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mercoledì, maggio 13, 2015

IL VIZIO TUTTO ITALIANO DI FARE LE PENTOLE SENZA I COPERCHI. L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE NE È UN ESEMPIO ECLATANTE: 9 MILA EX DIPENDENTI-FANTASMA NUOVI "ESODATI"?



Oristano 13 Maggio 2015
Cari amici,
un vecchio proverbio abbastanza pungente ricordava che “il diavolo fa le pentole Ma-non i coperchi”! Uso questa metafora per riflettere con Voi oggi si un tema che sta diventando ogni giorno più spinoso e che qualcuno comincia a paragonare a quel “pasticciaccio brutto” degli esodati di marca Fornero.
L’approvazione della legge dell’Aprile 2014, che abolendo questo Ente intermedio ha “virtualmente” trasferisce a Comuni e Regioni le precedenti competenze,  credo che abbia operato come il diavolo della precedente battuta proverbiale: dimenticando, dopo aver fabbricato la pentola, che era necessario pure il coperchio, accessorio certamente indispensabile. Ma veniamo ai fatti.
Allo stato attuale i servizi svolti dalle Amministrazioni Provinciali sono espletati da circa 20.000 (ventimila) dipendenti. Una volto sciolto e abolito l’Ente cosa faranno? Prenderanno lo stipendio per girarsi i pollici? O finiranno in mobilità per poi essere licenziati nel giro di due anni? I sindacati sono già sul piede di guerra e chiedono il varo di un provvedimento concreto per tutelare i dipendenti. 
La soluzione, a parole, l’ha assicurata il Consiglio dei Ministri. «Garantiremo una collocazione a tutti i lavoratori delle Province - assicura il Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia - L'obiettivo è garantire un lavoro a ognuno di loro vicino casa».
Ma, presto, dalle parole bisognerà passare ai fatti. Nelle Province, Enti ormai aboliti, risultano presenti esuberi in alcuni casi del 50 per cento (come a Padova, Treviso, Rovigo, Verona) in altri del 30 (Milano, Torino, Palermo): che faranno questi lavoratori? Le promesse della Madia non convincono i sindacati che già proclamano agitazioni e scioperi. Che cosa succederà realmente? 
La legge Delrio, è vero, prevede il riassorbimento di una parte del personale da parte dello Stato, per esempio l'agenzia delle Entrate, o da parte delle Regioni e dei Comuni, ma i numeri non sono semplici da far quadrare: parliamo di oltre 20.000 lavoratori, che dovranno cambiare casacca e mansioni. Di questi 8.000 potrebbero lavorare nei Centri per l'impiego e verranno ricollocati nello Stato. Ne restano altri 12.000, anche se di questi circa 3.000 sono in prossimità di pensione. Quindi il problema reale si porrebbe per gli altri 9.000 dipendenti che, messi in mobilità, dovranno trovare una collocazione entro i prossimi due anni o verranno messi fuori servizio, conservando però l'80 per cento dello stipendio. In alternativa si potrebbe pensare ad un posto di lavoro part-time.
La così detta Legge Delrio prevede che le funzioni svolte in precedenza dalle Province vengono trasferite alle Regioni o alle Aree Metropolitane. Molti governatori però hanno già detto no sia all'assorbimento del personale sia a quello delle competenze. La Madia, cercando di fare il pompiere,  getta acqua sul fuoco, spiegando che «non ci sono pasticci tra la legge di Stabilità e la legge Delrio» come invece sostengono i sindacati. «Abbiamo bloccato tutte le assunzioni - afferma la Madia - Proprio per dare priorità insieme ai vincitori di concorso non assunti alla mobilità delle Province». Insomma le Regioni non devono assumere altri lavoratori ma ricollocare gli ex dipendenti delle Province accollandosi anche le spese delle nuove competenze. Problema, in periodo di Spending Review, non facile da risolvere!
In Sardegna, regione autonoma, la strategia della Giunta è ancora poco chiara. Dopo l’abolizione forzata delle province elettive decisa dalla legge Delrio, la Giunta regionale, per adeguarsi alla riforma, ha presentato una proposta di legge, ancora in discussione in Consiglio. Le vecchie province dovrebbero diventare Enti di secondo livello, per cui non è prevista l’elezione diretta da parte dei cittadini. Il Presidente sarà eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni e delle “nuove Province non elettive”. A questi Enti, infatti, resteranno la gestione dell’edilizia scolastica e la pianificazione in tema di trasporti, mobilità e ambiente. Le altre competenze, invece, passerebbero ai Comuni del territorio ed alla Regione. A parole sembra tutto semplice, ma nei fatti? Per ora, chi può, cerca di trovare il necessario "sponsor", per trovarsi una nuova, dignitosa collocazione.
Dopo aver riepilogato i fatti, credo che lo spinoso argomento meriti una seria riflessione, soprattutto per le modalità con cui questi cambiamenti (che sotto certi aspetti potrebbero essere definiti epocali) vengono portati avanti, in particolare sulla pelle dei lavoratori. Accennavo prima ai disastri causati dalla Legge Fornero che è riuscita a creare una situazione paradossale che, ai “ghigliottinati” del  posto di lavoro, ha fatto attribuire il brutto termine di esodati. Questo sicuramente perché si affrontano i problemi esaminandoli in superficie, senza “calarsi  a fondo” nella loro vera capacità dirompente, e, sopratutto, sulle conseguenze, dirette e indirette, che ne scaturiscono. Oggi potrebbe succedere qualcosa di simile anche all'esercito di migliaia di ex dipendenti provinciali: una pattuglia di circa 9.000 “fantasmi”! Sarebbe il caso di evitare di far percorrere a loro il doloroso calvario degli esodati.
Cari amici, il riordino della struttura periferica dello Stato, in particolare quello delle Province, pare a molti che si stia portando avanti con una certa dose di “schizofrenia normativa” che, anziché stabilire provvedimenti a lungo ponderati, si muove mettendo spesso il “carro davanti ai buoi”. La risultante di tutto questo è che oggi regna un caos indescrivibile: incertezza su funzioni, servizi e personale. Quando si tratta di introdurre nuove strutture, questo è il mio pensiero, è necessario ponderare a lungo i modi e le conseguenze che la modifica di quelle precedenti, considerate vecchie o obsolete, può creare: altrimenti le “nuove” potrebbero, anzichè portare miglioramento, risultare anche peggiori di quelle abolite!
Innovare amici miei, è come potare un albero: ci vuole capacità e perizia, altrimenti, se sbagli potatura, corri il rischio che anziché dare più frutti, l’albero appassisca, con la conseguenza di perdere, come dice un antico proverbio, sacco e sale!
Ciao, a domani.
Mario

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