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domenica, febbraio 16, 2014

L’ITALIA E LE SUE “AUTHORITY”: UN GRANDE ARCIPELAGO CON OLTRE 2.600 DIPENDENTI, DOVE SPLENDE SEMPRE IL SOLE, LA CRISI NON ARRIVA, GLI STIPENDI SONO DA FAVOLA, SI ASSUME E NON SI LICENZIA, ED I VERTICI FANNO RIFERIMENTO AI PARTITI. SONO INDISPENSABILI O L’UTILITA’ E’ UN OPTIONAL?



Oristano 16 Febbraio 2014
Cari amici,
sono un appassionato di letture, mi alzo presto la mattina e la prima cosa che faccio è aggiornarmi sui “fatti del giorno”. In questo periodo, certo, le notizie anche importanti non mancano!  Pochi giorni fa, sfogliando “Panorama”, il numero del 12 Febbraio, mi ha colpito molto l’articolo di Antonio Rossitto dal titolo “L’Arcipelago delle Authority”, un’analisi sul mondo delle “Autorità di garanzia”, le agenzie indipendenti che operano in Italia.
Rossitto, in modo lucido e anche ironico, ha calcolato che “l’arcipelago”, come lo chiama Lui, è davvero formato da numerose “isole-authority”, un mondo roseo, senza crisi occupazionale, dove si continua ad assumere, e dove ai vertici sono collocati manager di stretta osservanza partitica, con emolumenti di primissimo piano. La prima domanda che sorge spontanea è: ma l’utilità di tutti questi organismi è proprio accertata e indispensabile, o in mezzo a quelli “utili” ve ne sono anche numerosi di utili, solo di facciata? La risposta non è semplice, anche perché, quanto all’utilità, questa non è facilmente dimostrabile, considerato anche che pochi se ne preoccupano.
Scrive il serio giornalista nella sua analisi che in “queste diciotto sempreverdi isolette, in cui si assume senza sosta, le uscite crescono, gli stipendi sono più alti delle altre amministrazioni e i manager incassano premi sontuosi. Garanti che vigilano su ogni aspetto dello scibile…”.
Ecco l’elenco delle 18 piccole repubbliche: Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, Autorità nazionale anticorruzione, Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, Garante per la sorveglianza dei prezzi, Commissione vigilanza fondi pensione, Garante per la privacy, Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, Commissione nazionale per le società e la borsa, Garante piccole e medie imprese, Autorità per l’energia elettrica e il gas, Commissione di garanzia sciopero, Ufficio parlamentare di bilancio, Garante del contribuente, Agenzia per l’Italia digitale, Commissione nazionale per la promozione e protezione dei diritti umani, Autorità regolazione trasporti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
Che fatica! Quante autorità! Che fantasia, poi, nelle denominazioni stesse!  Sì, mi viene proprio da ridere. Poi, però, da piangere. Questi 18 strutture di “Super esperti”, che con grande discrezione “vegliano” sui cittadini italiani, svolgono questo silenzioso lavoro in modo abbastanza costoso: al loro interno vi lavorano 2.675 persone con un costo annuo di 602 milioni di euro, che gravano sui contribuenti e sulle aziende private dei settori controllati. Mica poco, a ben pensare: per chi ha una certa età e ragiona ancora in lire costano circa 1.200 miliardi di vecchie lirette! Un’inezia, insomma.
Senza entrare nei dettagli di ogni singolo “atollo”, come invece ha fatto Rossitto, io credo che ormai la corda si stata tirata troppo e corra il serio rischio di spezzarsi. I nostri politici per troppo tempo si sono riempiti la bocca dicendo di voler diminuire i costi, evitare o azzerare gli sprechi, di voler monitorare tutto, dai ministeri ai piccoli comuni, in modo che ogni euro versato dai cittadini fosse utilizzato, in modo chiaro e trasparente, senza privilegi o preferenze e soprattutto in presenza di valida, necessaria e reale motivazione, ma i risultati stentano a vedersi, come l’analisi di queste strutture ha pienamente dimostrato. Pochi esempi possono chiarire meglio il problema.
Analizzando i costi si rileva che lo stipendio medio dei presidenti di queste Authority si aggira sui 500 mila euro l’anno, considerando che il più sfortunato e povero ne incassa  solo 300 mila. A ruota poi si scende lentamente dalla piramide verso i lauti emolumenti delle Direzioni, fin verso il basso, ma sempre e comunque con stipendi super dignitosi  Una domanda sorge spontanea: è necessario sostenere costi così elevati per manager di provata capacità e di così alta responsabilità? Se sì, segue un’altra domanda, altrettanto difficile: a cosa servono allora i grandi manager dei Ministeri, Sottosegretariati, Assessorati Regionali, Provinciali, Comunali, Questure, Prefetture e altri Organi di vigilanza e controllo, se si ha necessità di far fare ad altri il lavoro che, senza forse, dovrebbe essere svolto da questi Organi?
Il dubbio atroce che sorge, il sadico sospetto che spunta è che il doppione sia voluto, salvo rari casi; fatta eccezione per la Consob, il Garante per la privacy e qualche altro, il resto assomiglia solo a dei costosi “carrozzoni”, creati per sistemare persone intoccabili, che vivono sotto la protettiva ala politica dei governanti di turno.  
Cari amici, non molto più di 24 ore fa, è caduto il governo Letta e si appresta a prenderne il posto Renzi. Ho sentito in diretta alla TV le motivazioni della sfiducia che la direzione del PD ha espresso nei confronti di Letta, accusato di essere poco attivo, di essere finito in un pantano, e che era necessario un “passo nuovo”, un passo forte, deciso, senza tentennamenti, se si vuole far uscire l’Italia dal guado, dal pantano di sabbie mobili che possono inghiottirla e colpirla a morte. 
Credo che la fiducia a Renzi venga data senza indugi, nella speranza che Lui, il “rottamatore”, non si fermerà di fronte ai tanti ostacoli che certo incontrerà. Cominci a “tagliare”, a rottamare sul serio gli sprechi, mandi via i fannulloni, crei i presupposti per una ripresa seria che, se non arriverà in tempi brevi, troverà un’Italia defunta non solo malata grave!


Ciao.
Mario

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