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domenica, gennaio 28, 2018

LAVORO E OCCUPAZIONE. PERCHÉ IN U.S.A. LA DISOCCUPAZIONE È VICINA ALLO ZERO E IN EUROPA CONTINUA AD ESSERE COSÌ ALTA? CHI SBAGLIA?



Oristano 28 Gennaio 2018
Cari amici,
Quando ho letto la notizia pensavo fosse una delle solite bufale che quotidianamente imperversano nel web, ma quando questa è stata confermata dai grandi giornali (compreso il Sole 24 ore) ho capito che era la verità. Sto parlando di lavoro e occupazione negli Stati Uniti.  Secondo quanto riportato dal New York Times il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è arrivato a livelli così bassi che le imprese faticano non poco a trovare la forza lavoro necessaria, tanto che un numero crescente di aziende ha chiesto e ottenuto di assumere persone proveniente dalle prigioni: ovvero chiamate al lavoro fatte tra i detenuti.
Per noi italiani una notizia di tal genere appare proprio come una bufala, se pensiamo alla miriade di giovani laureati e diplomati alla costante ricerca di un lavoro anche modesto, purché in grado di liberarli dalla dipendenza delle proprie famiglie.  Secondo quanto scrive il Times, in alcune zone degli Stati Uniti la disoccupazione tocca a malapena il 2 per cento, e le aziende, seppure malvolentieri, debbono ricorrere a persone poco qualificate, poco produttive, con qualche disabilità o addirittura con precedenti penali di non poco conto.
Quando si arriva a scelte così drastiche, come spiega l’economista di Harvard Lawrence H. Summers, in passato Sottosegretario al Tesoro americano: "Quando il tasso di disoccupazione è alto, ci si può permettere di non assumere nessuno che non sia perfettamente efficiente e che non abbia precedenti penali, ma quando il tasso di disoccupazione è più basso, sono i datori di lavoro a doversi adattare alle persone, più che chiedere alle persone di adattarsi a loro". L’economia, insomma, non può essere addomesticata dall’uomo a piacimento ma bisogna fare di necessità virtù.
Il Times ha riportato un esempio eclatante: quello della contea di Dane, nel Wisconsin, dove il tasso di disoccupazione a Novembre era sceso sotto il 2 per cento; in presenza di un’offerta di lavoro importante e all’inverso una domanda molto bassa, le imprese manifatturiere hanno dovuto addirittura mendicare all'Amministrazione penitenziaria un certo numero di ex detenuti (giunti ormai quasi al termine della loro pena) da inserire nelle loro fabbriche, praticamente in stasi per mancanza di lavoratori.
Negli ultimi anni l’economia americana si è evoluta non poco: trasformandosi in nuova crescita ed espansione. Era dagli anni intorno al 2000 che non verificava un’offerta di mano d’opera così bassa, quando il tasso di disoccupazione oscillava intorno al 4 per cento. In situazioni come queste, quando alla richiesta di lavoro corrisponde un’offerta molto bassa, le retribuzioni tendono anche a salire, per la ferrea legge della domanda e dell’offerta, prendendo inoltre in considerazione anche quelle categorie di lavoratori prima escluse. È in questi contesti che le precedenti esclusioni quasi si azzerano, facendo entrare nel circuito del lavoro praticamente tutti o quasi. Insomma, il boom delle offerte offre opportunità a tutti, anche a quelli che prima sarebbero rimasti ai margini del mercato del lavoro, e che adesso sono considerati addirittura delle risorse!
Che dire, cari amici, la realtà positiva è che negli Usa i lavoratori non faticano a trovare lavoro, anzi vanno a ruba, ricevendo anche consistenti aumenti salariali, mentre in Europa, in particolare da noi in Italia la disoccupazione continua a salire, a crescere, come un cancro che non si riesce a combattere efficacemente. 
La domanda che sorge spontanea a questo punto è: Ma perché tra l’America e l’Europa esiste un abisso lavorativo e salariale di questo tenore? Quali gli errori che l’Europa ha fatto (e forse continua a fare) per non riuscire a trovare soluzione alla mancanza di lavoro, mentre l’America ha risolto il problema? La risposta non è facile anche se bisogna certamente  trovarla.
Una delle cause è certamente una visione molto diversa dell’economia. Infatti, mentre negli USA, pur essendo il debito pubblico più che doppio rispetto a quello dell’Eurozona, nessuna politica di austerità è stata portata avanti, continuando ad investire nel creare lavoro anche consapevoli dell’aumento dell’indebitamento, nell’Eurozona è accaduto tutto il contrario! La politica fortemente restrittiva messa in atto ha avuto come conseguenza immediata quella di far salire ancora di più la disoccupazione, creando quello stato di crisi che anziché risolvere il problema lo ha aggravato. Come si può ipotizzare in uno stato di crisi di costringere a “tirare ancora di più la cinghia”, anziché immettere la giusta quantità di liquidità nel sistema stimolando produzione e lavoro? Se le aziende non vengono incentivate con adeguati sgravi fiscali ad assumere mano d’opera, come potrà avvenire la ripresa? Questa resterà solo un sogno! E il risveglio certamente molto più amaro del previsto.
Per convincersene basta guardare la differenza (e l’efficacia) tra la politica monetaria espansiva della Fed (che immette la quantità di moneta necessaria nel sistema, anche ingigantendo ulteriormente il debito pubblico) e quella della BCE, che appare estremamente avara, se confrontata con quella della sua sorella statunitense. Se è pur vero che la politica monetaria non risolve da sola le crisi, le massicce dosi di Quantitative Easing, così ampiamente utilizzate dalla Fed, hanno consentito di alleggerire il settore finanziario senza incidere sulle tasche dei cittadini e i profitti delle imprese. E la ripresa c’è stata.
Cari amici, sulla mancata ripresa nell’Eurozona credo che ci sia un problema di fondo che purtroppo non può restare ignorato. Tra gli Stati Uniti e l’Europa c’è una differenza abissale: gli USA sono un vero “STATO FEDERALE”, L’Europa no! Nonostante il passare degli anni l’Europa nazione è rimasto un sogno, in quanto ogni Stato continua a legiferare singolarmente la sua politica economica e fiscale.
Il risultato è che mentre gli USA sono a tutti gli effetti un vero, grande, “unico Stato federale”, dotato non solo di una “grande banca centrale” (big bank) ma sopratutto con un'unica politica finanziaria e fiscale ugale per tutti, l’Unione Europea è legata solo da parziali protocolli, accordi in gran parte economici, ma, che fanno a pugni con le tante politiche diverse (fiscali, finanziarie, monetarie, normative e quant’altro) dei singoli Stati. Insomma l’Europa, politicamente parlando, è un soggetto abortivo, è un soggetto che non ha completato il percorso, sbagliando anche i tempi: per esempio, arrivando a creare la moneta unica prima della nascita dello Stato federale (avvantaggiando gli Stati dominanti e affondandone diversi altri, tra cui il nostro).
Cari amici, oggi la triste realtà è che l’Unione Europea se non cambia strada è destinata all'estinzione. Facile criticare la politica e l’operato di Trump, che per certi versi (viste certe decisioni molto contestabili), forse, non è un grande Presidente, ma almeno ha avuto il coraggio di provare a rilanciare l'economia, e i risultati come la realtà dimostra sono arrivati. Si, amici, gli americani sono riusciti ad uscire dalla crisi e la loro economia vola, mentre noi, Stati facenti parte dell’UE, continuiamo ad avere milioni di disoccupati. Provate a dire Voi cosa ne pensate...
A domani.
Mario

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