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mercoledì, marzo 01, 2017

BANCHE E INSOLVENZE. QUANDO, STRANO MA VERO, L’ATTENZIONE DEL SISTEMA BANCARIO È RIVOLTA ANCHE AI DEBITI MODESTI.



Oristano 1 Marzo 2017
Cari amici,
Vorrei iniziare i post di questo mese con un piccolo segno di speranza, riferito al nostro disastrato sistema economico che non viaggia certo su binari tranquilli. L’attuale situazione del nostro sistema bancario, evidenzia in modo drastico che il monte delle insolvenze continua a crescere in misura tale da mettere in difficoltà anche banche dalla lunga tradizione (ci basti pensare al Monte dei Paschi di Siena, solo per citare la più antica istituzione creditizia in essere già prima del 1.500). Difficile però pensare che tale immensa voragine, costituita dai tanti debiti non onorati, possa essere frutto di una moltitudine di affidamenti concessi a piccole e medie aziende, risultando, invece costituita, da affidamenti miliardari concessi ad aziende di rilevanza nazionale, forse concessi con una “politica” troppa disinvolta, facilitata più dalle amicizie che dai dati di bilancio.
A chi naviga con costanza su Internet sono apparse anche liste parziali di debitori dai nomi altisonanti (che io prudentemente qui non faccio), nomi dell’alta imprenditoria, che sicuramente sono i veri responsabili degli ultimi crack bancari di fama ormai nota. Purtroppo però, in Italia continua imperterrito a funzionare il gioco dei due pesi e delle due misure: se un povero cristo di imprenditore, quello che lavora sodo in azienda con pochi dipendenti (che per lui sono quasi la sua famiglia) si trova in difficoltà, non solo perde tutto (compresa la casa dove abita) ma spesso finisce anche in galera, mentre il grande imprenditore con debiti miliardari continua a navigare con il suo yacht o a scorrazzare con la sua Ferrari, gozzovigliando nelle ville di lusso senza paura del sequestro dei beni o della restrizione della libertà.
Si, proprio 2 pesi e 2 misure, che hanno portato al fallimento di numerose piccole aziende, mai messe in condizione di porre rimedio ad una crisi certamente non creata o favorita da loro. Ebbene, forse anche per questi piccoli “portatori d’acqua”, per queste aziende modeste che in un colpo hanno perso tutto, qualcosa - in positivo - sta per cambiare. 
Un deputato della sinistra indipendente, certo Giovanni Paglia, componente della Commissione finanze della Camera, facendosi interprete della necessità di salvaguardare tutta una serie di situazioni critiche di modesto importo relative ad aziende di piccola e media dimensione, ma che tuttavia nella loro globalità causano al Paese un danno rilevante, ha messo in piedi una ‘proposta di legge’ ad hoc: un condono in banca per i piccoli debiti che non superano una certa soglia.
Per capire meglio il problema, cerchiamo di entrare nel merito, osservando come attualmente vengono gestiti questi piccoli crediti insoluti. Oggi gli NPL (Non Performing Loan, crediti che non rendono) vengono venduti dalle banche al 20% del loro valore nominale (quando va bene) a dei fondi speculativi. Questi sono in grado di realizzare il credito nella misura del 40% circa. Per il piccolo debitore sono dolori seri: i suoi beni vanno in fumo, passando di mano e acquistati da terzi per cifre che irrisorie rispetto al loro valore reale.
La proposta del deputato Paglia ipotizza per questi 'piccoli debitori' un concordato bancario, destinato a questi “soggetti deboli”; in Parlamento è già stata presentata e risulta essere una specie di "Condono", un accordo tra piccoli debitori e banche, con uno sconto notevole sull'importo dovuto, il cui incasso, ancorchè ridotto, risulterebbe utile e proficuo sia per l’azienda di credito che per il debitore, ed eviterebbe tra l’altro di “ingrassare” chi lucra sulla pelle di questi soggetti: i fondi speculativi e gli ‘avvoltoi’ acquirenti, che comprano al 30, 40% del valore dei beni.
L’idea del deputato Paglia appare valida dunque per entrambe le parti in causa, e potrebbe consentire a liberi professionisti, piccoli imprenditori e famiglie di cancellare ed estinguere il debito in contenzioso, pagando la banca con uno sconto del 70% circa. La misura della transazione proposta in Parlamento, infatti, è proprio quella del 30% del valore: la banca incasserebbe più dell’attuale 20% e il debitore, pagando il 30%, salderebbe la pendenza senza perdere quanto, per un errore o per sfortuna, aveva accumulato in anni di lavoro. Una misura equa che agevolerebbe soprattutto i piccoli debitori che in genere finiscono rovinati, mentre i "bidonisti grossi" (quelli di cui parlavo prima) continuano invece a farla sempre franca.
L'idea iniziale, da cui è scaturita la proposta di legge, sarebbe partita, come riporta il quotidiano Libero, dall’ex capo del recupero crediti di Unicredit, l’avvocato Dino Crivellari. “I cosiddetti NPL - come ha spiegato Crivellari a Libero - vengono venduti dalle banche italiane al 20%, quando va bene, del loro valore nominale ai fondi speculativi internazionali. Questi realizzano il credito al 40%, cioè spremendo i debitori insolventi in tale proporzione del debito. In sostanza la banca interessata incassa solo il 20 per cento e il debitore viene comunque spremuto. Il fondo invece ingrassa”. La conclusione da Lui fatta è semplice: “Perché invece di regalare il credito a un fondo speculativo la banca e il debitore non si accordano magari per un pagamento del 30%?”.
Altra nota positiva derivante dall’applicazione di questo provvedimento sarebbe che il debitore, uscirebbe (con l’accordo ‘in bonis’) dalla centrale rischi, e potrebbe quindi rientrare nel giro dell’economia. “La banca – spiega ancora Crivellari – ottiene la collaborazione del debitore, che in genere non è un truffatore ma uno che non ce l’ha fatta, e ci guadagna più che seguire le solite vie, quelle che portano a consentire alla speculazione internazionale di lucrare alle spalle della povera gente. In questo modo si darebbe anche una mano decisiva al Paese per far ripartire l'economia.
Chissà che, una volta tanto, la politica non sia riuscita a pensare anche ai piccoli imprenditori e non, come ha sempre fatto, solo ai ‘grandi gruppi’ che, come ben sappiamo, contano più dei governi…
A domani.
Mario

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