava l’immortalità, la molteplicità dell’unità, l’eterna fertilità.
Era l’albero di Afrodite perché immagine dell’unione tra Dionisio e Afrodite che portava frutti simbolici considerati eccellenti afrodisiaci.
I Romani chiamavano il frutto Malum punicum, con riferimento all’origine fenicia. Il melograno è un arbusto alto da 3 a 5 metri, dai rami spinosi. Le foglie sono caduche, opposte, lucide di colore verde. I fiori sono dotati da 5 o 6 petali rosso scarlatti. In fitoterapia si usano i frutti, la corteccia e la radice . Le diverse parti della pianta differiscono nelle componenti e nelle sostanze attive: la
polpa del frutto contiene proteine, grassi, idrati di carbonio, minerali, calcio, ferro, potassio, sodio, vitamina C. Nella corteccia dell’albero e nella corteccia delle radici e in misura minore nella scorza del frutto, sono presenti tannini, acidi gallici, acidi butulinici, friedelina, pelletierina, isopielletierina. Si utilizza il decotto come potente tenifugo e astringente, circa 50 gr di corteccia in 2 bicchieri d’acqua; si consiglia di bere subito dopo una tisana purgativa, questo perché le sostanze contenute nella corteccia agiscono paralizzando ma senza uccidere i parassiti intestinali, la tisana purgativa li fa espellere. Anche i fiori, ricchi in tannini, vengono usati sotto forma di decotto e hanno proprietà astringenti, usati soprattutto per irritazioni vaginali, contro leucorrea e metrorragie. Il succo della melagrana veniva usato un tempo in differenti modi: quello ricavato dal melograno acerbo era prescritto come febbrifugo e antielmintico, quello ottenuto dal frutto maturo contro la tosse.
Gli ultimi studi hanno confermato che il melograno è ricco di sostanze antiossidanti: vitamine ed enzimi che svolgono funzioni vitali per il nostro corpo, capaci di aumentare le difese immunitarie contro le infezioni e di svolgere azione antitumorale.


Giovanna Rau

( Boll. n. 40 del R.C. di Tempio P. Marzo 2009 )






domenica, marzo 15, 2009

ROTARY CLUB DI ORISTANO: UNA SERATA CON I "TENORES DI NEONELI".



domenica 15 marzo 2009

MUSICA SARDA AL R.C. ORISTANO: I TENORES DI NEONELI.



Gran bella serata quella di Venerdì 13 Marzo al Mistral 2.L'iniziativa del Presidente avv. Giovanni Manai di invitare ad uno dei nostri incontri settimanali i Tenores di Neoneli è stata veramente apprezzata da tutto il club che ha risposto entusiasticamente.
La sala era affollata di rotariani, familiari ed ospiti: più di settanta persone. In un clima di gioiosa amicizia la serata è stata particolarmente coinvolgente. Gli ospiti "continentali" del nostro Prefetto-cerimoniere col. Luciano Gavelli ( la famiglia Casana ) hanno ascoltato con piacere e grande attenzione la bellissima voce dei Tenores che hanno cantato alcuni dei pezzi più noti del loro repertorio. La particolare numerosa presenza dei rotariani e dei loro familiari credo possa dimostrare, fuori da ogni dubbio, che i nostri incontri per essere apprezzati necessitano di quel contenuto che, spesso, manca. Credo si possa rimediare!
Anche il prossimo incontro sarà reso interessante dalla programmata conferenza del nostro socio Dr. Antonino Indelicato, Direttore della Banca d'Italia, che avrà per titolo: "La ricchezza finanziaria delle famiglie e la crisi globale".
Ecco, per l'album dei ricordi, alcune foto della bella serata.
La redazione.
Mario Virdis




domenica, marzo 01, 2009

RISCOPRIAMO LA NATURA!






Ho il piacere di riportare una squisita lezione della Prof. Giovanna Rau, di Tempio Pausania, su un arbusto della nostra terra: Il Corbezzolo. Il pezzo è stato recentemente pubblicato sul bollettino del R.C. di Tempio Pausania.



Grazie Giovanna!

IL CORBEZZOLO

Il Corbezzolo, dal nome scientifico “Arbutus Unedo“, è pianta comune in Sardegna e proprio in questo periodo offre dei frutti giallo – rossastri che ci invogliano a coglierli e mangiarli. Il nome Arbutus deriva dal celtico ”arbois” che significa frutto verrucoso, mentre unedo è la contrazione latina di “unum tantum edo” ovvero ne mangio uno solo, riferito al frutto perché considerato poco commestibile e indigesto.
Nell’antichità non era molto conosciuta come pianta fitoterapica, anche se in alcuni posti veniva utilizzata la corteccia o la radice in decotto per curare le infiammazioni dell’apparato renale. Ma la parte della pianta che veniva e viene utilizzata maggiormente è il frutto, sia per la preparazione di marmellate che per ricavare l’acquavite o la “sabba”.
La bacca del corbezzolo ha azione astringente ed è per questo che si consigliava di mangiarne poche, così la marmellata che da essa se ne ricava. Le foglie in fitoterapia sono usate sotto forma di infuso o tintura madre per curare le infiammazioni delle vie urinarie, le cistiti, i calcoli renali, l’ipertrofia prostatica.
L’attività delle foglie del corbezzolo è soprattutto antisettica e antibatterica sia del tratto urogenitale che intestinale.
Dalle foglie si estrae “l’arbutina” che viene utilizzata in cosmesi nelle creme e tonici per attenuare le macchie brune della pelle. La legna del corbezzolo ha inoltre un alto potere calorifero e viene utilizzata sia per il riscaldamento domestico che nei forni a legna, mentre dalle radici si ricava il carbone, sempre con potere calorifero alto.



Giovanna Rau

sabato, febbraio 14, 2009

IL SILENZIO DELLA RIFLESSIONE.










Oristano 14 febbraio 2009.

RIFLETTIAMO ...SENZA PAROLE!


Eluana ha finito di soffrire. E' andata via in silenzio, come in silenzio ha vissuto i suoi ultimi anni. All'esterno, invece, tanto chiasso, tanto clamore.


Ora, dopo tante polemiche, è giunto il momento di tacere: quello in cui il gelido soffio della morte ha portato a compimento la sua opera. E' giunta l'ora della riflessione. Non importa il motivo, ne chi ha ha ragione o torto. Il sottile e tagliente braccio di sorella morte, nel gelo della solitudine, ha impietrito tutti: innocenti e colpevoli.

Giudicare è temerario. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Solo il tempo, capace di sedimentare anche gli avvenimenti più torbidi, potrà lenire il dolore, rinfrescare gli animi in preda all'ira e collocare, nella giusta luce, questo terribile dramma che lascia tutti attoniti: sia chi è nel giusto che chi non lo è.
Tutti, credenti o atei, buoni o cattivi, saggi od insensati, di fronte alla morte debbono rispettosamente chinare il capo. In silenzio.
Alla mia modesta riflessione aggiungo quella, ben più profonda, di Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, riportata nel n.5 del settimanale “ L’Arborense”.
Credo sia un’utile momento di riflessione, per tutti.

DI FRONTE ALLA MORTE SI DEVE TACERE.
Di Ignazio Sanna, Vescovo.

Non so quali sentimenti esprimere, dei molti che affollano la mia mente e il cuore. Sono sentimenti di dolore, di rabbia, di delusione, di compassione, di preghiera. Non penso valga la pena interrogarsi su quando sia morta effettivamente Eluana, se cioè lei sia morta alle ore 20,10 del 9 febbraio 2009 o diciassette anni prima, il 18 gennaio 1992, quando rimase paralizzata in seguito ad un terribile incidente stradale.
Il presidente della clinica “ La Quiete” non ha saputo dire l’ora precisa del decesso, quasi ad avvolgere nel mistero un evento invocato per diritto di libera scelta e temuto per dovere di compassione. Il buon senso, però, ci dice che le suore misericordine della clinica del “ Beato Luigi Talamoni” assistevano una persona viva, e non vegetale, accarezzavano una ragazza malata e non un albero. La croce della sofferenza la portavano le suore della clinica. Per loro, il vangelo della vita e della speranza la rendeva sopportabile perché credevano alle parole di Gesù: “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. La croce della sofferenza la portava soprattutto il padre di Eluana. Egli lottava per il diritto all’autodeterminazione, ma non accettava i valori del Vangelo. Per questo il giogo della sua sofferenza era insopportabile e il carico troppo pesante. Non posso non ammirare chi soffre con l’aiuto della fede, e non posso non rispettare chi piange senza il conforto della medesima. La misericordia di Dio, d’altra parte, non è legata al giudizio dell’uomo ma al suo amore infinito. Si può esprimere un giudizio su come si è arrivati alla morte della ragazza, ma si deve tacere davanti alla morte stessa. Oltre quel traguardo pieno di tragedia e di speranza allo stesso tempo c’è il mistero, illuminato dalla fede nella vita eterna per i credenti, oscurato dalla rassegnazione del nulla per chi non ha il dono della fede. In tutti i casi il conforto per chi piange la morte di una figlia viene prima della difesa dei propri principi e delle proprie convinzioni. Chi invoca la morte per difendere un principio dimentica che il Cristo è morto per salvare ogni persona. E’ difficile ricordare Eluana per chi non l’ha conosciuta da viva e non la vedrà da morta. Ritengo bello, tuttavia, ricordarla con l’invito alla preghiera che mi è stato rivolto nella residenza “ Il Gabbiano” durante la Visita Pastorale. Qui, una donna disabile mi ha invitato a pregare per Eluana, perché “ soffre molto e non può parlare”.
Accogliendo quell’invito, prego il Signore della vita e della morte: “ Ricordati, Signore, della nostra sorella Eluana, che hai chiamato a te da questa vita: e come per il battesimo l’hai unita alla morte di Cristo tuo Figlio, cosi rendila partecipe della sua resurrezione, quando farà sorgere i morti dalla terra e trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso”.

Sono parole, quelle di Mons. Sanna, che dovrebbero far riflettere. Tutti.

Amicomario.










sabato, dicembre 20, 2008

ACCENDI IL CAMINO DELLA SPERANZA ! !

MARIO AUGURA A TUTTI GLI AMICI UNO SPLENDIDO 2 0 0 9 ! ! A U G U R I !











and

giovedì, dicembre 11, 2008

ROTARY CLUB DI ORISTANO: ELETTO IL PROSSIMO CONSIGLIO DIRETTIVO 2009/2010!

Venerdi 5 Dicembre l'Assemblea dei Soci ha provveduto ad eleggere le cariche sociali per il prossimo anno rotariano ed a designare il Presidente che guiderà il Club nell'anno 2010/2011.

Il nuovo Presidente designato è il Dr. Antonio Sulis, attuale Presidente dell'Ordine dei medici, al quale rinnoviamo gli auguri più affettuosi per l'importante incarico.

Ecco la composizione della nuova squadra che affiancherà il Presidente Incoming Col. Luciano Gavelli nel prossimo anno:

- Sulis Dott. Antonio Luigi, Presidente Incoming 2010/2011
- Gavelli Col. Luciano, Presidente eletto 2009/2010
- Manai Avv. Giovanni, Past President 2008/2009
- Falchi Arch. Maura, Vice Presidente 2009/2010
- Loddo Cav. Rag. Ferdinando, Segretario 2009/2010
- Fadda Rag. Raimondo, Tesoriere 2009/2010
- Virdis Dott. Mario, Prefetto 2009/2010
- Barberio Dott. Antonio, Consigliere 2009/2010
- Riccio Dott. Andrea, Consigliere 2009/2010
- Spinardi Rag. Egle, Consigliere 2009/2010


Agli eletti il nostro migliore augurio di Buon lavoro!



La redazione coglie l'occasione per porgere a tutti i soci e le gentili famiglie i migliori auguri di



BUON NATALE E FELICE NUOVO ANNO 2009!


mercoledì, dicembre 03, 2008

LA GRANDE GIOIA DELLA LAUREA MAGISTRALE!










E’ finita! Finalmente anche il biennio di Laurea Specialistica in “ Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo” è terminato nel migliore dei modi. Giovedì 27 Novembre ho discusso la tesi ed ho conseguito la laurea magistrale con 110/110. Una figata! A volte mi sembra tutto un sogno, mentre invece è proprio vero. Sono passati cinque anni dall’ormai lontano anno accademico 2003/04 che mi vedeva, dopo 40 anni dalla mia prima iscrizione all’Università, tornare matricola sui banchi per iniziare una nuova vita da studente, dopo averne già consumato una da manager bancario. Il conseguimento della laurea triennale in “ Scienze della Comunicazione e Giornalismo” è stato un po’ più sofferto di quella della specialistica: non ero più abituato a fare lo studente ed il mio cervello aveva necessità di una messa a punto, prima di ricominciare. Ho conseguito la laurea di primo livello con la votazione di 100/110, inferiore a quella di oggi ma non meno importante: la prima mi è servita per ridarmi la forza di ricominciare. In entrambe le tesi di laurea ho voluto analizzare strutture sociali importanti di cui faccio parte: il Rotary International e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Lo studio sociologico sul Rotary International , l’associazione no-profit di professionisti nata negli Stati Uniti ai primi del ‘900 ed oggi diffusa in tutto il mondo, è stato molto apprezzato anche all’interno della struttura associativa e presto potrebbe diventare, con le dovute integrazioni, un libro. L’analisi, invece dell’Ordine Equestre è avvenuto all’interno di uno studio a più ampio raggio, che metteva a confronto due fenomeni oggi terribilmente seri ed importanti: la Globalizzazione ed i Nuovi Fondamentalismi, soprattutto quelli di origine religiosa. In questo contesto di “scontro tra civiltà”, come definisce questi fenomeni Samuel Huntington, è certamente importante avviare tutti i processi possibili per mitigare gli scontri e raggiungere livelli di tolleranza e di rispetto reciproci. Tutti sono tenuti a fare la propria parte. In questo studio ho non solo analizzato le tre religioni monoteiste più importanti del pianeta l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’ Islam, evidenziando cosa li unisce che cosa li divide, ma riportato anche i più recenti tentativi fatti per avviare un costruttivo dialogo di tolleranza e di reciproco rispetto. All’interno di questa analisi ho messo in luce il costante lavoro che, proprio in Terra Santa, porta avanti l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Questa istituzione cristiana, erede di quei cavalieri crociati che combatterono ormai mille anni or sono per la Terra Santa, svolge oggi, in Palestina ed in modo particolare a Gerusalemme, un incessante lavoro culturale della massima importanza: costruisce e gestisce scuole di ogni ordine e grado, aperte a tutti i bambini di qualsiasi razza e fede, dove si impara non solo cultura ma anche accettazione, rispetto e tolleranza reciproca. La futura conquista della Pace, passa certamente attraverso la cultura del confronto e del rispetto e non del rifiuto e dello scontro.
Spero che anche questo lavoro possa risultare utile alla Comunità, non resti una semplice esercitazione universitaria.
Ora, terminato l’impegno universitario, posso dedicarmi un po’ di più alle due associazioni prima menzionale di cui mi onoro di fare parte. Spero di non annoiarmi…..altrimenti busserò ancora alle porte dell’Università: una terza laurea non è certamente vietata!
Mario.






sabato, novembre 22, 2008

LA RUOTA DEL ROTARY: OVVERO COME IL ROTARY HA MESSO IN MOTO LA SUA RUOTA !

Il Rotary in....movimento !


Riporto unb interessante articolo dell'Ing. Carlo Michelotti, Past Governor del Rotary International.

" Una nota di curiosità rotariana: Come il Rotary ha messo in moto la sua ruota".





Il nostro emblema, la ruota del Rotary, esiste, più o meno, da quando esiste il Rotary, ma ha visto la sua più importante evoluzione nel corso dei primi quindici anni dell’associazione.
Il progetto iniziale fu creato dall’incisore e socio del Rotary Club di Chicago, Montagne "Monty" Bear, nel 1905, poco dopo la nascita del primo Rotary Club. Sollecitato a creare un’insegna che simboleggiasse il suo Club, Bear ideò una ruota di calesse con tredici raggi. Questa idea incontrò l'approvazione di Paul P. Harris e degli altri soci fondatori.


Il primo stemma Rotary: ideato nel 1905.


Siccome una ruota gira, prendere come insegna una ruota di carrozza sembrava una scelta naturale per un Club che si autodefiniva Rotary Club. L’automobile, nel 1905, era pur sempre ancora ai suoi primi anni di vita per cui una ruota di calesse era ancora un segno dei tempi.

Tuttavia, dopo poco, i soci cominciarono a criticare questo simbolo che trovavano troppo statico e senza vita, per cui Baer fu invitato a lavorarci sopra di nuovo.

Questa volta Baer cercò l’ispirazione nel cielo. Aggiunse un elemento grafico che mirava a dare alla ruota l’effetto di movimento sopra un letto di nuvole. Ma non tutti i soci interpretarono il simbolo allo stesso modo.
Per alcuni quelle nuvole sembravano piuttosto polvere e, oltretutto, non erano rispettate le regole della fisica: non ci potevano essere nubi di polvere prima e dopo la ruota. “Nemmeno il Rotary è in grado di far sollevare la polvere prima e dopo una ruota!” sbottò il Rotariano
“Long” Tom Phillips commentando questa infelice idea. “Ma dove stiamo andando?”






Il secondo stemma: la variazione è del 1906.


Quindi, il grafico Baer si rimise all’opera una terza volta e, pur mantenendo le nuvole di polvere, aggiunse sotto la ruota un nastro decorativo con la scritta “Rotary Club”. Anche se con qualche leggera modifica, volta a alleggerire l’inchiostro troppo scuro dove c’erano le nuvole di polvere, questo emblema, nato attorno al 1910, sopravvisse per vari anni.
Dal 1910 in poi il Rotary si espanse oltre la città di Chicago: negli Stati Uniti si contavano sedici
Club che costituirono l’Associazione Nazionale dei Club Rotary.
E con l’atto costitutivo ogni Club cominciò ad ideare anche un proprio emblema, sulla base del motivo della ruota di calesse creato dal Baer.



La terza variazione: nata nel 1910.

Il progetto di Baer provocò molte divergenze durante la creazione dei primi emblemi di Club. Club, infatti, volevano spesso inserire nel proprio emblema dei riferimenti alla storia o alle particolarità locali. Ad esempio, il RC di Lincoln, in Nebraska, sovrappose la ruota al 1910 ritratto di Abramo Lincoln, il RC di Oakland, in California, inserì la ruota sulle fronde di una quercia. E così, ben presto la ruota del Rotary iniziò a cambiare. Parecchi Club trasformarono le loro ruote in un'altra forma sferica o circolare: timoni di nave, volanti, stelle, globi e altri oggetti rotondi.
Verso un nuovo emblema .

La nascente Associazione Internazionale dei Club si rese conto che occorreva darsi un emblema standardizzato e ufficiale che potesse essere adottato da tutti i Club. Nel 1911 il redattore della Rivista rotariana nazionale e Segretario Generale dell’Associazione, Chesley R.Perry, invitò i Club a sottoporre dei bozzetti e delle proposte ad una speciale “Commissione per l’emblema”, alla Convention 1912 di Duluth, nel Minnesota.
Osservando i primi bozzetti dei due Club della Pennsylvania è facile intravvedere come la nuova ruota del Rotary stia ormai prendendo forma.
Il RC di Pittsburgh sembra sia stato il primo Club a rifarsi, verso la fine del 1910, all’iconografia dell’ingranaggio meccanico, evidenziando la forte crescita industriale della sua città.

Ma il vero precursore di quello che divenne poi l’emblema ufficiale del Rotary International fu il RC di Philadelphia, attorno al 1911, con il suo primo emblema, la carta intestata e la spilla per il bavero. Il Club fu anche un lungimirante precursore quando abbreviò il nome dell’Associazione
Internazionale dei Club Rotary in “ROTARY INTERNATIONAL” e ciò un anno prima che questa espressione fosse adottata e introdotta ufficialmente. 1


Questa è del 1912: già molto simile a quella definitiva.


Ora che la "Commissione per l’emblema” aveva individuato il disegno del simbolo, da Duluth venne anche la descrizione della ruota.
“L’emblema consiste in una ruota con denti d’ingranaggio sul bordo esterno e con raggi sufficientemente separati da lasciare spazio allo smalto e da lasciare vedere bene i raggi”. Nel progetto originale i raggi simboleggiavano “la forza”, mentre i denti, o l’ingranaggio, simboleggiano “la potenza”.

Nonostante questa descrizione ufficiale, negli anni che seguirono, i singoli Rotary Club continuarono a sbizzarrirsi con versioni proprie, diverse da quella standard decisa a Duluth, con grave disappunto del quartier generale.

Per risolvere il problema, nel dicembre del 1918, il Consiglio d’Amministrazione deliberò l’adozione della ruota dentata come marchio sociale ufficiale.

Malgrado ciò la confusione continuò a regnare e la ruota del Rotary continuò a essere rappresentata nelle più svariate forme. Alcune fonti parlano di ben 57 diverse versioni di ruote del Rotary registrate fino al 1920. Anche la Rivista ufficiale The Rotarian non contribuì a fare chiarezza: per tre mesi consecutivi, nella primavera del 1919, la rivista pubblicò tre diverse immagini di ruota del Rotary, ogni volta con un numero diverso di denti e di raggi.

Verifica del realismo grafico.

Per Charles Mackintosh e Oscar Bjorge, del RC di Chicago e di Duluth, la ruota del Rotary così come era stata disegnata non poteva funzionare. In un articolo scritto in comune nel gennaio del 1920 sulla Rivista The Rotarian, intitolato “ Riprogettare la ruota del Rotary”, essi lamentavano il continuo cambiamento del numero dei denti e dei raggi e invitavano i Club ad adottare il bozzetto ufficiale, anche se questo disegno poneva un grosso problema: la ruota non era meccanicamente funzionante.
Mackintosh e Bjorge sostennero che questa ruota, con le sue strane proporzioni, con i suoi denti troppo piccoli e gli spazi troppo larghi tra i denti “non avrebbe funzionato a lungo prima che tutti i denti ne fossero strappati”. Per loro l’emblema era “la più impossibile ruota dentata che solo il cervello di un artista aveva potuto concepire”.
La rielaborazione ingegneristica della ruota che essi suggerivano, prevedeva 6 raggi e 24 denti, e un aspetto più robusto.
(Il numero dei denti e dei raggi non ha nessuna relazione simbolica e nessun particolare riferimento alla storia del Rotary; avevano unicamente lo scopo di imprimere una valenza realistica al progetto).
Il Rotary sembrava avere finalmente trovato il suo emblema ufficiale.
Dopo l’apparizione di quest’articolo il quartier generale del Rotary avviò i passi per fare adottare la ruota così riveduta alla prossima Convention.
Ma non era ancora finita.
Non appena la soluzione fu presentata, ai primi del 1920, sulla Rivista The Rotarian, un altro Rotariano, Will R. Forker del RC Los Angeles, in California, evidenziò un altro grave difetto nell’emblema ridisegnato.
“Il mozzo della nuova ruota è il mozzo di una ruota o di un ingranaggio inattivo … non c’è alcun elemento in grado di trasmettere l’energia verso o dall’albero motore. La mia concezione del Rotary non è quella di un’organizzazione inattiva … ma di una reale forza vitale”.
Forker suggerì, quindi, d’inserire la “sede della chiavetta” nel mozzo per fare della nuova ruota un “elemento attivo”.
Le specifiche ufficiali della nuova ruota del Rotary, meccanicamente corretta, furono definitivamente approvate dal Board del RI nel mese di gennaio del 1924 e la nuova ruota, i cui colori ufficiali sono il blu reale e l’oro , da allora, é rimasta immutata e continua a girare correttamente.


Lo stemma adottato a partire dal 1924 e valido anche oggi.

Il Rotary è una grande macchina.

Per i Rotariani del passato e del presente la ruota del Rotary ha evocato ed evoca l’immagine di una macchina ben oliata, efficiente che lavora al servizio dell’umanità. "L’ingranaggio è davvero rappresentativo del Rotary” scriveva sul The Rotarian, nel marzo del 1920, William E. Fulton del RC di Waterbury, nel Connecticut. “La ruota deve essere dal 1924 a oggi simmetrica, ben proporzionata in tutte le sue componenti e ben equilibrata così che possa girare in modo scorrevole e centrato. Proprio come un buon rotariano. Di un ingranaggio noi non pensiamo come a una cosa a sé stante: ha sempre un ingranaggio compagno … che sta per fratellanza”.

L’uso dell’emblema del Rotary.

Oggi il nostro emblema non contraddistingue solo il Rotary nella comunità, ma contribuisce anche a individuare gli altri Rotariani e a trovare gli altri Club quando si è in viaggio.

L’emblema del Rotary, così come il nome Rotary, è un marchio registrato e é protetto dal Rotary International in tutto il mondo. Questo marchio insieme con molti altri dei vari programmi e settori del Rotary sono collettivamente definiti “Marchi Rotary”. Il RI invita i Rotary Club, i Distretti Rotary e le altre entità rotariane a far uso dell’emblema del Rotary in unione con il nome del loro Club e Distretto e ogni volta che essi ospitano eventi rotariani o organizzano progetti.

“La ruota del Rotary è ormai riconosciuta ovunque nel mondo come il simbolo del Rotary” afferma Jomarie Fredericks, manager del servizio giuridico del RI per la tutela della proprietà intellettuale. “Attenendoci alle direttive sull’uso dei marchi Rotary emanate dal Board del RI, noi assicuriamo che anche i Rotariani delle generazioni future potranno continuarle ad usare“.

Il distintivo al bavero del Rotariano.

I Rotariani devono avvertire il dovere di portare sempre il distintivo del Rotary.

Secondo il Past Presidente del RI, lo svizzero Robert Bart “Il distintivo del Rotary manda un messaggio a chi lo vede, significa che chi lo porta può dire ‘puoi contare su di me, sono persona affidabile, sono degno di fiducia, sono solito dare più che ricevere, sono un uomo disponibile”.

La consegna del distintivo al nuovo socio è un atto importante e solenne e viene solitamente eseguita dal rotariano con la più alta carica presente alla cerimonia di investitura. Non esiste una formula standard per l’investitura del nuovo socio. Tuttavia, la consegna del distintivo dovrebbe sempre essere accompagnata da alcune parole adatte alla circostanza, ad esempio:
“ Questo distintivo è il simbolo del Rotary; il simbolo di una grande Associazione che, nei suoi oltre cento anni di servizio all’umanità, ha vissuto e testimoniato l’ideale del servire realizzando progetti che l’hanno resa grande e rispettata. Con la consegna di questo distintivo tu diventi rotariano e assumi tutti gli obblighi e i privilegi di Socio attivo. Porta questo distintivo con orgoglio,impegno e onore e ne riceverai molto più di quanto tu non avrai dato”.


IL DISTINTIVO DEL ROTARY: UNA FORTE CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ!
ing. Carlo Michelotti
Gov. Distr. 1980 (1996-97) - Istruttore R.I.

martedì, settembre 30, 2008

L'ESPANSIONE NEL ROTARY: COME CONCILIARE QUANTITA' E QUALITA'
































IL ROTARY E L’ORGANIZZAZIONE DI NUOVI CLUB:
UN’OPPORTUNITA’ DI CRESCITA.

Lo scopo primario di ogni Associazione che si rispetti è quello di allargare il proprio organico per raggiungere al meglio gli obiettivi e gli scopi sociali.
Il termine più comunemente usato è ESPANSIONE, che però, soprattutto nel Rotary, non significa ampliare indiscriminatamente gli organici ma aprire le porte solo a chi è in possesso di quei requisiti indispensabili per diventare rotariani. In poche parole il difficile compito consiste nel saper coniugare QUALITA’ E QUANTITA’.
Il Rotary, fin dalle sue origini, ha applicato questo sistema ed in poco tempo il primo club fu talmente numeroso da richiedere l’apertura di altri club, prima negli Stati Uniti e poi, come ben sappiamo, nel resto del mondo.
Oltre un secolo è trascorso dalle nostre origini e tante cose sono cambiate: il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare con esso.
Tuttavia le regole fondamentali, l’amicizia, l’etica, la tolleranza e la disponibilità al Servizio, scritte da Paul Harris, sono e dovranno restare i pilastri fondamentali del Rotary, dai quali la nostra Associazione non potrà mai discostarsi; questi pilastri, questi principi, sono la struttura portante del nostro essere rotariani da cui non potremo mai prescindere; sono questi quei principi irrinunciabili ai quali noi rotariani non potremo mai abdicare.
Pur accettando e condividendo il principio della crescita, necessaria per poter preservare e tramandare alle generazioni future i nostri ideali ed i nostri valori, questa crescita dovrà essere, sempre e necessariamente, supportata dall’alta qualità ( non solo professionale e finanziaria ma, soprattutto, etica, morale e di disponibilità al servizio ) dei candidati a nuovi Soci dei Club.
E in quest’ottica che, quale Presidente della Commissione distrettuale “ ESPANSIONE – NUOVI CLUB “, mi accingo ad espletare, unitamente ai componenti la Commissione, l’incarico che il Governatore Alberto e la Coordinatrice Daniela hanno voluto affidarmi. Li ringrazio entrambi per la fiducia che hanno voluto accordarmi.
Il nostro lavoro si articolerà nel modo seguente:


- Mappatura del territorio del Distretto, esaminato nelle tre direttrici guida: Roma, Lazio e Sardegna;

- Esame delle zone apparentemente carenti di strutture rotariane con analisi delle professionalità presenti e del possibile metterle insieme con un numero sufficiente di soggetti idonei e capaci di dare vita ad un nuovo club;

- Disponibilità di uno o più club viciniori a farsi carico dell’istruzione e dell’avvio della nuova struttura di club.

Il lavoro di mappatura è già iniziato e tutti i componenti la Commissione sono al lavoro per completare, nei tempi possibili, le fasi di individuazione delle possibilità di nascita di nuovi club.
Sono convinto che, con la collaborazione di tutti, la nostra famiglia rotariana potrà raggiungere l’obiettivo: crescere, coniugando indissolubilmente qualità e quantità. Sarebbe il modo migliore per dare concreta operatività al motto del nostro anno:
“ Concretizza i sogni !” .
Mario Virdis, Presidente Commissione " Espansione - Nuovi Club".

lunedì, luglio 07, 2008

L'AMICIZIA E' IL SALE DELLA VITA !









L’amicizia è il sale della vita.

La vita è un lungo sentiero irto di spine. Anche movendoti con attenzione non poche spine ti feriranno. I tuoi compagni di strada non ti aiuteranno; anzi, spesso, non pochi ti spingeranno verso le spine. In tanti ti criticheranno sempre, parleranno male di te e ti sarà difficile incontrare qualcuno al quale tu possa andare bene cosi come sei. Se incontri questo qualcuno hai trovato un amico! L’amicizia non rispetta le regole del mercato, non è un bene economico con un prezzo commerciale: averla è come possedere una perla di valore inestimabile! Chi ha il privilegio di avere molti amici fa parte della schiera degli eletti che possono dire di avere conosciuto il paradiso su questa terra.
Apprezza sempre il valore dell’amicizia, segui queste poche regole e la vita ti sorriderà:
- Vivi come ti dice il cuore!
- Apprezza ogni tua giornata come se fosse l’ultima!
- Ricordati che c’è più gioia nel donare che nel ricevere!
- Fai tutto ciò che senti di buono: una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali!
- Canta, ridi, balla, ama...e vivi intensamente ogni momento della tua vita...prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi!

Charlie Chaplin disse:

“…Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un'ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma poi tutta una vita per dimenticarla”.

UN AMICO E’ UN SOLE SENZA TRAMONTO !

Mario (anzi…GattoMario)