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mercoledì, gennaio 08, 2014

LO SCARABEO, SACRO AGLI EGIZI CHE LO PARAGONAVANO AL DIO SOLE, INSETTO ASTRONOMO CHE SI ORIENTA CON LA VIA LATTEA E LE STELLE. E’ CONSIDERATO FONTE DI VITA, DI RINNOVAMENTO E PORTATORE DI FORTUNA.



Oristano 8 Gennaio 2014
Cari amici,
incontrarlo in natura non è difficile: andando per funghi, asparagi o semplicemente passeggiando nelle nostre campagne è facile imbattersi in questi animaletti neri e lucenti che, con grande fatica fisica, trasportano una sferica palla di sterco, spingendola verso la tana con le zampe posteriori. Considerata la natura del materiale trasportato essi non ci sono molto simpatici come, invece,  lo sono molti altri animali che incrociamo nel nostro cammino! Eppure la storia di questo coleottero ha lasciato grandi tracce nella cultura dell’uomo, in particolare in quella egizia.
Nell’antico Egitto lo scarabeo (chiamato kheperer, termine simile a quello del dio Khepri che rappresentava il sole) era il simbolo della resurrezione. Il  dio sole che sorgeva al mattino, era immaginato nelle forme dello scarabeo stercorario (Scarabeus sacer) o di un uomo con uno scarabeo al posto della testa. L'astro solare, Khepri, dotato di tutta la sua forza e maestosità, prendeva le forme dello scarabeo in quanto questi andava a simboleggiare il divenire (sorgere, tramontare e risorgere) del disco solare durante il suo ciclo giornaliero. Lo Scarabeo, quindi, simbolo sacro, considerato dai sacerdoti perfetto simbolo dell’interpretazione del ripetersi del giorno e della notte, in analogia con le  peculiari caratteristiche biologiche e riproduttive del coleottero. Come lo scarabeo spinge, infatti, in avanti una palla di sterco in cui deporrà le uova e da cui nasceranno le larve, allo stesso modo  Khepri, il dio sole (interpretato dalla scarabeo), spingeva il disco solare al mattutino illuminando la terra e spazzando via il buio della notte al sorgere dell’alba. Questa similitudine determinò l'identificazione nello scarabeo della divinità solare, che rinasceva ogni giorno a nuova vita. La figura Khepri-scarabeo è quindi simbolo di rinascita, di vittoria della luce sulle tenebre, del potere generativo e della vita sulla morte. Secondo l'esoterista ed egittologo francese René Adolphe Schwaller de Lubicz, l'instancabile avvicendarsi costante, del lavoro dello scarabeo Khepri, incarna il modello delle forze della natura che sono in continuo movimento e trasformazione.
Considerata l’importanza attribuitagli lo scarabeo stercorario rappresentava per gli Egizi un simbolo importante, di grande forza e potenza anche protettiva. Il simbolo dello scarabeo apparve in innumerevoli amuleti fabbricati in materiali anche molto preziosi, capaci da dare protezione sia durante la vita, che dopo la morte, posati tra le bende della mummia, come oggetti dal potere salvifico. Gli esemplari più antichi di scarabeo, rinvenuti nelle tombe (2300 a.C. circa) erano dei semplici grani di collana appena sbozzati, ma successivamente la produzione di amuleti a forma di scarabeo divenne più specializzata ed elaborata: dagli scarabei appesi a pendaglio agli anelli, usati anche come sigilli. Nel giro di pochi secoli gli scarabei si diffusero enormemente, finendo per portare incisi anche i nomi di personaggi eminenti; moltissimi sono quelli che portano il nome del faraone, in funzione protettiva o di buona fortuna.
Scarabei in materiali nobili usati come ornamento quotidiano, ma che non raggiungevano la bellezza e la finezza di quelli più ricchi e famosi, destinati ai defunti e posti tra le bende delle mummie, in corrispondenza del cuore. Questi erano di grandi dimensioni (fino a 11 cm), non presentavano fori e erano eseguiti con straordinaria perizia; portavano inscritto il capitolo 30-B del Libro dei Morti, la cosiddetta Formula dello scarabeo del cuore, che esortava  il cuore a non testimoniare contro il defunto davanti al Tribunale di Osiride. Grandi scarabei scolpiti, incisi o dipinti, li troviamo anche in importanti monumenti commemorativi che portavano inciso il racconto delle imprese dei faraoni o degli eventi più significativi del suo regno. Nella mummia di Tutankhamon troviamo addirittura uno scarabeo finemente lavorato, ricavato dai frammenti di una cometa! Sì, proprio così. Il frammento, lucidato e scolpito da abilissimi artigiani Egizi, riporta uno scarabeo che, esaminato, ha dimostrato la sua sicura origine cosmica. Il fatto è dimostrato da una ricerca che è stata pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters. Lo studio è stato condotto dal gruppo internazionale di geologi, fisici ed astronomi coordinato da Jan Kramers (tra i ricercatori c'è anche l'italiano Marco Andreoli, della South African Nuclear Energy Corporation), dell'Università sudafricana di Johannesburg. Il frammento stellare in vetro giallo, incastonato in uno dei gioielli della mummia, risulterebbe prodotto dall'esplosione di una cometa avvenuta 28 milioni di anni fa sull'Egitto. E’, questo oggetto, la prima testimonianza in assoluto dell'impatto di una cometa sull'atmosfera terrestre. 
L'esplosione, secondo lo studio, avrebbe prodotto anche microscopici diamanti. Questo raro scarabeo del faraone sarà utile agli scienziati per aggiungere altri preziosi tasselli alla storia del Sistema Solare. Lo scarabeo, dunque, per secoli un simbolo di grande importanza, che ha continuato ad interessare l’uomo anche nelle  civiltà successive a quella egizia.
Tornando alla quotidianità credo che noi, uomini del terzo millennio, conosciamo poco la vita e le abitudini di questo coleottero, che tanto aveva incantato le antiche civiltà! Facciamo allora insieme un ripasso su questo animaletto, lo scarabeo, che qualche volta guardiamo con un pizzico di disgusto mentre, in mezzo all’erba, fatica spingendo con forza la sua grossa palla scura!
Lo scarabeo appartiene alla superfamiglia degli Scarabeidi, un gruppo di coleotteri molto diversificato e cosmopolita. Gli scarabeidi si sono adattati alla maggior parte degli habitat: sono fungivori, erbivori, necrofagi, coprofagi, saprofagi ed alcuni anche carnivori. Sono ampiamente diffusi su gran parte della Terra arrivando perfino nell’Artico, dove si sono adattati a vivere nelle tane degli animali. Alcuni scarabeidi presentano un certo grado di socializzazione e sono in grado di fornire adeguate cure parentali. Alcuni sono parassiti delle colture, mentre altri vengono impiegati per lo smaltimento del letame e il controllo biologico dei ditteri e degli elminti parassiti del bestiame. Gli scarabeidi sono coleotteri molto popolari tra gli entomologi a causa delle loro grandi dimensioni, dei colori brillanti e della loro interessante storia naturale. La specie Scarabeo stercorario è riferita agli scarabei che si nutrono di sterco e che raccolgono questo nutrimento (per conservarlo o per deporvi le uova), facendone delle caratteristiche pallottole che rotolano facilmente sul suolo.
La costruzione di palle con capacità rotolante è studiata per poter trasportare più facilmente il cibo verso un nascondiglio. Le pallottole di sterco hanno un doppio utilizzo: servono come riserva di cibo, e come protezione delle uova. Il trasporto dal luogo di raccolta alla tana o nascondiglio è fatto dallo scarabeo seguendo una linea retta, orientandosi, incredibile a dirlo, attraverso la luce emessa dalla via lattea: se nel viaggio incontrano un ostacolo, essi cercano di superarlo scavalcandolo, senza cambiare direzione. Se è vero che, fin dalla notte dei tempi, l'uomo si è orientato seguendo le stelle... com’è che gli scarabei stercorari fanno altrettanto? Un recente studio ha dimostrato che questi coleotteri si orientano proprio seguendo la Via Lattea, un comportamento osservato per la prima volta nell'intero regno animale! Questi insetti prendono come punto di riferimento per i loro spostamenti la brillante striscia luminosa generata dalla nostra galassia, e si spostano lungo la linea corrispondente, come dimostra un esperimento condotto di recente in Sudafrica. “Orientarsi in questo modo è davvero un'impresa, ed è sorprendente che riesca a farlo un animale così piccolo", dice il biologo dell'università svedese di Lund, Eric Warrant, uno dei firmatari della ricerca. Gli studiosi già sapevano che gli scarabei stercorari riuscivano ad allontanarsi lungo un linea retta rilevando uno schema simmetrico di luce polarizzata che appare attorno al sole. Luce polarizzata che noi umani non possiamo vedere, ma gli insetti si, grazie a speciali fotorecettori di cui sono dotati i loro occhi. Se la teoria valeva per il giorno, non era chiaro, invece, quali segnali fossero in grado di utilizzare di notte, considerato che essi riuscivano a spostare le sfere di sterco sempre lungo una linea retta. Gli studi effettuati hanno dimostrato che questi usavano come riferimento la Via Lattea, scoprendo che gli scarabei riuscivano a orientarsi perfettamente sia con un cielo pieno di stelle che solo con la Via Lattea. Ad ulteriore conferma delle loro osservazioni, hanno posto sulla testa dei coleotteri impiegati nello studio una sorta di "visiera" di cartone che impediva loro la visuale del cielo: gli scarabei, perso in questo caso l’orientamento, continuavano a girare attorno senza meta senza raggiungerla, come riferisce lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology.

Dalle stalle alle stelle, potremo dire, considerato il materiale con cui essi hanno quotidianamente a che fare, un ennesimo tassello, questo studio, che si aggiunge al suggestivo mosaico etologico di questo animale, lavoratore forte e attivo tutto l'anno, abituato a faticare da solo o con l'aiuto del partner, sempre con un unico obiettivo: garantire il sostentamento della famiglia. La sua attività di raccoglitore di sterco non sarà invidiabile, ma è preziosa per l'ambiente perché, per seppellire le provviste, maschio e femmina scavano dei pozzetti profondi anche 60 cm e, sotterrandone generalmente più di quanti ne consumano, finiscono per arricchire il suolo di concime. E' anche sbagliato pensare che, essendo sempre a contatto con gli escrementi, questi insetti siano ricettacoli di malattie, perché, grazie a speciali secrezioni emesse dal corpo riescono a non sporcarsi e sono pulitissimi. Sarà per tutte queste caratteristiche eccezionali che gli antichi egiziani li adoravano, identificando nella loro palla di sterco, che a noi fa tanto ribrezzo, il globo solare e il dio Amon Ra.
Cari amici, anche gli umili non debbono mai essere umiliati o considerati dei poveri ed inutili diavoli; l’esempio dello scarabeo, lavoratore incessante e che ha che fare con materie di scarto, ne è un esempio eclatante. Vorrei chiudere questa riflessione con Voi, proprio con una appropriata  favola di Esopo, quella dello scarabeo e dell’aquila. Eccola.

L’aquila e lo scarabeo.
Un’aquila correva dietro una lepre; questa, trovandosi nell’assoluta mancanza di qualcuno che la soccorresse, visto uno scarabeo, individuò in lui l’unica possibilità di salvezza che si presentava e lo supplicò di aiutarla. Lo scarabeo cercò di farle coraggio e, come vide avvicinarsi l’aquila, iniziò a pregarla di non portargli via la lepre, sua protetta. Ma l’aquila, disprezzando la piccolezza dello scarabeo, ghermì la lepre e la dilaniò sotto i suoi occhi. Da quel momento l’insetto iniziò a serbarle rancore e iniziò a spiare i nidi dell’aquila; quando questa vi deponeva le uova, esso levandosi a volo entrava nel nido e le faceva ruzzolare giù, rompendole. L’aquila, animale sacro a Zeus, non potendone più per le continue perdite, fece ricorso al dio protettore e lo pregò di assegnarle un posto sicuro per allevarvi i suoi piccoli. Zeus allora le concesse di deporre le uova nel suo grembo, ma lo scarabeo, accortosi della manovra, non si arrese. Vista la nuova situazione preparò una bella palla di sterco, si alzò in volo e, quando si trovò all’altezza del grembo di Zeus, ve la lasciò cadere sopra. Zeus,  infastidito da quello sterco e volendo scuoterlo via, si alzò, facendo cadere inavvertitamente le uova che si ruppero. Incapace di ricondurre i due litiganti alla pace, Zeus decise allora di cambiare la stagione dell'accoppiamento delle aquile, in modo che questa avesse luogo in un periodo dell'anno in cui non c’erano gli scarabei. Da allora, nella stagione in cui compaiono gli scarabei, le aquile non covano.
Cari amici, questa favola, come le tante altre di Esopo, insegna a non disprezzare nessuno, nella considerazione che non c’è nessuno, così umile e impotente che, oltraggiato, una volta o l’altra non possa vendicarsi delle offese subite.
Grazie, amici, della Vostra attenzione!
Mario

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Davvero esaustivo questo articolo. Grazie!

Sonya Gervasoni ha detto...

Veramente bello bravo ...ho chiamato il mio gattino nero propio Kephra...