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giovedì, settembre 01, 2016

GIOVANNI CUALBU E LA SUA LOTTA PER SALVARE LA TERRA DAGLI INVASORI. UN CHIARO ESEMPIO DI COME LA SARDEGNA CONTINUI AD ESSERE SUCCUBE DI UN’ITALIA MATRIGNA.



Oristano 1 Settembre 2016
Cari amici,
Mi piace iniziare le riflessioni di Settembre con Voi parlando dell’ennesimo sopruso, del subdolo tentativo in atto di sottrarre con violenza ai sardi (anche se ancora non ne conosce l’esito) i loro diritti di proprietà e possesso della loro terra, annullando, di conseguenza, il valore della dichiarata autonomia della Sardegna. Mi riferisco al tentativo di installare, sui terreni di un valido e capace allevatore, un impianto solare termodinamico, non solo senza aver ottenuto in precedenza il suo consenso, ma addirittura applicando una "forzata costrizione", derivante da una richiesta di esproprio, motivato da “interessi di valenza nazionale”. Il caso, ormai quasi quotidianamente su tutti i giornali non solo isolani e nazionali ma anche fuori dai confini, arroventa il già caldo clima estivo, con una guerra (al momento solo verbale) che, è presumibile, sarà lunga e tormentata.
Per meglio comprendere il nocciolo del problema, voglio riepilogare con Voi questa storia, questa strana vicenda, che altro non è che una vera e propria guerra, una sfida alla nostra autonomia (in Sardegna, non dimentichiamolo, già ampiamente calpestata da tutta una serie di “riserve militari” dove a fare la guerra ci si allena tutti i giorni). Protagonisti dell'odierna contesa una multinazionale, la Flumini Mannu Limited (con sede legale a Londra ma con sede fiscale a Macomer) e una famiglia di allevatori di Decimoputzu, i Cualbu, le cui radici, però, affondano nella Barbagia di Fonni, la quale, osando sfidare il colosso con il rifiuto delle proposte ricevute, sta difendendo, con le unghie e con i denti, 80 ettari di fertile terreno agricolo, ubicati nella piana tra Villasor e Decimoputzu.
Quale in realtà il motivo del forzoso contendere? La società Flumini Mannu Limited intende acquisire (diciamo per amore o per forza) gli 80 ettari di terra dei Cualbu per unirli agli altri 180 ettari già posseduti, per costruirvi una mega centrale ad energia solare della potenza di 55 Mwe. L'inghippo però è che le trattative da tempo avviate con i Cualbu, non ottengono, nonostante le offerte, l’effetto voluto.  I Cualbu, con a capo il patriarca Giovanni, fonnese di anni 75, la moglie Anna Mulas e i due figli Salvatore e Maria, hanno respinto senza mezzi termini le reiterate proposte della multinazionale, dimostrando addirittura profondo sdegno, e dichiarandosi assolutamente indisponibili, perché intenzionati a proseguire l’attività agricola.
Giovanni Cualbu, il patriarca, è all’apparenza un uomo mite e tranquillo; pacato e riflessivo come i barbaricini (in particolare i fonnesi), parla poco, ma le sue parole sono pesanti come macigni: praticamente delle vere e proprie sentenze. Pesando le parole dice con calma che i suoi terreni non sono in vendita, perché costituiscono, oggi e domani, il pane della sua famiglia. Poi aggiunge “Se useranno la forza per portarmeli via dovranno passare sul mio cadavere”. Il suo è un vero e proprio ultimatum, anche se la forza delle multinazionali (legate sempre a doppio filo al potere centrale) non si esaurisce certo con il suo forte e determinato “NO”.
A questo punto, visti vani i tentativi portati avanti “con le buone”, la Flumini Mannu Limited non si ferma; dopo aver tentato prima l’acquisto dei terreni e successivamente ipotizzato anche l'affitto pluriennale, attacca la riottosa famiglia attraverso l’intimidazione, cercando, attraverso l’avallo del Potere Centrale, di ricorrere all'esproprio dei terreni, millantando la necessità di acquisizione per la realizzazione di un'opera di pubblica utilità. Pur con il parere negativo espresso dalla Regione, l’iter avviato dalla Flumini Mannu arriva a Roma, nei palazzi centrali di Governo. Il Ministero dell’ambiente, come afferma proprio sotto Ferragosto il deputato Mauro Pili, nonostante i NO già espressi, approva le richieste e dà il “via libera” all'operazione, rilasciando alla Flumini Mannu l’approvazione ministeriale con il rilascio del VIA da parte della Commissione di valutazione di impatto ambientale.
"Ora a decidere sarà Palazzo Chigi", dice Pili, che prosegue: "ma, a prescindere da tutto, è la Regione che deve impugnare questo provvedimento gravissimo che, se attuato, costituirebbe, un precedente devastante per l'autonomia sarda". 
C’è da inorridire nel pensare di mandare a monte un’azienda che in oltre cento anni ha creato lavoro e occupazione in agricoltura. Un’azienda modello in Sardegna, quella dei Cualbu, con centinaia di ettari destinati alla coltura dei cereali, stalle per 5 mila metri cubi, una vaccheria per l’ingrasso di vitelli, bovini e cavalli, mungitura meccanizzata e carro miscelatore per l’alimentazione dei 1.500 capi ovini. È il frutto del lavoro di una vita, su cui la famiglia continua a scommettere, “investendo ogni anno decine di migliaia di euro”, dice Giovanni Cualbu, il capofamiglia, mentre stringe i denti con tutta la rabbia che ha in corpo, sibilando in un soffio: “Non è possibile!”.
Cari amici, la Sardegna continua ad essere terra di conquista, come da sempre è stato! In questo caso millantare, da parte della Flumini Mannu le “necessità nazionali” è davvero un grande falso: in Sardegna produciamo già più energia di quella che ci serve! Perché distruggere il poco agricolo rimasto, quando ben oltre la metà del foraggio necessario ai nostri allevamenti viene importato? 
A questo punto viene da chiedersi: la Regione, dopo questo 'strappo' ministeriale, cosa sembra intenzionata a fare, per evitare ancora una volta che lo strapotere centrale violi la nostra autonomia, rimarcando ad ogni piè sospinto la nostra sudditanza? Per ora mi pare ben poco!
 “Siamo disponibili a collaborare con futuri progetti che vogliano diffondere l’innovazione e l’utilizzo di fonti rinnovabili nelle campagne, anche con la collaborazione delle agenzie regionali Agris e Laore, ma a condizione che questi siano realizzati nel rispetto dei principi da noi condivisi e non si prefigurino come speculazioni o compromettano l’attività agricola”, ha sostenuto in un’intervista l’assessore all’Agricoltura Elisabetta Falchi, in riferimento alle polemiche che ormai rimbalzano tutti i giorni sui media. Credete che sia sufficiente? Io penso proprio di no!
Per noi sardi, consci e orgogliosi della nostra sardità, Giovanni Cualbu è diventato l’uomo simbolo di una lotta che tutti i sardi devono vincere! Certo, con l’appoggio di tutti: cittadini, partiti, associazioni imprenditoriali, sociali, ambientaliste e quant'altro, tutte schierate con lui, anche per sollecitare quell'indispensabile supporto della Regione Sarda. La lotta sarà dura e senza esclusione di colpi, perché i giapponesi della Flumini mannu hanno già in tasca un parere (positivo) che vale non poco: quello del Ministero dell’Ambiente, rilasciato sfrontatamente nonostante i secchi dinieghi espressi in precedenza dal Comune, dagli uffici regionali e persino dal Ministero dei Beni culturali. Ora il caso passa all’esame del Governo, prima di tutto per risolvere il conflitto tra ministeri. Chissà se prevarrà la giustizia o il potere delle lobby!
Il vecchio pastore, però, pur masticando amaro è già pronto alla battaglia legale. «Io sono piccolo e non ho le loro risorse economiche ma combatterò fino alla fine. Possono essere i più ricchi del mondo ma qui non comprano proprio nulla. Per fortuna non siamo da soli, perché con noi ci sono tante associazioni e tutti i sardi. Qui i giapponesi non sbarcheranno, non sfratteranno le nostre pecore».
Cosa aggiungere, amici miei, a commento di una vicenda che non fa altro che confermare che la Sardegna, colonia fin da epoca millenaria, è ancora sotto il giogo e l’arroganza di un’Italia sempre più matrigna? I sardi sono un popolo, e rispettare la loro volontà dovrebbe essere, da pare dei governanti, la prima e più importante decisione da prendere, ma così non è stato ieri e potrebbe non esserlo oggi! La lotta di Davide contro Golia sarà difficile da vincere, e, credetemi, la forza dello “strapotere” centrale lo potremmo ancora toccare con mano abbastanza presto: non solo per questo caso, ma per un altro ancora più pericoloso: la possibile allocazione in Sardegna del deposito unico nazionale per le scorie radioattive! Chi ha orecchie da intendere…intenda!
A domani.
Mario

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