Oristano 5 dicembre 2019
Cari amici,
C’è un noto proverbio che
oggi voglio citare per parlarvi di un problema che ci riguarda tutti come
sardi: “Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”. Si,
amici, vorrei partire da questo antico proverbio per ribadire alcune cose che a
mio avviso non vanno bene nella storia dei “Giganti di Mont’e Prama”. Una
storia davvero lunga e controversa, che, partita nel 1974 con la casuale
scoperta fatta da due agricoltori di Cabras, ha visto queste eccezionali statue
prima a lungo nascoste nel dimenticatoio dei magazzini della Soprintendenza, e
poi, finalmente riscoperte, ripulite e messe in mostra, in parte nel museo di
Cagliari e in parte a Cabras, sede naturale del ritrovamento.
La scoperta delle prime
“teste” di questi giganti, avvenne proprio nel marzo del 1974, fatta da
Sisinnio Poddi e Battista Melis, due contadini che eseguivano lavori agricoli
nella zona di Mont’e Prama, e che inciamparono per caso con i loro aratri su
delle strane pietre che avevano “forma di teste umane gigantesche, o di lunghe braccia”;
per questa ragione chiamarono “quelli della Soprintendenza… gli archeologi”,
per capire meglio cosa in realtà erano. Furono gli studiosi Giovanni Lilliu ed
Enrico Atzeni a intuire l’enorme importanza del ritrovamento.
Da allora tanta acqua è
passata sotto i ponti, con il recupero delle statue dai magazzini dopo anni di
oblio, il successivo restauro e la allocazione in parte presso il Museo di
Cagliari e in parte in quello di Cabras. Amici, lungi da me l’idea di
ripercorrere oggi, su questo blog, il lento e tortuoso percorso che queste
statue, immenso patrimonio storico della nostra antichissima isola, hanno fatto
per giungere dove sono attualmente e che ormai, note in tutto il mondo,
richiamano tanti visitatori, riuscendo a calamitare su di esse l’attenzione
internazionale.
La mia riflessione
odierna in realtà ha ben altro scopo: fare chiarezza sull'ipotizzato utilizzo di queste statue: lasciarle in loco a fare da richiamo nel luogo di ritrovamento, oppure renderle itineranti, portandole in giro per il mondo per farle conoscere. Non sarebbe forse improprio, questo secondo utilizzo, che potrebbe pregiudicare la
valorizzazione dei luoghi della scoperta? Una grande realtà archeologica come
quella dei “Giganti di Mont’e Prama”, deve costituire un richiamo forte, a 360
gradi, capace di calamitare sui luoghi del ritrovamento tanti turisti, curiosi
di calpestare un suolo antichissimo, abitato da una civiltà eccelsa! Far conoscere
e toccare con mano questa realtà in loco, oppure farla conoscere portando le statue in
giro per il mondo, credo che siano due vite antitetiche, una giusta e una
sbagliata.
Due vie che, anche a
porsi la domanda formale, sostenendo l’una o l’altra tesi, come in un ipotetico
referendum, potremmo trovarci con due risposte: “un NO secco” allo
spostamento (credo espresso dalla maggioranza dei sardi veraci) e “un SI
possibile” al tour itinerante, espresso da quei sardi che veri sardi non sono,
perché la propria terra o la si ama per intero o non la si ama proprio!
Le due possibili avverse
fazioni, che sostengono l’una il contrario dell’altra, in realtà vedono da una
parte uno Stato nazionale che sostiene che il patrimonio archeologico non è di parte
(Regione o Comune) ma solo dello Stato, che ne può disporre, da padrone, come
meglio crede, (è la fazione che pensa sia positivo il portare le statue in giro
per il mondo); dall’altra c’è un Comune combattivo, quello di Cabras, che
sostiene invece che il patrimonio archeologico rinvenuto nel proprio territorio
deve essere un veicolo trainante per la zona, e questo patrimonio deve servire,
rimanendo in loco, perché quel patrimonio possa essere valorizzato e fatto conoscere nel miglior modo
possibile.
Alla forte, pubblica invocazione
fatta dal sindaco di Cabras Andrea Abis, che ha dichiarato: “La
promozione dei Giganti ha senso soltanto se fatta nel contesto di riferimento”,
si è aggiunta, in piena condivisione di pensiero, la presa di posizione del
consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Alessandro Solinas, che nella
mozione presentata in Consiglio Regionale ha ribadito il suo forte NO alla
proposta dell’Assessore Regionale al turismo Gianni Chessa di portare le statue
dei Giganti di Mont’e Prama in un tour attraverso i più importanti musei del
mondo.
“La valorizzazione
dei Giganti di Mont’e Prama deve avvenire nel contesto originario, nella loro
casa natale, in cui le statue devono poter essere esposte tutte assieme”,
ha dichiarato con forza Solinas; “per questa ragione chiedo alla Giunta
il massimo impegno per il rilancio del sito archeologico di Cabras, l’unico
luogo capace di raccontare l’identità di questo immenso patrimonio archeologico
sardo”.
Cari amici, ho sempre
espresso su questo blog le mie convinzioni senza reticenze, in quanto quello
che scrivo è solo il mio libero pensiero, non addomesticato da nessuno. In
questo particolare caso che affronto oggi, sono perfettamente d’accordo con chi
chiede, con ragione, che i Giganti debbono restare, tutti insieme a Cabras.
Smembrare un patrimonio che è certamente maggiormente valido nella sua interezza e nei suoi luoghi di ritrovamento,
significa sminuirlo di valore, e, soprattutto, svilire i luoghi dove sono nati. Quei luoghi è giusto e necessario che vengano conosciuti, in modo che possano costituire un vero, forte, richiamo turistico per i
visitatori, che potrebbero, come nel caso dei Giganti, conoscere meglio Cabras e il meraviglioso Sinis che
gli sta intorno!
A domani.
Mario
Il sito di Mont'e Prama
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