Oristano 22 febbraio 2020
Cari amici,
Una nota locuzione latina
molto conosciuta, successivamente adottata anche dalla liturgia cattolica, cercava
(e cerca) di ricordare all’uomo la sua fragilità con le parole: "Memento,
homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris", a significare che
non siamo altro che pochezza, solo un PUGNO DI POLVERE, destinati a ridiventare terra, a prescindere da CHI siamo stati in vita: re o sudditi, ricchi o poveri, giovani o vecchi.
Nel corso del tempo, il rispetto per le spoglie mortali della specie umana, l'attenta venerazione e conservazione dei corpi, che ebbe la sua massima espressione nell’antico
Egitto, divenne addirittura sontuosa, con tombe gigantesche come le piramidi, così come, per restare nella nostra cultura sarda, con l'edificazione delle tombe dei giganti. Tradizione che ha attraversato i secoli, tanto che anche oggi, nel Terzo
millennio, nei cimiteri possiamo osservare una varietà di tombe più o meno importanti, poste tra un’infinità di loculi. Ma da tempo nuovi concetti appaiono all'orizzonte, nella convinzione che questi monumenti del passato sottraggono spazio e creano
anche un maggior inquinamento. Ed ecco che, lentamente ma inesorabilmente, dopo
l'avanzare della cremazione, si affaccia ora anche un altro particolare processo “post morte”, che prevede la "riduzione organica naturale"
del corpo del defunto.

L’innovativa struttura
che la società Recompose sta per mettere in funzione a Seattle, è progettata
per ricollegare i rituali della morte umana con la natura e per offrire
un'alternativa più sostenibile alle opzioni di sepoltura convenzionali. Secondo
gli architetti di Olson Kundig che hanno progettato la nuova struttura, Recompose convertirà i resti umani in suolo” in circa 30
giorni, contribuendo così a ricreare nuova vita dopo la morte.

Quanto al funzionamento
del nuovo sistema, concepito dagli architetti di Olson Kundig, Recompose è
concepito per dare un significato ‘moderno’ al così detto "letto di
morte". Il corpo viene collocato in particolari, singoli "vasi"
dove avviene la riduzione organica; rapportati alla tipica pratica funeraria,
potrebbero essere considerati come bare; i resti di una persona sono ivi collocati
e coperti con trucioli di legno. Lì, i resti sono aerati per creare un ambiente
adatto per i batteri termofili, che poi provvedono ad abbattere i resti organici trasformandoli in terreno utilizzabile.

Il progetto viene
dichiarato già in fase avanzata di realizzazione. Settantacinque di questi
singoli spazi costituiscono il primo progetto Recompose. Queste "speciali piccole bare" sono disposte intorno ad un grande e arioso spazio di raccolta posto al centro della struttura di
18.500 piedi quadrati. "Questa struttura ospita i vasi di
ricomposizione, ma è anche uno spazio importante per il rituale e il raduno
pubblico", afferma Alan Maskin, preside e proprietario di Olson Kunig,
"Il progetto in definitiva favorirà un'esperienza più diretta e
partecipativa e un dialogo intorno alla morte e alla celebrazione della
vita".
Cari amici, quando ho
letto e riletto la notizia, sono rimasto non solo meravigliato ma anche
abbastanza perplesso e amareggiato. Se è pur vero che la morte rende ciascuno di noi col
passare del tempo praticamente solo un pugno di terra, da che mondo e mondo nessuna civiltà, a prescindere dal tipo di cultura dominante, ha mai pensato di ridurre la persona umana al semplice valore del suo corpo
mortale! Pensare solo questo, "dargli il valore miserrimo di “un pugno di
terra”, mi sembra un voler brutalmente dissacrare quei valori che l’Umanità porta avanti da migliaia di
anni!
Nei millenni il rito di
onorare il corpo è sempre stato qualcosa di importante, a prescindere dal modestissimo
valore costituito dal materiale organico che fisicamente rappresentava!
Ognuno di noi resta presente nella società di appartenenza (anche con i suoi
resti fisici), per quello che è stato, per quello che ha fatto e realizzato, ed è per onorare questo valore
che già migliaia di anni fa furono costruite le piramidi, le tombe dei giganti
e quant’altro.
Pensare di
ridurre il valore dell’uomo al semplice, modesto “peso” del suo corpo mortale, all'utilizzo di quel pugno di terra derivato dalla poca materia organica di cui e fatto, significa, nel
mio concetto, dissacrarne brutalmente il valore. Mi astengo dall’aggiungere altro!
A domani.
Mario
Siamo solo questo?
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