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martedì, aprile 04, 2017

“VENERDI 17”. IL NUMERO 17, ABBINATO AL VENERDI, PORTA SFORTUNA O FORTUNA? LA LUNGA STORIA DI UN NUMERO POCO AMATO FIN DALL’ANTICHITÀ.



Oristano 4 Aprile 2017
Cari amici,
Dopo il linguaggio delle parole l'uomo, per poter effettuare le misurazioni, ha inventato i numeri. Dallo 0 al 10 e, a seguire, attraverso tutte le combinazioni possibili, con questi ha potuto dare una dimensione precisa, ad un'infinità di cose. Oggi la mia riflessione, più che sui numeri in generale è riferita a due "numeri particolari", sui quali da tempo immemorabile si accanisce la scaramanzia popolare che, considerandoli a vario titolo fausti o infausti, ha creato intorno a loro una serie di riti scaramantici di protezione; questo il motivo per cui, oggi, voglio parlarvi di questi 2 numeri incriminati: il 13 e il 17
Già quest’anno che stiamo percorrendo è apparso da subito particolare: è il primo del terzo millennio con il 17 al suo interno: 2017. Ma questo è solo l'inizio. Ben due suoi mesi consecutivi, Febbraio e Marzo, hanno avuto entrambi un “VENERDI 17”! Il 17, così come il 13, sono 2 numeri considerati scaramantici, portatori di fatti ed eventi da temere, di cui avere paura: basta andare a rivedere come erano considerati secoli e anche millenni fa. Ripassando un po’ la storia ci accorgiamo che il 17, così come il 13, hanno sempre fatto paura all’uomo; un timore che continua ancora oggi, se consideriamo che negli Hotel, nei treni, nelle navi e negli aerei non compaiono praticamente mai nelle cabine, nelle cuccette o nei sedili i numeri 13 e 17, passando la numerazione sempre ai numeri successivi.
Questa paura ancestrale, questa superstizione, risulta storicamente legata a diverse tradizioni: da quella latina a quella greca, passando in quella cattolica. Da una parte il Venerdì, che nella tradizione cristiana rappresenta la morte di Gesù, avvenuta appunto il Venerdì Santo, dall’altra il 17, un numero che, per le ragioni che vedremo, ha sempre rappresentato nelle diverse culture una condivisa negatività, unitamente al numero 13. 
Se in Italia la superstizione nei confronti del 17 è molto diffusa, nel mondo anglosassone il giorno sfortunato è considerato invece il Venerdì 13, mentre in quello spagnolo e latinoamericano, invece, è ritenuto sfortunato il Martedì 13. Ma proviamo a vediere insieme l'origine di queste attribuzioni negative ai due temibili numeri.
Nella civiltà greca il numero 17 rappresentava la sfortuna. Per i seguaci del credo pitagorico, era un numero da evitare in quanto era compreso tra il 16 e il 18, considerati invece perfetti. Nel mondo ebraico a contribuire alla cattiva fama del numero 17 potrebbe essere stato anche un passo dell’Antico Testamento, in cui è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese (Genesi, 7-11). Nell’impero romano, invece, la sfortuna attribuita a questo numero risulta derivata da ragioni militari. Nella battaglia di Teutoburgo (combattuta nel 9 d.C.) i romani si scontrarono con l'esercito germanico di Erminio: le legioni 17,18 e 19 andarono completamente distrutte. Da quel momento, nella tradizione romana quei numeri furono considerati sinonimo di sventura. Sulle tombe dei defunti, poi, spesso si trovava incisa la scritta VIXI, il cui significato latino è “ho vissuto”, quindi “sono morto”. Anagrammando VIXI si ottiene XVII, ovvero 17 in numeri romani.
Non in tutte le culture, però, il 17 ha rappresentato una connotazione negativa, anzi è stato visto addirittura in positivo. Secondo la Cabala ebraica, ad esempio, il 17 è un numero propizio, perché è la somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell’ordine danno la parola tôv, "buono, bene". Passando, poi, all’altro numero incriminato, il 13, cosa scopriamo? Nel mondo anglosassone è considerato sfortunato il Venerdì 13, mentre nella mitologia scandinava il numero 13 è associato al dio Loki: prima c’erano 12 semidei, poi arrivò lui che si comportò in modo crudele con gli esseri umani.
Tornando alla storia della Cristianità, il nunero 13 non appare proprio gradito: nell’ultima cena di Gesù Cristo, il Giuda traditore era il 13esimo apostolo. Anche nella civiltà greca troviamo il 13 come numero infausto: secondo lo storico Diodoro Siculo (vissuto nel primo secolo avanti cristo), Filippo II, re di Macedonia e padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una sua statua accanto a quella delle dodici divinità dell’Olimpo. Tornando ancora indietro nel tempo, nell’astrologia assiro-babilonese il 12 era un numero sacro perché facilmente divisibile, mentre il 13, che viene subito dopo, era considerato sfortunato. Era un Venerdì 13 (di Ottobre del 1307) anche quello in cui Filippo il Bello, re di Francia, ordinò l’arresto dei Cavalieri Templari, facendo scomparire l’Ordine cavalleresco più potente del mondo. Che dire, amici miei, potenza scaramantica dei numeri... E potremmo continuare a lungo!
Pensate che per definire la paura nei confronti del numero 17 è stato coniato addirittura un termine ad hoc: Eptacaidecafobia (letteralmente “paura del 17”)! Nella Smorfia Napoletana, ancora così tanto in auge nonostante il passare del tempo, secondo l’interpretazione più ricorrente al numero 17 è associata "a Disgrazia". E arriviamo al gatto nero, vero simbolo di negatività.
Si, cari amici, tra curiosità e superstizioni sempre presenti, chiudo questa mia riflessione ricordando a chi non lo sa che da qualche tempo è stata istituita la “Giornata del gatto nero”, che come sappiamo è universalmente noto come portatore di disgrazie. La festa si celebra, guarda caso, il 17 Novembre. Una festa concepita per rispondere alle superstizioni che ancora oggi fanno sì che questi felini vengano maltrattati e uccisi solo per via del loro colore. Sembra incredibile, ma c’è ancora tanta gente che ha paura del gatto nero. Proprio per festeggiare questi bellissimi felini, è nato il Black Cat Day, ormai in vigore da 13 anni. Chissà che non serva per iniziare a smitizzare la storica negatività di questo animale! Le superstizioni, amici miei, sono dure a morire e, parafrasando Peppino De Filippo, in tanti siamo portati a dire: "Non è vero, ma ci credo..."

A domani.
Mario 


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