martedì, marzo 04, 2014

IL MANDARINO E LE SUE PROPRIETA’ BENEFICHE: UN TOCCASANA CONTRO IL DIABETE, L’INFARTO, L’ICTUS E L’OBESITA’.



Oristano 4 Marzo 2014
Cari amici,
chissà quante volte abbiamo sbucciato e mangiato un mandarino, per dissetarci o a fine pasto, senza pensare alle sue tante proprietà salutari e terapeutiche. Se volessimo un po’ approfondire la sua conoscenza ci renderemo conto che esso è un vero e proprio toccasana contro i molti mali che ci affliggono, come diabete, infarto, ictus, obesità e così via. Ricco di componenti molto utili come la vitamina C, utilissima per combattere il raffreddore, per stimolare il metabolismo e combattere la stitichezza, possiede anche un discreto effetto conciliante del sonno, dato il suo contenuto in bromo; anche in cosmesi il mandarino risulta utile, per le meravigliose doti del suo olio, essenziale. Le sue proprietà vengono apprezzate soprattutto durante i mesi invernali ed autunnali: il mandarino, infatti, contribuisce all’irrobustimento delle difese immunitarie che in questo periodo dell’anno si indeboliscono notevolmente. I mesi in cui queste proprietà del mandarino sono migliori, grazie proprio alla maggiore maturazione del frutto, sono: gennaio, febbraio e marzo, quando questo gustoso frutto risulta ancora più buono. Vediamo meglio insieme le sue proprietà, partendo dalle sue origini.
Il Mandarino (Citrus Reticulata) è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Rutaceae, originario della Cina meridionale e del Laos. Caratterizzato da foglie piccole e aromatiche e da un’altezza che, a seconda della varietà, oscilla tra i due e i quattro metri, il mandarino produce dei frutti dal sapore zuccherino che hanno lo stesso nome della pianta. Questi hanno forma sferica, leggermente appiattita alla sommità. La buccia è di un arancione molto intenso e rugosa al tatto. La polpa è divisa in spicchi ed è molto succosa. I frutti delle piante della famiglia del ‘citrus’ (oltre al mandarino, arance, limoni, pompelmi e cedri), contengono l’80-90% di acqua, piccole quantità di zucchero, in prevalenza fruttosio, buone quantità di acidi organici, in particolare l’acido citrico, dosi discrete di sali minerali come il calcio, il potassio e lo zinco, sodio e magnesio, fosforo, zinco e manganese, oltre la vitamina C in grande quantità e alcune vitamine del gruppo B, la vitamina J, E, P e la vitamina A. Questi principi attivi mantengono la loro validità anche se vengono consumati sotto forma di spremute, facili da assorbire, dissetanti, ristoratrici e che, se bevute dopo un’attività fisica, reintegrano i sali minerali perduti fornendo energia fisica e mentale. Le calorie ingerite, infatti, sono uguali a quelle fornite dal frutto fresco (in media 35-50 per 100 ml di succo) e simile è l’apporto vitaminico e di sali minerali. Attenzione, però, è bene ricordarsi che la vitamina C è volatile, quindi, è meglio se la spremuta viene consumata appena preparata.
Nella famiglia del “citrus” il mandarino è originario della Cina e porta il nome che gli europei diedero agli alti funzionari cinesi ai tempi del Celeste Impero (mandarino significa consigliere saggio ed equilibrato) e ‘mandarina’ era la lingua nobile degli aristocratici dell’antica Cina. Il mandarino, inteso come frutto, forse si è meritato questo nome per le sue proprietà calmanti. Infatti, contiene bromo, un sedativo del sistema nervoso centrale, che, quindi, è utile la sera per conciliare il sonno. Questo frutto, però, ha un buon apporto di zuccheri (ben 72 calorie per 100 gr) e questa caratteristica lo rende un frutto di cui non abusare. E’ ricco anche di fibre (che sono molto utili in caso di stipsi intestinale), e la sua buccia contiene una sostanza antiossidante, il limonene, un olio essenziale utilizzato per produrre sciroppi e profumi. Frutto molto apprezzato, soprattutto dai bambini, in una sua varietà, il mandarancio, in particolare quello chiamato ‘clementina’, perché è privo di semi e molto dolce. Si tratta di una varietà creata ad hoc alla fine del secolo scorso dal frate Clemente (e da qui il nome clementina) fondendo le migliori qualità di arancia dolce e mandarino.
La polpa del mandarino, considerate le buone quantità di vitamina C e di vitamina P contenute, previene e cura il raffreddore, protegge le mucose e i capillari, contrasta la ritenzione idrica e favorisce la diuresi. Per chi soffre di cuore e di diabete, il mandarino è una manna dal cielo. A sostenerlo è una ricerca dell’Università del Western Ontario, in Canada: secondo gli studiosi nella buccia del tangerino, una varietà particolare di questo agrume, è presente una sostanza molto utile nella lotta contro il diabete e in grado anche di prevenire il rischio di infarto e ictus. Inoltre il mandarino aiuterebbe anche a tenere lontana l’obesità. I ricercatori sono arrivati a questo risultato dopo aver isolato e identificato una sostanza antiossidante contenuta nel mandarino, la nobitelina, un flavonoide che dà al frutto quel bel color arancio. Inoltre il limonene presente nella sua buccia aiuta a combattere i radicali liberi ed ostacola l’invecchiamento cellulare. Il mandarino contiene anche piccole quantità di acido folico, una sostanza molto utile alle donne in gravidanza per prevenire la comparsa della spina bifida.
Alle sue grandi proprietà alimentari il mandarino aggiunge ben altre proprietà per la nostra estetica: l’olio essenziale di mandarino, dal profumo fresco e agrumato, è considerato una vera e propria medicina naturale e viene largamente impiegato in profumeria e in erboristeria. L’olio essenziale di Mandarino viene estratto, con il metodo della spremitura a freddo, dalle scorze fresche del frutto. Grazie alla sua profumazione fruttata, delicata e rinfrescante, e alle sue innumerevoli proprietà benefiche, quest’olio può essere impiegato per la preparazione di numerosi rimedi naturali. Tra i suoi utilizzi più noti quello rilassante, per combattere gli stati ansiosi, la stitichezza le coliche gassose e l’aerofagia. Il corpo, sia quello femminile che quello maschile, traggono da quest’olio grandi vantaggi: ecco alcuni suggerimenti utili.
-Per un effetto detox e tonificante, massaggiare sul corpo un olio preparato mescolando 50 millilitri di olio di Mandorle dolci, 15 gocce di olio essenziale di Mandarino, 10 gocce di olio essenziale di Camomilla e 10 gocce di olio essenziale di Bergamotto;
-Per combattere la comparsa delle smagliature (o attenuarle una volta comparse) aggiungi 40 gocce di olio essenziale di Mandarino a 50 millilitri di olio di Mandorle dolci. Frizionare l’olio ottenuto due volte al giorno sulle zone interessate dalle smagliature. Seguendo la stessa procedura si possono anche minimizzare le cicatrici lasciate da piccole ferite, scottature e abrasioni;
-Per migliorare le pelli grasse e oleose l’olio di Mandarino possiede delle ottime proprietà astringenti: è un sebo regolatore naturale, non è aggressivo e non intacca il naturale PH della pelle. Può essere, quindi, usato da chi soffre di brufoli, acne, pelle grassa e oleosa semplicemente aggiungendone qualche gocce alla crema per il viso;
-Per inumidire la pelle ed effettuare dei massaggi rilassanti l’olio di mandarino è eccellente: utile anche strofinarlo sulle tempie contro il mal di testa e l’emicrania;
-Se non si riesce a dormire oppure si soffre di ansia, palpitazioni e forte stress può risultare utile diffondere negli ambienti l’olio essenziale di Mandarino. Per combattere stati di agitazione costanti, disturbi del sonno e stress si può mischiare in parti uguali olio essenziale di Mandarino e olio essenziale di Bergamotto, ideali per l’Aromaterapia fai-da-te.
E’ necessario, però, fare attenzione: non è consigliabile applicare l’olio essenziale di Mandarino puro sulla pelle perché potrebbe dare origine a irritazioni e far comparire discromie: ricordarsi di diluirlo sempre con un olio di base. Se si è utilizzato l’olio essenziale di Mandarino sulla pelle (anche se diluito), meglio non esporsi al sole, perché il Mandarino contiene sostante fototossiche che potrebbero scatenare spiacevoli reazioni alla luce solare. Tra gli oli che possono essere abbinati all’olio essenziale di Mandarino i migliori sono quelli di Neroli, Noce Moscata, Arancia, Geranio, Legno di Sandalo, Patchouli, Lime, Limone, Bergamotto, Cannella e Lavanda.
Il mandarino, oltre che consumato fresco e in spremuta, può essere anche conservato: ottime le marmellate ricavate da questo frutto. L’olio essenziale contenuto nella buccia, inoltre, è alla base della preparazione di un ottimo liquore, il mandarinetto, che oltre che buono di gusto è un ottimo digestivo.

Che dire, cari amici, d’ora in poi quando sbucciamo un mandarino, oltre che sentirne il profumo e gustarne il dolce sapore, pensiamo anche alle sue meravigliose qualità salutari: un frutto eccellente che il Buon Dio di ha messo a disposizione con grande generosità.
Grazie dell’attenzione.
Mario 

lunedì, marzo 03, 2014

LA FONDAZIONE “SA SARTIGLIA” GEMELLATA CON LA “SOCIETA’ CAVALLERESCA L’ALKA DI SINJ” IN CROAZIA. LA FIRMA DEL PROTOCOLLO OGGI 3 MARZO 2014 NELLA SALA GIUDICALE DEL PALAZZO DEGLI SCOLOPI.



Oristano 3 Marzo 2014
Cari amici,
dopo il gemellaggio con Ciutadella de Menorca, città delle Isole Baleari anch’essa titolare della famosa corsa all’anello “la Sortilla”, oggi i responsabili dell’evento SARTIGLIA hanno effettuato un altro importante gemellaggio: quello con la società cavalleresca “Alka di Sinj”, città della Croazia che fin dal 1715 gestisce l’importante torneo cavalleresco che si corre in ricordo della storica lotta del popolo croato contro i turchi.
La Croazia è stata a lungo dominata dai turchi che imponevano lingua, religione e costumi. Nella città di Sinj, secondo la tradizione, la forte invocazione fatta dagli abitanti alla Madonna di Sinj riuscì a bloccare l’avanzata di questi conquistatori nel 1715. Per la liberazione ottenuta per intercessione della Madonna la città fece nei Suoi confronti un voto di lealtà e di riconoscenza: in ricordo di quella storica data fu indetto il “torneo cavalleresco dell’Alka”, giostra equestre che si tiene ogni anno la prima domenica d’Agosto, proprio per far rivivere la gloriosa vittoria.

Anche la Croazia, quindi, ha una antica e gloriosa corsa equestre all’anello: Alka, infatti in lingua araba significa proprio anello. 
Simile alla nostra stella della Sartiglia l’Aika è composta da due cerchi concentrici in ferro, collegati insieme da tre bracci che dividono il cerchio in parti uguali. Questo trofeo, ricavato dalla staffa del cavallo sequestrato al Pascià turco “Celic”, è posto sul percorso di gara appeso ad un nastro che lo tiene sospeso a 3,32 metri d’altezza. Il punteggio per i cavalieri che infilzano l’Aika è così stabilito: il cerchio centrale piccolo vale tre punti, il campo superiore vale due punti, i due campi laterali valgono un solo punto.
Prima della gara un grande e solenne corteo precede i cavalieri: scudieri, fanteria armata di mazze di ferro, lo scudiere con lo scudo del comandante turco ed Edek, con le sue guide. Seguono quindi gli alkari che, cavalcando in doppia fila, sono preceduti dal portabandiera che sventola la bandiera della società cavalleresca dell’Alka che reca impressa l’effigie della Madonna di Sinj e il tricolore croato. Solo gli abitanti della città di Sinj possono “correre” alla giostra, e parteciparvi è considerato un vero e proprio privilegio. Numerosi i capi di Stato che negli anni hanno fatto onore e presenziato all’Alka. Tra i più importanti nel 1818 l’imperatore d’Austria Francesco II, nel 1838 il re di Sassonia, l’imperatore Francesco Giuseppe nel 1875 e nel 1996 Bill Clinton.
Gli Alkari, (i cavalieri) lanciati sul percorso di gara al galoppo tentano di cogliere l’Alka con una lancia di legno con la punta in ferro. Vince la giostra l’Alkar che in tre gare ottiene il maggior numero di punti e, in caso di equità, si procede ad uno spareggio. Il torneo dura tre giorni: inizia il Venerdì con “Bara”, prosegue il Sabato con “Coja” e si conclude la Domenica con “Alka”. Al torneo possono partecipare normalmente 11 Alkar, al massimo 15; solo eccezionalmente ne sono stati ammessi 17. Esso indossano l’originale uniforme del Settecento, e anche i cavalli sono riccamente decorati. Sull’uniforme portano la spada sul fianco sinistro e gareggiano con la lancia.
Questa storica corsa all’anello è ritenuta una delle più importanti giostre equestri d’Europa, tanto che l’UNESCO ha dichiarato l’Alka Patrimonio Immateriale dell’Umanità. L’anno prossimo, nel 2015, verrà festeggiato il 300° anniversario e sarà festa grande. Oggi durante il gemellaggio i rappresentanti dell’Alka hanno invitato il Sindaco di Oristano, Presidente della Fondazione Sa Sartiglia,  e tutta la città a partecipare a questo importante appuntamento che rappresenta anche un grande evento culturale non solo per gli abitanti della Croazia  ma per tutti i popoli liberi, che uniti dalla fratellanza cercano, insieme, anche di scordare gli odi de passato e vivere in pace e serena allegria.
Cari amici, la Sartiglia non smette mai di sorprenderci. Anche il gemellaggio di oggi rappresenta un anello di congiunzione con altri popoli, con un passato ugualmente glorioso e degno di essere ricordato. L’oggi va vissuto anche attraverso i ricordi del passato, stringendo la mano anche al nemico di ieri, come hanno fatto i Croati che recentemente hanno invitato all’Alka anche i rappresentanti del popolo turco.
Un futuro di pace, se davvero lo si desidera, potrà arrivare solo con l’amicizia, la fratellanza, la tolleranza e il rispetto tra tutti i popoli della terra.
Grazie dell’attenzione.
Mario

domenica, marzo 02, 2014

LARGO AI LAICI! COME PAPA FRANCESCO HA RIVOLUZIONATO IL “POPOLO DI DIO”. A LEGGERE CON ATTENZIONE LA SUA”EVANGELII GAUDIUM”….



Oristano, 2 Marzo 2014
Cari amici,
Che Francesco non fosse un Papa qualunque l’immensa folla radunata in Piazza S. Pietro il 13 Marzo del 2013, giorno della Sua elezione al soglio di Pietro, lo capì subito, dalle prime parole pronunciate. “Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell'accoglienza.”, queste le sue prime parole rivolte alla folla che lo attendeva. Un’abissale differenza di stile, rispetto ai suoi predecessori, che in poco tempo avrebbe modificato in modo straordinario una struttura da sempre poco incline e disponibile ai cambiamenti, soprattutto repentini, ed alla modernizzazione.
La struttura vaticana ha iniziato subito a tremare: un Papa che viaggia in autobus, che continua ad occupare l’appartamento a Santa Marta, e che ritirando il bagaglio personalmente, paga il “conto” della permanenza, è un Papa di grande diversità! Un Papa comune “alla mano”, la gente ha subito pensato, non un Papa Re. Chi segue quotidianamente le sue mosse ha già visto incredibilii cambiamenti anche nella struttura interna: cambi ai dicasteri, riforma dello IOR, esortazioni, a partire dai cardinali e dai vescovi, ad farsi “pastori” senza timore di sporcarsi le mani e senza temere “l’odore delle pecore”.
Nella Sua recente lettera “Evangelii Gaudium” ha messo in chiaro che il “popolo di Dio” non deve essere un gregge passivo, governato dai pastori della Chiesa, ma che gli appartenenti laici al popolo cristiano hanno una funzione ben più strutturata e complessa: essi sono compartecipi delle azioni da svolgere, affiancando senza timore i Ministri ordinati, cioè i vescovi ed i sacerdoti. In poche parole evangelizzare non è compito solo dei Ministri, che sono una sparuta minoranza, ma di tutti gli appartenenti alla Comunità Cristiana. Papa Francesco vede una Chiesa con un forte impegno dei laici, capaci di affiancare senza remore Vescovi e Sacerdoti.
Se finora i laici sono rimasti estranei alla conduzione della Comunità Cristiana questo può aver avuto due motivi: o i laici non si sono ritenuti abbastanza “formati” per assumere importanti responsabilità di conduzione, oppure “non hanno trovato spazio” nella loro Chiesa a causa di un eccessivo clericalismo, che li ha relegati ai margini. Quest’ultimo caso è, forse, il più frequente. Spesso il Papa non ha lesinato critiche al clericalismo imperante, che Lui cerca in tutti i modi di stroncare e combattere.

Il nostro arcivescovo di Oristano S.E. Mons. Ignazio Sanna, intervistato da Alessandro Porcheddu de L’Unione Sarda, è apparso in sintonia ed in perfetta linea con Papa Francesco e alla domanda del cronista sul clericalismo ha così commentato: “Il clericalismo è una patologia difficile da curare, perché i malati non ammettono di esserlo. Cominciamo a curare la malattia correggendo la terminologia in uso per il rapporto prete-parrocchia: non si deve dire che il parroco prende possesso della parrocchia, ma piuttosto che il parroco inizia il suo servizio da pastore del popolo della Comunità parrocchiale.” Alla successiva domanda se il male della Chiesa fosse il clericalismo, Mons. Sanna ha risposto che il clericalismo fa male ai preti ma anche ai laici che ne favoriscono l’esercizio.  
“Il laico deve aiutare il prete ad “essere” prete e non a fare il prete”, ha affermato Mons. Sanna, aggiungendo che “il primo vero rinnovamento della Parrocchia consiste nel passaggio dalla responsabilità di un solo soggetto, il parroco, alla corresponsabilità dell’intera Comunità”.
L’arcivescovo Mons. Sanna lo scorso 24 Novembre ha avviato in Oristano un “Sinodo Diocesano” dal tema “La Parrocchia, Chiesa tra la gente”. E’ un primo passo per un maggior coinvolgimento dei laici nella struttura ecclesiale, una nuova e più responsabile collocazione nella Chiesa che Papa Bergoglio vorrebbe. La Chiesa, anche a seguito del calo delle vocazioni ha bisogno di laici consapevoli ed impegnati, che comprendano e facciano comprendere che è necessario acquisire un nuovo modo di essere Chiesa, un modo aperto e franco, un ritorno alle origini, quando il Vangelo lo si predicava per strada e tutti, seguendo gli apostoli, li imitavano e predicavano a loro volta, accrescendo il gregge dei fedeli.
La Chiesa di Papa Francesco è una “Chiesa Nuova”, più aperta, libera e consapevole, che vuole ritrovare la sua linfa proprio attingendo al passato, da quell’unico vero annuncio di salvezza portato dal Vangelo e da Cristo, Dio tra gli uomini, che ha versato il Suo sangue per la nostra salvezza.
Grazie cari amici della Vostra attenzione.
Mario

sabato, marzo 01, 2014

IL “DIRITTO DI SIGNORAGGIO”. MA QUESTA STRANA PAROLA, CHE RIPORTA A SECOLI ADDIETRO, COSA SIGNIFICA NEL MERCATO GLOBALE DELLA MODERNA ECONOMIA? 2^ PARTE, L’EVOLUZIONE NEL MERCATO ATTUALE.



Oristano 1 Marzo 2014
Cari amici,
la scomparsa della nostra moneta, la nostra amata Lira, dal mercato delle valute, sostituita dall’introduzione dell’Euro, ha completamente cambiato le regole che prima la governavano. La prima, la più importante, la facoltà (meglio dire il potere) di stampare la quantità necessaria ai bisogni della nazione. Diritto che consisteva nella facoltà di immettere sul mercato, tempo per tempo, le quantità ritenute consone od opportune, in relazione ai bisogni. Con l’introduzione dell’Euro, “moneta unica” per i Paesi dell’area della Comunità Europea, si è sottratta agli Stati una “leva importante” per il regolamento dei flussi monetari sia interni  che esteri, delegando il precedente potere di emissione ad una Banca Centrale Comunitaria, che, però, non rappresenta uno Stato, ma un’associazione di Stati che continuano a mantenere la loro sovranità! E’ economicamente impensabile che in presenza di Stati autonomi, ognuno con proprie autonome politiche fiscali e finanziarie, questi non possiedano la leva del controllo dell’emissione della moneta. Manca uno strumento basilare di regolamentazione che, delegato ad altri, addirittura ad un organismo (in questo caso la BCE) che non ha potere, rango o sovranità di Stato, può creare disparità incredibili tra Stato e Stato.
L’Europa, questa sovrastruttura che “unisce virtualmente” Stati rimasti sovrani, è un organismo che sotto certi aspetti non è facile definire: non è uno stato federale,  nonostante ne possieda alcune caratteristiche (l’unione monetaria e la libera circolazione derivante dagli accordi di Schengen) ma una confederazione di stati, ognuno dei quali ha mantenuto la propria sovranità. In questo “ibrido”, che non riesce a trasformarsi in uno Stato vero e proprio, è difficile, per ogni singolo stato, avere un’unica moneta, governata da un’istituzione esterna!
Oggi nei Paesi dell'area Euro, il reddito da signoraggio non è scomparso ma continua ad esistere. Esso viene incassato dai governi dei paesi membri per il conio delle monete metalliche, e dalla Banca centrale europea (BCE) per la stampa delle banconote, che emette in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle varie banche centrali nazionali in ragione della rispettiva quota di partecipazione (per la Banca d'Italia, ad esempio, questa quota è pari al 12,5%). I singoli governi nazionali provvedono in seguito a prelevare gran parte di tali redditi dalle banche centrali tramite il prelievo fiscale. In taluni casi, come per la Bank of England, essendo la banca centrale completamente di proprietà statale, il reddito derivato dall'emissione delle banconote viene incamerato interamente dal governo. Tuttavia, anche nei casi di banche centrali non completamente di proprietà statale (come la Banca d'Italia), la gran parte degli utili prodotti viene versata allo Stato. Mentre nel caso delle monete metalliche il reddito consiste nella differenza tra il valore nominale delle monete metalliche emesse e il costo per produrle, nel caso dell'emissione di monete non metalliche il reddito consiste negli interessi maturati sui titoli acquistati a fronte dell'emissione di moneta. Tali redditi, incamerati dalla banca centrale, servono a pagarne i costi e le imposte sull'emissione di moneta. Il reddito da signoraggio viene in gran parte incamerato dal governo che ha concesso alla banca centrale il diritto di emettere base monetaria in condizioni di monopolio.
Il signoraggio è stato nel tempo oggetto di mille critiche, perché per molti non è facile da comprendere e per tanti è considerata una truffa ai danni del cittadino. Non poche le teorie che considerano il signoraggio una specie di tassa occulta, una specie di “complotto” costruito tra banche centrali e banche ordinarie ai danni dei cittadini-clienti. Teorie diffuse attraverso libri, blog e siti web. Secondo queste tesi, il signoraggio sarebbe riscosso dalle banche centrali e non dal governo, mentre l'emissione di moneta da parte delle banche centrali sarebbe svolta per favorire "banchieri" e "poteri forti", a discapito dei cittadini. Secondo alcune di queste tesi, il governo dovrebbe abbattere il debito pubblico con l'emissione sovrana di moneta, mentre una simile ipotesi trascinerebbe il sistema economico in una spirale iperinflazionistica, portandolo in breve al collasso. Tali tesi, propagate non da economisti né da esperti, non trovano conferma in nessun manuale divulgativo o specialistico di economia. Esistono, sulla rete Internet, diversi siti che si sono spesi per spiegare il concetto di signoraggio e per smentire dette teorie, mettendone in luce la natura mistificatoria.
Cari amici, come per tante altre cose la verità stà sempre “nel mezzo”. Tra signoraggio primario (quello di cui abbiamo parlato finora) e signoraggio secondario (quello che gli istituti di credito sviluppano “creando” fidi che moltiplicano il volume del denaro circolante), una cosa è certa: l’assenza, per ogni nazione, della leva del controllo della moneta (passata alla BCE) è una carenza molto pericolosa. E’ tempo che i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, entità che per mille ragioni (in primis quelle campanilistiche, per cui nessuno degli stati membri vuole rinunciare a non essere più “sovrano” per diventare un “pezzo di uno Stato Federale) non riesce a completare il suo percorso iniziato oltre 60 anni fa, si decidano a porre termine al percorso intrapreso. Nella situazione attuale la moneta unica, l’Euro, è diventato più un problema che un vantaggio. Perso il governo della moneta, leva assolutamente necessaria per il buon funzionamento di uno stato, le ipotesi sul tappeto sono solo due: o completare in tempi ragionevoli la trasformazione dell’Unione Europea in uno Stato Federale vero (come gli Stati Uniti d’America), o interrompere il percorso, mantenendo la semplice unione economica iniziale, come gli euroscettici già da tempo predicano.
I percorsi a metà, l’esperienza insegna, non sono ne carne e ne pesce e, se durano a lungo, fanno più danno che guadagno. Inoltre certi passaggi (come quello di aver anticipato la nascita della moneta unica prima della conclusione dell’Unione Politica) sono stati prematuri: l’Europea Stato Federale,  oltre l’Unione monetaria e la libera circolazione al suo interno, dovrà avere una Costituzione, un unico esercito, una politica estera unica, un’unica politica fiscale, economica e finanziaria, oltre che un unico bilancio di “Stato”, con un unico PIL e un unico debito sovrano! Se i gradini del percorso fossero stati diversi, forse, non avremmo avuto i problemi di oggi, sia come Unione Europea che come singoli Stati. Perché solo uno Stato vero è in grado di muoversi senza veti o vincoli: incrementare l’occupazione, aiutare i settori in difficoltà, incentivare l’istruzione, ridurre i carichi fiscali, eliminare l’evasione e creare i presupposti per una crescita globale comune. Solo in questo modo, governando saggiamente la moneta, all’interno di un’unica politica commerciale e finanziaria, può realizzarsi il concreto sviluppo di un territorio,
L’Europa di oggi è un gigante senza testa, un “Non-Stato”, dove i rappresentanti degli egoistici Stati membri lottano per raggiungere non l’interesse comune ma quello parziale, relativo al proprio stato. Con questi presupposti l’Europa Stato Federale non vedrà mai la luce!
Grazie dell’attenzione.
Mario