giovedì, maggio 14, 2026

LA DISCREZIONE, VIRTÙ FONDAMENTALE NELLO STILE DI VITA DI IERI E DI OGGI. LA “DISCREZIO”, BEN PRESENTE NELLA MILLENARIA “REGOLA” DI SAN BENEDETTO.


Oristano 14 maggio 2026

Cari amici,

A definire in modo chiaro e lampante cos’è “LA DISCREZIONE”, ci ha pensato tanto tempo fa il grande santo San Benedetto da Norcia. La “DISCRETIO” (discrezione/discernimento) rappresenta il cuore pulsante e la "madre delle virtù" nella famosa “Regola di San Benedetto” da Norcia. Non si tratta semplicemente di Riservatezza, ma di quel particolare senso di misura, prudenza e sapienza spirituale che deve guidare ogni aspetto della vita monastica, evitando gli eccessi e adattando la severità ascetica alle capacità dei singoli individui.

Si, amici, La «DISCRETIO», di cui San Benedetto fu propulsore e maestro, altro non è che quel senso di misura del rapporto con sé stessi, con gli altri, con il Padre, ma anche con le cose, l’ambiente, il tempo. La Discrezione è la “Strada maestra”, davvero preziosa, per potersi prendere cura di sé e degli altri. Per San Benedetto la Discrezione è “La Madre delle Virtù”,, ma cosa intende concretamente quando dice che la discrezione è madre delle virtù? Conoscendo le sue letture preferite, possiamo pensare che quella frase derivi da una citazione di un passo delle “Conferenze di Cassiano”.

Le “Conferenze” (Collationes) di Giovanni Cassiano, scritte tra il 420 e il 428 d.C., sono un capolavoro della letteratura monastica che riporta i dialoghi spirituali avuti con i Padri del deserto in Egitto. L'opera, divisa in tre serie, si concentra sulla vita ascetica, la preghiera e la lotta contro i vizi; un’opera che ha influenzato profondamente il monachesimo occidentale, inclusa la regola di San Benedetto. In quest’opera  si racconta della famosa conversazione avvenuta ai tempi di Antonio, tra i vari anziani che si domandavano quale fosse la virtù che più di ogni altra conduce a Dio. Gli anziani, dopo lunga riflessione, diedero alla fine ciascuno la sua risposta: per alcuni la virtù principale era l’ascesi delle veglie e dei digiuni, per altri la radicalità della rinuncia al mondo, per altri la solitudine, per altri le opere di misericordia. Alla fine parla Antonio che afferma: tutte queste virtù possono condurre l’uomo a Dio, ma possono essere per lui anche occasione di inganni e illusioni. La virtù più importante è invece quella che ci è indispensabile affinché tutte le altre possano raggiungere effettivamente il loro scopo, e questa virtù si chiama: DISCREZIONE.

Amici lettori, e oggi? Qual è il valore della “DISCREZIONE” in questo millennio iper-tecnologico, certamente diversissimo da quello prima citato? Nell’attuale terzo millennio la discrezione ha subito una trasformazione radicale, evolvendosi da semplice norma interiore di buona educazione a una vera e propria forma di resistenza culturale e tutela personale nell'era della sovraesposizione digitale. L’uomo di questo millennio vive un’esposizione mediatica complessa, dove la riservatezza è quasi una chimera, dove la privacy è un traguardo da raggiungere e da difendere.

Oggi la Discrezione si configura come una decisa “Gestione della Privacy e dei  Dati”: Nell'era dei social media e dei big data, essere discreti significa proteggere la propria vita privata, limitando la condivisione di informazioni sensibili e gestendo con cura la propria "impronta digitale". Quanto alla Riservatezza Professionale e Politica, ovvero in contesti istituzionali e lavorativi, la discrezione è sinonimo di responsabilità, etica e capacità di gestire le informazioni riservate, evitando la spettacolarizzazione.

Discrezione, amici, significa anche porre un freno agli eccessi: in un mondo caratterizzato da una cultura dell'immagine e dell'immediata visibilità, la discrezione diventa una scelta stilistica ed esistenziale, che predilige la sobrietà e il garbo all'ostentazione. Discrezione è anche avere la capacità di distinguere ciò che è "opportuno condividere", separandolo da ciò che deve rimanere riservato, operazione che diventa un atto di intelligenza relazionale.  In sintesi, amici, se un tempo la discrezione era un obbligo sociale passivo, oggi è un atto attivo e consapevole di autotutela della propria individualità e dignità.

Cari amici, la DISCREZIONE dovrebbe essere sempre il filo conduttore della nostra vita!

A domani.

Mario

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