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domenica, settembre 11, 2016

LA BUONA SCUOLA E I DUBBI APPLICATIVI DELLA RIFORMA. STORIE DI ORDINARIA FOLLIA.



Oristano 11 Settembre 2016
Cari amici,
Che il corpo insegnante sia uno dei meno pagati d’Italia, è cosa nota. In un mio recente post (quello del 24 Agosto scorso, di cui riporto il link http://amicomario.blogspot.it/2016/08/pubblico-impiego-tra-ricchi-e-poveri.html), facendo una carrellata sugli emolumenti del pubblico impiego, in fondo alla classifica ci stavano proprio gli insegnanti! Ebbene, dopo aver strombazzato in lungo ed in largo le meravigliose e positive novità portate dalla “Buona Scuola”, ci siamo ritrovati con una caotica quanto cervellotica assegnazione di cattedre (ufficialmente assegnate dal ‘grande fratello’, cioè dal computer) che ha portato spesso e volentieri insegnanti con poco più di mille trecento euro al mese, lontani da casa anche di 800 chilometri, lasciando (non si sa in che condizioni) la famiglia.
Apparentemente la legge, contestata dagli insegnanti fin dal suo concepimento, pareva anche aver imboccato una strada nuova, capace di ridare dignità ad una categoria importante, anzi determinante per la formazione dei nostri giovani. Certo, mi dava un po’ da pensare la maggiore autonomia discrezionale accordata ai dirigenti scolastici (gli ex Presidi) che avrebbero avuto ‘mano libera’ nel gestire, quasi da manager privati, il personale, che poteva essere da loro assunto discrezionalmente per chiamata diretta.
Il meccanismo della chiamata diretta – introdotto con la riforma del Governo Renzi – consente infatti ai dirigenti scolastici di gestire le risorse umane, tecnologiche e finanziarie e quindi di selezionare direttamente dalla graduatoria degli insegnanti necessari per coprire le cattedre vacanti. Se in teoria la chiamata diretta è un meccanismo snello e veloce, capace di coprire in tempi brevissimi ogni eventuale necessità che il complesso scolastico presenta, risolvendola nel modo migliore, essa si presta però, purtroppo, ad essere influenzata da quei ‘poteri forti’ che in Italia ben conosciamo da un pezzo! Insomma, senza nascondersi dietro un dito, con la chiamata diretta si sistemano le persone care a noi vicine, a prescindere dalla qualità della scelta, e dalla logica di uguaglianza a pari capacità, che in teoria avrebbe dovuto ispirare la scelta.
Perché, amici cari, oggi torno sull’argomento della Buona Scuola che in questo blog ho già trattato ampiamente? Proprio per la conferma di quello che ho sempre sostenuto e che, almeno in teoria, non sarebbe dovuto mai succedere. I fatti recenti di questi giorni dimostrano con chiarezza che il nepotismo in Italia non è mai morto, anzi si perpetua in continuazione, si rigenera come l’Araba Fenice di lontana memoria. Il primo caso che voglio citare credo non abbia bisogno di alcun commento.
Agnese Landini, moglie del premier Matteo Renzi, in quest’anno scolastico che sta per prendere il via insegnerà, come docente di ruolo, all’Istituto linguistico Peano di Firenze. La “First lady” si è già presentata nella nuova scuola per la presa di incarico. Era tra le prime in graduatoria? No, è stata scelta dalla Preside dell’Istituto tramite la ‘chiamata diretta’. La Landini è infatti una dei dieci insegnanti neoassunti in ruolo che sono stati scelti dalla preside del Peano Maria Centonze con «la chiamata diretta» prevista dalla riforma della Buona Scuola.
«Abbiamo selezionato i professori tramite il curriculum», ha spiegato la preside. «Chiedevamo in particolare esperienza nell’utilizzo delle tecnologie in classe e competenze linguistico-comunicative in lingua straniera». Doti che secondo la sua valutazione possiede Agnese Landini, la first lady che fino all’anno scorso era impegnata come supplente all’istituto di Pontassieve e che per la prima volta ottiene una cattedra di ruolo nel capoluogo toscano. Nessuno vuole mettere in dubbio le caapacità professionali della Landini, però, che il trattamento riservatole appaia privilegiato, questo è fuori dubbio! Ecco il secondo caso che voglio citare.  
Dopo Agnese Renzi, udite, udite, anche la moglie di De Magistris non si allontanerà dalla sua cara Napoli: insegnerà infatti proprio nella capitale partenopea. Maria Teresa Dolce, questo il nome della moglie del sindaco, secondo quanto riporta il sito Dagospia, insegnerà diritto nell'Istituto "Casanova", a Napoli, per il triennio 2016/2018. La consorte di De Magistris, pur non essendo nata insegnante (è stata per anni avvocato civilista a Catanzaro, poi dal 2003 al 2011 è stata responsabile amministrativo di una scuola materna paritaria a Catanzaro e poi nell'anno scolastico 2015-2016 "tutor" presso il liceo "Galilei" di Napoli), insegnerà dunque senza spostarsi: stando comodamente a casa. Intervento in Suo favore, direte Voi, da parte del presidente del Consiglio? Mah!
Non dimentichiamo che De Magistris si era schierato contro la "Buona scuola" renziana, anche se la nomina della signora De Magistris, ora, potrebbe cambiare le carte in tavola. Insomma sono casi eclatanti che dimostrano che i dubbi manifestati dai docenti,circa la riforma della scuola voluta dal premier Renzi, erano fondati eccome! I tanti casi di spostamenti dei docenti della scuola pubblica dal Sud al Nord del Paese, hanno alimentato e continuano ad alimentare polemiche feroci, considerato anche che lo stipendio di un insegnante non è certo da favola.
Certo, fa pensare, e non poco, il fatto che Agnese Landini e Maria Teresa Dolce siano riuscite a restare ‘a casa’, senza fare centinaia di chilometri, per ottenere o salvare la cattedra. Ho visto i pianti e la disperazione di non poche insegnanti sarde che per un modesto ‘pezzo di pane’ sono state costrette a trasferirsi al Nord, lasciando nell’Isola famiglia e figli piccoli, ma così va il mondo.
Questa riforma recentemente varata, cari amici, a mio avviso, tutto può essere, tranne che una BUONA SCUOLA!
A domani.
Mario

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