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domenica, marzo 19, 2017

ARRIVA LA “FLAT TAX”: TASSA FORSE UTILE, MA PROFONDAMENTE INGIUSTA. ANALISI DI UNA TASSA CAPACE DI FAR AUMENTARE IL POPULISMO DILAGANTE.



Oristano 19 Marzo 2017
Cari amici,
Oggi 19 Marzo è la festa dei papà. Festa che dovrebbe rendere onore ai tanti sforzi che essi fanno quotidianamente per dare un futuro alle generazioni future. Futuro, però, troppo spesso vanificato da mille norme che avvantaggiano solo i più abbienti, quelli che già hanno tanto e anzichè dare agli altri ne vorrebbero ancora! Chi ci governa, purtroppo, ha sempre privilegiato la casta, non il popolo che invece lotta duramente per mantenerla. Ecco, per esempio, una delle ultime perle sul tappeto che servirà a dimostrarlo ulteriormente: la Flat Tax. Ecco la mia riflessione sull'argomento.
“Il fine giustifica i mezzi”. L’affermazione suddetta, riferita nell’opinione comune a Niccolò Machiavelli, potrebbe addirittura avere origini più lontane, considerato che il concetto che essa esprime lo si ritrova, ad esempio, nelle Heroides di Ovidio («exitus acta probat»). La massima, comunque, ben si adatta alla riflessione che voglio fare oggi con Voi, a proposto della recente introduzione nel nostro Ordinamento fiscale della “Flat Tax”, una specie di ‘passaporto a pagamento’, concepito per ricchi stranieri che, attratti oltre che dalla convenienza dall’amenità del nostro suolo, potrebbero stabilire qui da noi la loro residenza. Ma andiamo con ordine.
Per attirare i cosiddetti “paperoni” stranieri (in gergo bancario gli “High Net Worth Individuals” o HNWI, letteralmente le persone con alto patrimonio netto), il Governo ha introdotto nel nostro Paese questa nuova tassa (“flat tax” significa tassa piatta): chi trasferirà la residenza fiscale in Italia, pagherà una tassa fissa di 100.000 Euro all’anno, una cifra ben al di sotto di quanto pagherebbe se fosse applicato il regime ordinario, quello riservato a tutti noi. Indubbiamente una trovata furba per fare cassa, perché altrimenti non vi sarebbero altre ragioni a supportarla. Come ben sappiamo, infatti, il sistema fiscale italiano ha un livello di tassazione ben più elevato e complicato di questa semplice tassa, capace (essendo piatta) di chiudere col fisco ogni altra pretesa.
Il fisco italiano strizza dunque l'occhio agli stranieri ricchi. La novità, secondo alcune stime, potrebbe interessare subito un migliaio di soggetti e punta a fare concorrenza a Paesi come la Spagna, l’Irlanda e la Gran Bretagna (ora interessata dalla Brexit), che in questo modo pare abbiano attratto emiri, calciatori, cantanti e persone dello spettacolo. L'agevolazione, introdotto nell’ultima Legge di Bilancio, riguarderà solo chi è residente all'estero da almeno 9 periodi d'imposta negli ultimi 10 anni, ed è facilmente attivabile. La convenienza, ovviamente, c'è soprattutto per coloro che hanno grossi patrimoni e redditi. Ma anche per chi ha famiglie numerose con guadagni a molti zeri: insieme al contribuente-Paperone infatti potranno beneficiare del fisco-forfait anche i familiari, pagando un ulteriore 'gettone' al fisco da 25.000 euro cadauno.
Ad annunciare ai super tartassati contribuenti italiani l'arrivo della nuova normativa è stato un comunicato dell'Agenzia delle Entrate, che ha evidenziato il nuovo regime sostitutivo sui redditi all'estero. L’Agenzia si dice che abbia approvato il provvedimento agevolativo nell’intento di incentivare lo spostamento di capitali nel nostro Paese. L’Italia, dunque, scende in campo alla conquista di stranieri ad alto reddito, cercando di cogliere l’occasione favorevole, in particolare dopo il possibile disimpegno previsto da parte di diversi stranieri abbienti ora nel Regno Unito, in seguito alla Brexit.
La norma, è giusto precisarlo, risulta pensata per far venire in Italia i contribuenti-stranieri che in Italia non ci sono mai stati: la flat tax per i Paperoni, infatti, non riguarda gli italiani, nemmeno quelli che negli ultimi anni sono fuggiti all’estero.  È un ‘regalo’ riservato solo agli stranieri, che magari sono attratti non solo dallo sconto fiscale, ma anche dal clima, dalla bellezza dei luoghi, dalla cultura e dal cibo del nostro Belpaese. Insomma, una vera e propria norma ‘cattura paperoni’. L’intento è che la tassazione agevolata, unita ad altre misure, come il patent box per riportare in Italia i brevetti e gli strumenti per dare certezza fiscale alle imprese (ruling, market abuse), può diventare uno strumento finanziario importante: alcune stime parlano già di un migliaio di stranieri pronti a trasferire la residenza - e magari anche la propria attività - in Italia.
Parafrasando una massima del Vangelo potremmo coniare un nuovo slogan: «Lasciate che i ricchi vengano a me», anche se la norma, pur concepita in senso Machiavellico, presta il fianco a non poche critiche, anche ben giustificate. 
Le reazioni politiche, come al solito, sono in parte positive ed in parte negative. Positivo il commento di Matteo Renzi: «Ci sono super ricchi che mettono la residenza fuori e pagano le tasse fuori. Tu li chiami alla possibilità di avere una tassazione fissa se investono in Italia. Questo può portare capitali stranieri». Negativo il giudizio dell’ex ministro della Finanze Vincenzo Visco: «La flat tax è un’altra delle stravaganze di Renzi. Pensa di fare concorrenza agli inglesi sul loro terreno, dopo la Brexit, ma la concorrenza fiscale a tutti i costi crea solo un mondo di diseguaglianze, alimentando il populismo». 
Ancora negativo, anche se per ragioni opposte, il giudizio di Matteo Salvini (Lega Nord): «Bene la flat tax. Ma perché applicarla solo ai ricchi stranieri? La Lega propone un’aliquota unica al 15% per tutti gli italiani». 
Cari amici, per quanto possa contare poco la mia opinione, io sostengo che in questa tassa c’è qualcosa di profondamente ingiusto! La flat tax, alla gran parte degli italiani che con grande sacrificio tiene in piedi questo Paese, appare ingiusta, capace di creare pericolose iniquità nei confronti di chi è tartassato da un sistema fiscale ingiusto e borbonico, con una miriade di scadenze e adempimenti quasi impossibili da rispettare. Senza dimenticare anche che questa ‘odiosa disparità di trattamento’, potrebbe violare l’articolo 3 (principio di uguaglianza di fronte alla legge) e l’articolo 53 della nostra Costituzione (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”).
Il fine giustificherà pure i mezzi, ma non è certo questo il mezzo che può far uscire l’Italia dal guado!
A domani.
Mario

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