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domenica, febbraio 19, 2012

ESSERE CRISTIANI NEL TERZO MILLENNIO: GLI ASPETTI SOCIO-RELIGIOSI NELLA DIOCESI DI ORISTANO.



Oristano 19 Febbraio 2012

Cari amici,
ieri, Sabato 18 Febbraio, ho partecipato all'annuale incontro con la Stampa che S.E. Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo Metropolita di Oristano, ha tenuto con gli operatori dell'informazione della Provincia che aveva, come ordine del giorno, un argomento di indubbio interesse: “La situazione socio-religiosa della Diocesi”.

Essere Cristiani oggi, insomma, al tempo della Globalizzazione: tra Fede Professata, Fede Celebrata e Fede Testimoniata, questo, in sintesi, il tema centrale dell’incontro tra S.E. Mons. Ignazio Sanna ed i giornalisti e gli operatori della comunicazione, attivi nella Diocesi e nella Provincia di Oristano.

L’annuale incontro con la Stampa, che quest’anno aveva per tema “La situazione socio-religiosa della Diocesi” ed il consuntivo della Sua Visita Pastorale in tutte le strutture dell’Arcidiocesi Arborense, ha avuto una nutrita partecipazione. All’incontro, tenutosi anche quest’anno presso il Seminario Arcivescovile, hanno partecipato: il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna Filippo Maria Peretti; Mario Girau, responsabile regionale dell’UCSI, Emilio Firinu, responsabile diocesano, Francesco Birocchi, giornalista della Rai Sardegna e numerosi rappresentanti delle diverse testate giornalistiche regionali, oltre che delle TV locali, radio e Web Communication.

I lavori sono stati aperti con l’esposizione dei risultati della Sua Visita pastorale, indetta alla fine del 2008 ed iniziata nel Gennaio del 2009. Tre anni “itineranti”, conclusi a Novembre del 2011, e che hanno consentito al nostro Arcivescovo di fare una “lucida riflessione”, che ha messo in evidenza luci e ombre, di una Diocesi di circa 150 mila abitanti distribuiti in 85 Parrocchie.

Le visite, effettuate in profondità e con rigore, dedicando circa tre giornate per Parrocchia, Gli hanno consentito di scoprire i vari aspetti di “come viene vissuta in loco” la Fede nel popolo cristiano di appartenenza, partendo dagli aspetti esteriori fino a toccare quelli più intimi, quelli che si celano nel profondo della coscienza di ogni uomo che si professa credente in Cristo.


I risultati sono stati molto molto interessanti, pur se discontinui ed a volte contradditori. L’Arcivescovo ha affermato con convinzione che, in estrema sintesi, la Comunità diocesana visitata risulta “ricca di passato ma povera di futuro”. Nel tempo, certi buoni comportamenti si sono sfilacciati fino a scomparire. La pratica religiosa è fortemente diminuita e la nostalgia del passato, fatta di ricordi di feste liturgiche celebrate con molta solennità, di associazioni molto numerose e partecipate, di Chiese e aule scolastiche piene di voci e di canti religiosi, torna prepotentemente a farsi sentire.

Tutto questo induce l’Arcivescovo a sostenere che “…La nostra Comunità ha bisogno di ritrovare coraggio e motivazioni per conservare il passato, creando futuro…”.

Quali i rimedi, le strade da percorrere? Mons Sanna, partendo dagli impegni presi nell’indire la visita pastorale, quelli di incentivare nel Suo popolo cristiano il “ vivere una Chiesa dal volto familiare, una Chiesa guidata dallo Spirito, una Chiesa libera”, ritiene che sia necessario ritrovare la fiducia; ricominciare proprio “vincendo la rassegnazione e ritrovando ragioni e motivazioni di ottimismo realistico”. “Senza entusiasmo per il proprio lavoro e la propria missione non si va da nessuna parte”, sostiene l’Arcivescovo.

Va sicuramente potenziata la formazione degli animatori liturgici e degli animatori parrocchiali. Così come vanno potenziati soprattutto i consigli pastorali parrocchiali e quelli degli affari economici, ormai presenti in quasi tutte le parrocchie, perché gli organismi di partecipazione favoriscono il senso di corresponsabilità. Vanno promosse, inoltre, nuove forme di collaborazione inter-parrocchiale, specialmente nell’organizzazione della pratica dei sacramenti, della pastorale giovanile, della formazione dei catechisti. Una cura particolare va prestata alla formazione dei ministranti e, se possibile, dell’ACR. Se vogliamo creare futuro, bisogna cominciare dai bambini. Va curata la catechesi degli adulti e non solo quella per la preparazione a ricevere i sacramenti. Vanno individuati modi e iniziative per interessare i ragazzi del post cresima ed accompagnare le giovani coppie del post matrimonio.

L’Arcivescovo Mons. Sanna ha successivamente analizzato la situazione socio-religiosa della Diocesi, distinguendo tra Fede professata, Fede celebrata e Fede testimoniata.

In una Diocesi abbastanza vasta, la cui popolazione religiosa è seguita da 85 Parrocchie, circa la “fede professata”, quella che ci dice “perché crediamo”, si è potuto constatare che c’è uno scollamento tra il credere in Cristo e il credere nella Chiesa, a netto vantaggio del primo: il gradimento verso la struttura “Chiesa” è molto più basso. Circa la “Fede celebrata”, ovvero l’applicazione della pratica religiosa, circa un terzo dei fedeli partecipa regolarmente alla messa, oltre la metà non partecipa mai o raramente. Anche il sacramento della riconciliazione è poco praticato: circa due terzi non vi ricorrono che raramente. Infine, circa la “fede testimoniata”, ovvero il rapporto che il fedele ha con l’istituzione “Chiesa”, le critiche non mancano. Non solo per gli aspetti di natura economica ma anche di natura politica e amministrativa. In quest’ultimo caso si è critici verso una sentita forte centralità e la mancanza o carenza di collegialità.

Analizzando la dimensione della “credenza”, solo il 30% dei fedeli crede negli insegnamenti della chiesa senza riserve: due su dieci avanzano delle riserve e più di un terzo prende apertamente le distanze da molti insegnamenti della Chiesa. In definitiva, il rapporto tra orientamenti e comportamenti etici delle persone, da un lato, e le indicazioni date dal magistero della Chiesa, dall’altro, evidenzia un forte scollamento. Un ambito che evidenzia in modo ancor più marcato lo scollamento tra vertice e base della Chiesa, è il processo di soggettivizzazione dell’etica familiare e sociale: più di sette persone su dieci (otto tra i giovani) ritengono ammissibili i rapporti sessuali senza essere sposati, il divorzio e la libera convivenza. La percentuale supera di molto quella rilevata nel 1995 a livello nazionale. Anche l’omosessualità, se pur in minor misura, è ritenuta ammissibile da una quota elevata del campione (44% in media e 53% nei giovani). Più della metà è favorevole all’aborto anche in casi in cui la donna non corre pericolo di vita. L’eutanasia è ammessa dal 30% degli intervistati.

Nella Sua lucida analisi Mons Sanna cosi definisce questo fenomeno: “D’altra parte non si può ignorare il fatto che il processo di “personalizzazione” del fenomeno religioso sta cambiando profondamente il rapporto “individuo-Chiesa-Dio”. Può essere l’esito di una scarsa formazione e scarsa incidenza della religione nella vita dei fedeli ma anche un segnale di nuove tendenze nel mondo religioso, cioè di un “riorientamento” nelle forme di religiosità. Sicuramente non bisogna ignorare il fatto che la nostra società esalta la soggettività e la libertà dell’individuo in tutti gli ambiti della vita. Non è possibile, quindi, che la religione possa sfuggire a questo processo…”.

Nonostante tutto, però, ha sostenuto con convinzione Mons. Sanna, la domanda religiosa è ancora alta, pure se non sempre accompagnata da una vita sacramentale e da una giusta e convinta professione delle verità della fede”.

Nel corso del dibattito successivo alla dotta esposizione, si è posto in evidenza proprio il fatto che manca, nel popolo dei credenti una costante formazione ed aggiornamento. Dopo la cresima, come ha sostenuto Mons. Sanna, il soggetto che ha ricevuto la cresima ritiene la sua formazione ormai completata, e quindi esaurito anche il dovere di partecipare alla messa ed ai sacramenti. Questo fatto la ha potuto constatare personalmente in uno dei colloqui che giornalmente intrattiene con tanti amici su Facebook.

Formazione, quindi, da portare avanti con convinzione e determinazione.

In chiusura dell’incontro, con i ringraziamenti di tutti i partecipanti, Mons. Sanna ha ricevuto da Mario Girau, responsabile dell'UCSI regionale, la pergamena che attestava la nomina di S.E. Mons. Sanna, a Socio dell' Unione della Stampa Cattolica Italiana.

Un gran bel convegno a cui ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare. Mentre ascoltavo con interesse ed attenzione la dotta relazione di Mons. Sanna, che è anche Priore della Delegazione dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui faccio parte e che guido in qualità di Delegato, mi è venuto spontaneo un accostamento con un’altra associazione “di servizio” a cui appartengo. In questa si attesta che si è buoni appartenenti sei si è:

“ FORMATI, INFORMATI E COINVOLTI”.

Parole, credo, che si adattano facilmente anche alla “formazione” del buon cristiano. Se la Chiesa, dopo aver inculcato il valore della fede, inizialmente attraverso il battesimo e successivamente con l’istruzione e la preparazione alla cresima, applicasse anche dopo il metodo dell’informazione e formazione continua, il pericolo di disaffezione, ne sono convinto, sarebbe calato notevolmente. Perché l’una e l’altra, la formazione e l’informazione, creano i giusti presupposti per un coinvolgimento pieno e convinto. Insomma credo che anche un buon cristiano debba essere sempre:

FORMATO, INFORMATO E COINVOLTO.

Grazie della Vostra attenzione.

Mario

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