martedì, marzo 05, 2019

L’ITALIA DIVISA IN DUE TRONCONI: SE AL SUD TAGLIAMO ANCHE I FONDI PER LA CULTURA, DOVE VOGLIAMO ARRIVARE?


Oristano 4 marzo 2019
Cari amici,
Che il NORD continui a vedere il SUD dell’Italia come una palla al piede, non sono certo io il primo a dirlo. Attribuire, però, alla cultura meridionale una qualità inferiore, oltre che una tendenza fannullona, fa proprio traboccare il vaso! Eppure è successo anche di recente, per bocca addirittura del Ministro della pubblica istruzione, tale Marco Bussetti (in quota Lega), che, durante una sua visita in Campania, in particolare ad Afragola, ha detto, in tono pure sprezzante, che i problemi del Meridione, quelli delle scuole del Meridione d’Italia, non si risolvono aumentando i fondi di dotazione, ma solo se gli insegnanti iniziano finalmente a rimboccarsi le maniche e si mettono a lavorare! Avete capito, amici, da quale pulpito viene la predica?
Parole, quelle del ministro, a mio avviso di una gravità inaudita, che bollano il Sud come terra di ignoranti e di scansafatiche, quando invece (e questo il Nord lo sa bene) potremmo dare lezioni di grande cultura, senza il pericolo di essere smentiti da buona parte del Nord. Ma veniamo alla cronaca dei fatti. Il Ministro, durante la sua visita ad Afragola, alla domanda se al Sud fossero stati riservati nuovi fondi da destinare alle scuole «per recuperare il gap esistente con le scuole del Nord», ha risposto con sussiego, «Ci vuole ben altro, ci vuole l’impegno del Sud. Vi dovete impegnare forte».
Alla successiva domanda, circa l’eventuale assegnazione di fondi, il ministro ha risposto: «No. Quello che ci vuole è: lavoro, sacrificio, impegno; lavoro, sacrificio, impegno». Una risposta davvero sprezzante, che nell’arco di 24 ore ha scatenato polemiche roventi, che hanno impensierito anche Di Maio, capo politico del movimento 5 stelle, che, non soddisfatto delle dichiarazioni di Bussetti, ha affermato, contrariato, che «Se un ministro dice una fesseria sulla scuola, deve chiedere scusa. Punto». Le polemiche, però, non si sono fermate lì.
Matteo Salvini, ministro dell’interno e collega di partito di Bussetti, ha cercato di stemperare le polemiche affermando che «Questo governo sta facendo tantissimo per la gente del Sud. I fatti sono più forti di qualsiasi polemica». Le parole del ministro dell’Istruzione però non sono state presto digerite, scatenando l’ira bipartisan di molti politici e cittadini del Sud, oltre che dei presidi e degli studenti, con il PD e LEU che hanno annunciato interpellanze urgenti in Parlamento.
«Il ministro non può delegittimare il personale 'del Sud’ usando espressioni divisive che lasciano intendere che nel Sud non ci si impegna adeguatamente – ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi; - forse il ministro ignora che in molte aree del sud le scuole sono l’unico avamposto dello Stato. Delegittimare chi vi lavora è inaccettabile». «Dopo la sparata del giorno Bussetti si dimetta», scrivono in Rete gli studenti medi. Duro anche il commento del sindaco di Napoli Luigi de Magistris: «Parole di chi non conosce storie e fatti e, quindi, ignorando il Sud è un ministro dell’ignoranza. Tono e sguardo evidenziano il suo disprezzo per le nostre terre».
Amici, Bussetti ha scatenato un vespaio di polemiche che avrebbe fatto bene ad evitare. È intervenuta sulla polemica anche la Gilda: «Bussetti utilizza i soliti stereotipi e luoghi comuni sul Sud fannullone» - ha spiegato il coordinatore Rino Di Meglio; - giova ricordare al ministro che il 40% degli insegnanti in servizio al Nord proviene dalle Regioni meridionali».
Cari amici, la mia convinzione è che un Sud senza cultura fa comodo al Nord, che si considera moderno, avanti anni luce rispetto ad un Sud arretrato, dichiarandosi non più disponibile a “sfamare”, fisicamente e culturalmente, un Sud arroccato nel passato e fannullone. Ma non è certo così! Per sviluppare la cultura nelle nuove generazioni ci vogliono adeguati finanziamenti, mentre se prendiamo gli studi anche recenti fatti dallo Svimez, rileviamo quanto il Sud sia trascurato; i dati evidenziano che dal 2000 al 2013 la spesa totale riservata al Mezzogiorno per il settore della cultura ha subito un crollo di oltre il 30 per cento, passando da 126 a 88 euro pro capite, peggiorando addirittura nel successivo quinquennio. Come si può sperare che il gap esistente tra Nord e Sud possa essere colmato?
Lorenzo Marone, scrittore napoletano, ha pubblicato sulla triste vicenda Bussetti dei commenti di fuoco. Nella sua filippica ha ricordato al Ministro che il Sud è ben diverso da come lo vede lui, essendo la patria degli uomini migliori, di quelle eccellenze di cui poi il Nord si gloria. Ecco uno spicchio delle sue affermazioni di fuoco: “È al Nord che arrivano, per lo più da questa terra che lei offende e bistratta, i più bravi medici, i più grandi professori, i ricercatori, gli scienziati. Ma non solo. Al Sud c'è tanta gente umile e onesta che si fa il mazzo dalla mattina alla sera e non ha tempo da dedicare agli aperitivi. Sono in tanti, signor ministro, che fanno turni massacranti nelle più svariate aziende, che lavorano di notte e la domenica per stipendi poco più che dignitosi. E nessuno si lamenta, nessuno, soprattutto, punta il dito contro l'altro, contro il Nord che gode spesso anche di una retribuzione e, quindi, di una qualità della vita migliore”.
Una risposta carica di giusto rancore, ma anche di grande dolore, perché il Sud non merita trattamenti che sono solo un modo per cercare di tenerlo sotto scacco, in una sudditanza che è tempo di eliminare, perché l’Italia è una sola e andrebbe portata a viaggiare alla stessa velocità di quel Nord che oggi ha conquistato progresso e benessere grazie al lavoro e alla cultura che è arrivata dal Sud. E credo che non sia finita, vista la pressante richiesta di maggiore autonomia presentata da regioni del Nord, aumentando di fatto il gap esistente.
È tempo, amici, che queste due Italie, che vanno da troppo tempo a due velocità, trovino una strada e un percorso comune, fatto con pari dignità, cominciando a mandare a casa ministri come Bussetti.
A domani.
Mario


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