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mercoledì, ottobre 29, 2014

IERI QUALCUNO MI HA CHIESTO: “MA INSOMMA COS’È QUESTO VINCOLO DI SPESA, CHE IN ITALIA NON POSSIAMO SUPERARE IL 3% DEL P.I.L.?” SOSTANZIALMENTE È UN VINCOLO ECCESSIVO O UN RIMEDIO PER EVITARE UN CAPPIO AL COLLO?



Oristano 29 Ottobre 2014
Cari amici,
ogni giorno da parte dei Media è un continuo martellare: l’Italia, come gli altri Stati dell’U.E. deve stare, come tetto di spesa, entro il limite del 3% del PIL; insomma deve fare di tutto per non sforare, questa la severa imposizione da parte della Comunità Europea sugli Stati membri: una cura dimagrante ai bilanci degli Stati che a volte, pensiamo, possa addirittura portare alla morte economica! La gente sente quotidianamente parlare in tutte le salse di questo 3% del PIL ma, forse, in gran parte non si rende conto esattamente di che cosa significa realmente. E’ per questo che, oggi, cogliendo l’occasione datami da un conoscente (che ieri a gran voce chiedeva in piazza cos’era praticamente questo vincolo del 3%), ho deciso di dedicare a questo argomento la  riflessione giornaliera.
L’Unione Europea, per evitare l’eccessivo indebitamento dei Paesi membri, ha fissato, già da tempo, dei limiti di spesa al disavanzo annuale, da contenere entro il 3% del relativo PIL. Questi vincoli, pur considerati da alcuni  “arbitrari”  e da altri anche inutili, continuano ad alimentare crescenti polemiche. E’ proprio di questi giorni, per esempio, la notizia che la Francia non intende rispettare questo  “vincolo imposto”, mentre l’Italia ha riaffermato che riuscirà a stare sotto quel livello. Chi ha torto e chi ha ragione? La domanda, in realtà, ammette più di una risposta.
La Francia è costretta a mantenere un disavanzo ben più alto (tra il 4 e il 5%) e quindi a programmare il rientro dentro i vincoli europei solo nel 2017. Fa bene, perché in realtà non potrebbe fare altrimenti. Rispetto all’Italia la Francia è in ritardo nel fare i “compiti a casa” e quindi oggi non è assolutamente in grado, a meno di suicidarsi, di rispettare i vincoli europei. L’Italia ha cominciato prima a tirare la cinghia e quindi probabilmente riuscirà davvero a stare dentro il limite del 3 per cento. Anche se in molti pensano che “sforare” per un paio d’anni farebbe molto bene anche a noi, sempre a patto di rientrare, poi, di corsa sotto il livello stabilito.
Ma perché, direte Voi, è così imperativo stare sotto il 3% del PIL annuale nella contrazione di nuovi debiti? Perché non superare questo 3% di disavanzo annuale è così importante? La risposta è semplice: si tratta di pura matematica! I conti economici debbono sempre “quadrare”, se non si vuole arrivare, nel pubblico come nel privato, al fallimento. Nel caso italiano i conti sono questi: il 3 per cento di disavanzo annuale significa 50 miliardi di euro di debiti in più ogni anno. Cinquanta miliardi, con le cifre che girano, possono sembrare una sciocchezza (abbiamo già due mila e 300 miliardi di debiti). Ma basta mettere in fila quei 50 miliardi per dieci anni per arrivare a un totale di 500. E allora il nostri debito pubblico complessivo si avvicinerebbe pericolosamente ai 3 mila miliardi, quasi il doppio del nostro intero Prodotto Interno Lordo.
L’imposizione Europea al rispetto del limite del 3 per cento, quindi, ha una sua valenza reale: evitare il tracollo economico della nazione. Certo, in tempi non eccezionali, ma normali, in presenza di debito non troppo significativo, il limite del 3% potrebbe sembrare persino eccessivo. Come dicevo prima, però, i parametri, i “paletti” messi dall’U.E. non si limitano al 3%. Il bilancio di ogni Nazione europea incontra sulla sua strada un altro limite: l’indebitamento totale dello Stato aderente non deve superare il 60 per cento del PIL. In sostanza, un Paese potrebbe anche sforare del 3% per anni e anni, ma quando arrivasse a un totale di debiti pari al 60 per cento del suo PIL, si dovrebbe comunque fermare.
Come si vede, quella che molti Stati considerano una “trappola” europea, di fatto non lo è. Essa è uno sbarramento di salvaguardia, congegnato abbastanza bene, e punta a fare in modo che i Paesi dell’Unione non si carichino di troppi debiti, che poi pesano (perché gli interessi vanno pagati), spesso in modo così schiacciante, da mandare in default qualsiasi Stato spendaccione. 
Credo che i vincoli imposti, certamente severi e oltremodo penalizzanti per Nazioni come la nostra, appesantita com’è da un immenso debito pubblico, siano più un salvagente che una penalizzazione. Forse la rigidità con cui essi vengono pretesi, è l’unico modo per evitare che, allentandoli, diventino più un cappio al collo che una salvezza! Una nazione di debito può anche morire.
Cari amici, oggi stiamo pagando anni ed anni di “finanza allegra”, ma, come dice il proverbio, tutti i nodi vengono al pettine. L’Italia, come è già avvenuto è continua ad avvenire in molte famiglie, ha fatto anni addietro il passo più lungo della gamba ed ora, piena di debiti, vorrebbe avere in tasca i soldi per gli investimenti, per creare posti di lavoro ai giovani, per alleggerire le tasse di un popolo italiano che è già allo stremo delle forze. Aggiungo che, chi finora non ha pagato per intero le tasse, continua a non volerlo fare e chi ha trattamenti privilegiati non ne vuole sapere di avere diminuite le laute entrate. Che fare, dunque? La strada è una sola: trovare il sistema per far pagare le giuste tasse a tutti e snellire, anche in modo ferreo, gli stipendi e gli emolumenti oltre un certo importo, ritenuto esagerato. Se c’è da fare sacrifici per salvare l’Italia, dovranno farli tutti, non solo i “soliti noti”, ovvero i poveracci.
L’errore più grosso, fatto in passato e che stiamo pagando oggi a caro prezzo, cari amici, è stato quello di entrare nel sistema dell’Euro con troppa leggerezza. Quando è nato l’Euro, non eravamo ancora pronti a dotarci di una “moneta unica”, che aboliva quelle nazionali. La moneta unica, per funzionare, prevede un unico “Stato” che la governa, un’unica legislazione fiscale, un’unica regolamentazione valida per tutti i Paesi. Introdurre l’Euro, senza prima aver costruito l’Europa Nazione, è stato un grave errore. Oggi col senno di poi, ci ritroviamo ad arrancare, sperando che non ci manchi il fiato. E’ significativo che oggi due grandi Paesi come l’Italia e la Francia (ma anche altri) siano ai limiti o addirittura già usciti dalle regole Ue; riportare i conti in ordine, ripristinando un livello di buona amministrazione, appare comunque impresa molto difficile. 
Al di là del rispetto delle norme europee c’è un particolare non trascurabile: i nuovi debiti (entro o oltre il 3%, non importa), vanno comunque a sommarsi a quelli vecchi. E noi di debiti ne abbiamo già fino a scoppiare. Se nei prossimi anni ci limiteremo a farne solo 50 miliardi all’anno, sarà già un bel risultato! Immaginatevi se spendessimo di più.
Cari amici, sapete cos’è la cosa più triste? Che ai nostri figli non solo vogliamo lasciare un mondo saccheggiato nelle sue risorse, ma anche appesantito da una montagna di debiti da pagare.
Grazie della Vostra attenzione.
Mario

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