venerdì, ottobre 25, 2013

IL MELOGRANO, UN ALBERO ANTICO CARO AGLI DEI E RICCO NON SOLO DI SIGNIFICATI MA DI MOLTE VIRTU’.



Oristano 25 Ottobre 2013
Cari amici,
domenica scorsa ho osservato con grande piacere e fotografato con il mio telefonino dei bellissimi alberi di melograno. La bella casa del mio amico Nando Loddo è circondata da un grande giardino  alberato e tra i tanti fruttiferi presenti facevano bella mostra di se dei melograni, i cui rami erano carichi di succosi e colorati frutti.
La mia passione per il mondo vegetale Voi, lettori del mio blog, la conoscete bene e, quindi, non vi meraviglierete se Vi dico che la mia mente, osservando i succosi e grossi frutti, spaziava nei sogni, nell’infinito, ricordando che quest’albero, nella mitologia, era tanto caro agli Dei dell’Olimpo, in particolare ad Afrodite. E’ conosciuto, infatti, anche come “Albero di Afrodite” e le sue origini sono davvero antichissime. Per soddisfare la Vostra curiosità, la mia riflessione oggi sarà proprio dedicata alla storia di questa pianta, il cui frutto potrebbe addirittura essere stato quel famoso “pomo proibito” che fece cacciare Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre! Ecco per Voi il melograno.
Il melograno (Punica granatum, L.) è una pianta della famiglia delle Punicaceae (o Lythraceae secondo la classificazione APG). Pianta antichissima (risalente al Pliocene) è originaria dell’Asia centro-occidentale: cresce spontanea in Afghanistan e in Iran e risulta diffusa sin dall'antichità nel Caucaso e nelle Indie. Arrivata sin da epoca preistorica nell'area costiera del Mediterraneo, la pianta risulta coltivata sia dai Fenici che dai Greci e successivamente anche dagli Arabi. La Spagna la introdusse in America nel 1769 ed oggi risulta ampiamente coltivata nel Messico e negli Stati Uniti, in particolare in California ed Arizona.
Il nome "melograno", dato alla pianta, deriva dal latino malum ("mela") e granatum ("con semi”). Anche i nomi attribuiti nelle altre lingue hanno la stessa origine: come in inglese “Pomegranate”, ed in tedesco “Granatapfel” (mela coi semi). In antico inglese la pianta era nota con il nome di "apple of Grenada" (mela di Granada). La città spagnola di Granada ha infatti nello stemma un frutto di melograno, in spagnolo (granada); l’attribuzione del nome di Granada alla città spagnola deriva dall’ampia cultura di questo frutto, introdotta durante la dominazione moresca nella penisola iberica. In italiano il nome melograno è derivato direttamente dal latino: malum punicum o malum granatum; in italiano il frutto è, infatti, noto col termine di “melagrana”.
Il valore attribuito a questa pianta nell’antichità ha fatto nascere un numero impressionante di miti e leggende: poche piante possono vantare una notorietà pari a quella del melograno! Pianta e frutti di quest’albero risultano raffigurati, fin dal terzo millennio Avanti Cristo, in numerose tombe egizie; la sua bellezza e la sua bontà hanno consentito a questo arbusto di influenzare praticamente tutte le culture del Mondo Antico, comparendo in riti, racconti, simboli, sogni e tradizioni, spesso legati alla sensualità. Insomma il Melograno ha sempre affascinato l’uomo fin dall’antichità!
Se per gli Egizi questo frutto era un importante viatico che accompagnava il defunto nel viaggio nell’aldilà (nella camera sepolcrale della tomba di Ramsete IV furono trovati i frutti di questa pianta), per i Fenici i frutti di questa “pianta sacra” erano considerati un potente afrodisiaco, oltre che essere sinonimo di fertilità. Per gli Ebrei la pianta era presente nel Paradiso terrestre (secondo alcune tradizioni sarebbe addirittura una melagrana il pomo offerto da Eva ad Adamo), ed i sui frutti, con i numerosi chicchi, simboleggiavano l’unione, l’amore, la prosperità e la fertilità. Molte civiltà, oltre quella greca e romana, quella mesopotamica e quelle dell’Asia, onoravano questo frutto attribuendogli poteri magici. Ecco un campionario delle leggende attribuite a questo frutto.
Secondo alcuni studiosi della mitologia greca sarebbe una melagrana anche il famoso “ Pomo della discordia”. Gli antichi Greci, infatti, credevano che a introdurre il Melograno nell’isola di Cipro fosse stata nientemeno che Afrodite. La dea, secondo la leggenda, aveva piantato per la prima volta l'albero nell'isola di Cipro a lei sacra. Afrodite è per antonomasia la dea della bellezza e dell'amore, oltre che essere protettrice della fecondità, della vita del mare e dei naviganti. Nella cultura romana Afrodite prenderà il nome di Venere. I suoi poteri sono immensi: protegge i matrimoni, favorisce l'intesa amorosa tra coniugi, feconda i focolari, presiede alle nascite. Fertilizza anche i campi.
Particolari anche le sue origini: la pianta, secondo alcune tradizioni, sarebbe nata dal sangue di Dioniso; dotata di poteri mitici e straordinari, tra i quali il mito più antico è quello che la associa ad Orione: la più grande e luminosa costellazione celeste. Orione, che la mitologia presenta come un gigante, figlio della terra e famosissimo per la sua bellezza, si narra che avesse sposato la bella Side. Scelta che, pare, non fosse risultata fortunata, poiché la donna, incredibilmente vanitosa, si era illusa di essere più bella della dea Era; la dea, seccata per questo, la punì scaraventandola nell’Ade, ove si trasformò in melograno. Durante le feste in onore della dea Demetra, le ateniesi mangiavano i semi luccicanti del frutto per conquistare la fertilità e la prosperità, mentre i sacerdoti erano incoronati con rami di melograno, ma non potevano mangiarne il frutto in quanto, come simbolo di fertilità, aveva la proprietà di far scendere l’anima nella carne.
Il melograno, dunque, fin dall’antichità, simbolo di uno stretto legame tra l’uomo (terreno) e il cielo (divino). Il Melograno è adottato come “figura importante” dalle tre grandi religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Già nell’Antico Testamento troviamo importanti tracce e simbolismi che hanno come soggetto il melograno. Lo studioso Robert Graves ci ricorda che il melograno era l’albero sacro al re Saul. Aggiunge anche che, per tradizione, la vittima pasquale veniva infilzata con uno spiedo rigorosamente di melograno. Nel libro dell'Esodo (Esodo; 28:33 – 34) il Signore ordina ad Aronne che le immagini delle melagrane siano applicate sugli abiti rituali dei Grandi Sacerdoti: le vesti dell’abito sacerdotale di colore viola, porpora rossa e scarlatto e ricamate nel bordo, venivano abbellite con immagini di melagrane in mezzo a sonagli d’oro. Anche il libro dei Re (Re; 7:13 – 22) descrive i melograni rappresentati sui capitelli scolpiti sul fronte del Tempio di Re Salomone a Gerusalemme; In questo tempio la melagrana, oltre ad essere un simbolo divino, diventa anche “simbolo regale”, grazie alla coroncina situata all’apice del frutto.
La corona, che nella simbolistica ebraica indica la santità, è chiaramente rappresentata anche dalla "corona" della melagrana, residuo del calice fiorale che permane nella parte apicale del frutto.
Melagrana raffigurata anche nelle monete: quella della melagrana è una delle poche immagini che appaiono nelle vecchie monete della Giudea come simbolo santo. Attualmente molti rotoli della Torah quando non sono in lettura, e quindi sono avvolti, sono protetti da gusci in argento a forma di melagrane (rimmonim) . Il melograno,  nella simbologia ebraica, è inoltre simbolo di onestà e correttezza, dato che il suo frutto conterrebbe 613 semi, che come altrettante perle sono le 613 prescrizioni scritte nella Torah, (365 divieti e 248 obblighi) osservando le quali si ha certezza di tenere un comportamento saggio ed equo. La melagrana, inoltre, è uno dei sette frutti elencati nella Bibbia (Deu. 8:8), come speciali prodotti della “Terra Promessa”. Per gli Ebrei è, dunque, un simbolo di produttività ma anche dell'unità del popolo, poiché i grani sono stretti tra loro.

Anche nella religione islamica  il melograno è ritenuto pianta importante: esso è citato per “crescere nel giardino del paradiso” (55:068). È anche ulteriormente menzionato (6:99, 6:141) e riconosciuto come frutto facente parte delle “buone cose create da Dio”. Per i musulmani esso agevola il credente, permettendogli di lottare contro l'odio e l'invidia.
Per i cristiani il melograno è il simbolo della perfezione divina. La religione cristiana, che ha sempre cercato di introdurre nei suoi riti certi simbolismi precedenti, ha trasportato il simbolismo della produttività del Melograno sul piano spirituale, facendone il simbolo “della perfezione divina nei suoi innumerevoli effetti (…), la rotondità del frutto come espressione dell'eternità divina, e la dolcezza del succo come quella del piacere del cuore affettuoso e che sa." (dalle riflessioni di San Giovanni della Croce).
La straordinaria bellezza di questa pianta e dei suoi frutti ha anche incantato per secoli pittori, scrittori e poeti. Non a caso i pittori dei secoli XV e XVI mettevano spesso una melagrana nella mano di Gesù Bambino, alludendo alla nuova vita donataci da Cristo. Anche la poesia ne ha decantato le sue bellezze. Chi non ricorda le parole della straordinaria poesia (Pianto antico) del grande Giosuè Carducci “…L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da' bei vermigli fior…”?
Dopo averne riepilogato le leggende conosciamo meglio, ora, questa pianta e le straordinarie virtù dei sui fiori e frutti.
La pianta del melograno non è un vero e proprio albero: sarebbe più appropriato definirlo un “arbusto arborescente”, che può raggiungere i 4-5 metri d’altezza; nelle località di origine esso può arrivare anche a 7 metri. Nei nostri climi sono coltivate alcune varietà da frutto, ma per scopi ornamentali ne viene coltivata una varietà "Nana", in quanto di dimensioni più adatte a vivere in piccoli giardini e balconi. Il melograno ha foglie tipicamente ovali, di un colore verde lucente sulla pagina superiore ma che muta con le stagioni: rossastre da giovani, mentre in autunno assumono sfumate gradazioni di giallo oro. I fiori sono normalmente solitari nell'arbusto da frutto, ad infiorescenze doppie nelle cultivar ornamentali; la corolla del fiore è ad imbuto, di un rosso vermiglio vistoso, che racchiude le antere gialle portatrici di polline, ghiotta ricompensa per gli insetti impollinatori. La fioritura va dalla primavera all'inizio dell'estate. Il frutto, detto melagrana o mela granata matura a fine autunno; la caratteristica bacca a forma di pipa, che diventerà succoso frutto, definita "balaustio" o "balausta", ha un rivestimento esterno coriacea, di un colore giallo-arancio; il frutto è internamente suddiviso in logge da contenitori (setti) fibrosi di color giallo intenso e ogni setto contiene molti semi rossi, di forma prismatica, assai gustosi e ripieni di succo.
Il melograno, dunque, pianta amata fin dall’antichità, che ha sempre avuto, da parte dell’uomo, una grande considerazione. La pianta fornisce, infatti, non solo frutti commestibili. Anche altre parti della pianta possiedono interessanti ed utili proprietà medicinali: i fiori, i semi, la scorza dei frutti e la corteccia delle radici. I suoi dolci frutti sono ricchi di vitamina A, B e C. Nell’antichità erano già note le sue proprietà terapeutiche. I suoi chicchi hanno proprietà rinfrescanti, sono diuretici e tonici. Il frutto, contenendo in abbondanza tannino, ha anche proprietà astringenti. Recentemente e' stato preso in considerazione il succo di melograno per i suoi benefici effetti cardiovascolari. Il frutto oltre a essere un insolito dessert, e' il protagonista di golose gelatine, bevande dissetanti, granite, marmellate. Il succo di melagrana e' adoperato in cucina nella preparazione dei dolci ma anche della carne. L'infuso dei petali viene utilizzato, invece, come rinfrescante delle gengive. Anche le altre parti della pianta sono di grande utilità.
Già 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprietà vermifughe della radice del melograno. In Europa, all'inizio del XIX secolo, la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia: anche l'analisi moderna ha confermato la presenza di alcaloidi antielmintici, che sono molto efficaci contro le tenie. Le scorze dei frutti hanno anche proprietà aromatiche e vengono utilizzate per dare il gusto amarognolo a Vermouth e aperitivi. La polvere ottenuta dall’essicazione e macinazione della scorza delle radici, utilizzata come decotto, oltre che avere proprietà tenifughe, è efficace come astringente e sedativo nelle dissenterie; per uso esterno il decotto ha proprietà astringenti per clisteri o irrigazioni vaginali. L’uso delle parti di questa pianta (soprattutto corteccia di radici e scorza) presuppone una conoscenza medica: le sostanze contenute possono essere estremamente pericolose se usate impropriamente (possono provocare fenomeni di idiosincrasia), ed è consigliabile usare preparati di erboristeria.
Oltre che per la cura dei malanni fisici il melograno è utile anche in casa. La corteccia del frutto, ricca di tannino, e' ancora usata in Africa del Nord e in Oriente per conciare il cuoio. Dalle radici, invece, si ricava un colorante impiegato nella cosmesi, mentre dalla scorza si ottiene una tonalità di giallo tipicamente utilizzata negli arazzi arabi: un caratteristico giallo tendente al verde, che e' stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie; in presenza di ferro dalla scorza si ottiene una tinta nera adatta per farne inchiostro. Anche i fiori possono essere utilizzati per preparare un inchiostro rosso.
 Straordinaria davvero, cari amici, la pianta del melograno dai meravigliosi fiori e frutti! Ho voluto tediarvi con la sua lunga storia che mette in luce, partendo dalle leggende, le sue straordinarie qualità e le sue declamate virtù. Albero, quello del melograno, che potremo considerare del bene assoluto, anche se, partendo dal giardino del “Paradiso Terrestre”, dove pare fosse già di casa, mi viene un dubbio-riflessione: se il “pomo- melagrana” fece fare ad Adamo ed Eva la prima disubbidienza è certamente un frutto buono, anche se macchiato da un certo “peccato originale”! Melagrana, allora, “Frutto Proibito”, emblema anche dei piaceri proibiti, oltre che del successo in amore, della fecondità e della prole numerosa.
Per chiudere con ironia Vi ricordo che un’antichissima leggenda attribuiva a questo frutto il potere di risolvere anche le più dolorose pene d’amore causate dall’infedeltà. Per assicurarsi la fedeltà della persona amata il soggetto doveva mettere in pratica questa ricetta miracolosa. Raccogliere 7 chicchi di melagrana e 7 chicchi di riso, riponendoli poi in un sacchetto di panno verde. Bruciare poi, in una notte di luna piena, delle foglie di edera, simbolo della fedeltà in amore e del desiderio che non muore. Contemplare amorevolmente e con fiducia la Luna mentre le foglie di edera bruciano, riponendo, poi, le ceneri nel sacchetto, unitamente ai chicchi di melagrana e di riso; a lavoro finito lasciare l’amuleto su un piattino bianco, esposto alla luce della Luna per tutta la notte. Il potente talismano dovrà essere portato sempre addosso, meglio se sul lato sinistro del corpo. L’effetto positivo (la fedeltà dell’amata o dell’amato) è assicurato!
Grazie, cari amici della Vostra curiosa attenzione!
Mario

giovedì, ottobre 24, 2013

L’ITALIA IN COMA PER L’EVASIONE FISCALE: SOCCOMBERE O COMBATTERE CON FORZA GLI EVASORI COME FECERO GLI U.S.A. CON “AL CAPONE?



Oristano 24 Ottobre 2013
Cari amici,
l’evasione fiscale è un fenomeno che attanaglia le economie di tutto il mondo. A parole, in tanti si sono cimentati a ipotizzare soluzioni anche fantasiose e sofisticate: tutti affermano che è necessario sconfiggerla ma in realtà un po’ tutti, chi più chi meno, contribuiscono ad alimentarla.
Il problema vero è che l'evasione fiscale è un “fenomeno complesso” che ha lontane radici: economiche,  sociali e culturali. Numerosi gli studi di psicologia economica su questo fenomeno che oggi è uno dei temi più studiati dagli psicologi economici di tutto il mondo: l’evasione fiscale è  un “tema” così caldo e attuale da essere tra i primi dieci e forse tra i primi cinque, esaminati con attenzione in tutto il mondo. Lo psicologo di origine altoatesina Erich Kirchler, in un suo recente libro di rassegna della letteratura sul tema dell’evasione fiscale, ha stimato in circa 270 le pubblicazioni scientifiche in circolazione che hanno come oggetto lo studio dell’evasione fiscale.
Tutto questo complesso di studi sul fenomeno “evasione” è incentrato nell’analisi della psicologia dell’individuo che evade: capire, insomma, in modo concreto la norma comportamentale che spinge all’evasione, unitamente agli eventuali freni inibitori, insiti nell’individuo, che lo spingono, invece, a non evadere. Due, in particolare, le remore principali anti-evasione: il rischio di essere scoperti e la pena conseguente a cui ci si espone. Gli economisti Allingham & Sandmo, già nel 1972, sostenevano che le due componenti del meccanismo di deterrenza, la probabilità d’indagine e la multa, sono “complementari e alternative”. Se si vuole aumentare l’efficacia delle norme contro l’evasione fiscale, è necessario aumentare le sanzioni, oppure aumentare la frequenza e la capacità  d’indagine, applicandole anche entrambe. Un terzo effetto di deterrenza, indipendente dai parametri economici della decisione di evadere, è quello svolto dalla “pubblicizzazione” dei risultati delle indagini fiscali. La paura di essere esposto allo stigma sociale agisce come un potente freno all’evasione e teoricamente può arrivare a ridimensionare anche di molto il fenomeno.
Lasciando da parte il complesso fenomeno socio-culturale, vediamo ora, invece, la reale portata del “fenomeno evasione in Italia”, esaminando i numeri. La lotta all'evasione, da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20/25 anni, è stata, “a parole”, una priorità strombazzata e messa ai primi posti dei programmi proposti agli elettori, ma mai realizzata. Ricordiamo i recenti proclami del governo Monti, arenatisi e rimasti sulla carta, ed i successivi tentativi portati avanti dall’attuale governo Letta. Questa volta sembra che si vorrebbe portare avanti un'azione articolata su più livelli, con una forte esposizione mediatica verso l'opinione pubblica, in veste di deterrente. Siamo sulla strada giusta? Chissà! In Italia, come ben sappiamo, i “poteri forti”, che attraversano tutti gli schieramenti, sono sempre pronti a rintuzzare tutti i tentativi di aggressione. Ormai la situazione è ai limiti del collasso: i dati sull’evasione reale in Italia sono arrivati a livelli assolutamente insostenibili: basti pensare che, per esempio, sono 4 volte superiori a quelle degli Stati Uniti!
Dalle statistiche ufficiali possiamo rilevare che nel 2011 l'evasione fiscale in Italia è consolidata al  primo posto in Europa con un’evasione pari al 54,6% del reddito imponibile evaso. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine di oltre 130 miliardi di euro l'anno. E' quanto emerge da una  indagine effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di "Contribuenti.it". Indagine, questa, che ha rilevato che in Italia negli ultimi 5 anni l'indice della "Tax compliance", che misura la fedeltà fiscale dei contribuenti, è sceso di 11,8 punti passando da 28,94% a 16,81%. Nella speciale classifica degli evasori, l'Italia è seguita da Romania(42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,2%), Slovacchia (35,4%).  In Italia i principali evasori sono gli industriali(32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%). A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (25,5%%). dal Centro (23,2 %) e Sud (21,9%).
Credo che siano dati che non hanno bisogno di alcun commento. L'evasione fiscale, la più grande piaga che il mondo economico nazionale deve affrontare tutti i giorni, è un cancro che ci sta divorando: oggi in Italia, dal singolo cittadino sino al professionista qualificato, tutti sono "istigati" ad evadere per colpa dell'enorme pressione fiscale. Per evitare un tracollo, che ormai sembra alle porte, quali drastiche misure draconiane bisognerebbe attuare? Ma, soprattutto, c’è la volontà e la forza di portare avanti misure che si scontrerebbero con quelle lobby fortissime che “gattopardescamente” hanno sempre impedito di portare avanti una seria lotta all’evasione?
Una delle soluzioni, che troverebbe un consenso ampio, è quella di combattere l’evasione fiscale, avvicinando il nostro fisco al modello americano. Come cercare, però, di armonizzare il nostro sistema avvicinandolo a quello degli Stati Uniti? In primo luogo consentendo ad ogni cittadino di poter defalcare dal proprio reddito tutte le spese da lui effettuate, per il loro intero valore. Ogni singola spesa andrebbe registrata ed attribuita al percettore di queste somme, tramite anche la semplice registrazione del codice fiscale. Ovviamente ogni singola transazione si baserebbe su due soggetti, fisici o giuridici, con un flusso accertato di denaro che lascia un soggetto per raggiungerne un altro, perfettamente identificato. Ogni soggetto, ogni anno, farebbe la sua dichiarazione ufficiale al fisco evidenziando l’intero flusso, sia in entrata che in uscita, e ciascuno pagherebbe in base alla parte rimanente, ovvero alla reale somma rimasta a sue mani. Ecco un esempio pratico.
 1) Il signor Bianchi nella sua dichiarazione al fisco evidenzia, uno per uno, i redditi venuti in suo possesso: la colonna entrate evidenzierà tutti gli introiti sommandoli, calcolando alla fine il totale globale, che registriamo con “E”;
2) la stessa operazione sarà fatta dal signor Bianchi con l’elenco dettagliato di tutte le uscite, giustificate con le ricevute in suo possesso, che portano chiaramente evidenziato chi ha ricevuto le somme (con il codice fiscale); il totale delle spese lo chiamiamo “U”;
3) la differenza tra tutto ciò che abbiamo guadagnato, diminuito da tutto ciò che abbiamo speso, ci fa ottenere la cifra annua rimasta a nostra disposizione e quindi guadagnata; questo risparmio annuo lo chiamiamo “G”;
4) Le tasse verrebbero pagate sul guadagno (ovvero E meno U = G) che verrebbe tassato per una percentuale approssimativa calcolata tra il 20 ed il 25%, se tutti, dico tutti, pagassero le tasse in base al reddito.
Il sistema non è complesso, anzi è molto semplice. Qualora quello che abbiamo chiamato risparmio annuo sia inferiore a zero, tale importo potrà essere recuperato dal contribuente:
1) diverrebbe credito per il calcolo del risparmio annuo dell'anno successivo;
2) potrebbe anche essere recuperato in modi diversi concordati con il fisco.
Come è possibile, direte Voi, che non si sia dato corso a questa soluzione apparentemente cosi semplice? Inoltre siamo sicuri che sarebbe capace di funzionare? Questo sistema non è utopia, credetemi, essendo non solo perfettamente testato ma “applicato” in Stati importanti, tra cui gli U.S.A.
Il meccanismo è semplice: tutti i contribuenti alla fine di ogni anno, per pagare meno tasse, registrerebbero in modo certosino entrate e spese. Consentendo a ciascuno lo scarico di tutte le uscite, di tutti i pagamenti fatti, ognuno è incentivato non solo a chiedere le “pezze giustificative” ma anche a spendere di più, pagando LE TASSE solo sulla parte di reddito rimanente, e quindi pagandone meno! 
 I vantaggi derivanti, infatti, sarebbero molteplici, per esempio:
1) maggiore circolazione di denaro e dell'economia in quanto, pensiamoci, tanta gente per pagare meno tasse, appagherebbe molti più desideri;
2) Ciascun contribuente, potendo detrarre ogni singola spesa per l'intero importo, pretenderebbe per ogni esborso le pezze giustificative col risultato di pagare alla fine dell'anno meno tasse;
3) di conseguenza il fisco non solo non ci rimetterebbe ma ci guadagnerebbe perché in tanti pagherebbero più tasse, con la tracciabilità di tutti i movimenti di danaro;
4) Tutti, quindi, sarebbero incentivati ad utilizzare di più e meglio il proprio danaro (dall’assunzione di una domestica al cambio dell’auto, dai miglioramenti da apportare alla propria casa all’acquisto di mobili e accessori), vedendosi riconosciuta la spesa come minor pressione fiscale, senza necessità di evadere, e pagando le imposte sulla reale parte rimanente delle entrate lorde.
Applicare la norma, però, spesso non è facile: solo una ferrea volontà di quelli che mandiamo a governarci potrà, col tempo, risolvere il problema dell’evasione. Vittorio Carlomagno Presidente di Contribuenti.it, Associazione Contribuenti Italiani, recentemente ha così affermato: "Per iniziare a combattere l'evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco sulla tax compliance. L'evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dagli italiani al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli accordi con gli evasori, prevedendo per gli stessi, oltre le manette, la pena accessoria dell'esclusione per sempre dai bandi pubblici, dagli incentivi e dai finanziamenti statali e comunitari, come accade in tutti i paesi civilizzati”.
Manette agli evasori! Questo il vero forte deterrente che potrebbe dare sul serio una svolta. Mi viene in mente, parlando di galera per gli evasori, la storia di Al Capone.
Alphonse Gabriel Capone, più noto come Al Capone, nacque a Brooklyn, un sobborgo di New York, il 17 gennaio del 1899: ultimogenito dei nove figli di Gabriele Caponi, un barbiere italiano nativo di Castellammare di Stabia (in provincia di Napoli), e di Teresa Raiola, una sarta italiana nativa di Angri (in provincia di Salerno). Il cognome del padre venne erroneamente trascritto in Capone al momento dell'immigrazione, e così ne vennero da quel momento conosciuti tutti i membri della famiglia. La sua storia la conosciamo tutti, essendo diventato nel tempo uno dei gangster più sanguinari degli Stati Uniti, in particolare a Chicago. Ci basti ricordare che nel 1930 Capone fu dichiarato "nemico pubblico numero uno" dalla stampa statunitense e dal Presidente degli Sati Uniti J. Edgar Hoover, che lo inserì nella lista dei criminali pericolosi tenuta dall'FBI.


Numerosi processi furono intentati contro di lui per rapine, grassazioni ed omicidi, ma per una lunga serie di ragioni (tra cui certamente le intimidazioni sui testi ai processi) non si riuscì ad incastrarlo. Un’accusa, però, lo mise al tappeto: quella per evasione fiscale. Il 6 ottobre 1931 Capone si presentò in un tribunale federale per l'inizio del processo a suo carico. Lo stuolo dei suoi avvocati (non fu difficile procurarsi l'elenco dei potenziali giurati popolari del suo processo) iniziò a corrompere la giuria con ogni mezzo possibile, ma, a sorpresa, all'ultimo momento la giuria fu sostituita da una completamente nuova, che venne messa sotto protezione. Il 17 ottobre la nuova giuria giudicò Al Capone colpevole di evasione fiscale, condannandolo a undici anni di carcere e ad una pesante multa di 50.000 dollari.
Cari amici, senza la seria volontà di combatterla davvero, l’evasione non troverà soluzione, anzi continuerà a crescere, divorando, come un cancro, anche le poche briciole rimaste della nostra economia, sempre più votata all’astinenza ed alla negazione ai più deboli delle più elementari provvidenze. Pensiamoci tutti, perché ognuno di noi deve fare la sua parte e non può restare insensibile! Pensaci anche Tu che leggi queste righe!
Grazie dell’attenzione.
Mario

sabato, ottobre 19, 2013

LA TUTELA DEL NOSTRO PATRIMONIO CULTURALE: AFFIDATO AL NUCLEO SPECIALE DEI CARABINIERI, CHE SVOLGE LA SUA OPERA ALLE DIRETTE DIPENDENZE DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI.



Oristano 19 Ottobre 2013
Cari amici,
interessante conferenza, quella di ieri sera 19 Ottobre al Mistral 2, organizzata dal Rotary Club di Oristano. Il club, al quale appartengo da non pochi anni, da un paio d’anni ha mensilmente aperto alla città le proprie conferenze, prima riservate ai soli soci. Questi incontri, chiamati “Venerdì con il Rotary”, sono molto seguiti e hanno già trattato argomenti di grande interesse per tutta la città. Quella di ieri è stata la prima conferenza del nuovo anno rotariano (che comincia il primo Luglio di ogni anno per terminare il 30 Giugno dell’anno successivo). L’argomento era davvero importante: “La tutela del patrimonio culturale in Sardegna” e, ovviamente,  era importante e qualificato anche il relatore: il Capitano Montorsi, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Sassari, con competenza per tutta la Sardegna.
Il Capitano Montorsi, serio e qualificato ufficiale dell’Arma, il cui amore per la Benemerita era evidenziato anche dal fatto che ha voluto indossare per la conferenza la divisa d’ordinanza, ha introdotto l’interessante argomento partendo dalle origini: dalla nascita di questo nucleo speciale di carabinieri. Il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico venne istituito nel 1969, con 8 unità operative di stanza a Roma. Nel 2001, vista la maggiore necessità, venne trasformato in Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con maggiori competenze e più ampia dotazione di uomini e mezzi.
Questa importante squadra speciale, inserita funzionalmente nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali, svolge la sua opera alle dirette dipendenze del Ministro. L’intera struttura è territorialmente organizzata in comandi operativi, principalmente su base regionale ed è funzionalmente divisa in tre sezioni: Sezione Antiquariato, Sezione Archeologia e Sezione Falsificazione Arte Contemporanea.
Il numeroso pubblico ha seguito con grande interesse la dotta esposizione del Capitano che ha messo in luce i tanti interventi di recupero effettuati da questo nucleo speciale sia in territorio nazionale che all’estero, non solo in Europa ma anche in altri Paesi, considerato che il mercato clandestino di trafugamento e commercio di opere d’arte è, ormai, globalizzato e le opere d’arte sottratte illecitamente lasciano i luoghi d’origine per essere trasferite in musei lontanissimi. Attraverso le  belle immagini proiettate sullo schermo si sono potuti ammirare alcuni pezzi meravigliosi della nostra storia prima trafugati ed ora riportati a casa, attraverso il loro paziente lavoro investigativo.


L’attività investigativa di questo nucleo è sempre ai massimi livelli ed i dati statistici lo evidenziano: nell’anno 2011 il loro certosino lavoro ha consentito di recuperare oltre 60 mila oggetti, con oltre 1.000 persone deferite all’Autorità Giudiziaria. Anche nel 2012 l’attività è stata fruttuosa e lo sforzo messo in atto con grande determinazione ha consentito di recuperare opere importantissime, rientrate nel nostro patrimonio. Anche in Sardegna, ha detto il capitano, le sottrazioni e le sparizioni di beni culturali non mancano. Spesso, per la scarsa presenza umana in determinati luoghi, non è difficile procedere a scavi ed asportazioni, e solo la casuale scoperta successiva di scavi non autorizzati mette in moto le relative indagini.
Alla fine dell’interessante esposizione si è aperto un dibattito con il pubblico presente, che non ha mancato di porre appropriate domande che, alla fine, si sono concentrate in particolare sui “Giganti di Mont’e Prama”, la straordinaria scoperta archeologica fatta nel Sinis di Cabras, che ha messo  in movimento ed in subbuglio gli studiosi di tutto il mondo. Oggi questi giganti, restaurati presso le officine della Sovrintendenza di Sassari, sono in procinto di essere restituiti alla pubblica fruizione, forse nei musei di Cabras e Cagliari. Su questo punto il Capitano Montorsi ha spiegato che non esiste ancora un itinerario preciso di destinazione, ma che presto potranno essere ammirati, tutti insieme, dal grande pubblico.
A me piacerebbe molto che questi splendidi tesori, scolpiti in arenaria del Sinis, nostro patrimonio culturale da millenni, tornino preso “a casa”! Credo che la nostra terra se li meriti i suoi giganti. Già gli antichi e preziosi ori di Tharros hanno preso strade… diverse e lontane e non possono essere certo ammirati nel nostro museo cittadino. Spero con tutto il cuore che questo non avvenga anche per i nostri giganti di Mont’e Prama!
Grazie a tutti Voi dell’attenzione.
Mario