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mercoledì, dicembre 27, 2017

SANITÀ IN CRISI: NEL 2016 SONO STATI QUANTIFICATI SPRECHI PER 22 MILIARDI DI EURO. E LA SARDEGNA NON FA ECCEZIONE.



Oristano 27 Dicembre 2017
Cari amici,
L’affermazione che una “maggiore disponibilità di fondi porta anche allo spreco”, può essere anche, masticando amaro, tollerata. Nel caso, invece, che lo spreco avvenga quando i fondi a disposizione non solo non sono abbondanti, ma addirittura scarsi, fa indignare non poco. Perché oggi introduco la mia riflessione quotidiana parlando di spreco? Per mettere il dito nella piaga nel bilancio della nostra sanità pubblica, ché, come molti di noi sanno e toccano con mano tutti i giorni, è in costante profondo rosso, una voragine che si fa ogni giorno più profonda.
L'Italia, che come è risaputo non investe troppi soldi nella sanità, dalle analisi fatte risulta invece che sia magnanima nello spreco: studi recenti lo quantificano in ben 23 miliardi di euro l'anno, cifra non secondaria in un settore così delicato. Il nostro Paese, infatti, investe solo il 14,1% della spesa pubblica per mantenere il proprio sistema sanitario, l’1,1 per cento in meno della media europea. A superare tutti, dedicando la quota più alta è l’Irlanda, con il 19,3 per cento. Ebbene confrontando questi dati, però, scopriamo che mentre in Irlanda questa spesa incide per il 5,7 per cento del proprio PIL, in Italia incide per il 7 per cento. Questo è confermato da una ricerca (fatta da Eurispes ed Enpam), svoltasi sotto l'egida dell’Osservatorio Salute, Previdenza e Legalità.
In Italia il SSN è un "datore di lavoro" di gran peso: i dati 2015 evidenziano che gli occupati nel comparto della sanità sono stati 1.796.000. Ma a questo dato ufficiale i ricercatori stimano di dover aggiungere altri 3-400mila lavoratori 'neri o grigi' che si annidano soprattutto nell’area della cura alla persona. Tutto compreso, dunque, in Italia nel settore della salute lavora quasi un occupato su dieci.
Il confronto con gli altri Paesi, ci fa pensare, con un certo margine di sicurezza, che alla base di certe ‘differenze’ vi sia una quota importante di corruzione. Tra i dati economicamente più rilevanti del documento prima citato, le stime circa il tasso medio di corruzione e frode in sanità non appaiono molto felici. I valori medi comunemente stimati e relativi alla situazione italiana, ammonterebbero a 6,5 miliardi di euro l’anno. Se poi si sommano i dati sull’inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario (che inciderebbe per il 3% del totale) e il peso degli sprechi (valutato nell’ordine del 18% della spesa totale), l’insieme delle pratiche grigie della corruzione, degli sprechi e delle inefficienze, può essere valutato annualmente in ben 23,6 miliardi di euro.
Usando l'analisi matematica da questi risultati si ricava che nella sanità pubblica ogni 10 euro spesi se ne potrebbero mettere da parte 2, con un risparmio, come detto prima, di circa 23 miliardi su una spesa annua 2016 sull’ordine dei 120 miliardi. Eliminare gli sprechi però, lo sappiamo bene, non è certo facile! Tuttavia, per quanto risulti difficile all’apparenza, è assolutamente necessario farlo: dal taglio delle prestazioni inutili (ce ne sono tante) alla lotta alle frodi, dall’estensione dei costi standard negli acquisti ad una efficiente prevenzione. Negli ambiti affini agli "sprechi" rientra anche il fatto che gli italiani fanno eccessivo ricorso alla medicina d’emergenza, quella dei “pronto soccorso", il cui uso è calcolato per circa un quarto assolutamente improprio e non motivato.
Eppure, come detto prima, nel nostro Paese la spesa per la Sanità non è abbondante. Allora ci si chiede: perché si sprecano oltre 23 miliardi di euro all’anno senza cercare di porvi rimedio? 
In questo contesto poco felice, la Sardegna non appare certo una “Regione diligente”! La Manovra Finanziaria 2018 della nostra Regione è di 7,792 miliardi di euro, e circa la metà di queste risorse sono destinate alla sanità. Risorse ingenti, pari a 3 miliardi 318 milioni di euro: il 93% (3.094 milioni) per i Lea, i livelli essenziali di assistenza; il 4% (130 milioni) per il ripiano del disavanzo e il resto per “altre spese” (tutela della salute e investimenti).  Eppure, nonostante queste ingenti somme che assorbono praticamente la metà del bilancio regionale, l’assistenza non è certo ai massimi livelli ma alquanto carente, nel vero senso della parola.
Siamo sicuri, allora che non ci siano troppi sprechi anche in Sardegna? Per cercare di entrare nel merito da tempo una Commissione è all’opera per cercare di far luce su come si è venuto a creare lo spaventoso disavanzo nella sanità sarda; “la Commissione di inchiesta effettua, tra mille difficoltà, un’indagine mirata ad individuare gli sprechi che si sono perpetrati e che ancora si perpetrano nelle aziende isolane”, ha dichiarato il Presidente della Commissione di inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario regionale e sull’adeguatezza dei suoi costi, il capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio Regionale Attilio Dedoni.
Cari amici, è con amarezza che si deve constatare che col passare del tempo il costo sanitario che resta a carico del cittadino diventa ogni giorno più pesante. A prescindere dai ticket in aumento, effettuare gli accertamenti diagnostici in strutture pubbliche è diventato proibitivo: le prenotazioni, spesso, assicurano la prestazione a distanza di troppo tempo, anche dopo 300 giorni, costringendo chi ha vera necessità e urgenza a rivolgersi ai laboratori privati. Dove sta allora la prevenzione, le cure adeguate, la possibile riabilitazione, se chi necessita di cure deve “arrangiarsi” pagando di tasca?
La domanda che molti si pongono ma che non trova risposta è: Ma quella montagna di euro, grande quanto la metà del bilancio regionale, dove e come sparisce?  Nonostante il lavoro della Commissione d’inchiesta (che so che fatica non poco a trovare il bandolo della matassa, trovandosi di fronte a muri spesso invalicabili per scoprire la verità), penso che difficilmente si arriverà a scoprire tutta la verità…
A domani.
Mario

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