martedì, maggio 06, 2014

VUOI VIVERE PIU’ A LUNGO? ALLORA RIDI…DI GUSTO! IL POTERE BENEFICO DELLA RISATA.




Oristano 6 Maggio 2014
Cari amici,
che sorridere faccia bene anche all’umore è cosa nota. Conseguentemente ridere, anche a crepapelle, denota una giocosità interiore, una grande capacità di ironia, un’apertura mentale, un animo gentile, curioso, aperto e disponibile. Ora abbiamo appreso che ridere fa bene anche alla salute e non solo: ci fa pure dimagrire!
"Un sincero scoppio di risate dà benefici al corpo come un mini-allenamento aerobico", sostengono gli esperti. Il cuore batte più velocemente e aumenta il flusso sanguigno, il petto deve salire e scendere, i muscoli addominali devono lavorare sodo per tenere il passo, stringendo la pancia. L'ilarità richiede l'aiuto di almeno 15 muscoli facciali, rendendoli morbidi e dando alla pelle più luminosità. Insomma, "una risata non ci seppellirà, anzi ci allungherà la vita". 
Ridere fa bene, quindi, ma quanto bene? Tanto, più di quanto ci si possa immaginare, dicono gli esperti. Se riuscissimo a ridere almeno mezz’ora al giorno i benefici che il nostro organismo ne trarrebbe sarebbero tantissimi, a cominciare da cuore, polmoni e fegato. Ciononostante è stato calcolato che rispetto a qualche anno fa si ha la tendenza a ridere di meno; se prima, infatti, erano 15 i minuti di ilarità al giorno, oggi sono appena 5. La nostra società è in crisi, sotto tanti punti di vista, e le prime a farne le spese sono proprio le risate. Il medico indiano di Mumbay, Madan Kataria, si è accorto più di altri dell’importanza del ridere e nel 1995 ha fondato il Club “Lo Yoga della Risata”, che oggi conta nel mondo milioni di iscritti.
Lo Yoga della Risata (Hasyayoga), è una forma di yoga che fa uso della risata autoindotta. La risata è un fenomeno naturale, e non necessariamente implica la comicità o la commedia. Dall’idea del dottor Kataria, ha avuto origine in un parco pubblico, il 13 Marzo del 1995, il primo Club della Risata, utilizzando un minuscolo gruppo di membri attivi. Oggi si contano oltre 9.000 Club in 100 Paesi. Il Dottor Kataria ha illustrato in dettaglio questa pratica nel suo libro Ridere senza motivo. La risata non conosce barriere linguistiche, né confini nazionali, e accomuna uomini e donne al di là di ogni provenienza, cultura, religione o colore della pelle. Una “grassa” risata, di quelle fatte col cuore, è un’esperienza intensa, quanto mai gradevole, e si collega a un profondo senso di gioia che anche le parole più belle non potrebbero descrivere. Già gli antichi proverbi popolari in effetti hanno sempre affermato la validità degli effetti benefici della risata: “ridi che ti passa“, si è sempre detto, oppure che “ridere fa buon sangue“ e via di questo passo.
Il “Metodo Kataria” è una pratica che combina le tecniche di rilassamento e respirazione dello yoga classico con il ridere, come ha spiegato Laura Toffolo, fondatrice dell’Associazione Nazionale Yoga della Risata in Italia, in un’intervista al Corriere della Sera: “Le sessioni (sempre gratuite) cominciano con tecniche dolci di riscaldamento: stretching, vocalizzi e battiti ritmici delle mani (cantando ho-ho-ho, ha-ha-ha). Seguono gli esercizi di respirazione profonda per preparare i polmoni alla risata abbinando parole come ‘perdono’, ‘dimenticare’, ‘vivi e lascia vivere’.”
E non è finita con i benefici che la risata è in grado di darci: ridere fa anche dimagrire! La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori inglesi, secondo i quali ridendo per almeno un’ora al giorno per un anno intero si può addirittura perdere una taglia. Inoltre ridere fa bene al cuore, rassoda gli addominali e fa lavorare i muscoli del viso proprio come la ginnastica facciale. E non è ancora tutto: una sana risata agisce sul nostro cervello favorendo il rilascio delle endorfine, gli ormoni del benessere, che rafforzano il sistema immunitario e ci fanno sentire subito meglio.
Se associamo alle risate a crepapelle una sana alimentazione, sarà più facile tornare in forma, senza troppi sacrifici e con tanti benefici sia al fisico che all'umore! La risata fa spendere il 20% di calorie in più, perché mette in moto numerosi muscoli e aumenta la frequenza del battito cardiaco, con il risultato di bruciare dalle 10 alle 40 calorie. Senza contare i benefici al sistema immunitario, allevia il dolore e migliora le funzionalità cardiovascolari. Nell'ambito di uno stile di vita sano ed equilibrato almeno 15 minuti di risate al giorno possono contribuire a perdere circa due chili e mezzo in un anno.
Purtroppo, con l’avanzare dell’età, disimpariamo a ridere. Se un bambino in tenera età ride fino a 400 volte al giorno, un adulto in media arriva a mala pena a 15 risate. E pensare che ridere è una delle poche risorse a disposizione di tutti, ovunque e in qualsiasi momento. Che cosa succede quando ridiamo? Partendo dai dati scientifici più aggiornati, il professor Lee S. Berk, della facoltà di medicina all’università di Loma Linda (Los Angeles), è riuscito a dimostrare quante cose riesce ad innescare in noi una risata, ecco le più importanti:
stimola il sistema immunitario, riduce il rilascio di cortisolo e adrenalina, ormoni dello stress, favorisce l’eliminazione del colesterolo, riduce il rischio d’infarto, attiva la produzione di sostanze messaggere (i cosiddetti neurotrasmettitori) come il gamma interferone, che riduce fra l’altro la proliferazione delle cellule tumorali, ci protegge dalle allergie o ci aiuta a sopportarle meglio, provoca un massaggio intenso del diaframma e del plesso solare, facilitando cosí la digestione, rilassa i muscoli contratti e ci aiuta a respirare più in profondità, allena 80 muscoli diversi, di cui 18 solo nel volto, ringiovanisce, aumenta il consumo di ossigeno e quindi favorisce i processi di combustione nelle cellule, imprime una spinta vigorosa alla produzione degli ormoni della felicità (serotonina), migliora la nostra forma fisica, attenua il dolore, favorendo un maggiore rilascio di oppiacei endogeni, stimola tutto il metabolismo, il sistema cardiocircolatorio e quello linfatico, allevia la depressione, gli stati d’ansia e le inibizioni, concede una pausa meditativa al cervello (quando si ride non si pensa), ci trasmette un senso di liberazione, facendoci staccare dai problemi quotidiani.
In generale, inoltre, se impariamo a ridere di più anche della malasorte, anziché rimuginarci sopra, stimoliamo la nostra creatività e riusciamo a risolvere più facilmente i nostri problemi, anche quelli più impegnativi. Le risate ci rendono più sereni e in forma e, dettaglio non trascurabile, ci aiutano a ridurre l'impatto sulla linea delle leccornie a cui non sappiamo dire di no: ridendo per un'ora bruciamo 100 calorie, tante quante ve ne sono in un quadratino di cioccolata o in un pacchetto di patatine!
Cari amici, allora sorridiamo di più, ridiamo da soli, in casa, sul lavoro e con gli amici, sarà tutto a nostro favore: staremo così più sereni, restando in linea, migliorando il nostro stato fisico e mentale! Insomma, riusciremo a vedere sempre di più il bicchiere mezzo piano! Ridere è una medicina semplice, sana e non costa nulla! Inoltre, cosa di non poco conto, vivremo anche più a lungo!

Grazie amici, io sorrido…e rido anche a crepapelle e... Voi?

Mario

lunedì, maggio 05, 2014

CHI SI RICORDA DEL DIVO GIULIO? GIULIO ANDRETOTTI, PER OLTRE 60 ANNI PROTAGONISTA DELLA VITA POLITICA ITALIANA, E’ MORTO UN ANNO FA: IL 6 MAGGIO DEL 2013. I SEGRETI DELLA SUA LUNGA VITA POLITICA SONO ORA CUSTODITI DALL’ISTITUTO STURZO.



Oristano 5 Maggio 2014
Cari amici,
un anno fa, il 6 Maggio del 2013, moriva a 94 anni Giulio Andreotti. Credo che nessuno oggi in Italia, alla domanda “sai chi era Giulio Andreotti?”,  non sappia rispondere almeno che “era stato un uomo politico”. La sua figura, da sempre un po’ curva, ha attraversato per oltre 60 anni la scena politica italiana, fin dagli albori della nascita della Repubblica. La sua lunga storia ha qualcosa di romanzesco.
Giulio Andreotti  era nato a Roma il 14 Gennaio del 1919. Gracile di salute (i medici gli avevano dato pochi anni di vita), rimase precocemente orfano del padre e visse con la mamma ed una vecchissima zia, classe 1854. Frequentò il ginnasio al "Visconti" e il liceo al "Tasso", iscrivendosi poi alla facoltà di Giurisprudenza. Escluse la possibilità di iscriversi in medicina per ragioni economiche (non voleva gravare troppo sulla madre, che con la sua piccola pensione aveva già fatto miracoli per far crescere la famiglia, aiutata soltanto dalle borse di studio per gli orfani di guerra). Iscritto a Giurisprudenza, per mantenersi agli studi entrò a lavorare come avventizio nell'Amministrazione Finanziaria. Nel corso degli studi universitari, ragazzo attivo e appassionato di giornalismo, entrò a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana FUCI), che era l'unica associazione cattolica riconosciuta nelle università durante il fascismo. E’ in questo periodo che intraprese, quasi casualmente, la carriera politica. Fu De Gasperi ad introdurlo nella scena politica nazionale, candidandolo alle elezioni del 1946 per l'Assemblea costituente. Secondo un aneddoto molto diffuso ma probabilmente falso, i due si conobbero nella Biblioteca Vaticana dove De Gasperi si era rifugiato durante il fascismo (grazie alla extraterritorialità).
All'inizio degli anni quaranta il futuro papa Giovanni Battista Montini, già assistente ecclesiastico della Fuci e sostituto della segreteria di Stato, aveva notato il giovane Andreotti, intuendone le potenzialità, e fu Lui nel Maggio del 1947 ad esortare De Gasperi perché lo nominasse sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, lasciando di stucco un'intera schiera di vecchi volponi politici che ne affollavano l'anticamera. Catapultato giovanissimo nelle stanze dei bottoni, Andreotti divenne parte attiva del quarto governo De Gasperi, venendo poi eletto nel 1948 alla Camera dei deputati. Andreotti mantenne la carica di sottosegretario alla Presidenza in tutti i governi De Gasperi e successivamente anche del governo Pella, fino al gennaio 1954. In questa veste firmò alcuni importanti atti costitutivi della nuova Repubblica come il decreto che adottò l'Inno di Mameli quale inno nazionale. Seguirono altri innumerevoli incarichi, tanto che Andreotti fu presente in quasi tutti i governi della Prima Repubblica. Nel 1954 divenne per la prima volta ministro, guidando il Ministero degli Interni. A questo primo incarico di ministro ne seguiranno tantissimi altri nei più svariati dicasteri, sempre della massima importanza, e, a seguire, quello di Presidente del Consiglio: incarico che ricoprì la prima volta nel 1972.
Non voglio certo qui ripercorrere il suo lunghissimo excursus, non basterebbe questo post! Andreotti, politico longevissimo, sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta, è stato l'uomo di governo e di partito italiano più blasonato: sette volte alla guida dell'esecutivo e uno dei leader democristiani più votato dagli elettori. Non gli mancavano, però, nemici e detrattori: per loro era "Belzebù", circondato com’era da una fama di politico cinico e machiavellico, che lui stesso, in fondo, amava coltivare. "Nel 1919 sono nati il Ppi di Sturzo, il fascismo e io. Di tutti e tre sono rimasto solo io", si gloriava negli ultimi anni della sua lunga vita. Due massime rappresentano la sintesi perfetta del pensiero politico andreottiano e sono ormai diventate espressioni comuni: "il potere logora chi non ce l'ha" e "a pensare male si fa peccato ma di solito ci si indovina".
Politicamente rappresentava l'ala più conservatrice e clericale della Dc, i suoi avversari interni erano i fautori del centrosinistra, come Moro e Fanfani. Egli, però, conosceva perfettamente l’arte della mediazione. I leader della Dc avevano capito quale era la sua più grande dote: conciliare gli opposti, smussare gli angoli, digerire le difficoltà. Emblematico il suo rapporto con Craxi. Il leader socialista non lo vedeva di buon occhio e fu proprio lui, Bettino, a coniare il soprannome di Belzebù, considerato anche "la volpe che finirà in pellicceria". Ma non fu così. Andreotti successivamente riuscì addirittura a stringere un patto di ferro proprio con Craxi: erano gli anni del "C A F" (dalle iniziali di Craxi , Andreotti e Forlani), e l'opposizione di sinistra lo considerava come il peggio del peggio della politica italiana. Il film "Il Divo" di Sorrentino lo ha dipinto come un machiavellico stratega, carico di mille nebulose responsabilità e complicità. Lui, punto sul vivo, stava anche per rispondere con una querela, ma poi preferì lasciar correre: da vecchio saggio, da ”volpe furba e scaltra” e dall’alto della sua cinica saggezza, applicò il suo machiavellico pensiero sull’informazione: "una smentita è una notizia data due volte...". E da parte sua non ci fu nessuna reazione.

Dopo l’abbandono della scena politica attiva tanti furono gli attacchi che continuarono ad abbattersi ripetutamente su di lui. Lottò, sempre a viso aperto contro tutto e contro tutti: vincendo sempre i confronti, anche quando sembrava, fin dal primo momento, un perdente. 

Meticoloso fino al midollo si era nel tempo costruito un immenso archivio che nel 2007 donò alla fondazione Sturzo, che oggi lo amministra. Il Suo è un archivio enorme: quello di un uomo pubblico che più di ogni altro è riuscito a difendere il suo privato, in modo totale. Un archivio che oggi è un “mondo intero di notizie”, fatto di carte riservate e riservatissime e appunti scritti a mano, accanto ad altre carte diversissime, che raccontano l'uomo curioso e il collezionista maniacale: di vignette, di menù e perfino di pubblicità su di lui. Per adesso, però, questo immenso “mare magnum” è ancora tutto da navigare, tutto da scoprire! L’imponente archivio del “Divo Giulio”, lasciato in dote a studiosi e curiosi, prima di andarsene a 94 anni da questo mondo (era il 6 Maggio di un anno fa, pensate, quasi lo stesso giorno di Napoleone, che invece morì il 5 di Maggio…), riserverà certamente non poche sorprese.
Per la curiosità dei miei lettori aggiungo qualche dato su questo “mare magnum” di carte. Giacciono presso l'Istituto Sturzo circa 3.500 faldoni (buste in gergo), ordinati in armadi che scorrono su binari nel seminterrato di via delle Coppelle, a due passi dal Pantheon. Se quelle carte fossero messe tutte in fila, sarebbero lunghe più di 600 metri! Esse raccontano la parabola terrena del Divo Giulio: dalle foto dei genitori a quelle di Lui adolescente, dagli ultimi discorsi, alle carte giudiziarie e dei processi. Esso costituisce, di conseguenza, un po’ “la storia d'Italia”, dai primi anni '40 al 2010, passando per i congressi della Dc, il sequestro Moro, le battaglie pro e contro il divorzio, fino agli atti del Vaticano, compreso il dibattito sull'Europa unita. Finora solo 600 dei 3.500 faldoni sono stati inventariati (il 20% circa) e in parte digitalizzati.
Cari amici, ci vorranno ancora anni per catalogare tutti i documenti e, chissà, che nelle pieghe delle decine di migliaia di documenti, che con certosina pazienza verranno esaminati, non possa essere rintracciato qualcuno degli ipotizzati “segreti” di quel “Belzebù” di Craxiana memoria! Dubito però che Andreotti, prima di “donare” le sue memorie, con un autentico gioco di prestigio, abbia “fatto sparire” magicamente dal suo voluminoso archivio-capello, come per incanto, quei numerosi “conigli” che tutti affannosamente ancora cercano!
Grazie a tutti dell’attenzione.
Mario 


domenica, maggio 04, 2014

UDITE, UDITE: SAPETE COS’HA RILEVATO, IMPIETOSAMENTE, IL CENSIS? CHE IN ITALIA I 10 UOMINI PIU’ RICCHI POSSIEDONO QUANTO 500 MILA FAMIGLIE DI OPERAI!



Oristano 4 Maggio 2014
Cari amici,
le statistiche, come ben sappiamo sono impietose! Una delle più recenti, elaborata dal CENSIS, ha rilevato che i 10 “Paperoni” più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500.mila famiglie operaie messe insieme. Poca cosa, insomma! Non solo: poco meno di 2.mila italiani "i meno poveracci, insomma", membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo immenso: si spartiscono "una torta" molto golosa, da 169 miliardi di euro, senza contare gli immobili. Tradotto, sempre in termini statistici, significa che lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% del totale. Una vera e propria indagine sulla disuguaglianza sociale, quella del Censis, che brutalmente ribadisce il concetto che “i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri”!
Il divario sociale è incredibilmente in continuo aumento. Oggi, in piena crisi, il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio, mentre vent’anni fa era pari a circa 3 volte. Il patrimonio di un libero professionista è pari a 4,5 volte quello di un operaio (4 volte vent’anni fa). In aumento anche quello di un imprenditore: è pari a oltre 3 volte quello di un operaio, vent’anni fa era di 2,9 volte. Sono cifre, davvero, che fanno paura. In sostanza, dice il Censis, chi più aveva, più ha avuto. Addentriamoci ancora dentro le statistiche. Rispetto a dodici anni fa, il reddito annuo di una famiglia di operai è diminuito del 17,9%, quello degli impiegati del 12%, per gli imprenditori del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell’1,5%. Di conseguenza “la cinghia” si è stretta in modo molto disuguale (per alcuni proprio per niente): negli scorsi anni della crisi (tra il 2006 e il 2012), i consumi familiari annui degli operai si sono ridotti del 10,5%, quello degli impiegati del 4,5%, mentre i consumi dei dirigenti hanno registrato solo un -2,4%. In questa situazione - è l’allarme lanciato dall’istituto guidato da Giuseppe De Rita - è alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale, piuttosto che alla cultura dell’armonia e dello sviluppo, come presupposto per un maggiore benessere.
Ora staremo a vedere l’impatto che potranno avere gli 80 Euro in busta paga, che decorreranno proprio dal corrente mese di Maggio. Lo vedremo  dopo il 27 (il fatidico giorno di paga), alla “prima uscita” della busta paga "gonfiata" del bonus Irpef: come verranno impiegati gli 80 euro al mese dai 10 milioni di italiani che ne beneficeranno? Dipende, dice il Censis, se il bonus Irpef sarà permanente oppure una tantum. Nel primo caso, viene stimato un utilizzo pressoché totale del bonus, destinandolo ad incremento della spesa per i consumi, che in 8 mesi vedrebbe un aumento superiore a 3,1 miliardi di euro, il 15% in più rispetto al caso in cui il bonus non venisse confermato come permanente. Senza la garanzia del mantenimento per il futuro, almeno 5 milioni di beneficiari useranno il bonus per impieghi diversi dai consumi (risparmieranno, pagheranno debiti, ecc.), sottraendo ai consumi un ammontare di 3,3 miliardi di euro.
L’impietosa ricerca del Censis ha evidenziato, insomma, la disintegrazione sociale avvenuta negli ultimi anni: la scomparsa della classe media, da sempre indice del benessere di una società. La politica italiana dovrebbe, ora, cercare di porvi rimedio: operare in direzione di un “ricompattamento sociale”, mettendo in atto serie politiche che favoriscano appunto la classe media, la numericamente più consistente, e, soprattutto, quella maggiormente in grado di segnare un’inversione di tendenza nella contrazione in atto di spese e consumi. Di troppa austerity si può morire. Lo sanno bene gli italiani, che ora sono stufi di "tirare la cinghia". E che dire dell’immensa schiera di giovani che, giorno dopo giorno, sempre più delusi, nonostante preparazione e cultura, continuano a dipendere dai propri genitori?

A breve ci saranno le elezioni europee. Credo che dalle urne usciranno grandi sorprese. Mai come ora l’Unione Europea è stata in così serio pericolo. Forse a causa di una politica fortemente sbagliata: la mancanza di solidarietà tra nazioni, così come la troppo fretta nell’ammettere nazioni “non pronte” ad entrare, alla pari, nella competizione dei mercati molto più evoluti del loro. Anche la troppo fretta nell’introduzione dell’Euro, che ha devastato e impoverito, in alcuni casi, l’economia locale, ha accentuato la repulsione verso un’Unione che, almeno in apparenza, aiuta “i grandi” e continua ad impoverire i “piccoli”.
Se i tanti elettori, che continuano a vedere un’Europa dominata e diretta dalla Germania, manderanno a Strasburgo un gran numero di rappresentanti “euroscettici”, pronti a sfasciare un’Unione che appare più un danno che un guadagno, potrebbe succedere un terremoto. Sarebbe la fine di un sogno, quel grande sogno di Robert Schuman, che oltre 60 anni fa aveva concepito e messo in moto: una vera Unione Europea, grande Stato federale.
Cari amici, quando l’egoismo allontana la solidarietà, quando la cura del proprio orticello (come continua a fare la Germania) diventa un problema più importante della cura di tutto il vasto terreno seminato dagli altri (il resto d’Europa), la situazione non può durare: lo abbiamo visto anche recentemente nelle elezioni in Francia e nelle diverse richieste di referendum che sono state avviate per “uscire dall’Euro” e dall’Unione.

La storia, cari amici, dimostra che il popolo affamato è capace di tutto: anche di distruggere cose di cui, poi, si pentirà amaramente.
Grazie a tutti dell’attenzione.
Mario