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lunedì, aprile 24, 2017

I MANAGER DEL TERZO MILLENNIO ADOTTANO SAN BENEDETTO COME “TRAINING MANAGER”. LA RISCOPERTA DELLA “REGOLA”, NATA OLTRE 1.500 ANNI FA.



Oristano 24 Aprile 2017
Cari amici,
Chi l’avrebbe mai detto che un Santo d'altri tempi ed il Suo lontano pensiero, studiato per i tempi della civiltà arcaica, sarebbero stati adottati in epoca moderna! Eppure entrambi (il primo come pensatore e formatore ed i suoi insegnamenti come regola comportamentale) sono stati presi ad esempio e adottati in questo tecnologico Terzo Millennio, come capaci di 'creare' una sicura base formativa per i rampanti manager di oggi! 
Da qualche tempo la riscoperta di questo straordinario monaco, incredibilmente rivoluzionario e innovativo per la gente del suo tempo, appare quasi come "l'uovo di Colombo"! Il suo pensiero e la sua Regola vengono ritenuti oggi validissimi strumenti formativi, di grande attualità nella corretta formazione dei nuovi manager. Per meglio capire questa “riscoperta”, rivediamo ora insieme la storia di questo grande monaco, ridiventato oggi uomo di straordinaria modernità di pensiero.
San Benedetto, fratello di santa Scolastica, nacque verso il 480 d.C. nella città umbra di Norcia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo della gens Anicia, era Console e Capitano Generale dei Romani; anche la madre era di famiglia agiata: si chiamava Abbondanza Claudia ed era una De' Reguardati di Norcia; la donna morì giovane e, secondo la tradizione, i due fratelli furono affidati alla nutrice Cirilla. A 12 anni il ragazzo si trasferì a Roma con la sorella per compiere gli studi, ma, come ebbe a scrivere Papa Gregorio I, rimase turbato e sconvolto dalla vita dissoluta che veniva praticata nella città capitolina. Lui, affascinato dalla vita monastica, non esitò ad abbandonare gli studi letterari, la casa e i beni della famiglia per vestire il saio, entrando a far parte della famiglia monastica.
All'età di 17 anni si ritirò in riflessione prima nella valle dell'Aniene e successivamente nella valle di Subiaco, presso gli antichi resti di una villa romana. A Subiaco incontrò Romano, un monaco di un vicino monastero, del quale divenne subito amico; seguendo il suo consiglio si ritirò in una grotta impervia posta sul vicino monte, dove visse meditando da eremita per circa tre anni, fino alla Pasqua dell'anno 500. Conclusa l'esperienza eremitica tornò a Subiaco, dove rimase per quasi trent'anni, predicando la "Parola del Signore" e accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta Comunità di tredici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate, che operarono, tutti, sotto la sua guida spirituale.
Negli anni tra il 525 ed il 529 decise di abbandonare Subiaco e si diresse verso Cassino dove, sopra un'altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di un tempio pagano. E' in questo monastero che San Benedetto compose la Regola, precise norme comportamentali che organizzavano nei minimi particolari la vita dei monaci. I cardini alla base della regola erano tre: il concetto di stabilitas loci (l'obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso), la figura dell’abate-guida, e la conversatio, cioè la buona condotta morale e la pietà reciproca. Fondamentale l'obbedienza all'abate, il "padre amoroso" (il nome deriva proprio dal siriaco abba’, "padre") mai chiamato superiore e cardine di una famiglia ben ordinata, che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata.
Nella Regola Benedettina da lui concepita, Egli cercò di mettere insieme la necessaria disciplina con il rispetto per la personalità umana e la giusta valorizzazione delle capacità individuali; un mix che aveva un fine preciso: utilizzare le diverse attitudini individuali insiste in ciascuno, in modo da poter servire al meglio il Signore. Nella Regola il fine pensatore organizzò nei minimi particolari la vita dei monaci: dalla "corale" celebrazione dell'uffizio, alle numerose altre mansioni individuali o collettive che essi erano tenuti a svolgere nella giornata, cosa mai prevista prima dalle ‘regole’ precedenti. In ogni giornata la preghiera ed il lavoro dovevano gioiosamente alternarsi, nel segno del motto ora et labora ("prega e lavora"). Da Montecassino San Benedetto non si spostò più: in quel monastero visse fino alla morte, avvenuta il 21 marzo del 547 d.C. 
Cari amici, dopo aver ripassato con me la bella storia di questo grande santo-pensatore, cosa ritenete che possa aver spinto i grandi studiosi odierni di Management e Relazioni Umane, a riscoprire e adottare nei moderni corsi di formazione manageriale la Regola di San Benedetto? 
Sicuramente quei principi base di organizzazione del lavoro, ritenuti validi oggi come ieri, mentre invece col tempo erano andati via via scemando d'importanza, diventando obsoleti. I principi cardine della Regola, Preghiera comune, Preghiera personale e Lavoro, applicati oggi al lavoro manageriale, possono risultare validi e produttivi: adattati mediante una moderna trasposizione, questi sani principi diventano impegno collettivo, impegno personale e ottimo lavoro svolto secondo le proprie capacità individuali. In questo modo la Regola benedettina, da guida per abati e norma comportamentale per i monaci è diventata guida formativa per dirigenti d’azienda e collaboratori!
Cari amici, “ORA ET LABORA”, è oggi anche Regola del Terzo Millennio, ovvero: oggi come ieri San Benedetto manager perfetto! La Regola di San Benedetto è entrata a pieno titolo nei corsi di formazione manageriale, in quanto nel complesso mondo del Terzo Millennio dirigere un’azienda, struttura inevitabilmente complessa e gerarchica, può essere saggiamente applicata l’antica Regola. 
Nel libro di Massimo Folador L’organizzazione perfetta (Guerini e Associati), San Benedetto è ritenuto un precursore degli odierni Training Manager, e la sua Regola uno strumento prezioso, utile e ricco di insegnamenti per i manager dei nostri giorni.
Leggendo il libro di Folador possiamo notare che uno dei valori portanti è quello dell’obbedienza. Un concetto che oggi viene spesso vissuto con un’accezione negativa. Obbedire è una parola della lingua latina composta dal preverbo “ob” e dal verbo “audire”. Il significato proprio della parola latina è quello di “dare ascolto”, “prestare attenzione”. Folador spiega come le direttive di un manager vengano percepite, spesso a torto, come imposizioni dai collaboratori, che a volte faticano a comprendere le ragioni profonde da cui discendono, mentre esse sono sicuramente necessarie (a volte indispensabili) per la salvaguardia della mission comune.
L’altro grande valore evidenziato nella Regola è quello del silenzio. La nostra è la società della comunicazione, dei mass media, non del silenzio. San Benedetto nella sua opera si sofferma invece sulla necessità di fare spazio al silenzio e di puntare all’essenzialità. La comunicazione, ieri come oggi, non dovrebbe essere un atto istintivo, ma un’azione pensata e soppesata a lungo da parte di chi la usa. Altro valore oggi bistrattato è l’umiltà. Umiltà deriva dal latino “humus”, terra. Il significato della parola ci riporta quindi al concetto delle radici, della profondità. Essere umili significa predisporsi a cercare le radici di ciò che ci circonda e di conseguenza il suo significato più profondo.
Altro concetto importante è quello di saggezza. La saggezza degli anziani, predicata da San Benedetto, non va mai considerata obsoleta, ma merita sempre grande rispetto. Molto spesso oggi la scelta aziendale è quella di puntare su manager giovani e di accantonare le capacità lavorative degli anziani, nella speranza che l’entusiasmo e l’energia giovanile siano sufficienti a colmare le lacune date dall’inesperienza. Ma così non è! Lo dimostra il fatto che spesso la scommessa fatta risulta fallimentare. Quello vincente è il lavoro di squadra, quello intergenerazionale, che unendo entusiasmo ed esperienza risulta quasi sempre vincente.
Cari amici, è con grande piacere che oggi ho voluto affrontare con Voi questo interessante argomento. Se ci focalizziamo un istante sulla figura dell’Abate come la considerava San Benedetto, punto di riferimento dell’intera Abbazia, ci rendiamo conto che anche i manager di oggi dovrebbero essere strutturati in questo modo nelle nostre aziende. Le grandi strutture aziendali di oggi vivono una situazione analoga a quella dell’antica abbazia, dove ieri l’abate e oggi il manager sono chiamati a fare scelte importanti, a guidare le persone verso gli obiettivi strategici. Il manager deve avere le capacità per gestire al meglio il cambiamento ed è a Lui che viene chiesto di articolare scelte e decisioni in grado di portare a compimento la mission aziendale. San Benedetto, saggio precursore dei manager di oggi, era già dotato (risulta evidente leggendo la sua Regola) del moderno concetto di “intelligenza emotiva”.
Chiudo questa bella riflessione nella convinzione che il Manager di oggi, vero Abate moderno, deve saper guidare non con autorità ma con grande autorevolezza, condita con la giusta sensibilità, capacità attraverso le quali gli è possibile comprendere le potenzialità individuali e le risorse di ciascuno, anche le più nascoste.  La Regola benedittina di ieri è perfettamente valida anche oggi!
Grazie, amici, a domani.
Mario

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