Oristano 3 Dicembre 2016
Cari amici,
La morte è qualcosa che
tutti, dico tutti, hanno sempre temuto. Lo stesso Gesù sulla croce chiese al
Padre di allontanare da Lui, se possibile, quel “calice amaro”, figuriamoci
noi, comuni mortali. Nei giorni scorsi mi ha commosso non poco il triste caso di
J. S., la ragazzina inglese che a 14 anni, colpita da un male incurabile, si
rifiutava di accettare la morte, e per questo escogitava ogni possibile sistema
per evitarla. Ha pensato all’ibernazione, uno dei sistemi più recenti di
conservazione del corpo a temperature bassissime, che però, almeno per il
momento non è in grado di fornire alcuna garanzia. La speranza, però, quella sì
che può essere alimentata, e la giovanissima vittima ha cercato almeno di provar
ad avere un’ultima chance, con tutte le sue forze.
Si, ha lottato anche
contro il parere di uno dei suoi genitori (la madre era favorevole ma il padre
no), che non voleva accogliere questo suo ultimo desiderio; Lei, però, prese caparbiamente la decisione di rivolgersi ad un giudice. La richiesta inoltrata dalla 14enne al giudice della Corte inglese, era quella di tenere conto del suo diritto ad avere almeno
una possibilità, una chance, per cercare di poter "vivere più a
lungo", considerata la sua giovane età. Lei non riteneva giusto che la
rara forma di cancro di cui era affetta la portasse così rapidamente alla
morte! Per questa ragione chiedeva di avere esaudito il suo desiderio e quindi
di poter essere sottoposta all’ibernazione.


Cari amici, ma cos’è
esattamente questo futuristico “processo
di conservazione” che tanta speranza crea in chi, sfortunatamente, viene
colpito da mali oggi considerati incurabili?
La criogenesi, così è chiamato questo processo conservativo, è una procedura ancora molto controversa e nessuno al momento è in grado di dire con certezza se in futuro consentirà di far rivivere le persone, dopo che i loro corpi siano stati scongelati. Ciononostante, sia negli Usa che in Russia (non nel Regno Unito) esistono delle apposite strutture per conservare le salme; il costo del congelamento per un tempo infinito è stimato in circa 37mila sterline.
La criogenesi, così è chiamato questo processo conservativo, è una procedura ancora molto controversa e nessuno al momento è in grado di dire con certezza se in futuro consentirà di far rivivere le persone, dopo che i loro corpi siano stati scongelati. Ciononostante, sia negli Usa che in Russia (non nel Regno Unito) esistono delle apposite strutture per conservare le salme; il costo del congelamento per un tempo infinito è stimato in circa 37mila sterline.
Negli Stati Uniti il
centro specializzato di Alcor in
Arizona è il più attivo nel mondo: i dati ad Ottobre 2016 evidenziavano 1.583 richieste
di persone interessate, di cui 1.104 avevano già completato le pratiche per
predisporre la loro ibernazione, non appena avessero cessato di vivere. In
passato sono state ibernate diverse persone, tra cui anche bambini; nel 2015 i
genitori di una piccola tailandese di nemmeno tre anni, morta per un tumore al
cervello, scelsero la crioconservazione del suo corpo nella speranza che un
giorno, grazie a qualche avanzamento della medicina, potesse tornare in vita.
La piccola Matheryn Naovaratpong era stata dichiarata morta l'8 Gennaio 2015,
ed è stata la più giovane paziente mai trattata dalla Alcor, la 134esima nel
mondo e la prima dall'Asia.

Solo
aspettative, dunque, solo sogni per ora difficili da realizzre, e proprio per questo nessuno può essere ibernato prima che venga
ufficialmente dichiarata la sua morte. Nel frattempo i medici specialisti della
Alcor predispongono quanto necessario alla conservazione; al momento del
decesso di uno degli iscritti, si recano nel luogo di residenza del paziente e,
dopo che ne viene dichiarata la morte, procedono ad un’adeguata preparazione
del corpo: il cervello in particolare viene sistemato in una cella portatile
con ghiaccio secco appositamente preparato e mantenuto a -79° C.; subito dopo
avviene il trasporto in America della salma e la conservazione a -196°C.
Che dire, amici miei, i pazienti che scommettono su questa nuova tecnica altro non fanno che “investire in futuro”, perché è la speranza quella che ci aiuta in questo cammino terreno, che non può e non deve mai morire!
Che dire, amici miei, i pazienti che scommettono su questa nuova tecnica altro non fanno che “investire in futuro”, perché è la speranza quella che ci aiuta in questo cammino terreno, che non può e non deve mai morire!
A domani.
Mario
Nessun commento:
Posta un commento