giovedì, marzo 26, 2020

IL FASTIDIOSO HERPES LABIALE. INSIEME ALL’AFTE È UN DISTURBO COMUNE MA SGREDEVOLE, CHE ROVINA, ANCHE SE TEMPORANEAMENTE, L’ESTETICA.


Oristano 26 marzo 2020

Cari amici,

L’Herpes labiale e l’afte sono infezioni fastidiose e antiestetiche, che compaiono nella nostra bocca o sulle labbra. Seppure possano essere considerati disturbi molto comuni, causano abbastanza disagio in chi ne è colpito anche per una questione di estetica. Questo problema è causato dal virus Herpes simplex (HSV), che esiste in due forme: il sottotipo 1 (HSV-1) e il sottotipo 2 (HSV-2). Il primo provoca infezioni nella regione della bocca e del viso, mentre il secondo, colpendo prevalentemente l’area genitale, rappresenta, come spiega EpiCentro, il portale di epidemiologia per gli operatori sanitari, “la più diffusa patologia ulcerativa a trasmissione sessuale nel mondo”.
L’infezione causata dall’herpes labiale è trasmissibile anche con un semplice bacio e si sviluppa con la comparsa di piccole vescicole rotondeggianti piene di liquido chiaro che tendono a riunirsi a grappoli. Prima della loro formazione queste vescicole sono precedute da prurito e arrossamento e, spesso, accompagnate da una sensazione dolorosa. Una volta rotte le vescicole lasciano in loco l’erosione della pelle che, essiccandosi, si ricopre di crosticine bruno-giallastre, che tendono in genere a scomparire in un paio di settimane.
Pur non creando grandi problematiche l’herpes labiale (il virus, come del resto l’herpes più importante e doloroso, l’herpes zoster, meglio noto come fuoco di Sant’Antonio), una volta contratto, resta incistidato nel nostro corpo nascondendosi nei gangli delle cellule nervose, per uscirne non appena l’organismo non è al massimo della forma. L’infezione, dopo il primo episodio, che può essere del tutto asintomatico, tende a ripetersi nel tempo, sfruttando i momenti di minore difesa immunitaria. Per questo motivo l’herpes ricompare quando ci si espone al sole, si è stressati dal lavoro, siamo affaticati fisicamente, ci esponiamo al freddo improvviso, oppure ci alimentiamo con una dieta eccessivamente povera di nutrienti o comunque disordinata; anche le mestruazioni, alcuni farmaci o altre malattie infettive possono indebolire il nostro sistema immunitario, che a quel punto non è più in grado di tenere rinchiuso all’interno delle cellule nervose il virus.
Si, una delle cause scatenanti è l’esposizione forte ai raggi del sole, così come l’uso delle lampade e dei lettini abbronzanti; anche i soggiorni al sole di montagna (dove la neve può riflettere circa l’80 per cento delle radiazioni ultraviolette) possono essere condizioni favorevoli per il riaccendersi dell’infezione, così come sdraiarsi nella sabbia asciutta della spiaggia e venire a contatto con la schiuma del mare. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato nove malattie correlate all’esposizione ai raggi UV: melanoma cutaneo, carcinoma squamoso della pelle, carcinoma baso-cellulare, carcinoma squamoso della cornea e della congiuntiva, cheratosi, scottature, cataratta corticale, e, per l’appunto, riattivazione dell’herpes labiale.
Come curare l’herpes labiale, partendo dall’insorgere dei sintomi, cercando di alleviare bruciore e prurito? Il consiglio è di non usare mai gli antibiotici, ma utilizzare gli antivirali a base di principi attivi come aciclovir, penciclovir, famciclovir, valaciclovir. Gli antivirali, come spiegano gli specialisti, vanno assunti su prescrizione medica se si tratta di fiale o compresse, mentre l’automedicazione è ammessa per i medicinali per uso topico da applicare solo sulle lesioni di labbra e bocca e mai nel caso in cui l’infezione interessi occhi e mucose.
Oltre al trattamento farmacologico, contro l’herpes labiale c’è anche quello fitoterapico. L’antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi di Genova, consiglia l’uso di olio di semi di cotone per fare massaggi e frizioni delle zone doloranti. Un aiuto contro l’herpes labiale viene anche dal macerato di camomilla; si mettono a macerare 20 g di fiori secchi di camomilla in un litro di olio di mandorle per dieci giorni, scuotendo ogni tanto e filtrando e imbottigliando poi la miscela. Da applicare più volte il giorno. In erboristeria possono essere reperiti molti altri rimedi fitoterapici.
Cari amici, l’herpes simplex seppure sia un disturbo non eccessivamente pericoloso, è meglio trattarlo subito alla comparsa dei primi sintomi; il mio consiglio è quello di tenere a casa a portata di mano una confezione di “Aciclovir Mylan generic 5 per cento crema”, che personalmente mi risolve il problema in una settimana. In questo modo potrete ritrovare in poco tempo il vostro aspetto migliore!
Grazie amici, a domani.
Mario



mercoledì, marzo 25, 2020

CORONAVIRUS: "IO STO A CASA” E PASSO BENE IL TEMPO. FALLO ANCHE TU! FAI L’EROE STANDO A CASA.


Oristano 25 marzo 2020

Cari amici,

Ho già scritto diverse volte su questo blog che le norme vanno sempre rispettate, in particolare quando è necessario farlo per il rispetto e la salvaguardia della nostra salute. Non rispettarle è un modo per dimostrare superficialità e mancanza di rispetto, per sé e per gli altri, in quanto le normative messe in atto sono emanate per la necessaria protezione di tutti: se stessi e gli altri”! Evitiamo, dunque, di inveire contro chi, caricato della responsabilità di tutti noi, sta semplicemente provvedendo a provare a proteggere tutti gli italiani, senza nessuna distinzione. Allora pensiamo seriamente “A STARE A CASA”, senza se e senza ma.
Cambiare repentinamente le abitudini consolidate non è certo facile per nessuno, ma mettiamoci bene in testa che quando è assolutamente necessario bisogna fare uno sforzo, insomma, “fare di necessità virtù”, cogliendo possibilmente sempre l’occasione dataci per impiegare al meglio lo ‘stato di fermo in casa’ che ci è stato richiesto. Se ci riflettessimo un attimo, potremmo, per esempio, ricordare quante volte abbiamo detto a noi stessi ed agli amici: “Magari avessi tempo per cucinare”, oppure “Quanto mi piacerebbe avere un giorno intero per sistemare la cantina”, o ancora “Non ho mai tempo per stare in relax con mio figlio, parlargli, insegnargli determinate cose, dimostrandogli che sono un papà o una mamma che tiene molto a lui”.
Amici, non dimentichiamo mai che ogni medaglia ha il suo rovescio, e che in ogni problematica che ci può capitare addosso, se vogliamo c’è anche il rovescio della medaglia, ovvero qualche nota positiva. Ecco, anche questa sosta forzata causata dall’epidemia del coronavirus, può essere utilizzata per riappropriarci del nostro tempo libero, che per mille ragioni nel tempo si è praticamente annullato. Ecco, allora, alcuni consigli che potrebbero aiutarci a trascorrere più serenamente il tempo che dobbiamo stare a casa.
Se uno dei Vostri desideri più grandi è sempre stato avere più tempo per cucinare, questi sono i giorni perfetti per imparare o per approfondire o per provare finalmente le tante ricette che abbiamo sempre desiderato preparare ma non abbiamo mai tentato per mancanza di tempo. Allora buttiamoci anima e corpo, e ci accorgeremo che può essere un passatempo divertente… e gustoso! Un altro importante desiderio, magari a lungo covato dentro di noi, è quello di leggere di più e, perché no, di scrivere. Riscoprire il piacere di “scrivere a mano”, quando ormai comunichiamo solo con computer e telefonino potrebbe essere un’idea. Sì, scrivere una riflessione, una lettera, fermare su un foglio di carta con la nostra bella penna stilografica, ci riporterebbe indietro nel tempo, e ci consentirebbe di rivivere emozioni sopite ma mai dimenticate.
Questo, però, non significa che dobbiamo mettere da parte la tecnologia, che anzi in questo momento ci è particolarmente utile e preziosa. Su Internet troviamo un’infinità di corsi online da poter seguire: fotografia, lingue straniere, scrittura, attività fisica casalinga e quant’altro. Tante le possibilità di leggere libri on line, così come corsi per imparare le lingue, o seguire lezioni o corsi universitari per studenti di ogni ordine e grado, scuole anch’esse chiuse, purtroppo, in questo periodo.
Quanto all’attività fisica prima svolta all’esterno, con certe App la nostra casa può diventare anch’essa una palestra temporanea. Anche se quella ufficiale è momentaneamente chiusa non dobbiamo rinunciare al nostro allenamento; diversi istruttori si sono organizzati con corsi in streaming da seguire passo dietro passo, che renderanno meno noiosa la nostra permanenza in casa. Sulle pagine Facebook possiamo trovare diverse soluzioni che possono accontentare un po’ tutti.
Ma, dato che siamo chiusi in casa con il resto della famiglia, non possiamo pensare solo a noi! Ci sono i nostri bambini, quelli che quando siamo fuori ci mancano terribilmente e ora, invece, possiamo essere per loro un bel punto di riferimento! Cosa possiamo fare perché non si annoino, occupandoci di loro in modo intelligente e produttivo? Dopo aver spiegato loro il perché sono in casa, perché è giusto che sappiano, possiamo, in base alla loro età e aiutandoci con i numerosi programmi esistenti in rete, leggere loro dalle favole dare nozioni di geografia, storia, arte, e quant’altro, commentandole con le nostre osservazioni e suggerimenti.
Possiamo, inoltre, insegnare loro alcuni esperimenti scientifici, facili ma divertenti e istruttivi, insegnare loro a memorizzare le nozioni acquisite con quiz, indovinelli e visite virtuali ai tanti luoghi e musei presenti in rete. Da tener presente che in rete, in particolare in questo periodo, sono disponibili gratuitamente film di ogni tipo, validi per tutte le età, e da utilizzare saggiamente con il costante supporto degli adulti che, visionandoli con loro, possono essere degli attenti suggeritori con i consigli più utili.
Cari amici, non buttiamo via questo tempo obbligatoriamente passato in casa! Utilizziamolo al meglio, perché domani possiamo ricordare anche in positivo questo triste periodo, seppure trascorso a casa per necessità, per tutelare la salute nostra e degli altri.
Grazie, amici, a domani, ricordandovi che: “IO STO A CASA…E VOI FATE LA STESSA COSA!”

Mario
Porta rispetto a quelli che pensano alla tua salute: STAI A CASA!



martedì, marzo 24, 2020

LA FELICITÀ: MA SAPPIAMO VERAMENTE COS’È? LA CERCANO IN TANTI, MA NON È FACILE TROVARLA! PERCHÉ È IL PRODOTTO INDIRETTO DELLE BUONE AZIONI DA NOI SVOLTE.


Oristano 24 marzo 2020

Cari amici,

La “FELICITÀ”, è qualcosa di indefinito, di immateriale e intangibile, oltre che difficile da conquistare. In realtà, praticamente tutti vanno alla sua ricerca, illudendosi di trovarla all’improvviso da qualche parte, ma difficilmente la trovano. Proprio perché il sistema di ricerca è certamente sbagliato. La felicità non si trova cercando di scovarla con il lanternino, in quanto essa è NON è un prodotto “pronto all’uso” ma un “derivato”, una conseguenza delle nostre azioni, di un nostro particolare modo di agire; essa è il prodotto del nostro comportamento positivo, che, riempiendo il nostro animo, crea in noi una sensazione di appagamento che possiamo chiamare proprio “Felicità”.
Uno lungo studio effettuato dall’Università di Harvard, ha cercato di svelare il segreto della felicità. Uno studio complesso, che è durato anni. L’analisi fatta ad Harvard è da considerarsi uno studio sociologico fra i più lunghi mai effettuati, in quanto è durato ben 75 anni! Si, per 75 anni, l’Università di Harvard ha seguito le vite di 724 uomini, rendicontando anno dopo anno il lavoro da loro svolto, la loro vita quotidiana e la loro salute, insomma seguendoli costantemente lungo il percorso delle loro vite.
Le indagini iniziarono nel 1938, seguendo l’evolversi delle vite di due gruppi di uomini. Il primo gruppo era costituito da studenti di Harvard, mentre il secondo gruppo era composto da ragazzi delle periferie più povere di Boston; molti di questi ragazzi vivevano in case popolari, quasi sempre in condizioni di povertà. All’inizio dello studio a tutti fu fatto un colloquio, gli esami medici, e un incontro conoscitivo con i loro genitori. Man mano che i giovani crescevano, la vita li portò a seguire percorsi diversi: alcuni diventarono operai, altri avvocati, impiegati, muratori e anche medici, uno, addirittura, diventò Presidente degli Stati Uniti. Diversi altri si persero per strada, diventando alcolisti, accattoni o addirittura schizofrenici. 
Come succede spesso nella vita, c’è chi riesce a realizzare un percorso di crescita sociale, e chi, invece, al contrario, peggiora addirittura la posizione di partenza. Per tutti, comunque, periodicamente ci furono colloqui, questionari, esami medici e relazioni con i familiari. Alla fine dalla lunga e particolare indagine è emerso che determinati loro comportamenti, ovvero “le buone relazioni”, erano state basilari per mantenere uno status di benessere, per sentirsi felici e più sani. Insomma fulcro della loro felicità erano state le buone relazioni e i buoni rapporti umani intrattenuti. In sintesi, le relazioni conclusive a cui è arrivato lo studio, sono le seguenti.
1 – Le connessioni sociali fanno molto bene, mentre la solitudine uccide. Attenzione, però. La solitudine non si misura con il numero di amici. La solitudine, come l’attuale sentirsi connessi, non è solo qualcosa di oggettivo, ma di percepito. Voglio dire: c’è la persona che per sentirsi bene, ha bisogno di uscire due sere alla settimana con 10 amici: se ce li ha, si sente bene. Ad un altro, gli basta vederne uno al mese. Da ciò ne deriva che “sono infelici” le persone che si sentono isolate dagli altri più di quanto vorrebbero; e se ci si sente soli, si è meno felici, la salute peggiora, il cervello comincia a cadere in depressione e la stessa vita si accorcia.
2 – Non conta avere tanti rapporti umani: conta la qualità di questi rapporti. Vivere in uno stato di perenne conflitto fa male alla salute e alla felicità; vivere in mezzo a buone relazioni ci fa bene, ci fa stare bene non soltanto interiormente, ma influisce anche sulla salute fisica generale. Avere buone relazioni intime, protegge dall’avanzare della vecchiaia.
3 – Avere buone relazioni umane, non soltanto protegge dall’invecchiamento fisico, ma aiuta a sopportare più serenamente il dolore se e quando arriva, mantenendo anche il cervello in buona salute. Un’ultima cosa che la ricerca di Harvard ci insegna è questa: le persone più in salute a 80 anni, non erano quelle che a 50 anni avevano il colesterolo basso… ma quelle che mantenevano buone relazioni! 
Cari amici, in tanti, psicologi, psicoterapeuti, scrittori e poeti, hanno cercato di dare un concetto attendibile di felicità. Potrei citarne tanti, ma mi limito a segnare due nomi: Alda Merini, la poetessa che nelle sue poesie ha parlato sempre della grande bellezza della felicità, come ad esempio nel suo libro “Più della poesia”, dove troviamo scritto:” Ma la felicità cos’è? La pace, la coerenza, l’armonia”, e poi Enrica Mannari, che ha scritto il libro “Manuale illustrato della felicità”.
In quest’ultimo libro Enrica Mannari, classe 1980, illustratrice di professione, influencer da 58 mila followers su Instagram, dopo aver ricordato e lodato la grande Alda Merini, si è confessata con i lettori dicendo che Lei, dopo quindici anni trascorsi a lavorare come “designer e art director” era andata letteralmente in overbooking. “Non ne potevo più di questo approccio alla vita, sempre al lavoro, a correre", sentenzia nel libro. E così, oltre a trasferirsi a vivere al mare, scrive ancora: "ho capito che per tentare di essere più felici bisogna prima di tutto trovare un equilibrio". 
Un libro davvero interessante, che ha pagine capaci di far riflettere non poco. Ecco un altro saggio ed importante pensiero: “Trovare il giusto equilibrio non è una conquista una volta per tutte, perché sia l'equilibrio che la felicità non sono statici: ci devi lavorare tutti i giorni! È un po' come pedalare in bici, se smetti, cadi. E non nascondo che arrivarci non è facile, ma anche abbastanza faticoso”.
Cari amici, dovremmo riflettere più spesso sull’andamento della nostra vita; spesso, insoddisfatti dello status quo, cerchiamo la felicità in altri angoli del mondo, quando invece, da veri miopi, non ci accorgiamo che, se volessimo, la felicità non è lontana, ma davvero tanto vicina! Essa, scopriamolo quanto prima, è dentro di noi anche se ben nascosta! Sta a noi trovarla e farla uscire alla luce del sole! 
Grazie, amici, a domani.
Mario

lunedì, marzo 23, 2020

INQUINAMENTO E FONTI. SI CONDANNA TANTO L’AUTO, MA SI DIMENTICA CHE LA PRINCIPALE FONTE INQUINANTE È IL RISCALDAMENTO DOMESTICO!


Oristano 23 marzo 2020
Cari amici,
Spesso è molto più semplice fare di tutta l’erba un fascio! Che l’inquinamento prodotto dalle fonti di energia da combustibili fossili fosse elevato, creando una situazione che rischia di andare fuori controllo è certamente vero, e nessuno può negarlo. Le Fonti di energia non rinnovabili (carbone, petrolio, gas, etc,) che nel mondo si utilizzano, possono essere distinte, come utilizzo, in tre grandi filoni: l’energia necessaria alle fabbriche, poi quella per la circolazione dei veicoli e infine quella necessaria per il riscaldamento domestico. Però, mentre per ridurre l’inquinamento sono state varate da tempo norme altamente restrittive sulle emissioni prodotte dall'industria e quelle create dalla circolazione dei veicoli, poco o nulla si è deciso per mettere argine all'inquinamento prodotto dai numerosi impianti di riscaldamento domestico antiquati e obsoleti.
Le emissioni inquinanti prodotte dall'industria, grazie alle nuove norme, severe e più restrittive, sono andate progressivamente riducendosi nel corso degli anni, così come anche l’inquinamento prodotto dal settore automobilistico, prima alimentato da carburanti ricchi di zolfo e di piombo, che ha visto una costante riduzione delle pericolose emissioni, grazie alle agevolazioni che hanno incentivato il ricambio del parco automobilistico circolante e privilegiato lo sviluppo di mezzi via via sempre meno inquinanti. Poco, invece, finora si è fatto per una progressiva riduzione delle emissioni nocive prodotte dal riscaldamento degli edifici, che è andato invece in crescendo, diventando una delle principali fonti inquinanti dell’atmosfera.
Purtroppo, relativamente a questo settore, le politiche adottate dai Governi sono state meno incisive nell'imporre una sostanziale modifica degli impianti, tale da salvaguardare, per quanto possibile, l’impatto ambientale prodotto da milioni di impianti obsoleti. Il riscaldamento domestico è infatti quello più capillarmente diffuso sul territorio, sia nella grande città che nel piccolo paese di montagna. Per questo motivo esso oggi costituisce la prima fonte di inquinamento, verificabile anche in quelle aree lontane da insediamenti industriali o dalla presenza di grande traffico, dove spesso sono stati rilevati livelli di inquinamento dell’aria tali da far preoccupare più della circolazione stradale.
Si amici, anche di recente al Forum sull'Energia, promosso da ENGIE, uno dei principali operatori mondiali del settore energetico, realizzato con la collaborazione di Anci, The European House-Ambrosetti e Politecnico di Milano, è stato evidenziato che i nostri edifici inquinano più delle automobili. La qualità dell'aria nelle nostre città, infatti, risulta influenzata non solo dal traffico, come comunemente si crede, ma sempre di più dall'arretratezza degli impianti presenti nel nostro patrimonio edilizio, responsabile di più del 50 per cento delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e sino al 30 per cento delle emissioni di particolato (PM).
Ebbene, mentre per l’industria e per il settore auto si è cercato, anche in modo drastico, di trovare soluzioni per ridurre l’inquinamento, ciò non è avvenuto per gli impianti di riscaldamento, che, a parte alcuni interventi limitati, necessiterebbero invece di interventi straordinari di revisione. Se ciò avvenisse, è stato calcolato che, intervenendo anche solo sui sistemi di riscaldamento e condizionamento degli edifici posti nei 20 capoluoghi di Regione, si ridurrebbero le emissioni dal 10 al 50 per cento, determinando anche positive ricadute sulle imprese italiane attive nella filiera dell'efficienza energetica.
In Italia, il 55 per cento delle abitazioni ha oltre 40 anni di età, percentuale che sale al 75 per cento nelle città metropolitane. Questo ha conseguenze negative sia ambientali che economiche. Solo per l'edilizia pubblica (scuole comprese), ad esempio, il costo del riscaldamento è quasi di 2 miliardi di euro annui. Per confermare queste statistiche basta fare un solo esempio focalizzandoci sul capoluogo lombardo: Milano.
Nella città di Milano, come ha evidenziato uno studio presentato dal Politecnico, sostituendo il 10 per cento circa degli impianti più vecchi e meno efficienti con impianti più moderni si otterrebbe una riduzione delle emissioni pari al blocco del traffico per ben 6 settimane. Inoltre, mentre il trend delle emissioni di polveri sottili da trasporto su strada ha subito negli anni un forte rallentamento (adozione veicoli "euro"), riducendosi negli ultimi vent'anni del 60 per cento, quello legato al riscaldamento degli edifici è aumentato, doppiando i livelli del 1990 e risultando tre volte superiore ai valori del trasporto su strada. E non potrebbe essere diversamente in quanto il 56 per cento degli edifici Italiani è collocato nella classe di efficienza energetica più bassa (G) e solo il 2 per cento in classe A.
Cari amici, se in Italia si ponesse, finalmente, al centro delle scelte strategiche il tema del "riscaldamento sostenibile" l'Italia rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione tra i leader mondiali dell'efficienza energetica, che già oggi la vedono, complessivamente, al secondo posto dopo la Germania e a pari merito con il Giappone. Qualcosa, comunque inizia a muoversi. Una grande leva per attivare politiche virtuose, in sinergia con le esperienze dei privati, è rappresentata dall'impegno delle città italiane di fronte alle sfide della sostenibilità energetica.
Oltre 3.000 comuni hanno aderito al Patto dei Sindaci, per la maggior parte presentando i loro PAES-Piani d'Azione per l'Energia Sostenibile; oltre 1.000 comuni hanno inserito criteri di efficienza energetica nei regolamenti edilizi, con aumento del 600 per cento rispetto al 2008. Insomma per cercare di avere città più pulite e vivibili, in un’Italia sempre più pronta al rinnovo energetico che la porterà ad usufruire totalmente di energie pulite, rinnovare gli impianti di riscaldamento domestico è una strada da intraprendere quanto prima.
Grazie, amici, a domani.
Mario
In futuro l'energia sarà fornita solo dalle rinnovabili 


domenica, marzo 22, 2020

STIAMO ATTENTI ALLA CHIMICA KILLER, PERCHÉ DISTRUGGE L’INTELLIGENZA DEI BAMBINI. BANDO ALLE SOSTANZE CHE UCCIDONO IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI.


Oristano 22 marzo 2020

Cari amici,

L’uomo nell’intento di aver un’agricoltura sempre più produttiva, col passare del tempo ha aumentato notevolmente l’utilizzo delle sostanze chimiche sui campi. Lo ha fatto, però, senza preoccuparsi a sufficienza della possibile contaminazione degli alimenti che andava a produrre utilizzando tonnellate di pesticidi, solventi e quant’altro, a piene mani. Sono oltre 200 le sostanze tossiche presenti nell’alimentazione e non solo, pagando un altissimo prezzo per i danni derivanti, in particolare sui bambini.
I prodotti chimici utilizzati, contenenti piombo, metilmercurio, policlorobifenile, arsenico e toluene, etc., sono da tempo ben conosciuti per i loro possibili effetti neuro-tossici, che danneggiano in primo luogo il cervello, con conseguenze devastanti in particolare su quello dei bambini.  Il Dr. Philippe Grandjean della scuola della salute pubblica di Harvard a Boston e il Dr. Philippe Landrigan della scuola di medicina del Monte Sinai, ammoniscono con forza sul loro pericoloso uso, ricordando che “le campagne di prevenzione contro il pericolo di queste sostanze sono iniziate molto tempo dopo che i loro effetti nefasti fossero stati scientificamente provati”, a significare che queste sostanze, prima ancora che venissero studiate, avevano già fatto ingenti danni. 
Autismo, disturbi da mancanza dell'attenzione, ritardo mentale, paralisi cerebrale sono le più importanti malattie che, pur non essendo possibile conoscere con precisione le cause, sono da attribuire all’inquinamento chimico, che potrebbe giocare un ruolo importante nella loro genesi. I due ricercatori, dopo aver passato in rassegna i dati disponibili sulla tossicità delle sostanze suscettibili d'alterare il cervello umano, hanno stilato una lista di 202 prodotti industriali capaci di nuocere a livello mentale negli individui adulti. A loro avviso il risultato dello studio dimostra che il danno nel cervello c’è, e in particolare in quello dei bambini durante la fase di formazione. I ricercatori parlano di “epidemia silenziosa”. Secondo loro queste sostanze potrebbero già aver danneggiato il cervello di milioni di bambini senza che lo si sappia ancora. 
Uno studio effettuato dalla Simon Fraser University di Vancouver, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine, ha messo in luce che quando si fa uso di organo-fosfati, non esiste un livello sicuro di esposizione per le donne incinte e i bambini: anche bassi livelli di esposizione mettono a rischio lo sviluppo a lungo termine di un feto e possono causare problemi capaci di manifestarsi più tardi durante l’infanzia. Uno degli otto ricercatori, Bruce Lanphear ha dichiarato che “I disturbi causati dagli organo-fosfati, pur non certamente dimostrati, includono la compromissione delle capacità mentali e motorie, perdita di memoria, l’autismo e il disturbo da deficit di attenzione-iperattività, oltre a danneggiare la memoria e la capacità di mantenere pensieri a breve termine”.
Gli OP (organo-fosfati) possono ridurre il quoziente intellettivo di quattro o cinque punti, come ha affermato il coautore Robin Whyatt della Columbia University. Gli autori dello studio vorrebbero vedere vietati gli OP, sia per scopi agricoli che non agricoli. La Environmental Protection Agency americana era sulla buona strada per vietarne l’uso sulle colture alimentari, ma due anni fa l’amministrazione Trump abbandonò questi piani, andando contro le raccomandazioni degli scienziati. Nel frattempo, in Europa, sono vietati 33 sui 39 pesticidi organo-fosfati, che è significativamente più dei 26 su 40 che sono attualmente vietati negli Stati Uniti.
Tutto questo oggi continua ad avvenire nel più pericoloso e arrogante egoismo, senza pensare all’impatto che avrà nelle generazioni future. Questa vasta gamma di sostanze chimiche, negli Usa hanno fatto perdere in 15 anni oltre 180 milioni di punti di QI (quoziente intellettivo) ai bambini che vi sono stati esposti durante la gravidanza. Lo afferma uno studio della New York University pubblicato dalla rivista Molecular and Cellular Endocrinolo.
Un danno enorme, a pensarci bene. Partendo dall'assunto che ogni punto di QI perso vale circa 20mila dollari di produttività futura della persona, il costo totale di tutti questi inquinanti ha superato i mille miliardi di dollari. "Il cervello dei bambini è il motore della nostra economia – hanno spiegato gli autori -. Se un bambino perde un punto di Qi i genitori non se ne accorgono, ma se succede a 100mila bambini ne soffre l'intera economia".
Cari amici, il calo del nostro QI è uno dei tanti, gravissimi problemi che stanno affliggendo la nostra società attuale. Spesso sottovalutato questo deficit è grave quanto il riscaldamento globale, la globalizzazione selvaggia, la proliferazione delle armi, il mancato rispetto per la natura, il divario tra ricchezza e povertà e i grandissimi flussi migratori. In sostanza, analizzando i dati, si è scoperto che oggi siamo più stupidi di quanto lo eravamo 100 anni fa! Che futuro possiamo immaginare per le nuove generazioni, che certamente avranno più problemi di noi oggi?
A domani.
Mario



sabato, marzo 21, 2020

NAMIBIA: IL RECENTE SPETTACOLO DI UN SUO DESERTO INONDATO DI GIGLI. I CAPRICCI DELLA STAGIONE HANNO COSPARSO DI GIGLI IL DESERTO.


Oristano 21 marzo 2020

Cari amici,

Oggi è il primo giorno di Primavera. Vissuto purtroppo con poca gioia, per la presenza del terribile morbo del Coronavirus, ma nessuno deve perdere la speranza! Ce lo insegna proprio la Primavera, che dopo l'inverno, anche quello più duro, la natura si risveglia, rimette fuori le gemme e la vita continua! Sarà così anche per questo brutto momento che il mondo sta attraversando, e torneranno così i giorni della gioia dello stare insieme, degli abbracci, dell'armonia e del vivere sociale amandoci l'un l'altro. La speranza non ci deve mai abbandonare. Coraggio ce la faremo!
Anche il post di oggi parla di speranza. Ci sono zone al mondo in cui un bel temporale è sempre il benvenuto. Una di queste è la Namibia, una terra dove ci sono aree praticamente desertiche che la pioggia l’aspetterebbero più spesso, e l’arida terra, spesso rimane all’asciutto anche per anni. Per quanto difficile, però, anche in queste aree la vita sopravvive, sa attendere anche anni, e al primo temporale, quasi per incanto le aree aspre e secche, inondate da un improvviso temporale con abbondanti piogge, rifioriscono come d’incanto ricoprendosi di meravigliosi gigli.
La vita nel deserto della Namibia ha imparato a sopravvivere. Capace di dormire un sonno profondo per anni, per quanto saltuariamente è in grado di svegliarsi, perché la vita non era morta ma solo assopita. Con l'arrivo della pioggia riprende a rinascere, sbocciano i gigli, tutto rifiorisce, come quest'anno dopo 3 anni di secca. Si, in questo inizio di primavera, grazie alle abbondanti piogge, alcune zone desertificate hanno visto sbocciare una selva di meravigliosi gigli, creando una gioia immensa nei suoi abitanti. Un meraviglioso spettacolo che Madre Natura, anche senza scadenze precise, è sempre in grado di dare, dimostrando le sue grandi capacità a volte a noi sconosciute.
Allo straordinario evento hanno potuto assistere numerosi turisti provenienti dalle più diverse zone del mondo, venuti per ammirare il meraviglioso spettacolo di una incredibile fioritura, quasi magica, praticamente miracolosa. L’ultima fioritura infatti si era verificata nell'estate di tre anni fa. In questi luoghi stupendi e molto fragili, la vita è sempre purtroppo in pericolo, complice anche il cocente sole della Namibia, che anche dopo la nascita e la fioritura del risveglio, ne accorcia la vita.
I gigli del deserto della Namibia appartengono alla famiglia Hesperocallis, che crescono anche nelle aree desertiche del nord-ovest del Nord America, nel nord-ovest del Messico, in California e in Arizona. In Africa, e in particolare in alcune zone della Namibia e del Botswana, questi fiori sono noti con il nome di gigli Sandhof. Come spiega Herculus Jantze, consigliere della regione, "Tutti sono invitati a partecipare a questo spettacolo straordinario, in un sito della Namibia davvero unico, perché non esiste un’altra area in questo Paese che abbia circa 770 ettari continui di gigli".
In effetti quello che è possibile ammirare è uno spettacolo particolare e straordinario; è una vera fortuna poter osservare e gustare la bellezza di una immensità di bulbi dai meravigliosi e variegati colori, da cui si originano alcune foglie che crescono e poi di dividono in una o più parti e che poi si riproducono appena arriva l’acqua; è un vero miracolo! È la vita che rinasce in modo rigoglioso è audace, è qualcosa che dimostra la forza impressionante della natura, la sua resilienza. Tutta la Namibia entra in festa, quando le piogge arrivano particolarmente abbondanti e il verde velocemente riesce a sostituire il giallo che normalmente caratterizza uno delle zone più aride dell'Africa. 
La Namibia, amici, è una terra particolare e straordinaria. Nel suo territorio si possono ammirare ben dieci ambienti diversi: spazi a volte sconfinati, particolarità geologiche e specie animali che si adattano al terreno e alle complicate situazioni ambientali. Se un Paese merita la denominazione di “molte Afriche” questo è proprio la Namibia, che non solo ha tutto ma lo ha anche nelle sue più svariate forme, a volte anche estreme. Dune tra le più alte dell'Africa e quindi del mondo, sabbie di forme e colori differenti, mare e deserto che ci precipita dentro, animali nella savana e animali che vanno a scorrazzare sulla battigia dell'oceano, colonie di otarie ed elefanti sulle dune …; e popoli di antica cultura orgogliosamente sedentari, con etnie che rifiutano caparbiamente ogni contaminazione e occidentalizzazione.
Cari amici, nella zona della straordinaria fioritura dei gigli bellissimi prima descritti, vive il popolo degli Himba, la cui antica cultura ha usi e costumi affascinanti, da noi ormai dimenticati da secoli. Nella cultura degli Himba sono le donne ad avere il controllo familiare e ad ereditare il patrimonio; è un matriarcato che funziona e che regola la vita sociale in modo semplice e ben accettato. La loro femminile particolarità è quella di cospargersi il corpo con un unguento realizzato con ocra rossa mista a burro e cenere e spezie; il risultato, come si può vedere da qualche foto, è unico e affascinante! Si può notare il loro portamento fiero e regale, fatto di movimenti misurati e ponderati, da vere, sagge matriarche, capaci di regolare la vita della Comunità degli Himba in modo esemplare. 
Amici, chi ha avuto il piacere di visitare questa civiltà, dopo la sorpresa iniziale, ha capito che non sempre l’evolversi della civiltà nei secoli, l’industrializzazione, il progresso, siano stati un bene in toto. C’è chi è “rimasto indietro” (non discuto se volutamente o meno), ma certamente ha mantenuto stili di vita e conservato vantaggi a noi ormai sconosciuti! Per esempio, la fretta tipica del nostro mondo, gli Himba la considerano “contro natura”, non avendo con essa niente a che fare, e perciò la disprezzano perché in realtà (non solo per loro...) va contro gli originali ritmi naturali…
A domani.
Mario