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giovedì, gennaio 23, 2014

ELEZIONI SARDE E LOTTE DI POTERE: QUANDO L’ARROGANZA SUPERA IL RISPETTO PER L’AVVERSARIO. LE AFFERMAZIONI A “OTTO E MEZZO” DELLA SANTANCHE’ NEI CONFRONTI DELLA MURGIA CONFERMANO CHE I SARDI SONO ANCORA CONSIDERATI SUDDITI.



Oristano 23 Gennaio 2013
Cari amici,
credo che molti di Voi, per quanto alcuni di malavoglia,  abbiano seguito in diretta o a posteriori, con il rendiconto fattone dai giornali e dalla TV, il confronto tra la candidata alla presidenza della Regione Michela Murgia e l’esponente di Forza Itali Daniela Santanchè nella trasmissione Otto e Mezzo, diretta da Lilli Gruber. La campagna elettorale per le Regionali del 16 febbraio, partita in sordina, ha invece già varcato i confini dell'Isola, perché a ben pensare i big nazionali attribuiscono a questa competizione un’importanza che va al di la del governo della regione Sardegna. La Gruber nel talk show politico de La 7, nella puntata di martedì scorso, ha cercato di gestire un frizzante duello, un confronto-scontro, tra la zarina di Forza Italia e la nostra scrittrice Michela, candidata con la coalizione Sardegna Possibile, in veste di nuova “Accabadora” nei confronti delle coalizioni anti sarde.
Molti i temi trattati, quasi sempre con giudizi contrapposti. La Murgia, tra le altre cose, ha attaccato duramente Cappellacci" per la totale assenza di una linea politica nei cinque anni del suo governo", nei quali le promesse fatte non sono mai state mantenute. Anche sulla richiesta di zona franca impostata da Cappellacci la Murgia ha asserito che era solo campagna elettorale, toccando, poi, di volta in volta i punti dolenti: dai trasporti alla mancata continuità territoriale, dalla mancata trasparenza degli atti, alle spese fuori controllo.
Michela Murgia è una donna sarda che non ama le mezze misure. Scrittrice sarda di successo, vincitrice del premio Campiello e caso letterario nazionale con il suo romanzo "Accabadora", si è candidata a Presidente della Regione Sardegna per le elezioni del prossimo febbraio, a capo di una coalizione autonomista. Coalizione che intenderebbe far emergere nell’Isola le vere forze autonome da sempre imbrigliate dai partiti maggiori, capaci di risvegliare nei sardi quell’orgoglio identitario svilito per troppo tempo, Avversaria, quindi,  sia del centrodestra che del centrosinistra, favorita nell’impresa anche dall'assenza di una lista del M5stelle; alcuni sondaggi, anche per questo, la danno già in pole position e possibile vincitrice dello scontro elettorale.
Alla trasmissione della Gruber è intervenuto anche il deputato del Pd Pippo Civati, che ha mostrato grande fair play verso la Murgia, a cui ha rivolto un "in bocca al lupo", anche se si è naturalmente schierato a sostegno della candidatura del democratico Francesco Pigliaru. "Un uomo - ha spiegato Civati - che ha i meriti e le capacità per superare alcune divisioni nel Pd sardo e per proporre un'alternativa valida al centrodestra".  
Michela Murgia è sicuramente una candidata preparata e credibile, molto più credibile di una Santanché qualsiasi, anche se il piglio e la maggiore sicurezza della deputata berlusconiana ha cercato di mettere in scacco la semplicità e l’umiltà, della meno appariscente donna sarda che, per quanto seria e riservata, ha mostrato le unghie con grande determinazione. Spesso l’apparenza inganna, lo sappiamo bene, e nella realtà la sofisticata Santanché  della Sardegna conosce giusto la spiaggia di Porto Cervo e il Billionaire, non certo i suoi veri e pressanti problemi che angosciano da tempo i sardi!  

Michela Murgia non ha alzato mai la voce mentre guardava negli occhi il deputato azzurro con le mèche fatte di fresco e le diceva che: «della Sardegna Lei conosce appena una piccola porzione, perché la Sardegna non è solo la Costa Smeralda». Aggiungendo anche, mentre attaccava Cappellacci, che  «solo negli ultimi tre mesi la Sardegna ha perso 42mila posti di lavoro».
Man mano che il confronto andava avanti diventava sempre più aspro. Quando Michela Murgia definì l’attuale gestione Cappellacci: "cinque anni di governo in Sardegna senza trasparenza, con una gestione assolutamente personalistica degli organi istituzionali compresa questa campagna elettorale dove ci si fa pubblicità con il denaro dei sardi fingendo essere istituzionalizza", la Santanchè ha perso le staffe. All’incalzare della Murgia, che ormai aveva dato fuoco alle polveri, anche se con misurata calma serafica e un aplomb tutto isolano, la pitonessa a denti e labbra strette era proprio invelenita; numeri alla mano la scrittrice ha accusato la deputata berlusconiana di un chiaro "conflitto di interessi sardo": con due diverse delibere il governatore sardo e suo collega di partito Cappellacci aveva affidato, senza bando, alla sua concessionaria pubblicitaria Visibilia, pagine pubblicitarie sul quotidiano Il Giornale, con due commesse una da 136 mila euro e l'altra da 141,500 euro.

Apriti cielo. Punta sul vivo dalle accuse alla Visibilia di sua proprietà, la pasionaria di Berlusconi ha avuto una brutta caduta di stile. Nel tentativo di difendersi dalle accuse relative ai favoritismi messi in atto da Cappellacci nei confronti delle sue società, la Santanché ha testualmente così sbottato: "messi male i sardi poveretti!". La battuta, nella sua grave scorrettezza, rivelava chiaramente, come ha affermato anche la stessa Murgia su twitter, “l’idea che quelli come lei anno di noi sardi”. Aggiungendo: “Non siamo poveri né piccoli e stavolta decidiamo noi".

Lilli Gruber, con grande capacità, ha cercato di gestire l'aspro confronto che ha toccato diversi altri punti, tra cui quello dell’assenza, dalla competizione sarda, del movimento 5 stelle. I sondaggi recenti, che danno la Murgia in vantaggio rispetto ai candidati dei due grandi schieramenti, lo ipotizzano proprio perché Lei potrebbe catalizzare molti voti dei grillini.  Chissà come andrà a finire: il duello in salsa sarda della Pitonessa con la nostra Accabadora potrebbe, davvero, risultare poco digeribile e riservare delle sorprese! 
Probabilmente, come ho detto in altre riflessioni precedenti a questa, a vincere percentualmente sarà il partito del non voto: la fiducia dei sardi nei confronti dei partiti di governo è ormai ai minimi termini.
Io penso che sia sbagliato non andare a votare: è un altro atto di sudditanza, perché quelli che andranno alle urne, ligi agli ordini dei due grandi schieramenti, confermeranno lo status quo, ovvero nulla cambierà: il potere sarà sempre in mano a quelli che già lo detengono ed ai quali della Sardegna poco importa.
Chissà che questa volta i sardi non rinsaviscano!
Grazie dell’attenzione.

Mario

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