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lunedì, marzo 13, 2017

BANCHE IN CRISI: A PAGARE È SEMPRE PANTALONE! IL SALVATAGGIO DEGLI ISTITUTI IN DIFFICOLTÀ SARÀ FATTO DAI CLIENTI: PER ORA CON L’AUMENTO DELLE SPESE DI CONTO DEL 120%!



Oristano 13 Marzo 2017
Cari amici,
Ho già avuto modo di riportare su questo blog la recente introduzione del “Bail in” e del “Bail out”, ovvero il capovolgimento degli strumenti finanziari adottati per salvare gli Istituti di Credito in crisi; per chi è curioso può andare a leggere o rileggere il mio post del 28 Novembre 2015: http://amicomario.blogspot.it/2015/11/sistema-bancario-e-salvataggi-quando.html. Ebbene, dal 1 Gennaio 2016 la cosa certa, già ufficializzata e operativa, è questa: qualsiasi difficoltà le banche potranno incontrare nella loro gestione, a pagare saranno sempre i clienti e non più la mano pubblica.
I clienti di diverse banche questo nuovo sistema lo hanno già toccato con mano, dopo il recente ‘salvataggio’ di Banca Etruria, Ferrara Marche e Chieti, costato circa 3,6 miliardi di euro, attraverso l’intervento effettuato dal Fondo Atlante, il fondo di ricapitalizzazione delle banche in crisi, alimentato dagli Istituti di credito in attività. Il passaggio dall'intervento pubblico a quello privato, però, non è stato sufficientemente spiegato ai clienti degli Istituti di credito: lo Stato per tenere fede all’impegno di salvare le banche in affanno “senza intervenire con i soldi pubblici” non ha detto che l'onere, che a pagare il conto, sarebbero stati, d’ora in poi, sempre e comunque i cittadini clienti delle varie banche, i quali in teoria potrebbero perdere addirittura in gran parte i propri soldi per garantire il salvataggio di quelle banche i cui forzieri siano stati svuotati per le operazioni temerarie messe in atto dagli amministratori.
Per consentire alle Banche di provvedere a rimpinguare il "Fondo Atlante" prima citato, stanno già arrivando da qualche mese ai clienti di molte aziende di credito diverse comunicazioni (sia via email che tramite lettera) tese ad informare della variazione delle condizioni economiche dei conti correnti. Quale il motivo? In primis, guarda caso, proprio la necessità di coprire i costi legati al fondo "salva banche". Ma le banche, si chiedono i clienti, sono autorizzate a modificare senza concordarle le condizioni dei conti? Sì, la facoltà delle banche di cambiare le condizioni che regolano i c/c è prevista dalla legge, purché però venga specificato un giustificato motivo e che questo venga indicato sulla comunicazione. Le motivazioni adottate dalle banche sono: sia i maggiori costi derivanti dall'adeguamento alle norme europee in tema di Fondi di garanzia, sia i contributi che sono tenute a versare al Fondo salva banche per l’introduzione della normativa sul "bail-in".
Come spiega l’articolo 2 del documento che ha istituito il fondo : “le risorse finanziarie necessarie al funzionamento del Fondo “sono fornite dalle banche aventi sede legale in Italia, dalle succursali italiane di banche extracomunitarie e dalle società di intermediazione mobiliare (Sim quelle) indicate dall’articolo 60…”. Ecco, per la Vostra curiosità uno stralcio delle norme sul funzionamento del fondo di garanzia. Le banche dunque più che pronte a trovare mille marchingegni (spesso anche fantasiosi) per ‘mungere’ ulteriormente la clientela e reperire così i fondi che poi andranno a rimpinguare il fondo salva banche.
Uno dei balzelli più semplici e facili per pompare soldi ai correntisti è proprio quello delle “spese di gestione del conto corrente”. Molte banche hanno già messo in atto aumenti che non sono di poco conto: non pochi correntisti di banche anche a livello nazionale si sono visti recapitare un documento in cui si spiega che c’è stata la necessità di aumentare le spese di tenuta conto annuali, ma mica di poco: di ben il 120% rispetto a quelle in essere, ed in aggiunta ad ogni altro onere già gravante. In soldini: le spese di tenuta conto passano da 20 euro a 44 euro! Le giustificazioni portate dalle Banche sono quelle prima indicate: insomma, a pagare sarà sempre ‘Pantalone’! Inoltre per i clienti sono pronti anche altri pesanti balzelli, che cadranno sulle loro teste prima di quanto pensino.
Altro possibile balzello, infatti, è il ventilato ripristino dell’anatocismo. Si parla che le banche potrebbero, a partire da 31 Marzo prossimo, reintrodurre l’anatocismo, ovvero il calcolo degli interessi sull’importo delle competenze maturate, un comportamento che la Cassazione aveva dichiarato illegittimo con due sentenze pubblicate nel 2004 e nel 2010. Ciononostante le banche tenteranno di reintrodurre l’anatocismo con una furbata: chiederanno al cliente di sottoscrivere un’autorizzazione all’addebito; in questo modo chi negherà il consenso potrà sentirsi dire che il mancato addebito degli interessi “potrebbe portare al recupero legale degli stessi, alla sospensione o revoca degli affidamenti, al blocco dei conti correnti”, come spiega l’Associazione dei Consumatori’. L’eventuale ritorno all’anatocismo è il frutto amaro di un emendamento voluto dal Partito Democratico, quando lo scorso Marzo lo ha inserito nel decreto di riforma delle Banche di Credito Cooperativo.
Pensate che in questo modo si cerchi davvero di incentivare e tutelare il risparmio, come previsto dall'art.47 della nostra Costituzione? Rleggiamolo:

Articolo 47

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese".Io, a questo punto, credo che sarà presto un articolo da abolire.
Cari amici, l’ho detto prima e lo ripeto ora: a pagare (in Italia in particolare) è sempre l’anello più debole della catena: in questo caso il cliente che, anziché sentirsi coccolato per i soldi che porta in banca, oppure per il profumato costo degli interessi che paga, viene ulteriormente e costantemente ‘pelato’. Insomma, in pratica, il diktat è questo: “o mangi questa minestra, o salti dalla finestra!”
A domani.
Mario

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