lunedì, ottobre 05, 2020

FACCIAMO CHIAREZZA SULLA SCADENZA DEGLI ALIMENTI. DOPO AVER LETTO LE ETICHETTE CON ATTENZIONE, SCOPRIAMO COSA SIGNIFICA “DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO IL”.

 


Oristano 5 ottobre 2020

Ormai da tempo la legislazione dell’Unione Europea per la sicurezza alimentare ha previsto l’obbligo di indicare nei prodotti alimentari venduti al pubblico la data di scadenza. Vi sono però due tipi di etichette, da leggere con attenzione, in quanto hanno un significato abbastanza diverso. Alcune etichette riportano scritto “da consumarsi preferibilmente entro il”, mentre altre riportano la dicitura “da consumarsi entro il”. Ecco, ai consumatori non dovrebbe mai sfuggire questa differenza, che è particolarmente importante. Vediamo perchè.

Innanzitutto, mai confondere il significato reale della dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” (il termine inglese Best Before Date è più noto come BBD), con l’altra “da consumarsi entro il”, perché le cose cambiano di molto. Non pochi consumatori, infatti, leggendo con superficialità l’etichetta, gettano via il cibo dichiarato “BBD”, mentre questo risulta essere, per un certo periodo, ancora buono da mangiare, alimentando uno spreco alimentare che potrebbe essere evitato. In realtà il cibo che porta in etichetta la dicitura “preferibilmente”, non è “scaduto – scaduto”, nel senso che è ancora consumabile e quindi ancora buono! Vediamo meglio, allora, cosa si intende realmente con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”.

“Da consumarsi preferibilmente entro il” indica il cosiddetto “Termine minimo” di conservazione (TMC); dopo questa data il prodotto potrebbe perdere alcune sue qualità organolettiche (sostanzialmente: avere un sapore meno buono e una consistenza diversa), ma è commestibile senza rischi per la salute. Si trova su alimenti congelati, refrigerati, essiccati (come pasta o riso), in scatola e altri ancora, come per esempio l’olio. La regola generale prevede di conservare questi alimenti come indicato sulla confezione e generalmente in un luogo fresco, asciutto, non umido, lontano da fonti di luce e di calore; quindi se la confezione appare integra, non mostra punti danneggiati o rigonfiamenti, potete aprirla, annusare il prodotto e, se non appaiono diversità, consumarla senza rischi.

Le etichette che troviamo sui prodotti sono apposte indicando il giorno, il mese e l’anno per i prodotti che si possono conservare per meno di tre mesi, il mese e l’anno per quelli che si conservano tra i 3 e i 18 mesi e solo l’anno per quelli che durano più di 18 mesi. Solo pochi alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge, come il latte fresco (7 giorni dal confezionamento) e le uova (28 giorni). Per gli altri, la durata viene stabilita dai produttori tenendo conto della materia prima, della lavorazione, della conservazione e di altri fattori; i produttori indicano di solito una scadenza prudente ed è quindi possibile consumarli anche qualche giorno dopo.

Ci sono anche prodotti per cui non sono previste etichette con la scadenza. Sono i prodotti ortofrutticoli freschi (tranne quelli tagliati e sbucciati), vini e superalcolici, sale da cucina, zucchero allo stato solido, aceti, prodotti da forno come pane, focacce, dolci di pasticceria (che in teoria vanno consumati in giornata), salumi e formaggi da banco (per cui si indica la temperatura di conservazione), caramelle e gomme da masticare. Ecco alcuni esempi e consigli per una corretta conservazione.

Lo yogurt dura più o meno un mese dalla messa in barattolo, ma si può mangiare anche fino a una decina di giorni dopo: non sarà cattivo né farà male, avrà semplicemente meno fermenti lattici. Controllate però che sia stato conservato correttamente e che la confezione sia integra, annusatelo e assaggiatelo per sicurezza. La farina bianca si può consumare anche anni dopo la scadenza. Secondo il New York Times, se è ben conservata «l’età non conta»; il tempo minimo di conservazione dell’olio di oliva è di 18 mesi dalla data di imbottigliamento. Se l’olio va a male è perché non è stato conservato bene. I cibi in scatola, come pelati, legumi e tonno, possono durare anche un anno oltre la data di scadenza, a patto che siano stati conservati in luogo fresco e asciutto e che la confezione sia integra.

Il miele si conserva per anni perché la gran quantità di zucchero, di sostanze antibatteriche e di acidi previene la formazione di batteri. Si rovina a causa delle alte temperature e della luce diretta, che modificano il sapore e ne scuriscono il colore. Anche in questo caso, resta comunque commestibile, soltanto risulterà meno buono. Fagioli, lenticchie, ceci e legumi secchi durano anni dalla scadenza, ma possono diventare più duri e vanno lasciati in ammollo in acqua più a lungo prima di essere consumati. Il New York Times consiglia di non cucinarli con pomodori e salse, perché l’acidità potrebbe aumentare il tempo necessario ad ammorbidirli.

Le spezie durano praticamente all’infinito: sono sempre commestibili, semplicemente perdono il sapore. Tenetele lontane dalle fonti di calore, dall’umidità e dalla luce del sole. È meglio comprarle intere, perché possono conservare l’aroma fino a 4 anni, mentre quelle macinate ne durano solitamente due. La paprika, il pepe, il peperoncino si conservano meglio in frigorifero. Lo stesso vale per i semi, che è meglio conservare in barattoli di vetro, ceramica o latta, se ermetici; quelli di sesamo e di papavero teneteli in frigorifero. La frutta secca, che è molto grassa, tende a irrancidirsi in pochi mesi, in particolare le noci: il New York Times consiglia di tenerle in frigo per allungare il periodo.

La data di scadenza indicata sulle confezioni di caffè non va oltre i 18 mesi, ma lo si può consumare per altri sei a patto che non venga conservato in luoghi umidi o a contatto con fonti di calore e mettendo in conto la perdita di aroma. Il caffè solubile (come i prodotti liofilizzati in generale) può durare anche un anno dopo la data di scadenza, a patto che si trovi in confezioni integre e chiuse ermeticamente. È anche possibile conservarlo in freezer per alcuni anni, nei sacchetti appositi.

Le confetture e le marmellate in barattolo di vetro chiuso si conservano per anni ma una volta aperte è meglio consumarle nel giro di 10-15 giorni o comunque finché non si formano muffe. I biscotti e i cracker chiusi si possono mangiare anche qualche mese dopo la scadenza, ma potrebbero aver perso croccantezza: usateli per preparare dolci come le cheesecake. Stesso discorso per il cioccolato: quello fondente dura di più di quello al latte, anche fino a un anno se lo conservate ermeticamente in buste scure, protetto dalla luce. Il cioccolato al latte si può mangiare qualche mese dopo, ma sarà meno buono ed è possibile che il burro di cacao affiori in superficie, ricoprendolo di una patina biancastra (è meno bello da vedere ma comunque commestibile).

Il pane dei supermercati è ricco di conservanti e può restare soffice per settimane. Quello comprato fresco dal fornaio potrebbe essere duro o gommoso già il giorno dopo (così come quello che fate in casa, anche se con la pasta madre dura un po’ di più); il New York Times consiglia di tagliarlo a fette o nella quantità che vi serve e metterlo in freezer, per poi lasciarlo scongelare o tostarlo all’occorrenza volta per volta.

La carne si mantiene qualche giorno dopo la data di scadenza, ma fate molta attenzione: quella macinata e le salsicce, essendo lavorate, sono più esposte al proliferare di batteri ed è meglio consumarle nel giro di 24 ore dall’acquisto. Anche la carne di pollo si deteriora velocemente e andrebbe mangiata entro la data di scadenza. Il pesce fresco può durare al massimo qualche giorno dalla data di scadenza. I filetti di pesce congelato, come salmone e merluzzo, possono durare qualche altra settimana dalla scadenza a patto di conservarli in freezer ad almeno – 5 °C.

Cari amici, credo che la grande saggezza ed esperienza di cucina che possiedono le nostre donne (oltre agli uomini che amano la cucina), sia la garanzia migliore! Evitiamo, dunque, ogni spreco possibile, perché le risorse del pianeta sono sempre di meno e lo spreco è un delitto che nessuno di noi dovrebbe mai commettere!

A domani.

Mario


 

domenica, ottobre 04, 2020

CON IL FREDDO ARRIVANO ANCHE LE MALATTIE DA RAFFREDDAMENTO. I RIMEDI CASALINGHI PER CALMARE LA TOSSE.

 


Oristano 4 ottobre 2020

Cari amici,

Con l’arrivo dell’autunno, (anche se finora ha fatto ancora caldo che invita a trascorrere i fine settimana al mare), le temperature tendono ad abbassarsi, e già qualche assaggio di pioggia, vento e freddo hanno fatto capolino e ci faranno compagnia per un bel po’. Con l'arrivo definitivo delle basse temperature, purtroppo, sono in arrivo anche le fastidiose conseguenze derivanti dal raffreddamento, ovvero quei brividi di freddo accompagnati da tosse e altri fastidiosi malanni alle vie respiratorie. Uno dei fastidi più seccanti è la tosse, che, quando arriva, ci tormenta a tutte le ore del giorno o anche della notte, mortificandoci e svegliandoci, impedendoci così un riposo sereno.

La tosse, in realtà, è una reazione automatica del nostro corpo, un riflesso involontario, il cui obiettivo principale è quello di mantenere pulite le nostre vie respiratorie; una reazione attivata dall’organismo per eliminare dalla trachea e dai bronchi il muco e le altre secrezioni che si sono formate, a causa degli agenti patogeni che ci hanno colpito. Ed ecco, allora, la necessità di trovare delle soluzioni calmanti, oltre che espettoranti, in grado di alleviare il fastidio.  Prima di correre in farmacia, dove ci rifilano tanti prodotti di sintesi, potremmo utilizzare degli antichi rimedi naturali, che possono aiutarci a superare gli attacchi di tosse, preparando in casa degli sciroppi lenitivi. 

In casa, amici, abbiamo certamente numerosi prodotti di uso corrente che possiamo utilizzare per alleviare il fastidio della tosse, sia essa secca o grassa. Soprattutto quando la tosse è leggera e non è diventata un male cronico, è possibile preparare in casa uno sciroppo lenitivo utilizzando alcuni semplici ingredienti naturali. Proviamo allora a preparare qualcuno di questi sciroppi: sarà semplice e anche di buona efficacia. Il consiglio è di assumere questi sciroppi solo al momento del bisogno, ovvero quando la tosse diventa molto insistente.

Uno degli ingredienti più utili ed efficaci per preparare gli sciroppi è certamente il miele. Realizzare lo sciroppo al miele è piuttosto semplice. Dopo aver spremuto due limoni in un pentolino, riscaldiamo il succo al fornello dopo aver aggiunto un cucchiaio di olio di semi di girasole e un paio di cucchiai di miele. Dopo aver mescolato per bene il succo caldo, lasciate raffreddare e trasferitelo poi in barattoli di vetro sterilizzati. Conservate il composto in frigorifero e assumete uno o due cucchiaini al bisogno per calmare la tosse. 

Anche il timo è un ottimo prodotto sedativo della tosse. Lo sciroppo al timo può essere realizzato portando a ebollizione una tazza d’acqua contenente un cucchiaino di timo essiccato e tritato. Dopo aver lasciato riposare l’infuso per 15 minuti, filtrate e quando è tiepido bevetelo. L’infuso può essere usato anche nei giorni successivi a temperatura ambiente, risultando utile anche per fare i gargarismi.

Altri sciroppi per la tosse possono essere preparati usando il basilico, l’aglio, la cipolla, la rosa canina e il marrubio. Lo sciroppo al basilico si può realizzare versando sul fondo di una tazza un cucchiaino di basilico essiccato. Dopo aver fatto bollire 250 ml di acqua, versatela nella tazza in cui avete messo prima il basilico essiccato. Dopo aver filtrato l’infuso, prima di consumarlo, lasciate riposare almeno 15 minuti. Lo Sciroppo all’aglio si prepara invece immergendo in due bicchieri d’acqua tre teste di aglio sbucciate e tagliate a spicchi. Mettete il tutto in una pentola e lasciate cuocere fino a quando l’acqua non si sarà dimezzata. Togliete gli spicchi dall’acqua e aggiungete un bicchiere di aceto di mele e un cucchiaio di miele. Mescolate e portate a ebollizione. Dopo aver filtrato, lasciate raffreddare e conservate in una bottiglietta di vetro in frigorifero.

Lo sciroppo alle cipolle si prepara affettato due cipolle, coprendole con l’acqua e portandole a ebollizione. Lasciate cuocere fino a quando le cipolle non si saranno ben ammorbidite: dovrebbero impiegare circa 15 minuti. Il composto deve essere imbottigliato e lasciato raffreddare. Si deve conservare in frigorifero e utilizzarlo al momento del bisogno per calmare la tosse.

Lo sciroppo alla rosa canina si prepara invece con le bacche essiccate. Per prepararlo dovete prendere un pentolino, inserire le bacche e aggiungere un bicchiere di acqua; dopo aver portato ad ebollizione, lasciate riposare per 15 minuti e bevete dopo aver filtrato. Infine, lo sciroppo di marrubio (il marrubio è un’erba spontanea molto famosa per il suo effetto balsamico) si prepara mescolando quest’erba con il miele. Il composto, ben amalgamato, si conserva in barattoli di vetro da conservare in frigorifero. Se ne possono assumere 4 cucchiaini al giorno per avere un ottimo effetto balsamico.

Cari amici, questi rimedi naturali erano ben presenti nel passato, in particolare ai tempi della civiltà contadina (quando le farmacie erano presenti solo nelle grandi città) e risultavano davvero efficaci per i nostri nonni; sono efficaci anche adesso, quindi potete provarli e constatare di persona la loro efficacia!

A domani.

Mario


 

sabato, ottobre 03, 2020

A ORISTANO HA APERTO "DISIZOS PASTACHEF". LABORATARIO DI PASTA FRESCA, SPECIALITÀ SARDE, DOLCI TRADIZIONALI E GASTRONOMIA. QUANDO LA QUALITÀ INCONTRA LA TRADIZIONE.

 


Oristano 3 ottobre 2020

Cari amici,

Seppure il periodo non sia dei migliori, con caparbietà e coraggio è nata ad Oristano la prima formaggelleria della Sardegna. La reale sardità dell’iniziativa la si percepisce subito dal nome datogli: “Disizos”, a significare un luogo dove possiamo davvero soddisfare i nostri desideri, in particolare con le ricette della nostra antica tradizione. Questo laboratorio, infatti, non propone al pubblico solo formaggelle ma tante altre bontà della tradizione sarda.

Ad avere questa idea, rivoluzionaria per i tempi che stiamo correndo, una giovane dolciaria di Santu Lussurgiu, Pina SINI, nominativo abbastanza noto in Provincia e ad Oristano in particolare, in quanto titolare con il marito Elio Matteoli dell’Agriturismo Matteoli di Santa Giusta. Pina, sarda verace e amante delle tradizioni dolciarie della nostra isola, ha voluto concretizzare così un’idea che da tempo maturava: aprire ad Oristano la prima formaggelleria della Sardegna! Ma il coraggio e la caparbietà dei sardi sono noti da tempo immemorabile, e proprio per questo l'iniziativa, maturata a lungo, si è potuta poi realizzare.

Pina SINI l’ha voluta chiamare “Disizos Pasta Chef”, e l’ha allestita in via Gialeto 76.  La sua idea, ora concretizzata, era quella, dopo aver maturato una lunga esperienza nella conduzione dell’agriturismo, non solo di dedicare al dolce più conosciuto dell’Isola il giusto riconoscimento per la sua bontà, ma anche di proporre una rivisitazione in chiave moderna di questo dolce, con abbinamenti e sperimentazioni di ulteriori gusti, ai numerosi estimatori.

Ed ecco che nel suo laboratorio i clienti possono ora trovare una vasta gamma di formaggelle: da quelle classiche, con il ripieno di formaggio e ricotta, a quelle preparate con diversi altri ingredienti, a volte inediti, capaci di aggiungere sapori e profumi inusuali, seppure sempre legati alle tradizioni del suo paese d’origine, e a quelle di Ovodda, paese d nascita del marito.

Delizie (anzi meglio definirle Disizos) che i clienti possono gustare con malcelata curiosità, come le formaggelle al mirto, al cioccolato e arance, quelle alle pere e all’acquavite, che affiancano le formaggelle classiche, con formaggio o ricotta, insaporite con lo zafferano. Fino all’ultima nata, la formaggella al caffè, ispirata ai sapori della “timballa” al caffè: un flan di latte, l’energetico budino a base di latte e uova, conosciuto in Sardegna sin dalla dominazione aragonese, cotto a Santu Lussurgiu anche con l’aggiunta del caffè.

Ma nella vetrina del laboratorio di Pina Sini i prodotti esposti sono ben più numerosi. Possono essere acquistate le “casadinas”, preparate con o senza uvetta, e con arancia, limone e zafferano, nel rispetto della ricetta gallurese. Tutti prodotti, tutti genuini, a partire dagli ingredienti base, acquistati direttamente da produttori locali, o reperiti nei poderi di famiglia, come le pere, rigorosamente biologiche e di una varietà antica, raccolte nelle campagne di Abbasanta e Santu Lussurgiu. Insomma, quelli confezionati nel laboratorio sono dei veri “Piccoli capolavori del gusto”, che potremmo anche definire un viaggio nel passato, tra ricordi e sapori di altri tempi e paesi, realizzati con un’attenzione maniacale.

Presenti nel laboratorio anche tutti gli altri dolci della tradizione sarda, specie quelli a base di mandorle e nocciole, le seadas, i disizos, piccole seadas, molto gradite dai bambini. Ovviamente si passa anche dal dolce al salato! La pasta ripiena, il formaggio e la ricotta sono protagonisti anche dei ravioli proposti da Pina Sini in un’altra serie di varianti: dai classici ravioli alla ricotta con spinaci o al limone, ideali, questi ultimi, con i sughi a base di pesce, ai ravioli a base di formaggio fresco pecorino o con il ripieno di s’ulte, un composto di formaggio vaccino e prezzemolo.
                                    

Insomma, amici, se attendiamo ospiti a cena o a pranzo, se passiamo dal laboratorio di Pina Sini troviamo sempre qualcosa che ci fa fare bella figura! Addirittura, su richiesta, si possono fare ordinazioni personalizzate, come per esempio i pitzudos, i grandi ravioli della tradizione barbaricina, ripieni di formaggio acidulo e patate. Da provare assolutamente le panadas, ripiene con tante varianti, come quelle ripiene di moscardini e piselli, ideali per aprire una cena a base di pesce, oppure quelle con una piccola parmigiana nel ripieno, con zucchine e pancetta affumicata e quelle base di carne e verdure, come da ricetta tradizionale. Il laboratorio, su richiesta, realizza anche panadas per vegetariani e vegani.

Per le persone particolarmente impegnate, il laboratorio Disizos di Pina Sini, offre anche un interessante servizio aggiuntivo: chi non ha la possibilità o il tempo di mettersi ai fornelli, può prenotare una teglia di ravioli già cotti e conditi, oppure le seadas già fritte, considerato che il laboratorio effettua anche la consegna dei suoi prodotti freschi non solo ad Oristano ma anche nelle zone del circondario. Il laboratorio Disizos è aperto, come detto, a Oristano in via Gialeto 76, con questi orari: dal martedì alla domenica il mattino dalle 8.30 alle 13.30 e il mercoledì e venerdì pomeriggio dalle 17,00 alle 20,00.  Per ordini e informazioni è disponibile il numero di telefono 351 6166094 (è consigliata la prenotazione). Disizos aderisce al circuito Sardex e a breve sarà operativo anche un servizio di vendita e-commerce.
Ingresso del laboratorio di Via Gialeto a Oristano










Cari amici, personalmente sono felice di questa iniziativa, che denota capacità e coraggio, con quella caparbietà tutta sarda, che ci porta ad essere sempre battaglieri e a pensare di non arrenderci mai! Con i miei migliori AUGURI!!!

A domani.

Mario

Formaggelle al mirto

venerdì, ottobre 02, 2020

LA SCUOLA, IL COVID E LE NORME DA RISPETTARE. A CHE SERVONO LA MASCHERINA E IL DISTANZIAMENTO IN AULA, SE UNA VOLTA FUORI DALLA SCUOLA I RAGAZZI CONTINUANO COME PRIMA?


Oristano 2 ottobre 2020

Cari amici,

Dopo il discusso, seppure tanto atteso “ritorno a scuola” degli studenti, la formazione culturale in qualche modo ha ripreso il suo corso. Lo si è fatto dopo aver stabilito una lunga serie di normative comportamentali, oltre a modifiche negli edifici che hanno comportato anche esborsi economico-finanziari importanti. Ebbene, l’attività scolastica, dopo aver previsto gli ingressi scaglionati (per evitare contatti troppo ravvicinati), l’uso di mascherine, i banchi singoli, e un calcolato distanziamento tra gli studenti, (sono state queste, in linea di massima, le principali norme anti-Covid su cui si è basato il ritorno a scuola dopo lo stop anticipato per l’emergenza coronavirus), è lentamente ripresa, anche se ci si è accorti che tutto questo non bastava.

Insomma, il Governo e il Ministero, cercando di chiudere una porta al possibile contagio, hanno in realtà lasciato aperto un portone! In numerosi Istituti, già dal primo giorno del rientro a scuola, ci si è accorti che qualcosa non ha funzionato. Dall’assembramento di genitori e studenti davanti alle scuole, prima dell’inizio delle lezioni (in alcuni casi addirittura senza la classica mascherina di protezione sul viso), ai pericolosi assembramenti degli studenti all’uscita dalle lezioni.

Nel predisporre un “sano rientro a scuola” degli studenti di ogni ordine e grado, si è pensato molto alle ore da trascorrere in aula, ma non certo “al dopo”, alle ore che gli studenti trascorrono insieme prima del rientro a casa. In tanti si sono chiesti a che servono rigidi comportamenti in aula, se non si pensa anche al resto? I giovani, lo sappiamo bene, sono poco rispettosi quando si sentono liberi e poco controllati!

Il Covid, cari amici, non funziona ad orario, ed un possibile contagio può avvenire in ogni momento della giornata. Ne è chiara dimostrazione l’aumento dei contagi verificatisi subito dopo l’apertura delle scuole. La realtà è che ci si è incaponiti emanando norme severissime per il ritorno a scuola, pianificando ogni attimo, a partire dall’ingresso negli istituti scolastici (misurazione della temperatura, isolamento dello studente con linee di febbre, quarantena per 14 giorni in caso di soggetti venuti a contatto con uno ‘positivo’, solo per indicare le norme più importanti), ma si è trascurato di pensare a vigilare sul comportamento che gli studenti avrebbero dovuto tenere prima e dopo la permanenza in aula.

Ad Oristano, il primo Dirigente scolastico a mettere “il dito sulla piaga” è stato Franco Frongia, Preside dell’Istituto superiore “OTHOCA”, che ha preso carta e penna e ha scritto al Prefetto di Oristano, Dr. Gennaro Capo e al Sindaco della città, Ing. Andrea Lutzu, mettendo in evidenza ciò che non andava, ritenendolo inadeguato e pericoloso. Nella lettera inviata il professor Frongia ha chiesto alle massime autorità che rappresentano il Governo e la Comunità locale, un pronto intervento da parte delle forze dell’Ordine nei luoghi pubblici posti nelle vicinanze delle scuole, per far rispettare ai ragazzi le norme stabilite per la protezione dal Covid.

Nel suo sfogo il Professor Frongia, senza giri di parole, ha commentato: “È inutile usare la massima prudenza a scuola, se poi, appena fuori, non si fanno rispettare le regole contro l’assembramento. Senza interventi si corre il rischio di vanificare gli sforzi fatti finora”. La sua è una lucida riflessione, da educatore e da uomo di saggezza e di cultura: se i ragazzi non vengono sorvegliati e messi in condizione di rispettare le regole, andranno vanificati tutti gli sforzi finora compiuti, sia dalle autorità governative che da quelle scolastiche.

Uno sfogo pienamente giustificato quello del professor Frongia, considerato che quanto afferma può essere verificato da ciascuno di noi se si prende la briga di andare a guardare cosa succede all’uscita dalle lezioni. Personalmente l’ho fatto, e ho potuto osservare i numerosi gruppi di ragazzi, ammassati senza rispetto delle distanze e addirittura senza mascherina, con grave rischio di contagio.

Ecco un altro breve saggio delle dichiarazioni del professor Frongia: “Ogni giorno, sia io che i colleghi, vediamo troppi assembramenti degli studenti fuori dalla scuola; a cosa potrà mai servire il nostro grande impegno, profuso con sacrificio per rendere il nostro Istituto a norma e garantire un rientro in classe il più sicuro possibile, se poi i ragazzi, appena fuori dalla scuola, non rispettano le regole valide all’interno ma assolutamente ignorate all’esterno?”.

Cari amici, il professor Franco Frongia, seppure personalmente alquanto amareggiato, non si dà per vinto, e continua, nei limiti del suo possibile, a cercare di far capire ai ragazzi il serio pericolo che essi corrono e fanno correre agli altri. Per questo motivo ha cercato di sensibilizzare tutto il suo corpo docente, chiedendo loro di rimarcare costantemente ai ragazzi le regole da seguire, dentro e fuori dalla scuola; regole che riguardano sia la salute propria che quella degli amici e delle loro famiglie, incorrendo, tra l’altro, anche nelle severe sanzioni previste dalle normative nazionali e regionali in vigore circa l’uso della mascherina e del distanziamento. 

Credo che dovrebbero essere in tanti i dirigenti della scuola come il professor Franco Frongia!

A domani, amici.

Mario    



In ogni scuola....non c'è rispetto per le distanze...

giovedì, ottobre 01, 2020

LA SARDEGNA E LA COLTIVAZIONE (MANCATA) DI FRUTTI DI BOSCO. PERDIAMO UN MERCATO RICCO, CHE POTREBBE DARE UNA MANO ALLE AZIENDE AGRICOLE IN CRISI. BASTI UN SOLO ESEMPIO: LA COLTIVAZIONE DEL CORNIOLO.

 


Oristano 1 ottobre 2020

Cari amici,

Voglio iniziare i post di ottobre parlando della nostra amata Sardegna e delle sue possibilità inespresse. Che la Sardegna abbia un interessante patrimonio boschivo, sia in collina che in bassa montagna, è un vanto di cui certo possiamo andare fieri. Tuttavia, questo patrimonio potrebbe essere messo meglio a frutto coltivando anche diverse piante minori di sottobosco, i cui frutti sono sempre più ricercati e capaci di dare un reddito aggiuntivo di vero interesse. Come scrive Claudio Zoccheddu su La Nuova Sardegna del 9 marzo scorso, riportando le parole di Vittorio Cadau della Coldiretti sarda, «Le foreste sarde sono ideali per lo sviluppo di queste colture, ma mancano gli incentivi; è un mercato ricchissimo, che potrebbe risollevare le aziende agricole».

Nelle vaste aree boschive della Sardegna si potrebbero coltivare in modo estensivo diverse varietà di alberi che producono questi ricercati frutti di bosco. Su questi frutti, particolarmente ricchi di sostanze benefiche, ruota un mercato davvero interessante, e la Sardegna con il suo clima e la sua integrità potrebbe recitare un ruolo particolarmente importante e prezioso. Frutti di bosco sempre più ricercati, in quanto utilizzati non solo dall’industria alimentare ma anche in quella della cosmesi, oltre che nell’industria farmaceutica. Si, amici, utilizzare i nostri boschi mettendo a dimora queste coltivazioni significherebbe anche dare una grossa mano alle aziende agropastorali che scontano situazioni economiche di grande disagio. 

Ma allora, se davvero il sottobosco della nostra isola ha le caratteristiche per diventare un luogo ideale per queste coltivazioni, perché non viene portato avanti un serio progetto di recupero, in particolare con il sostegno regionale? In realtà il progetto da tempo c’è, gli spazi pure e anche le persone interessate, ma tutto è rimasto fermo in quanto l’Argea, l’Agenzia Regionale che finanzia l’agricoltura sarda, non ci ha creduto e non ha preso in considerazione il progetto proposto anni fa. Eppure, le possibilità per ricavare reddito dai nostri boschi ci sono eccome!

                             

Potremmo pensare ad esempio a coltivare more, mirtilli, lamponi e ribes, oppure il Corniolo, i cui frutti sono particolarmente ricercati. L’elenco, in realtà, è molto più vasto e comprende ad esempio le fragoline di bosco, il corbezzolo, il sambuco, l’uva spina, la ciliegia selvatica, il gelso e tanti altri. Un’ampia varietà di prodotti che consentirebbero rese economiche interessanti: questi frutti spuntano sul mercato prezzi che vanno dai 28 ai 32 euro al chilo, proprio per le loro ottime qualità nutrizionali. Pensate che la maggior parte del fabbisogno nazionale viene soddisfatto con le importazioni: in Italia si consumano 10 mila tonnellate di frutti di bosco all’anno, ma la produzione autoctona non supera le 3mila.

Cari amici, dopo aver evidenziato questa nostra grande carenza, in particolare per la mancanza di seria programmazione, voglio chiudere questa mia riflessione parlandovi di uno di questi frutti: il Corniolo. È questa una pianta anche di gran bell’aspetto (utilizzata per dare lustro e colore nei giardini), oltre che molto produttiva; i suoi frutti, come detto, sono molto richiesti dal mercato, oltre che risultano molto salutari per chi li consuma. Ecco le notizie principali sul corniolo.

Il corniolo è un piccolo albero da frutto della famiglia delle Cornaceae, spesso utilizzato nei giardini come pianta ornamentale, che produce bacche davvero squisite. Pianta rustica, è molto resistente e può anche crescere fino a 5 metri d’altezza. A partire dalla fine dell’inverno, si ricopre di piccoli fiori gialli e il fogliame compare dopo la fioritura, mentre i frutti, le corniole, una volta maturi, assumono un colore rosso scarlatto. Apprezzata fin dall’antichità, questa pianta (ne parlano sia Omero che Virgilio) è menzionata anche nella letteratura contemporanea: nel famoso romanzo “Harry Potter” la sua autrice J. K. Rowling, sostiene che il suo legno è quello ideale per costruire le bacchette magiche! 

Il suo legno, infatti, duro come il corno, risulta particolarmente apprezzato in ebanisteria: serve a produrre manici di utensili, pioli di scale, ingranaggi e archi. A proposito di archi famosi e di giavellotti, ecco una leggenda riportata da Plutarco. Secondo Plutarco, Romolo, volendo mettere alla prova la propria forza, scagliò il suo giavellotto, costruito in legno di corniolo, in direzione del monte Palatino, e l’arma penetrò così a fondo nel terreno che nessuno riuscì più ad estrarla. Ben presto, si sarebbero sviluppate delle radici e il giavellotto stesso si sarebbe trasformato in un albero di corniolo. Uno dei tanti miti del corniolo!

Quanto alle sue proprietà benefiche e terapeutiche, il Corniolo vanta proprietà astringenti, per merito di una sostanza in esso contenuta e chiamata “tannino”; è, dunque, indicato per chi soffre di diarrea, dissenteria e problemi intestinali, in quanto è in grado di ripristinare il naturale equilibrio dell’intestino. Gli estratti della corteccia di corniolo possono essere utilizzati anche per curare gli stati febbrili. Il frutto del corniolo contiene, poi, molti sali minerali come il sodio, il calcio, il potassio, il ferro e il manganese. Quanto al suo uso in cucina, si può usare confezionato in salsa, messo in salamoia, o in confettura con petali di rosa. Con i frutti del corniolo si possono anche fare liquori, mettendoli in infusione in alcool.

Cari amici, la Sardegna è una terra magica, ma per esprimere tutto il suo potenziale, vorrebbe i suoi abitanti più attivi e determinati, in particolare i “luminari” che ci governano; la nostra Isola avrebbe bisogno di vere menti pensanti, capaci di utilizzare appieno le risorse disponibili, in quanto in grado di produrre lavoro e reddito a quella stragrande maggioranza di giovani sardi privi ora di lavoro e di dignità.

A domani.

Mario